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Vecchio 15-10-09, 08:39   #1 (permalink)
the micro one
 
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Grey-news

Grey-news è un titolo sibillino che al contrario di voler presentare la situazione attuale come un magma grigio e informe, vorrebbe essere il tentativo di definire la complessità dell'economia italiana nella sua forma più rispondente possibile alla realtà.

Dopo la rubrica "goodnews" che tende a esaltare i punti di forza del sistema Italia, spesso in tono autocelebrativo, e i tantissimi argomenti detrattori, perlopiù pessimisti sul nostro futuro, uno spazio per raccogliere analisi e pareri che offrano una sufficientemente obiettiva visione di cosa siamo e dove andiamo.

Il mondo non è mai tutto bianco o tutto nero ma necessariamente una sommatoria di infiniti grigi da cui trarre un consuntivo di tonalità.

Cominciamo oggi con un articolo di Fabrizio Onida tratto da ilSole24Ore che in pochi tratti parla del coraggio/ponderatezza imprenditoriale, dei vantaggi dimensionali, e capitalizzazione, delle imprese e dell'equo rapporto tra credito e industria.

....................


Al rilancio serve pure l'impresa di taglia maxi

Il rimbalzo nel livello di produzione, fatturato e ordinativi dell'industria manifatturiera c'è, emerge chiaramente dai dati mensili dell'Istat che confrontano il trimestre estivo con il precedente.
Ma come stiamo uscendo dalla recessione più grave del dopoguerra?

Va notato che i rimbalzi più forti si registrano, non a caso, nei settori dei beni strumentali e intermedi che hanno sofferto la caduta più pesante dall'inizio della recessione (produzione in flessione del 25-30% dall'estate 2008, contro un modesto -3% di alimentari e addirittura un +2% dei farmaceutici).
Un inizio di ripresa è quanto mai benvenuto ma, dopo il primo rimbalzo tecnico, questi settori che hanno subìto il maggior crollo della domanda di mercato, faticheranno di più a recuperare i livelli precedenti la discesa. Né si può ancora escludere uno scenario sfavorevole di ricaduta nel 2010 (cosiddetta recessione e ripresa a W).

Il costo di una profonda crisi, seguita da una lenta rimonta, non è solo la disoccupazione in aumento per diversi mesi con relativo allargamento della platea di famiglie in condizioni di povertà, ma anche un pericoloso scalino verso il basso nel percorso di crescita futura del paese, a causa di tagli a progetti di investimenti materiali e immateriali volti a ridimensionare i livelli di capacità produttiva delle imprese, provocando anche perdita e obsolescenza di lavoratori qualificati.

L'indagine semestrale UniCredit su 2.900 imprese industriali conferma che, nei due anni trascorsi dal settembre 2007, la produzione manifatturiera è caduta in Italia (-24%) più che in Germania (-20%) e in Francia (-15%): risultato di una relativa tenuta in alcuni comparti della moda e una flessione più pronunciata in altri (ben più pesanti in termini di occupati e valore aggiunto) come metallurgia, meccanica, autoveicoli, elettronica. Ancora a luglio il saldo tra giudizi negativi e positivi sul livello degli ordini e della produzione manifatturiera risultava ai minimi storici.
Ma a questa situazione come reagiscono e come dovrebbero reagire le imprese e le banche?

L'indagine conferma l'esistenza di una fascia (purtroppo solo il 10% del campione di 2.900 imprese piccole e medie) che sembra investire nel futuro, puntando su innovazioni come gamma più alta di prodotti, marchi, comunicazione e pubblicità, rete organizzativa, alleanze strategiche, delocalizzazione mirata a ridurre i costi e penetrare più profondamente i mercati in crescita.
Questa fascia di imprese si comporta secondo la ricetta schumpeteriana di "prosperare nell'avversità" attraverso investimenti che guardano avanti, oltre i condizionamenti della congiuntura.

Come segnala la nuova rubrica "Schumpeter" nel primo numero di ottobre dell'Economist, la storia dalla Grande Depressione al secondo dopoguerra è ricca di esempi (da Dupont a Ibm, Intel, Microsoft, Cisco, Nokia) di gruppi cresciuti da piccole dimensioni a leader mondiali, proprio attraverso un continuo riposizionamento di prodotti e servizi per rispondere alla morsa del declino e della concorrenza anche nelle fasi di congiuntura avversa, puntando su ricerca e innovazione tecnologica e organizzativa.

Anche in casa nostra, come racconta Pasquale Pistorio già guida di St Microelectronics, l'avere con coraggio e lungimiranza scommesso anni fa su investimenti di nuova capacità innovativa, proprio mentre i maggiori concorrenti nel settore della componentistica elettronica avanzata adottavano strategie di ripiegamento nella bassa congiuntura, ha generato una rapida scalata competitiva di questo (purtroppo unico) grande gruppo hi-tech a capitale italo-francese.

Il pur vivace dinamismo di tante Pmi dentro e fuori dai classici distretti industriali, che spesso giustamente ci richiama Marco Fortis col suo osservatorio Symbola-Fondazione Edison, non può farci dimenticare che, senza il traino dei gruppi leader di medio-grandi dimensioni che presidiano i mercati finali, è messa a repentaglio una larghissima fascia di Pmi fornitrici di prodotti intermedi e componenti proprio a quegli stessi gruppi italiani ed esteri.
Le filiere produttive si organizzano sempre più su relazioni di fornitura e subfornitura (outsourcing domestico e internazionale) in cui i grandi produttori e distributori di beni finali di consumo e di investimento sono i motori terminali di un sistema estremamente articolato e interdipendente di prodotti e mercati.

Si stima che la sola Microsoft faccia muovere nel mondo 6 milioni di addetti e 500 miliardi di dollari di fatturato, tra fornitori di prodotti e servizi di supporto e distribuzione.
Certo in Italia non abbiamo né avremo mai fenomeni alla Microsoft e simili. Ma il problema è che stiamo assistendo alla graduale scomparsa dei grandi gruppi, e temo sia illusorio pensare di compensarli con la pur vivace crescita delle Pmi, per non parlare delle microimprese (che occupano circa il 50% degli addetti in industria e servizi, il doppio che nella Ue a 27), tanto meno dei lavoratori individuali indipendenti (un terzo del totale degli addetti contro il 12% della Ue).
Secondo l'ufficio studi di Mediobanca, nella sola Lombardia negli ultimi 30 anni sono scesi da 304 a 98 gli impianti con più di 500 addetti, con un calo di occupati da 380mila a 90mila unità.

E le banche? Sia l'indagine semestrale UniCredit sia la rilevazione trimestrale dell'Isae segnalano un lieve allentamento, rispetto alla scorsa primavera, nei criteri di concessione del credito da parte delle banche, sia pure verso le grandi imprese più che verso le Pmi.
Emerge anche un lieve calo nella percentuale delle imprese che risultano "razionate in senso debole", che cioè hanno avuto a disposizione ma hanno scelto di rifiutare un fido bancario perché troppo oneroso. Al tempo stesso è precipitato ai peggiori livelli dal 2003 il saldo tra le imprese che ritengono più facile e quelle che denunciano più difficile l'accesso al credito.

Vale il ripetuto richiamo di Draghi ai banchieri perché, affinando la propria analisi del "merito di credito" (ben diverso dal "credito politico"), tengano in dovuta considerazione i casi in cui sono oggi in default o a rischio di fallimento, per repentino crollo della produzione e degli ordinativi, proprio numerose imprese che prima della crisi si sono indebitate per espandere-ristrutturare-migliorare la propria capacità produttiva.

Oggi come mai le banche sono chiamate a rilanciare un "patto per la crescita", in cui credito bancario e finanza straordinaria possano combinarsi con la disponibilità degli imprenditori a impegnare una quota maggiore del proprio patrimonio familiare (o reperire capitale non familiare, diluendo il controllo proprietario) per ricapitalizzare l'impresa in cui vogliono continuare sinceramente a scommettere, a vantaggio della propria famiglia, ma anche del capitale umano e tecnologico del territorio e dell'intero paese.
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Vecchio 15-10-09, 09:23   #2 (permalink)
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Iniziativa apprezzabile direi, il luogo appropriato per le analisi senza prosciutto sugli occhi.
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Vecchio 15-10-09, 12:28   #3 (permalink)
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*Nokia: perdita netta nel 3* trim. a 559 mln euro

.
solo per dire che i grandi come guadagnano cifre enormi anche perdono
cifre enormi.
.
non è tutto oro ciò che luccica....se ho tempo ritorno sull'argomento
grande si ..grande no.
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Vecchio 15-10-09, 13:20   #4 (permalink)
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prima di entrare nel merito ho una domanda per Micro.
Tra i vantaggi di essere 'grandi' c'è quello di poter corrompere
(pardon volevo dire fare lobby). Questa 'funzione'
Onida la ascrive tra le positività o tra le negatività ?
..o facciamo finta che non esista..
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Vecchio 15-10-09, 13:57   #5 (permalink)
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Ramirez, te lo dico simpaticamente,
prima di deviare già dall'inizio le intenzioni del thread con divagazioni fuori merito - Nokia, ad esempio, non è un'azienda italiana - ti pregherei di non scatenare reazioni furiose con sottili o meno sottili provocazioni.
La tua idiosincrasia per le grandi dimensioni aziendali è sufficientemente nota.

Quanto alla tua domanda, è ovvio che il potere "diplomatico" di un colosso sia molto superiore a quello della piccola/media azienda.
Tale potere si esprime con mille risvolti, dall'accesso al credito alla posizione concorrenziale sul dettaglio. E' un punto di forza notevole.
La corruzione, altrettanto ovviamente, non rientra nelle prerogative in discussione: chiunque, grande o piccolo che sia, ha la possibilità se lo voglia di corrompere, ma non può essere tema di trattazione nella nostra analisi macroeconomica.
microalfa non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-10-09, 14:24   #6 (permalink)
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Ramirez, te lo dico simpaticamente,
prima di deviare già dall'inizio le intenzioni del thread con divagazioni fuori merito - Nokia, ad esempio, non è un'azienda italiana - ti pregherei di non scatenare reazioni furiose con sottili o meno sottili provocazioni.
La tua idiosincrasia per le grandi dimensioni aziendali è sufficientemente nota.

Quanto alla tua domanda, è ovvio che il potere "diplomatico" di un colosso sia molto superiore a quello della piccola/media azienda.
Tale potere si esprime con mille risvolti, dall'accesso al credito alla posizione concorrenziale sul dettaglio. E' un punto di forza notevole.
La corruzione, altrettanto ovviamente, non rientra nelle prerogative in discussione: chiunque, grande o piccolo che sia, ha la possibilità se lo voglia di corrompere, ma non può essere tema di trattazione nella nostra analisi macroeconomica.
io parlavo di lobby !!! Perchè la lobby è legale
mentre la corruzione no. Solo che spesso il confine è labile.
Se Microsoft 'spinge' (ed ha il potere di farlo) per l'utilizzo
di un suo prodotto...E' UN BENE O UN MALE PER LA COLLETTIVITA' ??
E se è un male perchè è distorsione di mercato..è giusto rilevarlo
o no ? Cosa vuoi che distorca il mercato un'azienda piccolo-media ?
Se vuoi una discussione seria..devi accettare tutti i punti di vista.
.
p.s. non sono io che scrivo che Microsoft muove 6 milioni di addetti
(aspetto positivo della 'grandezza') posso citare un aspetto
negativo citando le ingenti perdite di Nokia (non avevo microsoft
sotto mano..)
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Vecchio 15-10-09, 14:29   #7 (permalink)
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Good, grey o bad ?

I trascorsi di certe gestioni non depongono a favore, chissà stavolta...


Banca del Sud prova il decollo
di Isabella Bufacchi - Sole 24 ore

15 Ottobre 2009


La Banca del Mezzogiorno per aumentare il credito bancario e i Sud-bond fiscalmente agevolati per canalizzare il risparmio a sostegno di progetti imprenditoriali e occupazione nel meridione: sono questi i due pilastri del piano di rilancio per il Mezzogiorno

Pdf : http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...esView=Libero#

che porta la firma del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e che verrà discusso oggi in consiglio dei ministri.
Il provvedimento, un disegno di legge in cinque articoli, rafforza una serie di strumenti tradizionali, dal finanziamento bancario alla garanzia dello Stato, dal sistema di rete degli sportelli di banche e Poste sul territorio all'emissione di obbligazioni "di scopo" con interessi tassati al 5%: tutto questo per sviluppare la disponibilità del credito nel Mezzogiorno, storicamente svantaggiato rispetto al Centro-Nord, e migliorare le condizioni di raccolta per le imprese, soprattutto Pmi. Evitando interventi a pioggia, investimenti pubblici di peso a fondo perduto. L'estensione del piano per il Sud ad altre formule di sostegno, compreso lo sblocco dei fondi Fas, sarà invece oggetto di discussione in consiglio, che si preannuncia animata per le posizioni di Stefania Prestigiacomo (Ambiente) e Raffaele Fitto (Affari regionali). Non si escludeva ieri sera la possibilità che alcuni ministri, forse Claudio Scajola (Sviluppo Economico) e Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), sollevino rilievi tecnici anche sulla fattibilità stessa della Banca.
L'impianto della Banca del Mezzogiorno, tuttavia, resta quello già proposto da Tremonti per via del "fuorisacco" (fuori dell'ordine del giorno) nel consiglio dei ministri della scorsa settimana: è stata apportata qualche modifica minore alla prima bozza (anticipata dal Sole 24 Ore sabato 10 ottobre). Lo Stato resta socio fondatore dell'istituto, non oltre il quinquennio, però con un inciso inserito nell'ultim'ora: «La partecipazione pubblica non può in nessun caso e in nessun momento rappresentare la maggioranza delle azioni sottoscritte».
Il ruolo di Poste italiane è confermato: farà parte del comitato promotore della Banca, composto da un massimo di quindici membri (definito «snello» nella relazione tecnica) nominati dal presidente del consiglio su proposta del Mef. Poste metterà a disposizione la rete di sportelli «con apposite convenzioni». Ieri l'amministratore delegato di Poste Massimo Sarmi ha condiviso il piano, offrendo gli oltre 4.000 sportelli degli uffici postali nel Sud.
Per abbattere il costo della raccolta, la Banca del Mezzogiorno - di "secondo livello" dunque focalizzata sul medio-lungo termine - potrà contare su garanzie «a titolo oneroso, non gratuito» come chiarito nella relazione e sottolineato da due modifiche rispetto alla prima bozza del provvedimento. La Banca potrà emettere obbligazioni assistite da garanzia dello Stato, a un costo: un decreto dell'Economia fisserà «criteri, modalità e condizioni di prezzo per la concessione della garanzia pubblica». Tra i ritocchi al testo c'è l'inserimento di un altro decreto legge, questa volta a firma del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con l'Economia, per stabilire criteri e costi per l'uso della garanzia del Fondo centrale di garanzia per le Pmi: al ministro Scajola dunque viene riconosciuto un ruolo più operativo in questa operazione, rispetto alla prima bozza.
Un'altra novità del Ddl in arrivo è la puntualizzazione che la Banca del Mezzogiorno promuove il credito alle Pmi «anche con il supporto di intermediari finanziari con adeguato livello di patrimonializzazione». La norma infatti prevede, per le sole banche di credito cooperativo di nuova costituzione, la patrimonializzazione rappresentata dalla partecipazione dei soci finanziatori. La Banca del Mezzogiorno e altre banche potranno emettere obbligazioni speciali con durata di oltre 18 mesi, con interessi tassati al 5% per le persone fisiche e fino a 100.000 euro, per sostenere gli investimenti delle Pmi nel Sud. Tutto questo con il benestare di Bruxelles, nel rispetto dei vincoli europei agli aiuti di Stato.
skymap non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-10-09, 14:35   #8 (permalink)
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la funzione di promuovere il credito è nobile.
Occorre vedere quale credito e quali creditori.
Io il bancario in Sicilia non lo farei a cuor leggero.
Sfido chiunque a rifiutare un credito non sapendo bene
chi hai davanti
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Vecchio 15-10-09, 14:35   #9 (permalink)
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Sulla carta sembra un grey, potrebbe essere good.
Da quel che abbiamo letto non dovrebbe essere un carrozzone dato che si appoggerebbe sulla rete delle BCC meridionali.
Vedremo.
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Vecchio 15-10-09, 14:37   #10 (permalink)
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Occorre vedere quale credito e quali creditori.
Io il bancario in Sicilia non lo farei a cuor leggero.
Sfido chiunque a rifiutare un credito non sapendo bene
chi hai davanti
I soliti pregiudizi?
Hai letto di quell'imprenditore siciliano che si è incatenato in Pzza Cordusio perché non gli facevano credito?
Non mi sembra che Profumo sia finito in un pilastro del Ponte...
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