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Vecchio 18-09-09, 14:58   #1 (permalink)
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Il Pil come indicatore di benessere: studi a riguardo.

Buongiorno a tutti,
in questi ultimi giorni ho avuto modo di scoprire/leggere vari input in merito alla questione sempre molto interessante - ma che sempre mi ha portato a concludere che sarà difficilissimo redimere - riguardante appunto il Prodotto Interno Lordo quale efficace indicatore della ricchezza di un Paese.

Si è in molti a credere che appunto non possa essere sempre più considerato il solo e il più corretto indicatore - come non citare il memorabile discorso di Kennedy nel '68 che vi invito a rivedere qui con anche i sottotitoli in italiano... - ma sul come rimpiazzarlo ci si trova sempre in grosse difficoltà.

Propongo allora a voi la lettura di qualche documento a riguardo.
Il FT ha raccolto le impressioni di Stiglitz sul lavoro a riguardo che la Francia gli ha assegnato in collaborazione con Amartya Sen e Fitoussi, argomento ripreso anche dal quotidiano REPUBBLICA. Il lavoro prodotto dai tre emeriti economisti è riassunto sul SITO UFFICIALE e consultabile anche interamente qui.

Qui invece è possibile trovare un simile lavoro della Commissione Europea.

Ecco quindi i riferimenti. Spero di trovare il tempo per finire di leggerli, nel frattempo buona lettura se qualcuno vorrà farla...
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Vecchio 18-09-09, 15:48   #2 (permalink)
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Buongiorno a tutti,
in questi ultimi giorni ho avuto modo di scoprire/leggere vari input in merito alla questione sempre molto interessante - ma che sempre mi ha portato a concludere che sarà difficilissimo redimere - riguardante appunto il Prodotto Interno Lordo quale efficace indicatore della ricchezza di un Paese.

Si è in molti a credere che appunto non possa essere sempre più considerato il solo e il più corretto indicatore - come non citare il memorabile discorso di Kennedy nel '68 che vi invito a rivedere qui con anche i sottotitoli in italiano... - ma sul come rimpiazzarlo ci si trova sempre in grosse difficoltà.

Propongo allora a voi la lettura di qualche documento a riguardo.
Il FT ha raccolto le impressioni di Stiglitz sul lavoro a riguardo che la Francia gli ha assegnato in collaborazione con Amartya Sen e Fitoussi, argomento ripreso anche dal quotidiano REPUBBLICA. Il lavoro prodotto dai tre emeriti economisti è riassunto sul SITO UFFICIALE e consultabile anche interamente qui.

Qui invece è possibile trovare un simile lavoro della Commissione Europea.

Ecco quindi i riferimenti. Spero di trovare il tempo per finire di leggerli, nel frattempo buona lettura se qualcuno vorrà farla...
scusa caro ma corretto indicatore della ricchezza materiale per me lo e' - se vogliamo conoscere il prodotto interno lordo di un paese per me funziona , ma se ci aspettiamo di sapere da questo parametro altri indici , tipo benessere , felicita', soddisfazione o convenienze varie di un paese , sicuramente non e' questo l'indice , anche perche' si puo' essere non ricchi ma felicissimi.....la ricchezza spirituale o indotta da quella fisica e' difficilmente quantificabile.....auguri

http://www.youtube.com/watch?v=grJNlxQsqtE

I was there..........

Robert Kennedy
Il nostro benessere
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert Kennedy

in altri termini , penso che si potrebbe cercare di costruire un indice capace di dare una visione piu' perfetta della ricchezza materiale , ma di quella intima e soggettiva di ognuno o di un popolo , penso proprio di no.

ieri ha parlato di questo l'OTTIMO SEBASTIANO BARISONI , di RADIO 24 ORE.

Ultima modifica di penta5 : 18-09-09 alle ore 15:56
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Vecchio 18-09-09, 16:20   #3 (permalink)
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io, nella mia ignoranza economica, non ho capito una cosa.
Nei prossimi mesi si prevede una crescita (modesta) del PIL, ma al contempo un aumento della disoccupazione nell'ordine dei 10 milioni di persone nel mondo.
Non riesco a capire come questo possa accadere, qualcuno più esperto me lo può spiegare?
pito79 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 18-09-09, 16:35   #4 (permalink)
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io, nella mia ignoranza economica, non ho capito una cosa.
Nei prossimi mesi si prevede una crescita (modesta) del PIL, ma al contempo un aumento della disoccupazione nell'ordine dei 10 milioni di persone nel mondo.
Non riesco a capire come questo possa accadere, qualcuno più esperto me lo può spiegare?
E' molto semplice.
La perdita di posti di lavoro subisce una isteresi rispetto all'andamento della produzione, aumenta successivamente alla crisi economica e diminuisce dopo che l'economia inizia la ripresa.
Fintanto che non sia recuperata, almeno in gran parte, la produzione ante-crisi, le aziende non provvedono a reintegrare la forza lavoro riassumendo. Questo spiega quanto avviene di fatto nei flussi occupazionali.
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Vecchio 18-09-09, 16:46   #5 (permalink)
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E' molto semplice.
La perdita di posti di lavoro subisce una isteresi rispetto all'andamento della produzione, aumenta successivamente alla crisi economica e diminuisce dopo che l'economia inizia la ripresa.
Fintanto che non sia recuperata, almeno in gran parte, la produzione ante-crisi, le aziende non provvedono a reintegrare la forza lavoro riassumendo. Questo spiega quanto avviene di fatto nei flussi occupazionali.
OK, fino a qui ci sono.
Ma se la gente perde il lavoro consumerà di meno e quindi non dovrebbe portare ad una diminuzione del PIL?
Mi scuso se la domanda risultasse troppo banale.
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Vecchio 18-09-09, 17:07   #6 (permalink)
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OK, fino a qui ci sono.
Ma se la gente perde il lavoro consumerà di meno e quindi non dovrebbe portare ad una diminuzione del PIL?
Mi scuso se la domanda risultasse troppo banale.
Il PIL diminuisce soprattutto per la riduzione della produzione, non vi è una correlazione lineare con il dato occupazionale, come ho indirettamente spiegato sopra.
Ovvio, in termini generali, che quando l'economia è stabilmente florida aumenta sia il prodotto interno sia l'occupazione, e viceversa nei tempi bui.
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Vecchio 18-09-09, 17:33   #7 (permalink)
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Riguardo al tema del thread, certo che il PIL, ovviamente pro-capite, costituisce solo un riferimento quantitativo grossolano dello stato di benessere di una popolazione.

Sull'argomento consiglio un ottimo libro:

Economia e felicità
Come l'economia e le istituzioni influenzano il benessere

di B. Frey, A. Stutzer

Ed. Il Sole24Ore


Se ne è parlato in passato qui nel forum ma non ricordo dove.
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Vecchio 18-09-09, 17:58   #8 (permalink)
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Il PIL diminuisce soprattutto per la riduzione della produzione, non vi è una correlazione lineare con il dato occupazionale, come ho indirettamente spiegato sopra.
Ovvio, in termini generali, che quando l'economia è stabilmente florida aumenta sia il prodotto interno sia l'occupazione, e viceversa nei tempi bui.
ora è chiaro, grazie
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Vecchio 18-09-09, 20:20   #9 (permalink)
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ieri ha parlato di questo l'OTTIMO SEBASTIANO BARISONI , di RADIO 24 ORE.
scusami se ti correggo ma ho ascoltato come sempre quella trasmissione - FOCUS ECONOMIA - e se ne è parlato non ieri ma l'altro ieri, il 16 settembre. Se qualcuno vuole riascoltarla può andare QUI.
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Vecchio 18-09-09, 21:31   #10 (permalink)
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E' molto semplice.
La perdita di posti di lavoro subisce una isteresi rispetto all'andamento della produzione, aumenta successivamente alla crisi economica e diminuisce dopo che l'economia inizia la ripresa.
Fintanto che non sia recuperata, almeno in gran parte, la produzione ante-crisi, le aziende non provvedono a reintegrare la forza lavoro riassumendo. Questo spiega quanto avviene di fatto nei flussi occupazionali.
Insomma: lavorare di più per lavorare pochi .

Scusa la domanda un po' ingenua, la faccio a te che sei uno dei guru di questo forum. Le statistiche del PIL sono corrette in base all'inflazione? Se non fosse così, il PIL potrebbe benissimo crescere (in termini nominali), anche se la produzione rimanesse costante o diminuisse. Questa potrebbe essere una concausa del fenomeno o sono completamente fuori strada?
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