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Data registrazione: May 2009
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La Ue non potrà annettere né Islanda, né Croazia, né Turchia
da Finanzainchiaro.it
" DUE ISOLE, UN SOLO DESTINO " . EDITORIALE PUBBLICATO DA " LE MONDE". Di redazione (del 09/08/2009 @ 11:00:00) Reykjavik e Dublin. Fotografie de Appelsin e Gariblu. Colpita duramente dalla crisi economica, l'Islanda ha avanzato la sua candidatura per l'ingresso in Ue. Alcuni stati membri però legano la sua adesione all'adozione del trattato di Lisbona da parte degli irlandesi. Una situazione paradossale per due paesi che, nonostante alcuni aspetti in comune, vedono l'Europa in modo molto diverso, analizza Le Monde. Qui in Islanda, appena lasciata la piccola moderna capitale Reykjavik e imboccata la strada che attraversa steppe lunari e crateri fumanti, transitando accanto ai getti impetuosi dei geyser e fendendo il vento che sa di squalo marcio – specialità culinaria locale – non si ha propriamente l’impressione di essere in Europa. Neppure gli islandesi del resto erano di questo stesso avviso fino a quando, a fronte del crack completo del loro sistema bancario e messi sotto flebo da parte del Fmi dall’autunno del 2008, il loro Parlamento non si è deciso ad approvare la candidatura a entrare a far parte dell’Unione Europea, che il ministro degli Affari esteri ha appena trasmesso alla Commissione europea. Poco più a sud, l’Irlanda - altra isola atlantica, di natura apparentemente più europea – ha in mano parte del destino della prima. Tenuto conto del carattere imprevedibile dei poeti del Paese celtico, gli islandesi vivranno nell’apprensione fino al 2 ottobre: quel giorno infatti gli irlandesi si pronunceranno per la seconda volta tramite referendum sul Trattato di Lisbona che, oltre a essere più democratico e più efficace, consente all’Unione di annettere altri Paesi. Senza il Trattato di Lisbona, l’Ue non potrà annettere né Islanda né Croazia, né Turchia e nessun altro Paese candidato a entrare nell’Unione. Le motivazioni sono tanto giuridiche quanto politiche, perché Francia e Germania ne hanno fatto una questione di principio: "Non sarà permessa alcuna nuova annessione finché il Trattato di Lisbona non entrerà in vigore", ha ripetuto a Bruxelles Pierre Lellouche, segretario di Stato agli Affari europei il 27 luglio scorso, alla vigilia di una missione in entrambe le isole dell’Atlantico. Irlandesi e islandesi sono europei alquanto particolari, che condividono qualcosa di più del patriottismo insulare e del legame con gli Stati Uniti. Gli uni e gli altri sono passati in tempi record dalla miseria alla ricchezza fino all’improvvisa esplosione, nella crisi economica e finanziaria mondiale, delle bolle che essi avevano pian piano formato a colpi di crediti immobiliari o di speculazioni finanziarie. L’Irlanda, che conta 4,4 milioni di abitanti, un tempo il paese più povero d’Europa, si è trasformata nella Tigre celtica alla fine degli anni Ottanta, piazzandosi al secondo posto dietro al Lussemburgo nella classifica dei paesi più ricchi dell’Ue. L’isola deve il suo straordinario successo al suo ingresso nella Comunità europea, avvenuto nel 1973. Con un’economia basata in buona parte sugli investimenti esteri (favoriti dalle normative fiscali locali) e sul boom del settore immobiliare, la Tigre celtica è stata colpita in pieno dalle ripercussioni negative della crisi mondiale, ed è stata il primo Paese dell’Ue a entrare in recessione. Con i suoi 320.000 abitanti l’Islanda è sempre stata in concorrenza con l’Irlanda per il record europeo della povertà, prima di essere a sua volta proiettata alla metà degli anni Novanta nel novero dei Paesi più ricchi del mondo, grazie alle sue industrie innovative, alla pesca e agli investimenti bancari, collocandosi al quinto posto della classifica dell’Osce (Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica) e al primo posto assoluto nel mondo per indice di sviluppo umano (Hdi, Human Development Index). Nell’autunno 2008, tuttavia, la crisi ha messo in luce la follia dei finanzieri islandesi: l’esposizione creditizia degli attivi aveva superato di undici volte il prodotto interno lordo dell’isola. L’Islanda è l’unico Paese industrializzato ad aver assistito al fallimento totale del proprio sistema bancario, ed è il primo in questa crisi ad aver chiesto aiuto al Fondo monetario internazionale. La collera della popolazione ha rischiato di sfociare in una rivoluzione. A due mesi dal referendum irlandese, le due isole hanno posizioni diverse. L’Islanda, che applica già una preponderanza di normative e acquisizioni comunitarie, è sotto pressione per unirsi all’Ue. L’Irlanda, invece, che ne ha già tratto numerosi benefici (60 miliardi di euro) ha risposto con un “No” al referendum sul Trattato di Lisbona del 2008, nella fase in cui doveva passare dalla posizione di “beneficiaria netta” a quella di “contribuente netta” e diffidava dell’allargamento dell’Ue. Per questo secondo voto, i sondaggi pubblici danno vincente il “Sì”, anche se non mancano altri sondaggi organizzati dai partiti politici che prevedono un verdetto nettamente contrario. A Dublino Lellouche ha evitato di intromettersi nella campagna. Gli irlandesi non avevano gradito infatti che nel 2008 i dirigenti europei si immischiassero delle loro faccende. Il suo viaggio nelle due isole puntava quindi a ricordare agli irlandesi ciò di cui gli islandesi hanno già preso atto: la forza dell’Unione aiuta a resistere alla crisi. Il 2 ottobre circa tre milioni di elettori irlandesi decideranno della sorte di 500 milioni di europei: se propenderanno per il “No”, gli islandesi non saranno gli unici a subirne le conseguenze rimanendo fuori dalla Ue. Forse, chissà, la considereranno una vendetta tardiva contro i loro antenati Vichinghi, che in Irlanda andarono a fare razzia di schiavi. ( Fonte: presseurop.eu) Autore: Marion Van Renterghem |
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Gamma Ray Burst
Data registrazione: Jul 2003
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Se la ratifica del trattato fosse stata sottoposta a referendum in tutti i paesi anzichè bypassarla con i voti dei parlamenti probabilmente non ci sarebbero 3 mln che decidono della sorte di 500 ma la scoperta che i contrari sono molti di più.
Poi a che titolo francia e germania dettano questioni di principio ? hanno deciso unilateralmente ? Pagliacci da circo equestre. |
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Data registrazione: Nov 2008
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Se non ricordo male anche i tedeschi non hanno ratificato il trattato di Lisbona.
Mi sembra che le due Camere germaniche hanno volonterosamente approvato il Trattato di Lisbona (come si chiedeva loro dall’alto), ma il presidente tedesco Horst Koehler non ha firmato la ratifica perché attendeva la sentenza della corte costituzionale. La quale ha deciso che sì, il Trattato di Lisbona è in linea di principio compatibile con la loro costituzione, ma potrà essere ratificato solo quando le due Camere avranno varato una "legge supplementare" di raccordo fissando in modo dettagliato i parametri da rispettare. Senza il si dei tedeschi e' un po' difficile che il trattato possa entrare in vigore; e poi mi sembra cosi' strano che un popolo che ha già votato no venga richiamato al voto per votare (a forza) si. |
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Francia e Germania fanno benissimo. Se ci sono imbeci-li che per denigrare il proprio Paese si fanno aiutare dai media francesi e tedeschi nonchè da artisti francesi e tedeschi nonchè da polictici sempre francesi e tedeschi. Vuol dire che francesi e tedeschi sonoSUPERIORI e quelli di quel Paese..INFERIORI: Questo mi suggerisce la logica
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Gamma Ray Burst
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Se qualche elettore ultras si sente inferiore è un problema suo e non mio, nè dei cittadini di altri paesi europei che non siano francesi o tedeschi. Chi ha complessi vada in analisi da uno bravo. E' l'europa nel suo insieme che sta mostrando tutta la sua pochezza, e per fortuna che si smaschera il bluff anche se serve a poco. |
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#9 (permalink) | |
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non ci piove. Mi spiace doverti correggere....non è qualche sparuto elettore ultras che cerca protezione all'estero...stiamo parlando di MILIONI ![]() e questi condizionano anche te...sorry |
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