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Vecchio 09-08-09, 13:24   #1 (permalink)
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autogestione

La vicenda Innse ripropone un valore del lavoro che non può essere ridotto a merce e che può diventare anche un elemento costitutivo dell'individuo. Cosa ne pensa?

Credo che l'aspetto più interessante è precisamente il proposito di assumere la gestione diretta dell'azienda in modo da reagire in egual misura alla determinazione della proprietà a smantellare tutto. In anni recenti la gestione diretta ha conosciuto alcuni episodi di un certo interesse come in Argentina. Nonostante ci siano state numerose iniziative in questa direzione, il caso argentino è stato studiato poco in Europa, mentre invece è un modello di estremo interesse. E bisognerebbe approfondire anche i possibili sviluppi. Il lavoratore non è solo un dipendente ma un soggetto che ha importanti interessi in gioco e non può essere collocato al fondo della scala. E' noto che da decenni in cima all'elenco di coloro che hanno diritto ad esprimersi sono stati messi sotto gli azionisti. Il fatto che un gruppo di lavoratori riaffermi invece l'entità del loro interesse pone un caso di notevole importanza. Speriamo che il caso Innse si evolva positivamente.

Nel caso della Innse, poi, non è in gioco solo il tema dei licenziamenti ma anche quello della distruzione di un patrimonio di conoscenze molto specifico.

A quanto vedo questo tema compare poco o nulla nel dibattito, mentre rappresenta sicuramente un elemento di grande rilievo. Le capacità tecnologiche di alto livello nel nostro paese sono obiettivamente scarse. Una azienda così che chiude è una doppia perdita. E' un brutto dato per l'intero paese che si mette a rischio non una azienda qualsiasi che può essere facilmente sostituita ma un tale patrimonio di conoscenze e di specializzazioni. L'accumulazione delle esperienze professionali si costruisce nel corso degli anni. Non è qualcosa che si può acquistare facilmente sul mercato. Una perdita di investimento molto grave quindi. Vorrei aggiungere che nel discorso sulla responsabilità sociale di impresa e sulle privatizzazioni questo elemento ricorre sempre.

Tutto ciò individua un terreno di intervento della politica e delle istituzioni che sia la prima che queste si guardano bene dal praticare.
Le istituzioni e la politica anche di buona parte della sinistra e del centrosinistra negli ultimi due decenni, sui temi del mercato del lavoro, del governo dell'impresa e sulla politica industriale non si può certo dire che abbiamo prodotto qualcosa di interessante. Beh considerando la dimensione europea, l'Italia sta molto, ma molto indietro.


Quale è il panorama europeo?

Il panorama europeo dimostra ad esempio che la Francia grazie ai suoi molteplici interventi di sostegno al reddito e allo sviluppo regionale anche attraverso apposite agenzie se la sta passando meglio di altri paesi. La Germania che è il leader mondiale delle esportazioni sta di nuovo producendo ordinativi importanti proprio sui prodotti ad alta tecnologia. L'Italia sta nella retroguardia.

Ma lei cosa ne pensa della possibilità di requisizione della Innse e del suo affidamento ai lavoratori?

Non mi pronuncio sulla requisizione che è una questione legale. Però sul fatto che gli operai assumano loro stessi la gestione di una impresa ad alto contenuto tecnologico mi pare un esperimento che andrebbe visto con attenzione e con molto rispetto. Andrebbe sorretto anche, e vedere come va a finire sul terreno dell'attività imprenditoriale. Se riuscissero sarebbe un caso che potrebbe trascinarne altri e che potrebbe contribuire a smontare l'arroganza e la supponenza di certe componenti della proprietà che considerano il lavoro solo come una prestazione che qualsiasi altra merce può offrire senza dare minimamente spazio alla gestione diretta.

Ecco, appunto, il caso della Innse potrebbe moltiplicarsi.

Il problema della crisi è che potrebbe succedere il peggio, ovvero che l'economia si rimetta in moto esattamente nelle stesse condizioni di prima. La crisi avrebbe dovuto rappresentare anche un buon motivo per pensare a tanti elementi importanti della politica del mercato del lavoro, degli orari e della distribuzione della ricchezza. In questo quadro è chiaro che la partecipazione e la gestione diretta o esperienze simili potrebbero essere un elemento di innovazione di fronte a problemi che l'autunno potrebbe rilevare nella sua gravità. Ben difficilmente i posti di lavoro che si stanno perdendo potrebbero essere ricreati esattamente nello stesso numero di prima. Si potrebbe discutere, per esempio, su una permanente o molto prolungata redistribuzione delle ore di lavoro. Per esempio, tutti in cassa integrazione per un giorno alla settimana.

Alla luce di questo ragionamento, che rapporto c'è tra finanza e imprese nella prospettiva della creazione della ricchezza?

L'egemonia acquisita dall'economia finanziaria sull'economia produttiva non è più sostenibile perché la prima dovrebbe essere e restare un mezzo. Il fatto che ne sia diventata la padrona ha sconvolto molti aspetti e molti parametri che investono l'economia reale nel suo complesso. Quindi dovrebbe essere trovato un modo per riportare l'economia finanziaria nel suo polo e sostenere contemporaneamente l'economia reale. Non mi pare che ci siano molti punti di luce se vediamo la questione da questa angolazione.

Veniamo all'esperienza Olivetti, di cui lei ha fatto parte. Lì, la partecipazione e la gestione diretta non erano solo un fatto di democrazia...

Olivetti ebbe un consiglio di gestione previsto dalla Costituzione e forse uno degli ultimi a scomparire. Il consiglio di gestione si occupava dei temi sociali, però. Era un elemento straordinario. Si occupava non solo delle esigenze sociali in senso stretto, ma anche della formazione, della scuola e della cultura. Però il consiglio di gestione non aveva competenze sulla gestione produttiva. Quello che fu innovativo per imprese come l'Olivetti fu la possibilità data a tutti quelli che avevano qualcosa da dire sul loro ruolo di esprimersi. Il primo capo stabilimento negli anni '20 e '30 era un operaio. Alcuni dei principali progettisti all'inizio degli anni '60 erano operai. Anche se non c'era una formula politica e organizzativa l'attenzione per l'intelligenza delle persone era tale che l'ultimo poteva arrivare ai vertici. Questo modello non si è praticamente ripetuto. E' questo modello che ha prodotto in quegli anni utili e ricchezza. Gli utili andavano alla famiglia Olivetti, e agli azionisti e il resto per case, scuole, biblioteche di altissimo livello e anche stabilimenti di grande pregio architettonico in cui era anche bello lavorare. Olivetti diceva sempre "la fabbrica vi chiede molto in termini di fatica e di applicazione e la fabbrica ha l'obbligo di restituirvi ciò che vi ha preso". E' una idea fuori da qualsiasi agenda politica e imprenditoriale oggi, mentre allora era il credo operativo di un imprenditore. Produsse utili Olivetti e moltiplicò per cinque e per dieci la dimensione dell'azienda. Sapeva utilizzare l'intelligenza dei dipendenti e restituire molto.

Che vuol dire questo se letto con il metro di oggi?

Il metro di oggi non c'è. Mi capita spesso di sentire che il caso Olivetti è stato unico e oggi i tempi sono cambiati perché c'è la globalizzazione. E' una affermazione ingenua. Il modello che si è affermato è il valore dell'azionista, ovvero l'impresa è un oggetto che deve produrre un flusso di cassa, ma un flusso di cassa può essere prodotto in tanti modi per esempio con la distruzione delle aziende e quindi l'intelligenza dei lavoratori non ha nessuna importanza.

Fabio Sebastiani
Fonte: http://www.liberazione.it/
feticcio non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-08-09, 15:07   #2 (permalink)
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io sono favorevole alla gestione dell'INNSE da parte dei lavoratori.
Da un secolo ci dicono che i padroni sfruttano i lavoratori.
Sarebbe ora di vedere come i lavoratori sfruttano (o meno)
altri lavoratori.
A parte i risvolti legali...non sarebbe male che un'azienda fosse
condotta dagli stessi operai e così FINALMENTE potremmo vedere
se un'azienda è in grado di stare sul mercato grazie alla propria
forza lavoro.
Io sono convinto che una squadra di 11 Gattuso non va da nessuna
parte...ma potrei sbagliare...
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-08-09, 15:40   #3 (permalink)
Ex Giorgiob75
 
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Io sono convinto che una squadra di 11 Gattuso non va da nessuna
parte...ma potrei sbagliare...
Su questo concordo.

Tuttavia certe aziende potrebbero essere meglio gestite da 11 Gattuso piuttosto che da certi vertici.

Ci sono vertici aziendali che guardano solo ai numeri, al guadagno immediato. Sono quelli che si lamentano per il costo del lavoro però non ammettono di guadagnare da soli in un anno quello che in un anno percepisce tutta la forza lavoro.

A me sta benissimo che il PROPRIETARIO dell'azienda debba vedere remunerato il suo investimento a rischio, però vorrei anche vedere quel senso di responsabilità che sempre più spesso vedo mancareda parte dei vertici.
soros75 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-08-09, 15:53   #4 (permalink)
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Su questo concordo.

Tuttavia certe aziende potrebbero essere meglio gestite da 11 Gattuso piuttosto che da certi vertici.

Ci sono vertici aziendali che guardano solo ai numeri, al guadagno immediato. Sono quelli che si lamentano per il costo del lavoro però non ammettono di guadagnare da soli in un anno quello che in un anno percepisce tutta la forza lavoro.

A me sta benissimo che il PROPRIETARIO dell'azienda debba vedere remunerato il suo investimento a rischio, però vorrei anche vedere quel senso di responsabilità che sempre più spesso vedo mancareda parte dei vertici.
questa è una cap.zata ! Io da un individuo mi aspetto
che rispetti la legge si, ma quella dell'UOMO
non quella DIVINA.
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
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