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settore turismo in lenta agonia II parte
http://www.corriere.it/cronache/09_s...4f02aabc.shtml
pare che si siano messi a cercare (ovvero a dichiarare) ma non credo tireranno fuori davvero tutto quanto sta in fondo al mare è terribile |
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E' la "jollyrossite". Tutti adesso si accorgono della Jolly Rosso. Le interrogazioni parlamentari fioccano a tutti i livelli, da quelle alla provincia di Cosenza, alla regione, alla povera ministra Prestigiacomo che di ambiente non ne sa un acca figuriamoci di navi fantasma e rifiuti tossici. Le notizie rimbalzano da un quotidiano all'altro, spesso spacciando notizie nuove per vecchie, ma che dimostrano tutte come la Jolly Rosso resti un mistero che non si vuole svelare. Ci chiediamo, ma se si sa tutto, perchè non si interviene dove si deve intervenire. Se si conoscono tutti i luoghi dove è stato sepolto materiale tossico o no, perchè non si inizia una bonifica seria e totale, ripetiamo totale, per far si che le voci timorose di una pandemia radioattiva si plachino. Gettare le notizie sul fuoco , così a vanvera crea solo panico fra la popolazione e nessun approccio razionale alla questione. La regione ancora non ha dato alcuna risposta al problema anzi una dichiarazione dell'assessore al che ne so dell'ambiente Silvio Greco ha passato la palla al Governo centrale dichiarando che la regione non dispone per il tipo di inquinamento paventato dei mezzi necessari per intervenire anche se ha messo in moto tutte le reti di conoscenza dell'Arpacal. Servono soldi. Questo è il solo dato certo di tutta la questione jolly Rosso. Soldi per avviare ricerche serie, terminare quelle iniziate e lasciate a metà, iniziare a scavare dove si è certi che vi siano stati sepolti rifiuti provenienti dalla nave. Per esempio quelli sepolti in località Grassullo e Foresta, erano discariche già avviate dai comuni di Amantea e Serra d'Aiello. Qui , è certificato da testimonianze che i camion di rifiuti provenienti dalla Rosso fossero stati scortati da polizia e vigili urbani. Quindi diciamo che questi erano scarichi, ufficiali, controllati. Ai quali però, ed anche questo è certo, si sono accompagnati viaggi notturni di camion stracarichi di altri rifiuti sempre provenienti dalla nave. Qui si potrebbe già iniziare una grossa bonifica, in attesa di individuare i luoghi dove siano stati sotterrati i rifiuti tossici o radioattivi. Ci sono delle aree già sequestrate da qualche anno. Si inizi da lì. La regione potrebbe già destinare fondi per iniziare queste bonifiche affidando i lavori a personale serio che sappia cosa debba fare e soprattutto che sappia cosa trovare. Personale possibilmente non calabrese e che non sia collegato a cosche del tirreno che hanno tutto l'interesse a che non si trovi niente. Quando si parla di Jolly Rosso spesso non si parla delle cosche mafiose che ne hanno controllato il percorso. Per esempio ancora non si è pensato di interrogare quei pentiti della ndrangheta cosentina che potrebbero rivelare qualcosa a proposito. Ma la regione adesso è in campagna elettorale. Ha destinato milioni di euro a sagre e sagrette di tutti i tipi, a feste e festicelle, che in una situazione ambientale grave come quella che sta attraversando la Calabria dimostra solo quanto siamo caduti in basso. E quando parliamo di disastri ambientali non parliamo solo della Rosso e delle navi affondate in tutta la calabria. Parliamo della Pertusola di Crotone, dei rifiuti tossici sotterrati nella sibaritide, di quelli usati per costruire case e scuole, parliamo delle tante discariche abbandonate che aspettavano bonifiche mai arrivate o se fatte servite solo per rubare soldi pubblici. Insomma ora la Jolly Rosso tiene banco, e tutti cavalcano la notizia. Passano invece quasi inosservate , e cioè non sbattute in prima pagina, le dichiarazioni del sindaco di Longobardi Aurelio Garritano. Dichiarazioni che ricalcano quanto sosteniamo da questo giornale da tempo. " Solo ora molti politici e amministratori sembrano svegliarsi dal letargo - scrive il sindaco- perché quando il sottoscritto si oppose alla richiesta del PM di archiviazione del procedimento penale sulla Jolly Rosso nessuno intese fare allo stesso modo. Ho sempre pensato che bisognava indagare e sostenere le indagini della magistratura senza tentennamenti. In fondo non mi è mai interessato tanto se il naufragio della Jolly Rosso fosse stato doloso o meno, quanto la salute di noi tutti e dei nostri figli. A noi premeva e preme far luce sulla questione inquinamento del territorio, o anche sull'ipotesi di trasporti di materiali pericolosi, o ancora far luce su tutti i dubbi, i gravi indizi e i lati oscuri dell'intera vicenda. Alla luce di quanto sopra è impensabile che gli autori di un simile disastro ambientale rimangano impuniti e che a pagarne il fio possano essere le nostre popolazioni, le quali continueranno a vivere in un area sulla quale gravano fortissime possibilità che sia inquinata da sostanze pericolose. Si confida pertanto nel prosieguo dell'accertamento delle responsabilità per inquinamento ambientale".
L'opposizione all'archiviazione dell'indagine Jolly Rosso venne presentata dal sindaco Garritano il 30 gennaio scorso. Con Garritano solo la Legambiente con un opposizione firmata dall'avvocato Rodolfo Ambrosio del foro di Cosenza. Poi il vuoto assoluto da parte di politici, partiti, associazioni, istituzioni provinciali e regionali. Ed ora si parla di altre navi affondate nel tirreno. E cogliamo un imprecisione letta su un quotidiano regionale , da parte della Marina Militare che , sembra , interpellata dalla Procura di Paola escluda che nel tirreno vi siano altre navi belliche affondate, così come si scrive che in quell'area non ci siano mai state ricerche. Ed invece delle ricerche proprio un anno fa sono state fatte. Intanto ecco l'elenco delle navi da guerra affondate, ne scrivemmo già qualche anno fa. Si tratta della nave Cagliari, che è stata affondata il 6 maggio del 41, dal sommergibile Taku, ha una stazza di 2322 tonnellate, e si trova fra Diamante e Cetraro; della Nave Federico C. che è stata affondata il 28 luglio del 41, dal sommergibile UTMOST, è di 1467 tonnellate ed anche questa si trova nella stessa zona; della nave Vittoria Beraldo, di 547 tonn. affondata l'11 gennaio del 43 dal sommergibile Turbulent; la nave Bologna di 5140 tonn. affondata dal sommergibile Unbroken; la nave Henry Desprez di 9805 tonn., la più grande essendo una petroliera affondata il 3 giugno del 43 tra San Lucido e Paola; la nave Lillois, questa conosciuta dai sub, essendo davanti la foce del fiume Lao, di 3680 tonn. affondata dal sommergibile Torbay. In più , vi sono due navi della Prima guerra mondiale , la Umballa e la Lumaria affondate tra l'Isola di Dino e Praia a Mare. Quindi esistono altre navi nei nostri fondali e il sospetto vuole che faccia pensare che le navi tossiche siano state affondate in questa zona proprio per depistarne eventuali ricerche. E' possibile che la Marina Militare non conosca questi affondamenti ? ma ripercorriamo le parole del pentito Fonti, fatta alla DDA di Catanzaro. «Io stesso mi sono occupato di affondare navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi. Nel settore avevo stretto rapporti nei primi anni Ottanta con la grande società di navigazione privata Ignazio Messina, di cui avevo incontrato un emissario con il boss Paolo De Stefano di Reggio Calabria. Ci siamo visti in una pasticceria del viale San Martino a Messina, dove abbiamo parlato della disponibilità di fornire alla famiglia di San Luca navi per eventuali traffici illeciti. Fu assicurato che non ci sarebbero stati problemi, e infatti in seguito è successo. Per la precisione nel 1992, quando nell'arco di un paio di settimane abbiamo affondato tre navi indicate dalla società Messina: nell'ordine la Yvonne A, la Cunski e la Voriais Sporadais. La Ignazio Messina contattò la famiglia di San Luca e si accordò con Giuseppe Giorgi alla metà di ottobre. Giorgi venne a trovarmi a Milano, dove abitavo in quel periodo, e ci vedemmo al bar New Mexico di Corso Buenos Aires per organizzare l'operazione per tutte le navi. La Yvonne A, ci disse la Ignazio Messina, trasportava 150 bidoni di fanghi, la Cunski 120 bidoni di scorie radioattive e la Voriais Sporadais 75 bidoni di varie sostanze tossico-nocive. Ci informò anche che le imbarcazioni erano tutte al largo della costa calabrese in corrispondenza di Cetraro, provincia di Cosenza. lo e Giorgi andammo a Cetraro e prendemmo accordi con un esponente della famiglia di ndrangheta Muto, al quale chiedemmo manodopera. Ci mettemmo in contatto con i capitani delle navi tramite baracchino e demmo disposizione a ciascuno di essi nell'arco di una quindicina di giorni di muoversi. La Yvonne A andò per prima al largo di Maratea, la Cunski si spostò poi in acque internazionali in corrispondenza di Cetraro e la Voriais Sporadais la inviammo per ultima al largo di Genzano. Poi facemmo partire tre pescherecci forniti dalla famiglia Muto e ognuno di questi raggiunse le tre navi per piazzare candelotti di dinamite e farle affondare, caricando gli equipaggi per portarli a riva. Gli uomini recuperati», si legge nel memoriale, «sono stati messi su treni in direzione nord Italia. Finito tutto, io tornai a Milano, mentre Giuseppe Giorni andò a prendere dalla Ignazio Messina i 150 milioni di lire per nave che erano stati concordati». " So per certo che molti altri affondamenti avvennero in quel periodo, almeno una trentina, organizzati da altre famiglie, ma non me ne occupai in prima persona." Queste le dichiarazioni scioccanti che sono state fatte dal pentito di mafia alla DDA di Catanzaro e ripetute anche in un intervista concessa al TG1 ascoltabile ancora via internet. Bisogna prendere sempre con le pinze le dichiarazioni di un pentito spesso finalizzate ad ottenere benefici da una legge fatta male e che non offre alcuna garanzia per le persone che vengono messe in mezzo dalle loro dichiarazioni. Ma se i pentiti valgono per i boss della mafia, per i politici, per i terroristi, devono valere anche per casi come questi. I giornali riportano oggi delle ricerche della Cunsky. Ma queste ricerche sono state già fatte dal Pm Greco tra ottobre e dicembre del 2008. Ricerche che sembra siano state sospese per il maltempo e poi mai più riprese per mancanza di fondi. Una prima verifica era stata fatta nel 2006 dalla società di ricerche marine Blue teak. In quell'occasione un relitto era stato individuato nei fondali davanti a Cetraro e con sofisticati strumenti si stabilì che questo misura circa 100 metri di lunghezza ed è largo 20 metri. La cosa sconcertante fu che attorno alla nave nel raggio di 300 metri risultava una forte macchia scura come se questa fosse esplosa al contatto con il fondale e fossero uscite sostanze radioattive o comunque sostanze capaci di lasciare quel tipo di segni. Parliamo di 400 metri di profondità e quindi la pressione è molto forte e capace di stabilizzare sostante pesanti. D'altra parte è bene ricordare che in quella zona con un ordinanza del 10 aprile del 2007 la capitaneria di porto di Cetraro vietò la pesca scrivendo testualmente che : " VISTA la nota prot. n° 04.02.6748 del 10.04.2007 con la quale la Direziona Marittima - 5° C.C.A.P. di Reggio Calabria ha fatto pervenire la comunicazione della Procura della Repubblica di Paola relativa ai risultati di campionamenti di sedimenti marini a profondità compresa tra i 370 metri e i 450 metri nelle acque antistanti i Comuni di Belvedere M.mo (CS) e di Cetraro (CS) nelle zone di mare indicate nell'articolo 1 della presente ordinanza; VISTI i risultati delle predette analisi che hanno evidenziato il superamento del valore di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) nei predetti sedimenti marini, relativamente all'arsenico (area 1 e 2) e al cobalto (area 2), nonché un valore molto alto per l'alluminio e valori del cromo. " Qualcosa quindi doveva essere successo. Le altre ricerche avvennero con una nave capace di visualizzare meglio i fondali, prendere campioni di sostanze e soprattutto fotografare tutto . Questa nave da ricerca avrebbe effettuato le ricerche fino al 13 dicembre nel mare di Cetraro. Era una nave del tipo SPS da ricerca oceanografica "UNIVERSITATIS" . Una nave ed una società che hanno le carte in regola per fare le cose come si deve e portare risultati concreti. Ma non sappiamo nulla di questi risultati. Sappiamo che le ricerche terminarono il 13 dicembre , e se i numeri hanno un senso nella vita degli uomini il 13 dicembre , vale la pena di ricordare, è il giorno nel quale misteriosamente morì il comandante di vascello Natale De Grazia. Era il 1995 ed il comandante era diventato un punto di riferimento importante per le indagini in corso su una lunga serie di navi sparite nel nulla nel mediterraneo. De Grazia era diventato un esperto e conosceva fatti, persone,luoghi degli affondamenti. Aveva contatti con centinaia di persone e soprattutto conosceva testimoni che aveva rintracciato come un cane da tartufo. Gli ultimi testimoni dei quali si era occupato erano quelli riguardanti proprio la Jolly Rosso. De Grazia era passato da Amantea e aveva parlato con qualcuno. Poi stava proseguendo per Massa Marittima e La Spezia. Il giorno prima, il 12 dicembre , De Grazia aveva parlato con il procuratore di Potenza Nicola Pace, che conduceva un inchiesta sui rifiuti tossici sotterrati in Basilicata. Traffico nel quale era coinvolta la ndrangheta calabrese e che coincideva con i traffici sui rifiuti tossici nelle navi scomparse. Nella telefonata De Grazia dice a Nicola Pace di essere riuscito ad individuare il punto esatto dove era affondata la nave Rigel. Rimasero d'accordo che al ritorno da La Spezia ci sarebbero andati con una barca della capitaneria di Porto. L'inchiesta di De Grazia si ferma misteriosamente in un autogrill di Nocera Inferiore. Misteriosamente ,perchè De Grazia non ha mai avuto problemi di cuore, ed è così che muore in quell'autogrill. Infarto , diranno. E così esce di scena De Grazia. Con una medaglia d'oro alla memoria datagli dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Insomma meno clamori e più fatti. E' questo che la gente semplice oggi chiede. E' questo che serve oggi dopo tre archiviazioni, investigatori ammazzati e depistaggi vari. Su Mezzoeuro del 12 settembre 2009 Ultima modifica di visch : 12-09-09 alle ore 20:28 |
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Mi fa piacere che finalmente sia venuto fuori qualcosa; quando l'ho sentito questa sera per radio ho pensato subito a te e l'avrei postato io. Giustamente mi hai preceduto
![]() Non credo che sara' facile insabbiare il caso adesso, credo che le "solite" organizzazioni ambientaliste avranno un motivo in piu' per farsi avanti e perlomeno evitare che ci siano nuovi episodi nello stesso sito. Mi auguro facciano ispezioni approfondite e prendano provvedimenti. |
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L'eredità di morte della Jolly Rosso
Sabato 12 Settembre 2009 Una denuncia spietata di fatti come quello che all’ospedale di Cosenza dicono ai funzionari del comune di Amantea ecco “ un altro paziente da Amantea”.” Il vicolo stretto che sale nel centro storico di Amantea si apre, dopo alcune curve, sulla spettacolare visione del Tirreno. Il municipio - un edificio ottocentesco - ha le finestre spalancate sulla vegetazione mediterranea, che scende fino alla spiaggia. Al primo piano oggi non c'è un sindaco, ma una commissione prefettizia, chiamata ad amministrare questo paese di 13 mila abitanti. Nella segreteria i funzionari, tra una pratica e l'altra, sfogliano gli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti che il 19 novembre del 2004 si è occupata dello spiaggiamento della nave dei veleni, la Jolly Rosso. Leggono, riga dopo riga, il racconto di chi ha condotto per diciannove anni indagini complesse, che hanno portato gli investigatori lontano, fino alla Somalia, sulle tracce dell'ultima inchiesta di Ilaria Alpi. Scorrono le dichiarazioni degli investigatori, che si sono trovati davanti personaggi dello spessore di Giorgio Comerio, l'ingegnere che vendeva siluri per inabissare in mare i rifiuti radioattivi. Vogliono capire, vorrebbero che qualcuno riuscisse a spiegare le tante morti per tumore della città chiamata, tempo addietro, la perla della Calabria. «Io sono l'unica sopravvissuta della mia famiglia», racconta una donna, sentendo la necessità di sottolineare i perché che girano nelle vie di Amantea. «Anche noi abbiamo avuto dei morti tra i familiari - fanno eco altri funzionari - e quando andiamo all'ospedale di Cosenza per accompagnare qualcuno, ci sentiamo dire "un altro paziente da Amantea"». Quello che molte autorità hanno negato dal 14 dicembre del 1990 - quando la nave Jolly Rosso si arenò sulla spiaggia di Formiciche, poco a sud dal centro cittadino - oggi è divenuta una verità incontrovertibile. Una cava dismessa, a pochi chilometri dalla spiaggia, sulla strada che sale verso Serra D'Aiello, contiene residui nucleari non naturali, che provocano un aumento della temperatura del suolo di circa sei gradi. Una macchia rossa visibile anche dai satelliti, dove gli strumenti dei tecnici dell'Arpacal e dei Vigili del Fuoco hanno segnato un valore di radioattività fino a sei volte superiore ai valori di fondo normalmente presenti nella zona. «I tecnici ci hanno spiegato - racconta il procuratore di Paola Bruno Giordano - che si tratta di radionuclidi non presenti in natura, frutto cioè dell'industria nucleare». Secondo quanto hanno ricostruito fino ad oggi i tecnici inviati dall'assessore regionale all'ambiente Silvestro Greco, il materiale radioattivo sarebbe interrato ad una profondità di circa trenta metri. La presenza, dunque, di radionuclidi di Cesio 137 a quella profondità non sarebbe dovuta ai residui di Chernobyl, che, ovviamente, sono sparsi solo in superficie. Sarebbe dunque questa cava - distante pochissimi chilometri d'area dalla città di Amantea - una delle origini dell'alto tasso di tumori. Quella macchia - larga pochi metri - è ora un disastro ambientale che non potrà essere risolto solo dall'assessore Greco, o dalla Procura di Paola. Dal ministero dell'ambiente, che è stato già ampiamente informato sul ritrovamento, non è per ora arrivata una risposta concreta. Ma la presenza di sostanze radioattive vicino ad Amantea non è solo un brutto grattacapo per le autorità ambientali. È soprattutto la conferma che in questa terra i traffici di rifiuti nucleari e tossico-nocivi sono avvenuti. Non una legenda metropolitana, come qualcuno ancora oggi si ostina a sostenere. Ed ora c'è un timore diffuso, che appare immediatamente ascoltando i racconti sottovoce delle persone. Pochi volevano ascoltare le denunce del comitato di Amantea, intitolato a Natale De Grazia, il capitano della marina morto misteriosamente mentre indagava sulle navi dei veleni. Ragazzi che furono ascoltati con attenzione e nella commissione sui rifiuti, dove - già nel 2004 - chiedevano verità e giustizia, ma considerati spesso delle Cassandre nel loro paese. Oggi continuano a riunirsi, a documentare la vicenda della Jolly Rosso, di quel vascello arrivato per caso sulla spiaggia che li ha visti crescere. La cava con il materiale radioattivo si trova a 300 metri dal greto del fiume Oliva - in una zona chiamata Foresta - dove per diversi anni gli inquirenti di Paola avevano cercato, inutilmente, il carico della nave Jolly Rosso. Diverse voci, mezze testimonianze e qualche documento preparato dai pochi ostinati investigatori che hanno studiato le migliaia di pagine dell'inchiesta sulle navi dei veleni, portavano verso la valle del fiume Oliva. Ma le scorie radioattive sembravano sparire nel nulla. Nel fiume si era trovato di tutto, metalli pesanti e veleni pericolosissimi, a dimostrazione che la costa calabra è uno sversatoio usato abbondantemente dalle ecomafie. Proprio qualche mese fa gli stessi tecnici che hanno rilevato le radiazioni nella cava, avevano scoperto un sarcofago di cemento vicino alla briglia del fiume Oliva. Una volta effettuato il carotaggio, all'interno sono stati prelevati campioni di mercurio e di altri resti dell'industria chimica. Un lavoro incredibile, quello delle mafie ambientali in Calabria, fatto con cura, organizzazione. Nella costa tra Lametia Terme e Cetraro si percepisce una sorta di cappa plumbea quando si cerca di parlare di rifiuti e di 'ndrangheta. Le persone muoiono ma non parlano. Arrivano in Procura sapendo che ormai hanno pochi mesi di vita e tra le righe fanno capire di sapere. Ma poi davanti ai verbali rimangono muti, silenziosi, e ritrattano. Le navi dei veleni, i vascelli a perdere mandati qui per nascondere nel mare gli scarti industriali che nessuno voleva spaventano ancora. È meglio morire in silenzio, nella costa di Amantea, che tradire un segreto che dura dal 14 dicembre del 1990. (da Il Manifesto di Andrea Palladino) |
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Nave con rifiuti radioattivi al largo di Cetraro?
Sabato 12 Settembre 2009 La notizia scoppia come una bomba. Un robot è sceso a quasi 500 metri di profondità a 20 miglia al largo di Cetraro ed ha trovato il relitto di una nave che alla Marina Militare non risulta mai affondata lì. Non risultano cio sono relitti bellici né della prima né della seconda guerra mondiale. La nave di cui non si legge il nome presenta un squarcio a prua dal quale si vedono alcuni fusti. La nave sarebbe quasi completamente ricoperta di vecchie reti, evidentemente appartenenti a pescherecci che negli anni hanno incrociato nella zona e che le hanno perse, perche' si sono impigliate sul grosso ostacolo. La nave sembra risalire come costruzione agli anni '60 o '70. Grazie a speciali robot forniti dalla società Coopernaut Francia dotati di telecamere ed in grado di immergersi a grandi profondità è stato identificato un relitto segnalato nel dicembre scorso dai sonar ma fino ad oggi non meglio identificato. . Il sospetto e' che sia la Cursky una delle tre navi che sarebbero state fatte affondare con la complicità della cosca Muto di Cetraro. Potrebbe essere la neve minuziosamente descritta dal pentito di mafia Francesco Fonti E' un risultato - spiega il Procuratore Capo della Repubblica di Paola, Giordano Bruno - al quale siamo arrivati grazie al sostegno dell'assessorato all'ambiente della Regione Calabria che ha mobilitato uomini e risorse economiche per questo". Sì, perché in Procura spesso non arrivano neanche i soldi per comprare la carta per le fotocopie, figuriamoci per finanziare un'operazione cosi complessa. "Sono contentissimo - continua Bruno - ma anche triste: speravo di sbagliarmi. Quella che fino a ieri poteva essere una ipotesi diventa ora un fatto concreto e rivela un progetto tanto macabro da lasciare sconcertati".Ora le indagini proseguiranno e sono davvero tanti gli interrogativi da sciogliere. "A quella profondità - dice il Procuratore Capo - la pressione è tale che non si sa fino a che punto dei fusti possano reggere senza spargere il loro contenuto in mare. E non sappiamo quanto siano isolati.Certo, per avere la certezza matematica di cosa ci sia in quei fusti occorre aspettare che vengano tirati fuori dall'acqua e analizzati. Ma a questo punto il quadro sembra completo anche in considerazione della presenza di un'altra nave nei fondali di Amantea, la Jolly Rosso e del recente ritrovamento in zona di una collina di rifiuti radioattivi. Per non parlare dell'aumento dei tumori sulla costa, sui quali indaga proprio la Procura di Paola. Quali saranno i prossimi passi? "Il robot - spiega il procuratore Bruno - non è potuto entrare nelle stive. Ora servirà usarne un altro, con un supporto più "morbido" capace di fotografare anche l'interno. Il nostro lavoro continua” |
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La nave Cursky segnalata da un pentito affondata nel mare del Tirreno
Federica Ricci Responsabile Nazionale Giovani - FareAmbiente 12/09/2009 È stata oggi scoperta una grossa nave mercantile sul fondale antistante Cetraro, nel mare del Tirreno. Probabilmente si tratta della nave Cursky, segnalata da un pentito, Francesco Fonti, in seguito ad una dichiarazione rilevata dalle Forze dell’Ordine. La nave trasportava 120 fusti di materiale tossico, e sempre secondo quanto affermato da Fonti la nave farebbe parte di un gruppo di tre imbarcazioni che trasportavano tutte rifiuti tossici. Le ricerche sono state effettuate dalla motonave «Coopernaut Franca», per volere del procuratore di Paola, Bruno Giordano, in seguito all'inchiesta sull'illecito smaltimento di rifiuti tossici nella Regione Calabria. Buona parte dei rifiuti tossici prodotti per lo più da stabilimenti del centro e dal nord Italia viene smaltito illegalmente nel sud grazie alle organizzazioni mafiose. Questo significa causare un grandissimo danno all’economia del sud Italia. Danni al turismo, danni all’ambiente e gravi ripercussioni sulla salute dell’uomo. Questo è quello che ci viene dato in cambio quando si agisce nell’illegalità. Non dobbiamo permettere che i nostri figli subiscano i danni causati dalle associazioni mafiose, dobbiamo garantire loro un mare pulito, oltre ad un ambiente più salubre. Promuovere alla legalità è diventata una necessità improrogabile su cui costruire il nostro senso etico. Dobbiamo promuovere i valori su cui ispirare i propri comportamenti positivi per la formazione dell’uomo e del cittadino. |
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Trovata la "nave radioattiva" al largo della costa tirrenica cosentina
Si trova a circa 35 Km al largo dalle coste di Cetraro. Ritrovata grazie alle informazioni di un pentito di mafia. La nuova nave dei veleni presenta un grosso squarcio a prua e sarebbe carica di circa 120 fusti di materiale tossico. Il PM Giordano Bruno: "Speravo di sbagliarmi" ed invece si tratta di una amarissima verità. E' stata trovata grazie ad un robot, finanziato dalla Regione Calabria, che l'ha scovata sotto 500 metri d'acqua. Immagini chiarissime e nidite che immortalano una situazione che ormai sta svelando tutte le sue facce più nascoste. Una nave lunga circa 120 metri e larga venti, con un grosso squarcio a prua dovuto, secondo il pentito Francesco Fonti alla esplosione di una carica, dal quale si vede fuoriuscire un barile. I fusti sarebbero 120, pieni di rifiuti tossici. E la nave sarebbe una delle tre fatte sparire nei nostri mari con il loro carico mortale. Questo ritrovamento si aggiunge a quello avvenuto nelle campagne tra Aiello Calabro e Serra d'Aiello di qualche settimana fa, dove è stata riscontrata una radioattività fuori dal normale, dovuta alla presenza di diversi elementi tra i quali il Cesio 131, che alcuni hanno ricollegato alla vicenda Jolly Rosso. Quale sarà il prossimo tassello di questa storia che giorno dopo giorno si dimostra sempre di più macabra e grottesca? |
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Cronache
Dopo la scoperta del naufragio al largo di Cetraro nel mar Tirreno Nave dei veleni, il procuratore: «Probabile che sia la " Cunsky"» «La lunghezza e il tipo di scafo fanno pensare che si tratti di quella usata dalle cosche indicata dal pentito Fonti» ROMA - Navi dei veleni, a fondo. L'ultima probabilmente è quella scoperta nel Tirreno Cosentino, grazie alle rivelazioni di un pentito. Sono anni che se ne parla: naufragi dolosi, al largo delle nostre coste e, più spesso, di fronte a quelle dei paesi del terzo mondo, Africa in particolare. IL PROCURATORI: «PROBABILE CHE SI TRATTI DELLA "CUNSKY"» - «Attendiamo i risultati delle analisi che verranno effettuate sui sedimenti superficiali prelevati nei pressi del relitto». Bruno Giordano, Procuratore di Paola (CS), è prudente riguardo la nave scoperta al largo di Cetraro e che si sospetta sia la Cunsky, l'imbarcazione con scorie tossiche inabissatasi misteriosamente anni addietro. «Per il contenuto esatto dei bidoni, - spiega il magistrato - saranno però risolutivi i prossimi accertamenti. Se sia poi davvero la nave di cui parla il pentito Fonti, questo lo dirò solo quando avremo tutte le prove. Certo, una serie di elementi lo fanno pensare: la lunghezza complessiva, tra i 110 e i 120 metri, la relativamente recente costruzione, perché non presenta bullonature ma le lamiere sono saldate, il fatto che non sia registrata come affondata, tutto ciò fa pensare che sia una delle tre navi indicate dal pentito. Lo disse lui - conclude Giordano - che le navi fatte affondare in quell'area erano tre». Il procuratore è stato convocato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti il prossimo 24 settembre. La Commissione ha convocato per la stessa seduta anche l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco. WWF: «10 ANNI DI DOMANDE SENZA RISPOSTE» - «Sono dieci le domande che il Wwf da oltre dieci anni pone alle autorità, alle quali fino a oggi non è mai stata data mai risposta», scrive il Wwf Italia in un comunicato. Risale infatti al 1997 il primo intervento pubblico del Wwf che richiamava una pericolosa «connection» tra il traffico illecito di rifiuti e la Liguria, in particolare il porto di La Spezia. Da allora il Wwf ha richiamato più volte le Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, a quelle sulla criminalità organizzata, a quelle sui servizi di informazione e sicurezza fino alle Commissioni che indagavano sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Tra le altre cose, il Wwf chiedeva al ministro dell'Interno di verificare quale fosse su scala internazionale e nazionale il ruolo della criminalità organizzata nella gestione del traffico illecito via mare di rifiuti radioattivi e di come questo si intrecci al traffico d’armi. LEGAMBIENTE: «SI INDAGHI ANCHE SUGLI ALTRI CASI» - «L'importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro speriamo permetterà di affrontare con nuovo vigore le inchieste chiuse forse troppo frettolosamente e le indagini mai correttamente approfondite su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti più profondi del Mediterraneo». Così Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente commenta in una nota il ritrovamento del relitto nel mare di Cosenza. DOSSIER DAL 1994 - «Abbiamo chiesto un incontro al Procuratore di Paola per offrire il nostro aiuto consegnando i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l'ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati». Legambiente cita il caso della motonave Nikos I (1985), della Mikigan (1986), della Rigel (1987), della Rosso (ex Jolli Rosso, 1990), della Anni (1989), della Marco Polo (1993), della Koraline (1995). «Ora si riaprano le inchieste - ha concluso Nuccio Barillà di Legambiente Calabria - per perseguire i responsabili e monitorare il pericolo di contaminazione delle acque responsabili di patologie gravi per l'uomo e danni enormi all'ecosistema. Dobbiamo rilanciare la richiesta e l'impegno affinchè si approdi quanto prima alla verità sulle tante vicende legate all'intrigo radioattivo, caratterizzato da connivenze e reticenze a vari livelli e anche morti misteriose. Chiediamo misure serie ed immediate a tutela del diritto di sapere dei cittadini e per scongiurare che nel futuro fatti come questi tornino a verificarsi». PRELIEVO DEI CAMPIONI - Nel frattempo saranno completate le operazioni di prelievo dei campioni da analizzare nei fondali del mare Tirreno a Cetraro, dove sabato è stato individuato un mercantile con fusti sospetti. Nell'ultimo fine settimana non è stato possibile terminare l'attività a causa delle forti correnti in profondità. TASK FORCE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE - Intanto una task force del Ministero dell'Ambiente è pronta a operare nel mar Tirreno al largo della Calabria nella zona dove è stato individuato il relitto. A questo scopo si è svolto un vertice presso il Ministero dell'Ambiente alla presenza anche della Guardia Costiera, che è dotata di unità per la tutela ambientale attrezzate con le più moderne tecnologie. Intanto i mezzi navali antinquinamento utilizzati dal Ministero si stanno già dirigendo nella zona. «Obiettivo - conclude la nota - è quello di mettere in campo tutte le unità e le conoscenze tecniche che possano agevolare l'accertamento di ciò che è sepolto in fondo al Tirreno e, quindi, eventualmente programmare gli interventi necessari a salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. Il ministero, in considerazione del fatto che la vicenda è oggetto di una inchiesta della magistratura, metterà mezzi e professionalità a disposizione della Procura competente, che è stata già contattata ed informata, al fine di operare in modo coordinato con l'obiettivo di un sollecito accertamento dei fatti e degli eventuali rischi di inquinamento». 14 settembre 2009 |
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Iaconetti: Il nostro timore è che la Cunsky sia solo la punta di un iceberg
Di Antonio Iaconetti - Coordinatore Regionale Calabria Fare Ambiente 14/09/2009 Il vero scandalo non è tanto il rinvenimento della nave dei veleni ma il grave ritardo con cui si è proceduto al rinvenimento stesso. E’ quanto sostiene Antonio Iaconetti, componente dell’Assemblea provinciale di Calabria Riformista e coordinatore regionale di Fare Ambiente. Già nel 2006 gli ambientalisti denunciarono la presenza nei fondali calabresi di queste carrette del mare e del loro carico di rifiuti radioattivi, rivelata dai pentiti di ‘ndrangheta. Per qualche tempo l’argomento ha tenuto banco sugli organi di stampa, poi non si è approdato a nulla. A distanza di tre anni, per merito di un magistrato tenace al quale tutti noi siamo riconoscenti per il lavoro svolto, si è arrivati al ritrovamento del relitto. "Il nostro timore è che la Cunsky sia solo la punta di un iceberg, il singolo tassello di un quadro a tinte fosche che dipinge il nostro mare come una immensa bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro. Siamo convinti che il Ministero dell’Ambiente attiverà tempestivamente ogni iniziativa per scongiurare che ciò accada e che allargherà le proprie indagini per capire se altre situazioni analoghe, altrettanto pericolose, interessino il resto del territorio ed abbiano inciso sull’alto tasso di tumori registrati negli ultimi anni in particolare nella zona di Amantea. Ma serve fare chiarezza sui motivi che hanno ritardato la drammatica scoperta." |
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