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Data registrazione: Sep 2008
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L'Economia Politica, la Macro e perchè l'Italia is unfit to growth
E' da molto tempo ormai che frequento questo forum, spesso sono state fatte analisi molto belle sulla situazione macroeconomica contingente e su quella prospettica, tuttavia frequentemente queste analisi riflettono una conoscenza approssimata della scienza economica, macroeconomica in particolare. Correttamente molti pensano che la scienza economica non è una scienza esatta, tuttavia questa affermazione perde valore mentre ci spostiamo su aggregati sempre più vasti.
Dalla considerazione soprafatta ne segue che per parlare di macroeconomia in maniera seria servono competenze molto avanzate in almeno tre campi matematica, statistica e teoria economica. Altrimenti è come se un non ingengnere parlasse dei calcoli strutturali che servono a sostenere un ponte. Purtroppo in Italia coloro che si laureano in Economia Politica e che sono titolati a parlare di questo campo(non dico nei forum ma ai ministeri) sono pochissimi, e quei pochi che si laureano quasi tutti emigrano. Le analisi economiche spesso divulgate nei vari organi di informazione nonchè quelle politiche rivelano una scarsa se non assente conoscenza dell'Economia Politica, scienza questa che non serve a creare pevisioni, bensì ad impostare in maniera rigorosa e quindi teorica le condizioni al contorno atte a favorire una crescita duratura dell'economia all'interno del paradigma attuato, con diverse sfaccettature, da più di 150 anni del Mercato e del Capitale. Un'approccio siffatto, cioè un'analisi che viene effettuata da coloro che non conoscono i vari modelli matematici di Economia Politica tende inesorabilmente a scambaire gli effetti con le cause, a non avere un quadro della situazione chiaro e quindi a sbagliare qualsiasi ipotesi di intervento. In particolare un'effetto di questo approccio si manifesta nell'assunto sbagliato secondo il quale i fenomeni monetari sono la causa dei fenomeni macroeconomici. Un tale approccio, se da un lato rende comprensibile la diagnosi e quindi l'analisi ad una moltitudine di persone dall'altro risulta essere non consistente e quindi non coerente alla alla verifica e sul piano teorico e sul piano empirico delle dinamiche economiche insite nel capitalismo e non solo. Per avere un quadro robusto della situazione contingente non si può prescindere dalla conoscenza matematica dei modelli di teoria economica sviluppati a partire dagli ultimi 80 anni. Mi riferisco ovviamente alle equazioni di Hicks(che espresse in maniera quantitativa la teoria di Keynes), al modello di isole di Lucas, di Modigliani, di Solow-Swan, di Arrow. Che senso ha parlare di debito, deficit, dollaro, euro, crescita se non si conoscono i modelli che cercano di stabilire chi è causa e chi è effetto. Tutte queste variabili oltre ad essere interlacciate fra di loro, non possono essere viste staticamente ma solo un'analisi dinamica e globale ne può cogliere gli effetti di lungo periodo. In generale fuclro di ogni analisi economica sono le teorie sulla crescita e le equazioni che ne derivano e solo in seconda battuta ci si occupa dei sistemi di allocazione delle risorse, perchè si parte dall'assunto vero che non esiste distribuzione senza creazione (del reddito ovviamente si intende). Pertanto ogni discussione postata qui sul FOL o peggio ancora formulata da i nostri ministri perde di ogni significato se prima non si è compreso quali sono le teorie economiche sulla crescita e non se ne conosca approfonditamente il siginificato. Era già noto ad Hicks che la teoria economica di keynes aveva una falla enorme poichè creando un modello quantitativo di questa teoria presto si accorse che effettuando la derivata prima sull'equazione di crescita le cui variabili erano capitale e lavoro (K,L) il coefficiente angolare dell'equazione oltre certi valori delle due variabili tendeva ad essere prima piatto e poi negativa. Era già allora chiaro che K, L non potevano essere i fattori determinanti di una crescita di lungo periodo, poichè entrambi sono soeggetti alla regola aurea. Basterebbe questa osservazione per butatre nel cestino ogni analisi di lungo periodo su debito, dollaro, deficit, poichè non sono questi aspetti che determinano una crisi o uno sviluppo. Tesi questa che non entra nenanche in contraddizione con quelle dei monetaristi della scuola di Chicago. La necessità di trovare un modello teorico sufficientemente robusto che dasse le ricette per la crescita di lungo periodo fu colmata solo negli anni 60 dal modello di Solow-Swan il quale introducendo la variabile della Conoscenza (T) dimostrò come una crescita economica di lungo periodo è sostenibile solo se questa è supportata dall'innovazione perpetua. Il modello, risultò già allora estremamente robusto nelle ipotesi di base, e fu considerato il più importante modello di teoria economica sino ad allora sviluppato. Col senno di poi le tesi di Solow-Swan sono state anche corroborate da evidenze empiriche che lo fanno ritenere ad oggi il più importante modello do teoria economica. Ma vediamo adesso alcuni problemi alla luce di questo risultato, cominciamo dalla Cina, molti qui sul FOL si buttano in analisi circa l'abbandono del dollaro da parte della Cina. Il punto è perchè la Cina, semmai lo farà, potra permettersi di effettuare questa manovra. Rileggendo il modello di Solow-Swan la risposta andrebbe cercata nei milioni di laureati in ingegneria, matematica, fisica che la Cina ormai sforna ogni anno. Adesso affrontiamo il problema di USA e GB. E' da almeno 50 anni che gli USA e la GB sono considerati spacciati, per poi puntualmente smentire queste profezie e riuscendo ad uscire dai moneti di crisi più forti di prima. Ma andiamoci a vedere il numero dei Nobel di questi paesi, andiamoci a vedere la loro capacità di cerare cervelli di valorizzarli di consentirgli di aprire aziende high-tech, andiamo a vedere la loro capacità di attrarre cervelli dall'Italia in primis. E lo stesso dicasi per Francia e Germania. E' con lo stesso metro sembra più chiaro il declino dell'Italia. Ripeto la risposta ad una valutazione economica di lungo periodo, dove per lungo periodo intendo un'intervallo di 10-20 anni, non può che essere cercata nella capacità del paese di produrre cultura, e cultura scientifica in particolare. Tanto più questo non succede tanto più si perde terreno e si retrocede. E' la Conoscenza la pietra miliare della potenza intesa in senso lato di ogni Paese, tanta più Conoscenza di alto livello sviluppiamo tanto più forte è quel Paese che l'ha prodotta. Il punto è l'Italia ha una politica economica che abbia come cardine la Conoscenza, o addirittura l'Italia ha uomini al potere che hanno le competenze nonchè la conoscenza di questi importanti modelli di teoria economica. Il ministro Tremonti, Gelmini e gli altri hanno un background coerente alla sfide che ci attendono? O veramente si pensa che lo Scudo Fiscale, o il licenziamento di alcune migliai di insegnanti sia la soluzione ai problemi. Non esiste debito pubblico che sia stato ripagato senza la crescita. Il governo sta attuando una politica coerente ed omogenea in tutte le sue sfaccettature che abbia come fine l'accrescimento del sapere scientifico e tecnologico di questo Paese? Sa questo governo che il numero di premi Nobel e Fields vinti sono la premessa indubitabile per una reale proiezione di forza sullo scacchiere internazionale? E sa che per ottenerli sono necessari sforzi enormi, non già sul piano economico-contabile, ma sul piano dell'etica, della meritocrazia, della consapevolezza del sacrificio come premessa del risultato? Oppure si veicola il messaggio che la conoscenza del come si sgambetta in una trasmissione televisiva e del come un'uomo vero tratta una donna siano meglio della conoscenza della trasformata di Fourier, o del teorema fondamentale dell'algebra di Gauss. Passegiando per l'univeristà la Sapienza ho pensato spesso che nostante questo declino, l'Italia negli anni 30° era riuscita ad avere il dominio della scienza della Fisica Nucleare grazie a ragazzi quali Enrico Fermi, Ettore Maiorana, Emilio Segrè, Pontecorvo passati alla storia come i ragazzi di via Panisperma. Nessun altro paese al mondo ha dato un contributo così importante sulla Fisica Nucleare quanto hanno dato quei ragazzi, neanche la Germania di allora, ne gli altri dopo. Non c'è premio senza sacrificio, non c'è speranza senza conoscenza. |
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Non mi pare che aumentando la massa (ed il tempo trascorso) diminuiscano i fattori di incertezza, anzi ... Io amo la macroeconomia da absolute beginner proprio perche' (forse grazie alla mia ignoranza) resto affascinato dalla capacita' attrattiva di questa materia cosi' primitiva nei confronti delle menti piu' fervide. |
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Personalmente sono piu' propenso a considerare una nazione come aggregato sociale di successo quanto piu' ha la capacita' di elevare uniformemente il benessere di tutti i suoi partecipanti (o il contributo alle sue parti) garantendo equililbrio tra le sue diverse componenti (formula difficile da astrarre ed attuare). Il passato ci insegna che l'estrema prevalenza di uno solo dei fattori (militare, finanziario, commerciale, dottrinale, ...) crea squilibri difficilmente sostenibili nel lungo periodo. |
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Io credo che lor signori (e noi, italiani) forse abbiamo avuto abbastanza chiulo per superare questo periodo di crisi in maniera inversamente proporzionale alla presunta forza che le nazioni mostravano avere prima. Per questo, se ho ragione (e me lo auguro per il bene di tutti), alla fine assurgeranno ad eroi ![]() Resta inteso che le migliaia di lavoratori e di imprenditori/liberi professionisti a spasso (soprattutto nel prossimo trimestre) saranno un po' meno felici dei nostri governanti. |
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#9 (permalink) |
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![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Tutte parole sante, una per una. E' per le ragioni che citi che, quando intervengo, in genere lo faccio solo in negativo... Per dire qualcosa di positivo in macroeconomia con cognizioni di causa bisogna essere arrivate alla fine di un lungo percorso che termina, magari, con il relativo PhD. Invece - e soprattutto in Italia con l'equivoco del termine "economia" - tutti si sentono capaci di sentenziare, di commentare, addirittura di prevedere: ingegneri, fisici, chimici, studenti di scienze politiche, di filosofia e di legge. tutti si sentono economisti senza sforzo come se i non ingegneri facessero considerazioni sulla statica di un ponte, i non fisici si mettessero a parlare di teoria delle stringhe e così via. Il fatto stesso che facciano quasi con noncuranza delle affermazioni in positivo dà il senso di un'assenza della percezione della vastità e della complessità della disciplina. Sacrosanto anche il discorso sulla crescita di lungo periodo.
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Data registrazione: May 2009
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