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“Processo agli economisti”
“Processo agli economisti” (www.chiarelettere.it, 2009), è il libro del giornalista Roberto Petrini che descrive i punti deboli della professione tra le più “tristi” e le più pagate del mondo, con un’esposizione chiara, sintetica e ben documentata.
Si potrebbe considerare l’economista come un ragioniere pagato dagli Stati e dalle varie istituzioni per esaminare i conti, senza avere quasi mai la possibilità di intervenire attivamente sui processi in corso. Il primo grande problema riguarda i difetti dei modelli econometrici (un mix di equazioni e statistiche): “Si fondano prevalentemente su quanto è accaduto nel passato e sulle serie storiche di dati statistici. Di conseguenza, quando accade un evento nuovo, in presenza di nuove regole e di atteggiamenti inediti da parte dei soggetti economici, si verifica una discontinuità non prevista e il passato cessa di essere una guida attendibile per prevedere il futuro” (p. 17). Nessuno è in grado di prevedere il futuro, nemmeno gli economisti. Infatti quasi tutti i migliori economisti ed esperti finanziari hanno perso grandi fortune durante le grandi crisi finanziare. La storia degli uomini e dell’economia è fatto di eventi irripetibili mescolati a corsi e ricorsi storici. Non si può prevedere il momento esatto della scoppio di una crisi o la sua reale entità: si può solo stabilire una fascia temporale di alcuni mesi e le dimensioni indicative della crisi in arrivo (piccola, media, grande). In alcuni casi si viene colpiti semplicemente da un meteorite emotivo. Questi concetti vengono mirabilmente espressi nel libro “Il Cigno Nero” da un grande esperto di “Scienza dell’Incertezza”: Nassim Nicholas Taleb (un uomo dotato di una grande e profonda cultura poliedrica). Quindi “gli economisti prendono dei modelli matematici ma non stanno a guardare la qualità di quello che ci mettono dentro” (Giuseppe Roma, direttore del Censis). Il secondo grande problema è quello ideologico: “i modelli progressisti-keynesiani sembrano più adatti a considerare una crisi rispetto a quelli conservatori-neoliberisti più in voga negli ultimi anni” (p 18). Purtroppo gli esseri umani vivono ancora in tribù e clan, anche ideologici, e non riescono ad unire i diversi punti di vista sulla conoscenza economica e sociale, e non possono così affrontare l’imperversare delle dure realtà e crisi economiche in maniera razionale. Inoltre, in realtà, il Fondo Monetario Internazionale è gestito dagli Stati Uniti e i 170 membri del suo comitato esecutivo sono nominati dai governi e dagli istituti di emissione, perciò questa istituzione (come molte altre) non ha la possibilità di confrontarsi con dei veri punti di vista esterni. C’è la solita cricca di burocrati indottrinati dalle università private che credono nelle verità pregiudiziali e alle loro stronzate. O per dirla in modo più raffinato è un luogo dove c’è “quel costante scambio d’idee vuote e solenni che è così comune tra personaggi importanti e presuntuosi” (J. Galbraith). Quale sarà quindi il futuro della nostra economia? Un grande economista, a volte considerato conservatore, a volte considerato originale, fece la previsione della trasformazione del capitalismo in un socialismo burocratico che avrebbe inibito l’innovazione e la creatività. Se pensiamo agli innumerevoli azionisti-cittadini delle varie aziende e multinazionali in un certo senso la previsione si è già avverata: esiste una grande rete di mega-aziende finanziate in gran parte dai cittadini attraverso la Borsa (si sono trasformati i cittadini in minicapitalisti anche per ingabbiarli dentro al sistema) e dirette da burocrati delle risorse umane programmati per recintare, monopolizzare e sorvegliare dei mercati privatizzati. Infatti sono più di cento anni che utilizziamo il motore a scoppio per muoverci e circa cinquant’anni che utilizziamo l’energia nucleare per scaldare l’acqua e far girare delle turbine a vapore. Schumpeter ha avuto ragione e potrebbe avverarsi anche la seconda previsione: qualche vero imprenditore sopravvissuto alla dominazione burocratica si sarebbe alleato alla cittadinanza globale per creare nuove imprese più responsabili e creative. La “distruzione creatrice” punirebbe i vecchi elefanti distruttori della foresta (perché hanno bisogno di troppo cibo per sopravvivere), per premiare molte altre piccole creature più adattabili. John Kenneth Galbraith, che fu consulente dell’amministrazione Kennedy, riteneva che l’enorme sviluppo delle grandi società multinazionali e del marketing, avesse ridotto il cittadino a consumatore senza vero potere e i rapporti umani a semplici scambi commerciali. Inoltre Galbraith affermò che la borsa era stata inventata per separare il denaro dai cretini. Anche J. M. Keynes non fu molto tenero con lo strapotere distruttivo della finanza: “Il decadente capitalismo internazionale, eppure individualistico, nelle cui mani siamo finiti, non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non fornisce nessun bene” (The New Statesman and The Nation, 8-15 luglio 1933). Dopotutto “Un economista è un esperto che verrà a sapere domani perché ciò che ha previsto ieri non si è verificato oggi” (Anonimo), e i più realisti e onesti vengono evitati accuratamente dalla Tv e dalla stampa, che sono gestite dai vecchi gatti spelacchiati capitalisti e dalle vecchie volpi sogghignanti a capo delle istituzioni finanziarie. Se non ci credete provate a leggere quello che scrive Lyndon LaRouche su www.movisol.org o www.larouchepac.com. Poi ci sono i fenomeni descritti da Nouriel Roubini su www.rgemonitor.com e la descrizione delle irrazionali e brevi vite delle bolle finanziarie raccontate da Robert J. Shiller (Finanza shock, www.egeaonline.it, 2008). In ultimo cito Nino Galloni, un economista accademico, originale e controcorrente, che riconsidera la teoria del Diritto di Signoraggio della Banca centrale, e ha scritto un libro profetico nel 2007: “Il Grande Mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria” (www.studimonetari.org). Purtroppo “la maggior parte degli economisti non si occupa di problemi gravi per l’umanità e per la società, ma di cose che danno loro modo di dimostrare la loro destrezza” (Giorgio Fuà, 2000), utilizzando “formalizzazioni astratte, eleganti, ma inadatte ad interpretare la realtà” (Paolo Sylos Labini, Un paese a civiltà limitata, 2001). E la gente continua a comprare pensando che la bolla non scoppi mai o pensando di poter sfuggire prima delle conseguenze peggiori dello scoppio. Solo i grandi finanzieri godono di questa asimmetria informativa: cioè hanno una massa determinante di informazioni che il risparmiatore ignora (Joseph Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, 2002). È un po’ come se un giocatore di poker potesse giocare vedendo le carte dei suoi avversari. E quando rimangono solo giocatori che si possono vedere le carte a vicenda cosa succede? Si chiede di giocare con lo Stato… Ed è per questi motivi che “il valore nominale dei derivati in giro per il mondo è pari a 8-9 volte il Pil del pianeta che ammonta a 65 mila miliardi di dollari”. Quindi si può ipotizzare che senza un nuovo sistema economico usciremo dalla megadepressione fra circa dieci anni, seguendo un percorso simile a quello del Giappone. Anche un allievo di Schumpeter, Hyman Minsky, descrisse il meccanismo delle crisi finanziarie: quando le cose vanno bene e i prezzi degli immobili salgono, la gente può continuare facilmente ad indebitarsi in modo sempre più rischioso. Se salgono i tassi d’interesse e il flusso di cassa degli investimenti non basta più a ripagare i debiti, scattano le vendite, che provocano la caduta del valore degli immobili (“Potrebbe ripetersi?”, 1984). Negli Stati Uniti l’ultima serie di crisi ha reso insostenibili i quattro debiti americani: pubblico, estero, delle imprese e dei privati cittadini (Sylos Labini, 2005). La megacrisi è quindi pronta a presentarsi davanti agli sportelli bancari americani… Del resto l’economia è nata con la rivoluzione industriale ed è quindi una scienza giovane con tutti i difetti derivanti dall’immaturità. Inoltre l’avvento della finanza e l’alta remunerazione del settore ha attratto le migliori menti economiche degli ultimi anni in un settore dove regna la matematica e hanno inventato un gergo incomprensibile per affascinare la gente comune. I grandi classici non avevano bisogno di molte formule matematiche e un grande economista come John Maynard Keynes scrisse la “Teoria dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (l’opera che ci aiutò ad affrontare la Grande depressione) senza usare una sola formula matematica (Loretta Napoleoni, prefazione). Quindi “gli economisti sanno quel che dicono? È a questo punto che sorge un dubbio malizioso: l’economia è un argomento che suscita oggi un grande interesse… e tuttavia poiché i fenomeni sono complessi, gli andamenti spesso caotici, le variabili difficili da individuare e da valutare, e poiché molte sono le zone opache, può anche darsi che alcuni economisti ci capiscano meno di quanto vorrebbero far credere” (Annamaria Testa). Secondo Loretta Napoleoni molti economisti non si sono accorti della crisi alle porte per aver peccato di arroganza e superbia: “L’economia non è una scienza esatta, ma chiunque la professa sogna che lo sia”. A mio parere questa è solo una visione a 180 gradi della realtà: gli altri 180 gradi ci dicono che nel mondo della finanza d’élite molti vengono pagati per vedere solo un certo tipo di problemi, così una ristretta minoranza può vivere beatamente nell’abbondanza. Dopotutto la dimostrazione di status symbol di grado più elevato “impone” agli uomini quattro comportamenti caratteristici: molti agi, molti consumi, molti sprechi e molti comportamenti scandalosi (è la psicologia del prestigio magistralmente descritta da Thorstein Veblen e Quentin Bell). Comunque la nostra ignoranza può essere suddivisa in problemi e misteri (Noam Chomsky), e la verità è forse questa: a tutti piacerebbe scommettere con i soldi degli altri, ma solo i banchieri e i finanzieri ci riescono. Dunque gli economisti stipendiati sono dei semplici croupier della ruota della fortuna. Gli altri sono solo degli studiosi molto tristi perché quando arrivano il paziente è già moribondo. P. S. A chi piace tenersi aggiornato sui diversi fenomeni economici segnalo questi siti: www.sbilanciamoci.info e www.lavoce.info (fondato e diretto dall’economista bocconiano Tito Boeri). Invece agli interessati ai diversi processi legati alla globalizzazione segnalo www.globalresearch.ca. Damiano Mazzotti (Sito Web dell'autore: WWW.ITALIACITTADINI.NET) Fonte: www.agoravox.it Link: http://www.agoravox.it/Processo-agli...ti-poveri.html 3.09.2009 |
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Purtroppo nessuno ha la sfera di cristallo.
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Meglio continuare a vendere libri, almeno questi articoli sono una buona pubblicità. Ultima modifica di mojtaba : 06-09-09 alle ore 20:20 |
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Per aspera ad astra
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Stocks Cheapest Since ‘89 Show Why Analysts Dismiss Economists
Last Updated: September 7, 2009 19:01 EDT By Eric Martin and Michael Tsang Sept. 8 (Bloomberg) -- Never before have Wall Street stock analysts diverged more with economists at their own firms over the outlook for earnings in the Standard & Poor’s 500 Index. Profits for companies in the S&P 500 will rise 25 percent next year, according to the average estimate of more than 1,500 equity analysts tracked by Bloomberg. That’s 10.9 times faster than the expansion in gross domestic product foreseen by 53 economists surveyed last month. The ratio of income to GDP growth is the highest on record and compares with an average of 6.1, based on data compiled by Bloomberg going back 60 years. Concern that profits won’t measure up to estimates may limit returns after the S&P 500 rose 50 percent since March, the steepest rally in seven decades. While shares trade close to the cheapest levels relative to earnings since 1989, based on next year’s projections, forecasts for the economy by Goldman Sachs Group Inc.’s Jan Hatzius, Morgan Stanley’s Richard Berner and Bank of America Corp.’s Drew Matus show equities are no bargain. “Earnings are going to be dependent on the overall economic growth,” said Barry James of Xenia, Ohio-based James Investment Research Inc., which oversees $2 billion and whose James Balanced Golden Rainbow Fund beat 98 percent of competitors over the past five years. “While things are not as bad as they have been, we don’t see next year as being one that will go gangbusters.” Justifying the Rally The S&P 500 retreated 1.2 percent last week after a report on factory orders and speculation that China would curb bank lending raised doubts about the speed of the economy’s recovery from the first global recession since World War II. U.S. investors are returning from the Labor Day holiday after the benchmark index for American equities rose as much as 52 percent from a 12-year low on March 9 and the proportion of companies that beat analysts’ profit predictions matched a record. The gains spurred the steepest rise in the S&P 500’s price- earnings ratio since at least the 1950s, pushing the index to 19 times operating earnings from the past 12 months, the most expensive level since 2004, according to data compiled by Bloomberg. Based on analysts’ forecasts for 2010, the S&P 500 trades for 13.5 times income, the lowest since 1989 when compared with the trailing P/E ratio before Lehman Brothers Holdings Inc.’s collapse a year ago. The U.S. economy will expand at a 2.3 percent annual rate next year as the longest recession since the 1930s ends, according to the average estimate of economists surveyed by Bloomberg. U.S. companies are expected to halt a two-year slump in profits next quarter, the longest since the Great Depression, according to analyst projections compiled by Bloomberg. Too Optimistic While the individual forecasts may prove accurate, as a whole they are overoptimistic, based on economists’ expectations for U.S. growth. Sal Tharani, Goldman Sachs’s analyst who covers metal producers, told investors to buy Phoenix-based Freeport-McMoRan Copper & Gold Inc. on Aug. 18, saying in a research note that higher metals prices will help 2010 per-share profits increase 48 percent at the largest publicly traded copper producer. Among the 14 companies he covers, Tharani’s stock picks during the past year have been more profitable than any other analyst’s, according to data compiled by Bloomberg. Tharani was unavailable to comment, said Ed Canaday, a spokesman for the bank. Goldman Sachs, Wall Street’s most profitable investment bank, added Freeport to the “Conviction Buy List” of stocks it expects to rise the most. The firm predicts copper prices will climb 34 percent next year. Futures linked to the metal have doubled in New York trading so far in 2009. Without Economy’s Help Freeport will have to reach that profit target without the help of an economy expanding faster than about 2 percent next year, according to the growth forecast from Hatzius, Goldman’s New York-based chief U.S. economist. Consumer spending will be weaker than at the end of previous recessions, Hatzius wrote in a Sept. 1 note. He doesn’t have a prediction for earnings growth and declined to comment on analyst estimates in a Sept. 4 interview. Ken Hoexter, an analyst at Bank of America in New York, says Union Pacific Corp. should be able to raise prices in 2010, boosting annual earnings by 21 percent at the largest U.S. railroad by market value. Hoexter, the second-best stock picker in the past 12 months among the companies he covers, has rated Omaha, Nebraska-based Union Pacific a “buy” since March 16. Union Pacific’s sales are stabilizing after falling 28 percent in the second quarter as the recession curbed freight hauling, Hoexter said. More Demand Needed Demand will have to rise while the U.S. expands at a 2.5 percent annual rate, according to Drew Matus, a New York-based senior U.S. economist for Bank of America. Hoexter and Matus were unavailable to comment, according to Susan McCabe Walley, a Bank of America spokeswoman. Stephen Richardson, an energy analyst for Morgan Stanley in New York, projects 52 percent sales growth for Apache Corp., the biggest independent U.S. oil producer by market value, more than doubling the company’s profit. Apache, based in Houston, will earn $11.56 a share next year as it raises production and reduces costs, according to Richardson. That’s the second-highest analyst estimate among 26 in a Bloomberg survey and 32 percent more than the average. “It is a shocking number,” said Richardson, whose firm expects oil prices to average $85 a barrel next year, or more than 50 percent above its average so far in 2009. “Oil’s a global market. You don’t necessarily need very strong U.S. demand for oil prices to be above where they are.” ‘Seems Improbable’ His estimate for Apache’s profit growth is 56 times greater than the 2.6 percent U.S. economic expansion foreseen by Berner, the co-head of global economics at Morgan Stanley in New York. Consumer spending may struggle as U.S. households save more amid declining employment levels and wages, Berner said on Aug. 7. That will limit earnings growth for U.S. companies to about 12 percent, Berner said in a telephone interview last week. A 25 percent jump in overall profits “seems improbable,” he said. Analysts who foresee earnings outstripping the U.S. economy are counting on growth in international markets to make up the difference, said Fritz Meyer, the Denver-based senior market strategist for Invesco Aim, which oversees $149 billion. “You want to hear managements talking about demand across the world,” Meyer said. “Earnings forecasts as they’re currently stated are achievable. I wouldn’t be surprised to see upward revisions.” Fewer Opportunities Companies that boost earnings through expense reductions may find fewer opportunities to cut costs next year, according to Joel Naroff, president of Naroff Economic Advisors Inc. in Holland, Pennsylvania. Firings and shorter hours reduced labor costs by the most in nine years in the second quarter, increasing productivity at the fastest pace in six years, according to government data. It’s unlikely the combined sales of companies in the S&P 500 will rise as much as analysts estimate when U.S. consumer demand and corporate investment are shrinking, Naroff said. “Consumers may be on an extended spending holiday and a lot more cautious in their use of credit,” said Naroff, the top forecaster last year in a survey by Bloomberg Markets magazine. “The recovery is going to be slower, and businesses had cut expenses very, very rapidly. Making big profit gains from here, which might seem logical coming out of a recession, is going to be extremely difficult.” Based on the historical relationship of earnings and GDP compiled by Bloomberg since 1949, the U.S. economy would have to expand by 4.1 percent for profit among S&P 500 companies to match analysts’ prediction for a 25 percent gain in earnings. Post-War Record None of the 53 economists polled by Bloomberg expect growth to be that strong. The most optimistic forecast in a survey taken from Aug. 5 to Aug. 11 was for a gain of 4 percent, by Michael Darda of MKM Partners LP in Greenwich, Connecticut. The lowest was London-based First Global economist Nikhil Gupta’s call for a 0.5 percent expansion. Firings boosted the U.S. unemployment rate to 9.7 percent last month, the highest in 26 years. That brought the number of Americans thrown out of work since the recession began in December 2007 to 6.9 million people, the most in any post-World War II contraction, data compiled by Bloomberg show. Increasing joblessness means investors are relying too much on government spending to drive growth in corporate earnings, said Howard Silverblatt, S&P’s senior index analyst in New York. “We don’t see a whole lot of believers that the economy is getting better or the rally is for real,” said Fred Dickson, who manages $17 billion as chief market strategist at D.A. Davidson in Lake Oswego, Oregon. Investors “are taking a glass- half-empty rather than glass-half-full approach to the world. They’re very, very nervous.”
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