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Vecchio 13-10-09, 12:21   #1 (permalink)
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KM-Knowledge Management

Vorrei approfondire con voi questo argomento appunto in un momento "economico" difficile.

Il primo piano riguarda la storia del KM. Sappiamo che si è sviluppato principalmente nei paesi scandinavi. La gestione della conoscenza è un argomento difficile da trattare perchè a mio avviso non è mai chiaro di cosa si parli, lasciando in generale e alle aspettative di chi si approccia a questo sistema. Possiamo parlare di una esperienza nozionistica comune ai più condivisibile , oppure di una esperienza personale di percorso lavorativo con approfondimento della conoscenza, quest'ultimo aspetto assomiglia in parte ai tips & trick dei Sw.

Il secondo piano è quello storico. La conoscenza ha un suo sviluppo temporale lungo e costoso, in particolare visto come crescita delle risorse, e delle arti.
I secoli bui del post impero romano, evidenziarono come un imbarbarimento sociale, sviluppi la perdita della conoscenza in particolare quella manuale, che sfocia in un periodo culturale con una bassa produzione artigianale e artistica , in particolare qualitativa , rispetto al periodo precedente, quello romano.


Il terzo piano è quello attuale della gestione della conoscenza avulsa dalle risorse. Una piattaforma informatica dove la conoscenza è condivisa a quanti siano interessati ad acquisireed approfondire tematiche. Teoricamente questo concetto è funzionante in un ambiente non competitivo, dove il fine ultimo è la conoscenza. Diversamente in ambiente industriale questo aspetto evidenzia risultati alterni.

Il quarto piano è una continuazione del terzo punto e riguarda la conoscenza Industriale e la domanda chiave, quella che mi sto ponendo da tempo. Può l'ambiente industriale, e lavorativo in generale, eliminare/licenziare le risorse o renderle intercambiabili , e gestire solamente il know how ?


Quale sono le vostre considerazioni a riguardo ?
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Vecchio 13-10-09, 14:05   #2 (permalink)
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Non sono un esperto in materia, ma per KM si intende normalmente la gestione - dall'acquisizione all'archiviazione - della conoscenza in genere, o particolarmente il know-how aziendale, seguendo almeno in parte il percorso verticale classico: dati - informazione - conoscenza - consapevolezza (o saggezza), secondo l'ambiente in cui operi.

Sia sul piano storico che industriale mi è poco chiaro cosa intendi per risorse, e assenza delle stesse, per cui gradirei un chiarimento, a meno che tu non intenda precipuamente la conoscenza in ambito informatico.

Comunque un ottimo argomento. Spero che sia ben sviluppato da esperti.

Ciao.
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Vecchio 13-10-09, 14:06   #3 (permalink)
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Sollevo questo quesito, perchè da anni ho seguito questo aspetto, che è sorto dopo l'esplosione della Qualità. Sono apparsi termini altisonanti tra questi "mission" e "Challenge"

Mi ricordo che alla fine degli Ottanta e gran parte dei Novanta, molte industrie sono fallite, alcune sono state rilevate dopo un periodo di amministrazione controllata, e una parte sono state chiuse.

I nuovi imprenditori sorti da quel periodo avevano un approccio diverso, o meglio, a me pareva diverso per quel poco che ho conosciuto, perchè la finalità era cambiata. L'impressione era quello che l'interesse era unicamente volto nel fare profitto.

Nulla di male direte, ma personalmente in questo passaggio è avvenuto un primo passo verso un cambiamento di fare economia. La risorsa lavorativa perdeva l'identità posseduta fino ad allora e diventava un item intercambiabile, utile ma non indispensabile per il successo dell'azienda.

Questo concetto della risorsa è diventato così predominante che ora più che mai non c'è più distinguo nella eliminazione/licenziamento del personale, vengono lincenziati tutti senza distinzione.

Nella crescita del profitto e quindi nella necessità di internalizzazione per giungere a relaizzare gli obiettivi, si è perso il KM ,di fatto si è giunti alla condizione che non importava più che cosa si stava perdendo, e appunto per questo lo si faceva più come esecuzione di una necessità della politica aziendale. Questo modo di operare simile al sistema gestionale del potere usato in Cina, ha permesso di impoverire la stessa azienda in termini di KM, ottenendo tuttavia grandi profitti, ma anche di impoverire culturalmente e professionalmente il personale, che ben volentieri accettava buone uscite o pre-pensionamenti. Nasce in questo perido il fumetto di DILBERT, un segnale forte della realtà aziendale delle grandi company.

Adesso più che mai è categorico ridurre la sovra produzione mondiale, ci ritroviamo che i tagli diventano una necessità al di sopra di cosa sia importante tenere e trasmettere, perchè l'unico parametro di valutazione è e rimane il profitto.

Negli ultimi anni le nuove generazioni entrate nel mondo del lavoro hanno dimostrato che la loro conoscenza è bassa, sebbene il livello nozionistico/culturale è più alto rispetto alle generazioni precedenti.

Non essendoci stato un passaggio di K, per perdita del personale con esperienza, che cosa possiamo aspettarci in futuro?

Ultima modifica di ortsom : 13-10-09 alle ore 14:17
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Vecchio 13-10-09, 14:42   #4 (permalink)
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Originalmente inviato da microalfa Visualizza messaggio
Non sono un esperto in materia, ma per KM si intende normalmente la gestione - dall'acquisizione all'archiviazione - della conoscenza in genere, o particolarmente il know-how aziendale, seguendo almeno in parte il percorso verticale classico: dati - informazione - conoscenza - consapevolezza (o saggezza), secondo l'ambiente in cui operi.

Sia sul piano storico che industriale mi è poco chiaro cosa intendi per risorse, e assenza delle stesse, per cui gradirei un chiarimento, a meno che tu non intenda precipuamente la conoscenza in ambito informatico.

Comunque un ottimo argomento. Spero che sia ben sviluppato da esperti.

Ciao.

Il KM è inteso come known hown aziendale appunto in quei passaggi da te evidenziati. E possiamo considerarlo tale quando il K raggiunge la consapevolezza, perchè chi lo possiede riesce ad avere un livello cognitivo tale da rendere apparentemente più semplice affrontare qualsiasi problematica, sia a livello espositivo che a livello di gestione della operatività lavorativa.

Il K è più da considerare un valore aggiunto alla conoscenza nozionistica

Per risorse si intende le risorse umane (mi ricorda un film francese), il personale di una azienda.

Appunto una delle questioni è la politica che è stata fatta in particolare in alcuni paesi più attenti a questi aspetti sul come gestire la conoscenza. IBM tra i più conosciuti ha creato una piattaforma di gestione e condivisione del K, accessibile da tutte le sue sedi a livello internazionale.

Ma se questo aspetto è quello più apparente chi possiede la conoscenza è il personale dell'azienda, ed in particolare chi tra loro riesce a raggiungere alla consapevolezza alla interiorizzazione.

Purtroppo queste dinamiche sembrano tanta aria fritta. Pochi pensano che questo potrebbe essere il futuro stesso dell'industria internazionale.

Come già detto la ricerca senza limiti del profitto, è riuscita a distruggere grandi aree di K industriale e lavorativo, non curante dell'atto, ed in particolare chi avrebbe sostituito, i possessori del K che scomparivano dall'ambiente lavorativo per sempre, non sarebbe stato in grado di garantire la stessa qualità.

Ma cosa ci può importare se la finalità ultima è il profitto ?

Una situazione nella quale la risorsa diventa concettualmente intercambiabile, dove il valore del K diventa ininfluente, e qualsiasi persona, la meno costosa può ricoprire il ruolo, o quasi.


In questi momenti si denota ancor di più la mancanza di qualità del prodotto, del servizio reso, ecc. Appunto è in questo approccio che storicamente si è sempre evidenziato un impoverimento sociale, culturale ed economico.



Tutte queste sono mie considerazioni, legate un po' alla esperienza lavorativa, che avrebbero piacere di avere un confronto.

Ultima modifica di ortsom : 13-10-09 alle ore 16:28
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Vecchio 13-10-09, 14:50   #5 (permalink)
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Ho capito, tu intendi le risorse umane, la loro qualità, la conoscenza come trasmissione di professionalità.

In tal caso non posso dirti se il processo di impoverimento che indichi sia reale o meno a livello statistico, ma posso dirti che è assolutamente stupido, suicida, privo di senso e destinato al disastro. Tanto da essere poco credibile che avvenga realmente.

La conoscenza è, insieme alla clientela, il maggiore patrimonio di qualsiasi azienda, e si trasmette logicamente attraverso le persone che vi lavorano. Non c'è dubbio. Quindi pensare di ottenere risultati in qualsiasi campo senza preservare, se non accrescere continuamente, il saper-fare-cosa mediante la qualificazione dei collaboratori, è pura follia.

Il fenomeno può avvenire al contrario, ossia per mancanza di preparazione specifica che non consente il ricambio generazionale di talune competenze.
Ricordo un episodio di poco tempo fa: una azienda leader nella confezione pellettiera - la Valextra - voleva mettere in produzione una serie di sacche speciali per nautica disegnata da un famoso architetto, German Frers, ma non avendo più a disposizione esperti che sviluppassero un certo tipo di cucitura, ha dovuto richiamare in servizio/consulenza un vecchio caporeparto già in pensione.
Già, ma il vecchio apprendistato di bottega non è praticamente più consentito dai nostri miopi sindacati.
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Vecchio 13-10-09, 15:12   #6 (permalink)
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E' proprio questo l'aspetto che più mi preoccupa, perchè non è così scontato come in linea concettuale appare.

Non vi sono parametri per poter valutare tale perdita, in particolare all'interno delle aziende che hanno nell'entrata del loro headquarter, la mission incorniciata, visibile a tutti, con frasi roboanti, e tra quelle anche quella del patrimonio delle risorse umane.

Molti imprenditori, CEO, ADL e industriali non hanno interiorizzato nemmeno concetti che circolano da ventanni, quali la Qualità. E' ancora visto come un qualcosa in più da aggiungere come costo del prodotto, e che serve per vendere nelle aree dove è richiesto. Cosa possiamo aspettare da questa tipologia di persone ? Sono le stesse che quando devono "tagliare i costi" non vanno molto per il sottile sul danno che stanno creando .

Ultima modifica di ortsom : 13-10-09 alle ore 16:00
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Vecchio 13-10-09, 16:08   #7 (permalink)
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La sensazione da me percepita è che quando il KM ha iniziato a diminuire/scomparire , e quindi da quando è cambiato l'obiettivo aziendale orientato a massimizzare il profitto, è iniziato il countdown di questo sistema economico industriale.

Infine mai come in questi ultimi anni, abbiamo riscontrato quanto i ruoli ricoperti spesso siano stati ricoperti da personale senza appropriate competenze/conoscenze. Basta vedere la qualità dei politici in circolazione ...

Ultima modifica di ortsom : 13-10-09 alle ore 16:20
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Vecchio 13-10-09, 16:36   #8 (permalink)
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Ortsom,
ti do una mia interpretazione del fenomeno, se realmente è in atto una diffusa mentalità dirigenziale di sottovalutare la qualità dei dipendenti.

Nelle piccole/medie aziende, a spanne, non può avvenire, c'è un rapporto diretto, o più diretto, tra le persone all'interno dell'azienda e assenza o quasi di catene piramidali complesse.

Nelle grandi aziende può al contrario avvenire proprio per la presenza di tali catene piramidali che allontanano i vari livelli gerarchici e quindi spersonalizzano rapporti e controlli.
E' sufficiente, spesso, che un solo anello della catena non sia all'altezza del suo compito per vanificare l'attenzione per tutto quanto avviene a valle.

Ci possono essere altre cause contingenti. Credo e spero proprio che non sia voluto, dato che il sistema di conoscenza è sì verticale, ma non esclusivamente unidirezionale: una certa parte del know-how d'impresa va anche in senso inverso, dalla base al vertice.
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