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Vecchio 12-10-09, 20:41   #1 (permalink)
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la storia e i moderni macroeconomisti

Questo interessante articolo di un professore di Berkeley fa riflettere sul sistema previsionale fondato su modelli e carente di conoscenza storica degli attuali economisti.
Senza rispolverare lontane teorie dell'eterno ritorno, tuttavia ci ricorda una chiave di lettura, quella esperienziale del passato, che troppo spesso viene dimenticata.

....................................

Accademia e realtà

Economisti, studiate la storia

di J.Bradford De Long


Se chiedeste a uno storico di economia moderna come il sottoscritto perché il mondo si trova attualmente nella morsa di una crisi finanziaria e di una grave flessione economica, vi direbbe che questo è soltanto l'ultimo episodio in ordine di tempo di una lunga sfilza di bolle, crack, crisi e recessioni simili risalenti quanto meno alla bolla dei primi anni Venti dell'Ottocento dovuta alla costruzione di canali, il fallimento nel 1825-1826 di Pole, Thornton & Co, e alla successiva prima recessione industriale in Gran Bretagna.
Abbiamo assistito al medesimo fenomeno anche in altri momenti della storia, nel 1870, nel 1890, nel 1929, e nel 2000.

Per qualche motivo, i prezzi degli asset vanno fuori controllo e salgono a livelli insostenibili. Talvolta ciò è da imputare agli scadenti controlli interni alle società che remunerano in maniera spropositata i propri dipendenti per correre dei rischi.
Altre volte causa di tutto sono le garanzie governative. Infine, altre volte ancora ogni cosa è semplicemente da ricondurre a una lunga serie di avvenimenti propizi che lascia che il mercato cada in preda a un ottimismo per nulla realistico.

Poi, però, arriva il tracollo, e quando ciò accade crolla di conseguenza anche la ritenzione del rischio: tutti sanno che si verificano immense perdite negli asset finanziari di cui non si è consapevoli, ma nessuno ha la più pallida idea di dove siano. Al crollo fa seguito una vera e propria fuga per la salvezza, seguita a sua volta da una brusca caduta nella velocità della circolazione monetaria, a mano a mano che gli investitori accumulano contanti. E questa caduta nella velocità della circolazione monetaria provoca una recessione.

Non dico che questo è lo schema che seguono tutte le recessioni, perché non è così, ma questo è lo schema di questa recessione e che ci siamo già passati.

Posto però che rivolgeste la medesima domanda a un moderno macroeconomista - per esempio al brillante Narayana Kocherlakota dell'Università del Minnesota - scoprireste che egli non sa rispondervi, e che i modelli macroeconomici imputano le flessioni economiche a cause quanto mai varie.
Nella maggior parte dei casi, dice Kocherlakota, esse «dipendono da qualche forma di grossi movimenti trimestrali nei progressi tecnologici. Alcune hanno shock generalizzati. Altri modelli sono caratterizzati da grossi shock trimestrali al tasso di deprezzamento del capitale azionario (al fine di generare un'alta instabilità del prezzo degli asset)...».

Ciò significa che le flessioni o sono l'esito di una grande amnesia delle acquisizioni tecnologiche e manageriali, una sorta di grande periodo di "vacanza" che si crea quando i lavoratori sviluppano all'improvviso un debole per il tempo libero e vogliono concedersi piaceri in eccesso, oppure sono una forma di arrugginimento quando si accelera la velocità con la quale l'ossigeno corrode, riducendone il valore, i grandi oggetti fatti in metallo.

I macroeconomisti moderni, però, aggiungerebbero anche che tutti questi modelli li colpiscono come storie poco plausibili che non devono essere prese sul serio. Anzi, secondo Kocherlakota, nessuno in realtà vi crede: «I macroeconomisti le utilizzano soltanto come comode scorciatoie per generare i necessari livelli di instabilità» nei loro modelli matematici.

Tutto ciò mi induce a formulare due domande.

Prima domanda: siamo proprio sicuri che nessuno creda a queste storie? E Prescott dell'università statale dell'Arizona crede davvero che le recessioni su ampia scala siano provocate da episodi che interessano tutta l'economia, nei quali si dimenticano le acquisizioni tecnologiche e manageriali che puntellano la produttività totale dei fattori.
Un'eccezione è la Grande depressione, che Prescott dice essere stata provocata da salari reali che eccedevano i valori di equilibrio, dovuti alle straordinarie politiche filo-operaie del presidente Herbert Hoover.

Nello stesso modo, Casey Mulligan dell'Università di Chicago sembra credere davvero che le grosse cadute nel rapporto occupazione-popolazione siano considerabili alla stregua di «grandi vacanze», come una sorta di effetto collaterale di politiche di governo negative quali quelle che vediamo poste in essere oggi, che inducono i lavoratori a lasciare i loro posti di lavoro così da poter ottenere sussidi più alti dal governo per poter rifinanziare i loro mutui (lo so: anch'io la trovo una tesi assurda).

Seconda domanda: a prescindere dal fatto che i macroeconomisti moderni attribuiscano o meno le difficoltà nelle quali siamo impelagati oggi a cause che sono palesemente irrealistiche oppure ammettano semplicemente la loro ignoranza, perché hanno una visione così diversa da quella di noi storici dell'economia?
Il secondo interrogativo è particolarmente preoccupante. Dopo tutto, le teorie economiche dovrebbero reggersi sulla storia dell'economia.
La teoria è storia fossilizzata, non può essere molto di più.
Uno osserva un caso illuminante, o un aneddoto, o una continuità empirica e dice: «Toh, è interessante. Costruiamoci sopra un modello». Dopo l'iniziale fossilizzazione, la teoria naturalmente si sviluppa secondo i propri imperativi e processi intellettuali, ma il seme della storia è in ogni caso sempre presente. Che ne è stato, adesso, di quel seme?

Con ciò non intendo dire che la costruzione di modelli macroeconomici della generazione scorsa sia stata pleonastica, ma penso che i macroeconomisti moderni debbano essere riuniti da qualche parte - pena la perdita dei loro diritti - e spediti per un annetto in un campo di addestramento nel quale gli storici monetari del mondo intero potrebbero fungere da loro sergenti istruttori.

I macroeconomisti dovrebbero così ascoltare e imparare da Dick Sylla la storia del salvataggio bancario di Alexander Hamilton del 1825; da Charlie Calomiris la storia di Overend, la crisi Gurney; da Michael Bordo la storia della prima bancarotta dei fratelli Baring; e da Barry Eichengreen, Christy Romer, e Ben Bernanke la storia della Grande depressione.

Se i macroeconomisti moderni non si rapporteranno alla storia, se non capiranno a partire da che cosa si sono andate irrigidendo le loro teorie e a che punto dell'impresa ci si trova, allora la loro professione si deteriorerà e scomparirà.

Bradford DeLong insegna economia a Berkeley
Copyright: Project Syndicate, 2009
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Vecchio 13-10-09, 00:13   #2 (permalink)
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Secondo me la cosa è molto più semplice. Non ci sono abbastanza risorse per continuare con il modello consumistico 'occidentale', soprattutto ora che miliardi di persone in oriente vogliono imitarci.

Immagina ad esempio di avere un grande sistema di vasche comunicanti.

Ci sono
- un sistema complicatissimo di pompe che portano acqua da una vasca all'altra e che si accengono e spengono in continuzione
- dei sistemi di canali mobili che redistribuiscono l'acqua
L'acqua rappresenta i beni materiali, le pompe e i canali gli strumenti finanziari e il denaro, che fanno circolare i beni

Ci sono inoltre:
- degli scarichi (consumi)
- dei rubinetti (risorse)

Possiamo fare tutti i modelli matematici che vuoi, ma se gli scarichi sono più dei rubinetti a lungo andare c'è sempre meno acqua.
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Vecchio 13-10-09, 00:28   #3 (permalink)
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Secondo me la cosa è molto più semplice. Non ci sono abbastanza risorse per continuare con il modello consumistico 'occidentale', soprattutto ora che miliardi di persone in oriente vogliono imitarci.

Immagina ad esempio di avere un grande sistema di vasche comunicanti.

Ci sono
- un sistema complicatissimo di pompe che portano acqua da una vasca all'altra e che si accengono e spengono in continuzione
- dei sistemi di canali mobili che redistribuiscono l'acqua
L'acqua rappresenta i beni materiali, le pompe e i canali gli strumenti finanziari e il denaro, che fanno circolare i beni

Ci sono inoltre:
- degli scarichi (consumi)
- dei rubinetti (risorse)

Possiamo fare tutti i modelli matematici che vuoi, ma se gli scarichi sono più dei rubinetti a lungo andare c'è sempre meno acqua.
è arrivato il volgarotto malthusiano...
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Vecchio 13-10-09, 01:45   #4 (permalink)
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Questo interessante articolo di un professore di Berkeley fa riflettere sul sistema previsionale fondato su modelli e carente di conoscenza storica degli attuali economisti.
Senza rispolverare lontane teorie dell'eterno ritorno, tuttavia ci ricorda una chiave di lettura, quella esperienziale del passato, che troppo spesso viene dimenticata.
Viene dimenticata anche colpevolmente.

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Per qualche motivo, i prezzi degli asset vanno fuori controllo e salgono a livelli insostenibili. Talvolta ciò è da imputare agli scadenti controlli interni alle società che remunerano in maniera spropositata i propri dipendenti per correre dei rischi.
Altre volte causa di tutto sono le garanzie governative. Infine, altre volte ancora ogni cosa è semplicemente da ricondurre a una lunga serie di avvenimenti propizi che lascia che il mercato cada in preda a un ottimismo per nulla realistico.
Questo è un punto importante. Troppi modelli considerano avvenimenti del genere come shock esogeni, senza tentare neanche lontanamente di spiegarli, e trattandoli solo come perturbazioni esterne, come degli alieni che arrivano e cambiano le regole del gioco. Ben che vada, arrufano su delle teorie improbabili, incosistenti, e presto smentite sul perchè questi shock avvengono. E' come se un fisico dell'ottocento si inventasse che l'entità della forza di gravità sulla terra cambiasse all'improvviso, per far tornare i conti dei suoi modelli sbagliati.

Quello che mi fa arrabbiare è che ci sono da quasi un secolo le teorie austriache che spiegano in modo perfettamente logico, coerente, "robusto", perfettamente integrato con tutto il resto dell'analisi economica, e, cosa importante, senza essere subito smentiti da altri eventi, i motivi ed i meccanismi che portano questi "prezzi degli asset" ad "andare fuori controllo".

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Nella maggior parte dei casi, dice Kocherlakota, esse «dipendono da qualche forma di grossi movimenti trimestrali nei progressi tecnologici. Alcune hanno shock generalizzati. Altri modelli sono caratterizzati da grossi shock trimestrali al tasso di deprezzamento del capitale azionario (al fine di generare un'alta instabilità del prezzo degli asset)...».

Ciò significa che le flessioni o sono l'esito di una grande amnesia delle acquisizioni tecnologiche e manageriali, una sorta di grande periodo di "vacanza" che si crea quando i lavoratori sviluppano all'improvviso un debole per il tempo libero e vogliono concedersi piaceri in eccesso, oppure sono una forma di arrugginimento quando si accelera la velocità con la quale l'ossigeno corrode, riducendone il valore, i grandi oggetti fatti in metallo.
Esempi carini delle fesserie che sparano tanto per.

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Prima domanda: siamo proprio sicuri che nessuno creda a queste storie?
Molti secondo me ci credono.

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Originalmente inviato da microalfa Visualizza messaggio
I macroeconomisti dovrebbero così ascoltare e imparare da Dick Sylla la storia del salvataggio bancario di Alexander Hamilton del 1825; da Charlie Calomiris la storia di Overend, la crisi Gurney; da Michael Bordo la storia della prima bancarotta dei fratelli Baring; e da Barry Eichengreen, Christy Romer, e Ben Bernanke la storia della Grande depressione.
Ammetto la mia ignoranza: non ho letto cosa dicono diversi di questi signori in merito a questi eventi.
La faccio io una domanda, ora: perchè non mette anche gli austriaci tra i "consigli per gli acquisti", che danno una visione coerente di tutte queste cose?
kasparek non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-10-09, 07:54   #5 (permalink)
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La faccio io una domanda, ora: perchè non mette anche gli austriaci tra i "consigli per gli acquisti", che danno una visione coerente di tutte queste cose?

Kasparek, mantenendosi sul piano che lo riguarda direttamente, quello puristicamente storico, credo che l'autore non potesse approcciare il tema sposando nell'articolo una qualsiasi "teoria economica", ma resti necessariamente nell'ambito prefissatosi.

Comunque, en passant, de Long mi pare vi faccia larvatamente riferimento quando afferma:

"Con ciò non intendo dire che la costruzione di modelli macroeconomici della generazione scorsa sia stata pleonastica, ma penso che i macroeconomisti moderni debbano essere riuniti da qualche parte - pena la perdita dei loro diritti - e spediti per un annetto in un campo di addestramento nel quale gli storici monetari del mondo intero potrebbero fungere da loro sergenti istruttori."
microalfa non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-10-09, 08:22   #6 (permalink)
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Non penso sia possibile attualmente, fare modelli paralleli alle altre crisi. Il sistema ormai è globale, è un sistema chiuso, anzi aggiungerei fortemente chiuso.

Citazione:
trattandoli solo come perturbazioni esterne
E' infatti questo è l'errore fondamentale delle teorie. Non esistono più perturbazioni esterne. Non ci sono più altre vasche 'piene di acqua' da cui attingere, ognuno si tiene stretta la propria.

Inoltre, da Wikipedia

Citazione:
Il Malthusianesimo è una dottrina economica che, rifacendosi all'economista inglese Thomas Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame in molte aree del pianeta e propugna un energico controllo delle nascite, al fine di evitare il deterioramento dell'ecosistema terrestre e l'erosione delle risorse naturali non rinnovabili. Ralph Waldo Emerson criticò il malthusianesimo osservando che esso non contemplava l'incremento della capacità inventiva e tecnologica dell'essere umano.
Questa critica poteva andare bene decenni fa, quando comunque c'erano delle risorse esterne da sfruttare. Ora le risorse esterne non ci sono più, e l'inventiva cresce poco, anzi sta tornando indietro perchè la principale risorsa, il petrolio, è destinata a scomparire entro qualche decennio.

Gli economisti e gli scienziati, come anche la gente comune, dovrebbero occuparsi di trovare dei metodi per aprire nuovi rubinetti e qualora questo non fosse possibile o sufficiente, di tappare gli scarichi. Si occupano invece di descrivere meglio le pompe e i canali e magari propongono dei metodi per farle funzionare meglio.
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Vecchio 13-10-09, 08:26   #7 (permalink)
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Originalmente inviato da Dunwich Visualizza messaggio
è arrivato il volgarotto malthusiano...
Ciò che non si è già verificato, dunque, non si potrà verificare mai.
Complimenti per il ragionamento.
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Vecchio 13-10-09, 08:32   #8 (permalink)
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Bradford DeLong è uno dei pochi economisti accademici capace non solo di pensare con la sua testa, ma anche di serena e puntuale autocritica.
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-10-09, 08:54   #9 (permalink)
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mi viene da ridere (vabbè diciamo sorridere)
Che il Pianeta Terra composto da 2/3 (o forse più ?) di acqua
abbia un problema di acqua è paradossale.
Il problema non è l'acqua. E' l'ottusità dei politici che non
sanno cosa fare per 'creare' nuova acqua (potabile)
e cercare di sprecarne meno di quella già presente.
Per favore non ricominciamo con affermazioni tipo:
desalinizzare crea..sale non smaltibile (già sentita)
desalinizzare costa..beh allora se costa moriamo di sete...
ecc. ecc.
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-10-09, 09:39   #10 (permalink)
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Originalmente inviato da ramirez Visualizza messaggio
mi viene da ridere (vabbè diciamo sorridere)
Che il Pianeta Terra composto da 2/3 (o forse più ?) di acqua
abbia un problema di acqua è paradossale.
Il problema non è l'acqua. E' l'ottusità dei politici che non
sanno cosa fare per 'creare' nuova acqua (potabile)
e cercare di sprecarne meno di quella già presente.
Per favore non ricominciamo con affermazioni tipo:
desalinizzare crea..sale non smaltibile (già sentita)
desalinizzare costa..beh allora se costa moriamo di sete...
ecc. ecc.
Dai, Ramirez, fai il bravo.
Quando ti troverai la bolletta dell'acqua moltiplicata per 10 riderai o sorriderai di meno.
Perché è di questo che si tratta. L'idea che i prezzi sono destinati a scendere all'infinito e le produzioni a salire all'infinito è semplicemente sbagliata.
La produzione mondiale di grano non verrà mai dal giardinetto che ho sottocasa.
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