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Vecchio 09-10-09, 15:18   #1 (permalink)
cav. De Coccius
 
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Quanto dura la crisi? (dal 09/10/2009)

Penn Treaty, ci vorrebbe un miliardo di dollari per evitare il default

da valori.it
- 09/10/2009

La società è «molto più insolvente di quanto immaginato originariamente»...

Penn Treaty Network American Insurance Co., la compagnia statunitense che sta per andare incontro al più grave fallimento nel settore assicurativo degli ultimi cinque anni, potrebbe avere bisogno, per salvarsi, di oltre un miliardo di dollari. Fondi addizionali che servirebbero per pagare i rimborsi previsti dalle polizze, hanno spiegato i regolatori degli Stati Uniti.

La società, infatti, è «molto più insolvente di quanto immaginato originariamente», ha spiegato l’ufficio del commissario per le assicurazioni della Pennsylvania, Joel Ario, in un documento con cui si è chiesta la liquidazione dell’azienda. Le sofferenze della compagnia sono state infatti sottostimate, e la grave crisi che ha colpito il comparto delle polizze vita ne ha peggiorato di giorno in giorno le condizioni.

Un eventuale clamoroso default, oltre ad andare ad aggiungersi ai molti fallimenti nel settore finanziario che hanno caratterizzato il mercato americano degli ultimi anni, costituirebbe un ulteriore problema sociale per l’amministrazione Obama. A rimanere improvvisamente senza un posto di lavoro sarebbero infatti circa 120 mila persone. Moltissimi clienti, inoltre, non potrebbero più contare sulle proprie coperture, comprese quelle per le spese mediche. I possessori di polizze della Penn Treaty hanno pagato per garantirsi un’assicurazione circa 249 milioni di dollari in premi annuali. Mentre, secondo i regolatori degli Usa, il gap tra gli asset in possesso dell’azienda e i futuri pagamenti per i sinistri sarebbe potenzialmente intorno agli 1,3 miliardi.
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Vecchio 09-10-09, 17:44   #2 (permalink)
salga a bordo! 'azz
 
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U.S. banks slow to absorb commercial property losses: report

link

(Reuters) – A U.S. Federal Reserve report found that banks in the country are slow to take losses on their commercial real estate loans that have been hit by slumping property values and rental payments, the Wall Street Journal said.

Citing a Sept 29 presentation made by Fed analyst K.C. Conway to banking regulators, the paper said the report's remarks suggested that regulators were preparing for a rerun of housing-related losses that plagued many banks after the residential property bubble burst.

Conway is a senior real estate analyst at the Federal Reserve Bank of Atlanta.

The Journal said a Fed official had confirmed the authenticity of the document, but added it did not represent the central bank's formal opinion.

Conway's report predicted that commercial real-estate losses would reach roughly 45 percent next year, the Journal said.

According to the paper, the report said that the most "toxic" loans on bank books were interest-only loans, which get no benefit from amortization, since it requires borrowers to repay interest but no principal.

The Journal said the report also stated that banks have been slow to absorb the losses on their loans, partly due to "capital preservation" concerns.

A spokesman for the Federal Reserve did not immediately reply to a Reuters email seeking comment that was sent outside regular U.S. business hours.

(Reporting by Biswarup Gooptu in Bangalore; Editing by Kim Coghill)
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Vecchio 09-10-09, 19:59   #3 (permalink)
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Effetto case, Riga a rischio default
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Vecchio 10-10-09, 10:40   #4 (permalink)
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Penn Treaty, ci vorrebbe un miliardo di dollari per evitare il default

da valori.it
- 09/10/2009

La società è «molto più insolvente di quanto immaginato originariamente»...

Penn Treaty Network American Insurance Co., la compagnia statunitense che sta per andare incontro al più grave fallimento nel settore assicurativo degli ultimi cinque anni, potrebbe avere bisogno, per salvarsi, di oltre un miliardo di dollari. Fondi addizionali che servirebbero per pagare i rimborsi previsti dalle polizze, hanno spiegato i regolatori degli Stati Uniti.

La società, infatti, è «molto più insolvente di quanto immaginato originariamente», ha spiegato l’ufficio del commissario per le assicurazioni della Pennsylvania, Joel Ario, in un documento con cui si è chiesta la liquidazione dell’azienda. Le sofferenze della compagnia sono state infatti sottostimate, e la grave crisi che ha colpito il comparto delle polizze vita ne ha peggiorato di giorno in giorno le condizioni.

Un eventuale clamoroso default, oltre ad andare ad aggiungersi ai molti fallimenti nel settore finanziario che hanno caratterizzato il mercato americano degli ultimi anni, costituirebbe un ulteriore problema sociale per l’amministrazione Obama. A rimanere improvvisamente senza un posto di lavoro sarebbero infatti circa 120 mila persone. Moltissimi clienti, inoltre, non potrebbero più contare sulle proprie coperture, comprese quelle per le spese mediche. I possessori di polizze della Penn Treaty hanno pagato per garantirsi un’assicurazione circa 249 milioni di dollari in premi annuali. Mentre, secondo i regolatori degli Usa, il gap tra gli asset in possesso dell’azienda e i futuri pagamenti per i sinistri sarebbe potenzialmente intorno agli 1,3 miliardi.
1 miliardo di dollari è nulla, glieli farà si sicuro avere Bernanke nel giro di 2 ore.
Ormai qualunque possibilità di destabilizzazione della crescita viene disintegrata a vista, stanno sempre trovando accordi per evitare problemi, già con cit group si è visto, la ristrutturazione del debito di 10 giorni fa ha ridato sollievo e evitato il default, per ora.
Deve esserci uno shock perchè si inceppi il meccanismo che hanno creato e ci hanno messo tutti la faccia per troppo tempo questa volta, ho fatto male a non fidarmi del tutto dopo il ritracciamento di luglio e sono uscito a fine agosto , da allora ho solo il pac.
Penso che abbiano fatto uscire il mondo dalla crisi per questa volta, ma la direzione è una nuova bolla, come preventivato da report un anno fa nella puntata "di bolla in bolla" .
Ho di certo sbagliato a non avere fiducia nelle istituzioni, ma io sono fatto così, d'altronde ho cuore e testa a 5000 Km ad Est e sono rimasto a 30 anni fa.
Tifoso_Shogun non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-09, 10:52   #5 (permalink)
cav. De Coccius
 
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1 miliardo di dollari è nulla, glieli farà si sicuro avere Bernanke nel giro di 2 ore.
Ormai qualunque possibilità di destabilizzazione della crescita viene disintegrata a vista, stanno sempre trovando accordi per evitare problemi, già con cit group si è visto, la ristrutturazione del debito di 10 giorni fa ha ridato sollievo e evitato il default, per ora.
Deve esserci uno shock perchè si inceppi il meccanismo che hanno creato e ci hanno messo tutti la faccia per troppo tempo questa volta, ho fatto male a non fidarmi del tutto dopo il ritracciamento di luglio e sono uscito a fine agosto , da allora ho solo il pac.
Penso che abbiano fatto uscire il mondo dalla crisi per questa volta, ma la direzione è una nuova bolla, come preventivato da report un anno fa nella puntata "di bolla in bolla" .
Ho di certo sbagliato a non avere fiducia nelle istituzioni, ma io sono fatto così, d'altronde ho cuore e testa a 5000 Km ad Est e sono rimasto a 30 anni fa.
Facile dirlo col senno di poi.

Hai adottato una scelta prudente, come quasi tutte le comuni persone di buon senso e non devi essere pentito di questo.

Adesso hai la serena liberta' di ripartire da dove ne hai voglia (un mancato guadagno non necessariamente e' una perdita, men che meno una tragedia); continua pero' ad essere vigile e prudente.
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Vecchio 10-10-09, 11:00   #6 (permalink)
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si ci sono molti che si sono messi short già da giugno, io no però è stata un'occasione persa: si, di mettere via un bel po' di soldi. Tutto per una situazione sul credito che secondo me hanno stabilizzato solo tramite garanzie di salvataggio in caso di forti perdite, cioè gli USA hanno detto: tranquilli ci pensa la fed per tutto quello che potrebbe succedere in futuro, cioè la fed stampa e noi prendiamo in prestito i soldi dalla fed e riempiamo i buchi.
Passo a "piggish mode" per questo, si sono comportati come maiali e come ricompensa per il pompaggio si prendono anche le onoreficenze. Questo modello di sviluppo è marcio dentro, creerà grossi problemi negli anni a venire.
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Vecchio 10-10-09, 12:10   #7 (permalink)
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Questo modello di sviluppo è marcio dentro, creerà grossi problemi negli anni a venire.
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Vecchio 10-10-09, 12:40   #8 (permalink)
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LAVORO: CGIA, COMPLESSIVAMENTE 471 MILA POSTI IN FUMO

Citazione:
La crisi ha bruciato finora 179.000 posti di lavoro. E da qui alla fine, ne andranno in fumo altri 292.000. E' questa la stima della Cgia di Mestre secondo cui "l'uscita definitiva dalla crisi avverra', molto probabilmente, solo a partire dal 2011. Infatti, se quest'anno la crescita economica nel nostro paese segnera' un -5% circa, nel 2010 si dovrebbe attestare attorno al +0,7%. Solo a partire dal 2011 la previsione di crescita del Pil, presentata nelle settimane scorse dal Ministero dell'Economia, sara' del 2%. Incremento che si dovrebbe confermare anche nel 2012 e nel 2013". Pertanto, alla luce di queste previsioni, da qui alla fine dell'anno prossimo quanti posti di lavoro (ULA) perderemo? Ad abbozzare una risposta ci ha pensato la CGIA di Mestre. "Dalla meta' di quest'anno sino alla fine del 2010 - dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - noi stimiamo che questa crisi economica ci fara' perdere altri 292.200 posti di lavoro portando il tasso di disoccupazione nel 2010 a toccare l'8,8%. Complessivamente alla fine del 2010 i senza lavoro saranno quasi 2.204.000. Dalla meta' del 2008, inizio della crisi, sino alla meta' di quest'anno ne abbiamo gia' persi 179.000. Pertanto, ipotizziamo che i senza lavoro, vittime di questa crisi epocale, dovrebbero attestarsi, alla fine di questo ciclo economico, sulle 471.200 unita'". Dati sicuramente preoccupanti, sottolinea la CGIA, ma meno drammatici di quelli registrati in Spagna, in Francia e in Germania. Infatti, secondo le previsioni della Commissione Europea mentre l'Italia registrera' una disoccupazione media nel 2009 dell'8,5%, il tasso di disoccupazione della Spagna tocchera' quest'anno il 17,3%, quello della Francia il 9,6% e quello della Germania l'8,6%.
eurozero non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-09, 19:32   #9 (permalink)
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E se la ripresa delle Borse fosse forte come in passato?

Crescendo in settimana del 4%, a un passo dai massimi del mese scorso, le Borse sembrano convinte che la prossima ripresa economica sarà rapida e forte come quelle che sono seguite alle recessioni degli ultimi 30 anni. Sette giorni fa su queste pagine s'era scritto che questa volta potrebbe essere diverso. Che un'economia gravata dai debiti delle famiglie e dello stato e tenuta in piedi con la flebo dei soldi pubblici, non potrà crescere ai ritmi visti in passato. E con l'intero sistema finanziario alle prese con la riduzione del debito, dovremo scordare gli allegri consumi visti nella seconda metà degli anni '90 e più ancora dopo il 2003. Chi scrive è piuttosto convinto di questa tesi. Ma si rende anche conto che il ritornello del «questa volta è diverso» lo s'è sentito tante volte in passato, prima che le cose ritornassero invece sostanzialmente come prima.
Nel 1991, nel pieno di quella recessione, la rivista «Fortune» aveva titolato in copertina: «La fine del grande consumismo». E «Time» nel giugno 2001, ai primi segni del riflusso seguito alla bolla dei tecnologici, aveva pronosticato una nuova era di «vita più semplice». In ogni momento, in cui un'incipiente crisi ha appannato il precedente splendore, s'è immaginata la fine delle vecchie abitudini e l'avvento di una diversa mentalità. E «Time» s'è ripetuta qualche mese fa con una copertina dedicata alla «Nuova frugalità». Ma dopo il '92, la gente ha continuato a consumare come prima o ancora più di prima. E dopo il 2003 la corsa ai consumi ha proseguito come mai s'era visto in precedenza, favorita dal facile ricorso al debito. E per quanto uno studio pubblicato sul «The New Yorker» abbia spiegato che gli americani hanno speso più nei servizi (sanitari, scolastici) che nei beni di consumo e soprattutto più nell'acquisto di una abitazione, resta il fatto che tra il 2003 e il 2007 c'è stata un'esplosione del credito al consumo delle famiglie che non volevano privarsi anche di una nuova automobile o di arredi sempre più costosi.
Questa volta, però, potrebbe essere diverso davvero, perché il livello dell'indebitamento non è mai stato così elevato in termini assoluti e relativi. Se la ripresa dovesse pertanto rivelarsi più lenta delle altre, lo capiremo solo il prossimo anno e in quello successivo. È quanto sostiene Richard Fisher della Fed, secondo il quale «il vero dilemma è cosa succederà nel 2010 e 2011». Fisher è moderatamente ottimista, ma si domanda cosa accadrà il prossimo anno, «quando non ci saranno più le protesi del governo» per l'acquisto di auto, elettrodomestici, case o semplicemente per sostenere il credito, come sta facendo la Fed: nella sostanza l'unico compratore delle cartolarizzazioni sui mutui casa.

Tutto come prima?
O forse anche questa volta sarà come è stato negli ultimi 30 anni e la gente tornerà a spendere come prima, le banche faranno quello che hanno fatto fino al 2007 e ritornerà un turbinio di fusioni e acquisizioni: come un segnale s'è visto la scorsa settimana negli Usa, quando in un sol giorno sono state annunciate operazioni per 14 miliardi di $. E la Borsa, ovviamente, tornerà a volare come tra il 2003 e il 2007. Perché, come si comprende dal bellissimo libro di Carmen Reinhart e Ken Rogoff (This Time is Different: Eight Centuries of Financial Folly), niente è mai così differente. Ma per rivedere i tempi di due anni fa, occorre che si torni ad oliare gli ingranaggi del credito facile: che le banche inondino di denaro il sistema finanziario (come in parte già stanno facendo con i soldi prestati a tassi zero dalle banche centrali), che le famiglie riprendano a indebitarsi e consumare e che risorga il mercato immobiliare.
Per quanto nessuno sia in grado di capire fino a che punto possa arrivare il grado d'indebitamento di un'istituzione o di un cittadino, è anche piuttosto probabile che su questa strada s'incontrerà prima o poi un'altra bolla speculativa. Con qualche correzione, il sistema finanziario e politico, specie quello americano, sembra adesso incline a far ritornare le cose al recente passato. Ne va della ripresa economica (a "V", come immagina sempre più gente) e del benessere dei cittadini. Ma con gli stati usciti da questa crisi indebitati come mai negli ultimi 60 anni, la prossima bolla e la conseguente recessione saranno peggiori di quelle che ci sono recentemente capitate.
Se i 57 economisti sondati da Bloomberg non sono molto ottimisti sull'andamento della disoccupazione e sulla crescita dei consumi, così come per gli stessi motivi sono piuttosto preoccupati sul tenore della ripresa i 48 intervistati dal WSJ; e se Nouriel Roubini continua a vedere problemi (ma lo scenario che dipinge non sembra alla fine così diverso da quello abbozzato dai dubbi del citato Richard Fisher); parecchi broker di Wall Street stanno già cavalcando la tesi del recupero a "V" e di una borsa avviata a scalare nuove vette nei prossimi due anni. Merrill Lynch ha enunciato i suoi «5 motivi per essere ottimisti», spiegando che il rimbalzo (60%) dell'S&P ha ancora tanta strada da fare, che gli investitori sarebbero ancora troppo pessimisti, che il quadro macroeconomico è assai favorevole, che gli utili aziendali miglioreranno sensibilmente e che, dunque, il mercato è attraente e non troppo caro, come vanno dicendo gli scettici.
Sull'onda di analoghi ragionamenti, Wall Street ha guadagnato il 4,5% in settimana (+4,5% anche il Nasdaq) e lo Stoxx il 3,7% (+4,9% Milano, +4,1% Parigi, +4,5% Francoforte, +3,5% Londra).
housecrash non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-10-09, 20:23   #10 (permalink)
....
 
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ma si l'economia è tutto un ciclo, tra 2 anni sarà molto meglio.

anche se la disoccupazione sarà alta, alcune categorie scompariranno o si ridimensioneranno (notai, avvocati, ag. immobiliari..) , negozi che chiudono e più centri commerciali .

poi ci saranno nuove scoperte, nuove tecnologie, nuovi mezzi di trasporto ecc...e via tutti a consumare e ad indebitarsi...

sono ottimista ma realista alla fine dai.
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