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Vecchio 28-08-09, 11:39   #1 (permalink)
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cartolarizzazioni...

ciao ragazzi mi servirebbe sapere l'andamento delle carto nel mondo dal 2006 ad oggi ..il volume...grazie a tutti
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Vecchio 28-08-09, 12:20   #2 (permalink)
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ogni fine gennaio MOODY'S presenta un rapporto, magari se cerchi sul sito trovi qualcosa...
Puoi cominciare da qui dove si parla dell'Italia nell'anno 2006.
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Vecchio 05-10-09, 09:08   #3 (permalink)
Gamma Ray Burst
 
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Il valzer dei mutui è già ripartito


Abs, Rmbs, Cdo. Le sigle che ai tempi del collasso di Lehman Brothers e Bear Sterns facevano tremare la finanza mondiale sono tornate in grande stile, mentre il dibattito sulle regole della finanza resta, appunto, un dibattito. Qualche numero per rendere l’idea: le cartolarizzazioni fatte da banche e istituzioni finanziarie, a livello globale, sono state nel mese di luglio scorso pari a 49 miliardi di euro contro i 54 miliardi di euro del luglio del 2008, prima del crac di Lehman. E contro i 51 miliardi di euro del luglio 2007, prima del «credit crunch», della crisi di fiducia tra le banche che ha innescato la crisi prima finanziaria e poi diventata globale.

Ma cos’è una cartolarizzazione? «Cartolarizzare» significa prendere un credito che garantisce un incasso futuro dilazionato nel tempo, ad esempio le rate di un mutuo. Venderlo ad un nuovo soggetto che chiameremo XXX srl che incasserà le rate e prendere subito tutti i soldi, che serviranno per dare altri mutui. La XXX srl a sua volta emetterà dei titoli (obbligazioni) che venderà sul mercato. Lo sanno bene gli italiani che hanno un mutuo sulla casa: nei mesi scorsi, molti di loro si sono visti recapitare a casa una lettera che gli annunciava che a riscuotere le rate sarebbe stato, da quel giorno in avanti, non più la banca ma una nuova società. Per chi ha preso il mutuo non cambia niente, precisano queste lettere, ed è vero. Passata la paura, questo tipo di operazioni torna in auge: nelle ultime settimane sono tornati gli investitori istituzionali per tre emissioni di Abs (asset backed securities, titoli garantiti da prestiti) europee: Volkswagen, i supermercati britannici di Tesco e Lloyds banking group, che hanno cartolarizzato e venduto sul mercato 2,9 miliardi di sterline di mutui immobiliari.

Una premessa: le cartolarizzazioni servono. Lo dicono i banchieri, ma lo dicono anche i regolatori, dalla Bce al Financial Stabity Forum guidato da Mario Draghi. In Italia queste operazioni vanno per la maggiore: nell’ultimo anno e fino a oggi le banche italiane hanno cartolarizzato poco meno di 100 miliardi (cento miliardi) di euro di mutui e altri crediti. Novantasette miliardi e 36 milioni, per essere precisi. La parte del leone l’hanno fatta, ovviamente, le due banche principali. Unicredit oltre 27 miliardi e Intesa Sanpaolo 24,5 miliardi. Dietro, tutte le altre. Ma proprio tutte. Va detto che il mondo è cambiato, in questi due anni di crisi. E mentre prima i titoli emessi venivano venduti ad investitori istituzionali, che a loro volta li rimpacchettavano e li rivendevano in altre forme, all’infinito, con i risultati che abbiamo visto. Adesso è la banca stessa che li riacquista, per darli in garanzia alla Bce a fronte di nuova liquidità. È una situazione di emergenza, decisa dalle banche centrali nel piano della tempesta. Ma quando la tempesta finirà, cosa succederà? Che fine faranno quei cento miliardi di euro di titoli emessi dalle banche italiane? Finiranno sul mercato, è la risposta unanime degli esperti contatti da La Stampa per questa inchiesta. «Nel momento in cui la Bce interrompesse il meccanismo, o questi titoli vanno sul mercato, agli investitori istituzionali, oppure ci sarà una nuova crisi di liquidità», spiega un analista di una primaria isitituzione finanziaria.

Che finiscano sul mercato non è un mistero né un male in sé. Il 12 agosto scorso Mps ha effettuato una cartolarizzazione che prevede l'emissione di titoli per circa 4,1 miliardi di euro, derivanti da una cessione di mutui ipotecari residenziali in bonis (di buona qualità) ad una società veicolo (Siena Mortgages 09-06 serie 2) costituita dalla stessa banca. «I titoli - precisa la stessa Mps in un comunicato - sono stati interamente riacquistati dalla stessa Mps e saranno a disposizione come collaterale per operazioni di rifinanziamento e per eventuali future operazioni di emissione di obbligazioni bancarie garantite». Ovvero, questi bond con in pancia dei mutui finiranno prima o poi nel portafoglio di investitori istituzionali. E allo stato attuale, nessuno può impedire gli istituzionali «reimpacchettino» all’infinito quei mutui fino a rioscreare i meccanismi che hanno portato alla moltiplicazione del liquidità non sostenuta dai depositi che ha messo in ginocchio la finanza. L’alternativa alle cartolarizzazioni sono appunto le emissioni di obbligazioni bancarie garantite: lo ha fatto ad esempio Banca popolare di Milano. Che, col veicolo Bpm Securitisation 2 Srl, ha varato a marzo una cartolarizzazione da 1,3 miliardi, collocando le notes (obbligazioni) presso un investitore istituzionale, l'istituto inglese Hsbc.

La classe A delle notes ha ottenuto da Fitch un rating generoso, la tripla A (il merito di credito più alto), ma la classe B non ha, invece, alcun rating. A pagina 37 del voluminoso prospetto (259 pagine) della cartolarizzazione targata Bpm si legge che «il portafoglio è esclusivamente costituito da prestiti su mutui commerciali», e che «non ci sono garanzie che i debitori non andranno in default né che i prestiti continueranno a performare», cioè a essere di buona qualità. I difensori del modello mettono in luce il fatto che adesso c’è molta più attenzione, che i titoli emessi hanno un rating elevato e che, per quando rigurda l’Italia, i mutui hanno una qualità buona o molto buona. Sono cioè «prime» e non «subprime», come quelli americani rivelatisi poi tossici. «I prodotti sono più raffinati, con profili di rischio più bassi» spiega Alessandro Carpinella, senior manager di Kpmg Advisory. Ma il rischio c’è sempre. Rischio che mette bene a fuoco Elio Lannutti, presidente dell'associazione dei consumatori Adusbef. «Un rischio concreto perché con la crisi che c’è parlare di prestiti di buona qualità appare un paradosso: sono poche le persone con un mutuo da pagare che possono dirsi certe di non perdere il loro posto di lavoro o di finire in cassa integrazione con una busta paga ben più magra».

«Le cattive abitudini non sono mai sparite - dice amareggiato Angelo Drusiani, esperto del mercato obbligazionario per Banca Albertini Syz - il sistema non è cambiato è rimasto tutto tale e quale a prima i mutui vengono impacchettati dentro alle obbligazioni e così continuerà ad essere finché non ci saranno nuove regole sulla finanza». La colpa però secondo Drusiani non è solo delle banche che vogliono fare profitti a tutti i costi e distribuire i rischi altrove ma anche degli investitori: «purtroppo le ferite finanziarie sono le prime a sparire spesso gli investitori hanno la memoria corta soprattutto quelli istituzionali che sono attratti da rendimenti teorici offerti da questi bond che si ritrovano mutui in pancia. I rendimenti dei titoli di stato scendono, il mercato del mattone e delle azioni resta incerto mentre questo tipo di obbligazioni fa da specchietto per le allodole perché arrivano a dare cedole anche dell’8%».

Luca Fornovo, Gianluca Paolucci
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Vecchio 05-10-09, 09:48   #4 (permalink)
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Io non capisco alcune cose e quindi chiedo agli esperti.

- Stabilito che gli istituti di credito non sono enti filantropici, se concedono una forte massa di mutui immobiliari a tassi di profittabilità mediamente bassi rispetto ai normali prestiti o altri tipi di investimento e, in più, con scadenze lunghe decenni con relative pluridecennali immobilizzazioni, ne dedurrei che implicitamente servono loro a costruirci sopra dei derivati garantiti dal valore reale degli immobili stessi.

- La creazione diretta di derivati da parte degli istituti bancari emittenti i mutui immobiliari è quindi spiegabile in questo modo.

- La cartolarizzazione, ossia la cessione del credito di tali mutui immobiliari a terzi, al contrario, non riesco a vederla, meccanicamente, come operazione profittevole, sempre ricordando i bassi tassi di remunerazione, dato che in termini logici dovrebbero essere ceduti con una remunerazione inferiore a quella pattuita coi mutuatari. Altrimenti chi ci guadagna?

- L'unico meccanismo che renda appetibili tali cartolarizzazioni, ne deduco, è una semplice moltiplicazione dei pani e dei pesci, quindi il solito ciclo perverso che ha portato alla recente bolla degli asset tossici, insomma di cartaccia a rischio, a prescindere, in una certa misura, dalla solidità dei crediti iniziali.
Tra parentesi, infatti, per quel che ricordo i crediti inesigibili dai subprime statunitensi non supera il 5% del totale erogato.

- E' possibile, in ultima analisi, ritenere che l'erogazione di mutui immobiliari è di fatto necessariamente costruita sulla creazione successiva di prodotti derivati?
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Vecchio 05-10-09, 11:05   #5 (permalink)
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- La cartolarizzazione, ossia la cessione del credito di tali mutui immobiliari a terzi, al contrario, non riesco a vederla, meccanicamente, come operazione profittevole, sempre ricordando i bassi tassi di remunerazione, dato che in termini logici dovrebbero essere ceduti con una remunerazione inferiore a quella pattuita coi mutuatari. Altrimenti chi ci guadagna?

il fatto è che cartolarizzando si incassa subto e ci si libera del rischio!


unicredit mi concede un mutuo a 20 anni, mi presta 1 milione e in 20 anni dovrei restiutire 1 milione + 700mila euro di interessi


unicredit dice al sanpaolo: occupati tu di incassare 1,7 milioni in 20 anni e dai subito a me 1,3 milioni

così unicredit realizza immediatamente il suo guadagno senza rischi ed è prontissima ad erogare un nuovo mutuo da 1 milione ad un'altra persona.

così vien meno il rischio per la prima banca che eroga il mutuo che non sarà quindi neppure invogliata verificare bene se chi chiede il mutuo è affidabile.

inoltre il san paolo potrà creare prodotti legati a questo mutuo da vendere alla gente, a semplici investitori privati.

così anche il san paolo avrà incassato tutto ben prima dei 20 anni e si sarà liberato del rischio, ma soprattutto ha incassato soldi freschi con cui è possibile continuare a erogare nuovi mutui.

tutto questo meccanismo può aver creato una enorme bolla sugli immobili usa perchè ha continuato per anni a portare nuovi capitali freschi (da tutto il mondo!) riutilizzati per erogare nuovi mutui.

Si potrebbe pensare che chi cartolarizza non possa farlo del tutto, ma debba per ogni mutuo mantenere una quota del rischio...
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Vecchio 05-10-09, 11:23   #6 (permalink)
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il fatto è che cartolarizzando si incassa subto e ci si libera del rischio!


.......
Questo l'ho capito anch'io.
Però, se la banca A che concede un mutuo a 70/80/90 punti base di interesse sul prime rate, un'inezia rispetto ai tassi sui prestiti commerciali, quanto potrà mai abbassare il suo utile cedendolo alla banca B? E la banca B che interesse ha ad acquisire un mutuo della banca A anziché concederlo direttamente a tasso maggiore, ossia di mercato? Se non per innescare quella catena che moltiplica le garanzie reali date dai valori immobiliari per enne volte secondo il numero di passaggi cartolarizzati.
E' giusto?
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Vecchio 05-10-09, 14:28   #7 (permalink)
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Questo l'ho capito anch'io.
Però, se la banca A che concede un mutuo a 70/80/90 punti base di interesse sul prime rate, un'inezia rispetto ai tassi sui prestiti commerciali, quanto potrà mai abbassare il suo utile cedendolo alla banca B?
percentualmente magari resta pochissimo, però forse su cifre enormi anche percentuali molto piccole non sono cifre indifferenti


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E la banca B che interesse ha ad acquisire un mutuo della banca A anziché concederlo direttamente a tasso maggiore, ossia di mercato? Se non per innescare quella catena che moltiplica le garanzie reali date dai valori immobiliari per enne volte secondo il numero di passaggi cartolarizzati.
E' giusto?
bisognerebbe chiedere ai banchieri!

magari la banca B non ha facilità a erogare mutui su certi mercati o pensava già di rivendere quei mutui ad altri sotto forma di prodotti finanziari vari

o semplicemente valutava redditizio quell'investimento...

o qualcuno in banca lavorava per avere più bonus...

o ancor più semplicemente si son sbagliati!
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Vecchio 05-10-09, 15:14   #8 (permalink)
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Non esiste nessuna banca B.
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Vecchio 05-10-09, 17:03   #9 (permalink)
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...

così vien meno il rischio per la prima banca che eroga il mutuo che non sarà quindi neppure invogliata verificare bene se chi chiede il mutuo è affidabile.


...
E' proprio qui dove il meccanismo ha iniziato a "ciurlare"

Infatti, originariamente, la banca retail che progettava di smobilizzare i muti vendendoli a FanniMae doveva verificare che il richiedente avesse tutta una serie di requisiti/garanzie; altrimenti FNM non li avrebbe acquistati PRO-SOLUTO e cartolarizzati.

Ma poi quei vincoli che governavano il rilascio dei finanziamenti sono in gran parte svaniti. Complici le stesse le FF, le quali forse pensavano che la maggiore redditività del business delle sicuritization passasse più su volumi crescenti che non sui migliori differenziali di tasso d’ interesse.

… e così … siamo arrivati ad oggi !
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Vecchio 05-10-09, 18:27   #10 (permalink)
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Questo l'ho capito anch'io.
Però, se la banca A che concede un mutuo a 70/80/90 punti base di interesse sul prime rate, un'inezia rispetto ai tassi sui prestiti commerciali, quanto potrà mai abbassare il suo utile cedendolo alla banca B? E la banca B che interesse ha ad acquisire un mutuo della banca A anziché concederlo direttamente a tasso maggiore, ossia di mercato? Se non per innescare quella catena che moltiplica le garanzie reali date dai valori immobiliari per enne volte secondo il numero di passaggi cartolarizzati.
E' giusto?
Ammettiamo che poi la banca B esteranalizzi il tutto a un'entità finanziaria c oppure c/d/e...........indipendenti a livello contabile ma in realtà entità minori di A e di B............e che quest'ultime piano piano svaniscano o vengono diluite nel mondo finanziario......o vengano salvate dai Governi............
Meglio di così................
Praticamente un guadagno contabile..............
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