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Vecchio 30-07-09, 19:39   #1 (permalink)
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Il dodo

Il dodo è stato un simpatico pennuto inetto al volo vissuto sino alla fine del XVII secolo nell'Isola di Mauritius, alto poco più di 70 cm, dall'andatura goffa vista l'atrofizzazione delle ali, sviluppò abitudini alimentari e di nidificazione nel terreno: ha ispirato anche un personaggio dei fumetti Disney (Spennacchiotto, l'inventore che faceva concorrenza ad Archimede). Purtroppo per quanto innocuo ed innocente potesse essere questa inimitabile creatura, il dodo non esiste più da circa 400 anni (l'ultimo avvistamento risale al 1681) a seguito dell'introduzione nell'isola da parte dei coloni portoghesi di specie animali antagoniste (come maiali, cani, gatti, ratti e scimmie), le quali iniziarono a predare molto voracemente le sue uova. La sua estinzione fu resa possibile, oltre alla scarsa difendibilità dovuta alla nidificazione a terra ed alla esiguità delle covate, anche dall'indole ingenua del trapassato bipede piuttosto tonto ed accorto dal difendersi da minaccie sino ad allora mai viste. Ancora oggi nel dialetto portoghese il termine "doudo" indica chiunque possa essere preso di mira per la sua bonarietà. Allora nessuna autorità istituzionale avrebbe pensato che l'ingresso di specie alloctone avrebbe cagionato la scomparsa del volatile inerme.

Basta aspettare ed anche il cosidetto Made in Italy farà presto la fine del dodo ovvero si estinguerà. Proprio come è accaduto al povero pennuto secoli or sono nessuno ha mai pensato di difendere il Made in Italy da predatori esterni che sono stati fatti entrare in Italia senza tanti complimenti, con il solo fine di inchinarsi alle esigenze della produzione imposte dalla tanto osannata globalizzazione (conosciuta anche nel mondo non accademico con il termine di sodomizzazione). Il Made in Italy che avrebbe dovuto essere il vanto italiano nel mondo in un'epoca di profondi cambiamenti storici è stato svenduto e trasformato in preda, portandolo lentamente all'estinzione. Ormai nell'immaginario collettivo, il termine Made in Italy, ha ancora ben poco di quanto potevamo vantarci negli anni passati: più che produrre in Italia con maestranze, manifattura e ricerca italiana si pensa il più possibile a come far diventare un prodotto "Made in Italy" siglandolo con questa ormai ridicola diciutura. A livello politico non esiste corrente o forza che si sia fatta promotrice della difesa del Made in Italy e di tutto quello che esso comporta e genera a livello di indotto.

Vi è di più: pensate che abbiamo avuto governi tanto di destra quanto di sinistra che hanno spinto i nostri industriali a chiudere lo stabilimento italiano per riaprirlo nella provincia del Guandong, aiutandoli successivamente a reimportare tutto l'output produttivo per farlo spacciare come se fosse un prodotto italiano. Forse è il momento di salvare il dodo prima dell'estinzione proponendo l'abbandono dell'insignificante dicitura "Made in Italy" sostituendola con "Prodotto Italiano ©" (marchio inequivocabile che dovrà identificare una merce prodotta in Italia al 100 %, quindi con ideazione, progettazione, manifattura e manodopera operaia esclusivamente italiana).
Basta con l'invasione di finti prodotti Made in Italy che distruggono la capacità di popolamento delle imprese italiane, lasciamo che siano gli altri paesi ad abbracciare ciecamente il dictat della globalizzazione condita con il profitto indiscriminato. Ritorniamo sui nostri passi e pensiamo a come difenderci da prodotti antagonisti che non arrecano beneficio al nostro paese. Persino l'attività di macellazione ed allevamento italiano sta perdendo la sua distintività nel definirsi "Made in Italy" e si appresta a fare la fine del dodo, puntando ormai su mangimi modificati di importazione e carni macellate di provenienza extracomunitaria, ma porzionate presso qualche centro carni italiano per trasmettere l'emblema di carne italiana.

Solo la reale distinzione (istituita con una disciplina giuridica molto severa) tra quello che è effettivamente prodotto in Italia da quello che diventa italiano grazie ad un giro di carte farlocche, può consentire al Titanic Italia di imboccare una strada che preservi dall'estinzione l'artigianato e l'industria italiana. Solo con una stringente campagna di difesa della cosidetta italianità (dal semplice paio di scarpe al prestigioso vestito sartoriale passando per i generi alimentari come il vino ed il formaggio) possiamo pensare di prosperare innanzi ad una trasformazione planetaria degli equilibri geoeconomici e ad una migrazione dei tenori di ricchezza e benessere da occidente a oriente. Il dodo si è estinto perchè nessuno ha pensato a difenderlo, nessuno ha immaginato che cosa potesse accadere mettendolo in competizione con animali a lui antagonisti ma non autoctoni, altre specie viventi che poco hanno di originale e distintivo come il dodo. E proprio come il dodo anche il "Made in Italy" si sta comportando: ovvero si lascia avvicinare, depauperare e barbaramente sfruttare, senza tanto dimenarsi, come faceva il dodo quando veniva catturato, confidando che il suo predatore fosse un amico che voleva la sua compagnia.

Come possono le forze politiche pensare di salvaguradre l'occupazione e la serenità dei piccoli e medi imprenditori se non si preocupano di mettere delle barriere all'ingresso di merci antagoniste a quelle italiane (nel senso di autentici prodotti italiani) ? Continuo a ribadirlo e a diffondere questo pensiero attraverso il mio manifesto economico, ma vedo solo chiacchiere e distintivo da parte di autorità e farse politiche italiane. Per questo motivo stanno scomparendo produzioni artigianali ed industriali legate a vari settori come il calzaturiero, l'artigianato orafo, le ceramiche d'arredamento, il tessile e l'abbigliamento, il settore conciario, il metalmeccanico di precisione e così via discorrendo. Ricordiamoci pertanto del dodo, un innocuo e simpatico columbiforme, originale ed unico nel suo aspetto e modo di fare, sempre abituato a non preoccuparsi perchè l'isola che lo ospitava ed in cui si sviluppò genealogicamente non gli dava di che preocuparsi, sino all'arrivo improvviso di predatori esterni, introdotti dai grandi speculatori di allora (i colonizzatori), i quali decretarono in meno di settantanni la sua estinzione. Ancora oggi il dodo è il simbolo per antonomasia di una specie che si è estinta con una velocità impressionante. Proprio quello che sta accadendo al panorama imprenditoriale del Made in Italy.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/teor...a_del_dodo.htm
29.07.2009
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Vecchio 02-08-09, 21:33   #2 (permalink)
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Lavorando in un settore simbolo del made in italy ("Prodotto Italiano ©" ) come quello del vino non posso che concordare
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Vecchio 02-08-09, 21:57   #3 (permalink)
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Preservare un marchio in quanto tale puo' solo prolungare l'agonia se il prodotto/settore/tecnologia e' ormai superato dai tempi; la vera sfida e' saper tenere il passo col mondo che cambia.

Se il dodo fosse stato aiutato per tempo oggi sarebbe sopravvisuto come specie ma avrebbe dovuto essere protetto costantemente contro tutto; ha senso solo per ragioni di passione naturalistica e filantropica.

Invece di sprecare le poche risorse per tenere in vita moribondi forse sarebbe piu' utile investire in innovazione.
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Vecchio 03-08-09, 07:44   #4 (permalink)
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stamane alle 7,30 su Rai1 c'era Urso (min commercio estero)
Giustamente faceva notare: L'Italia non ha mai esportato come oggi
(incluso tessile e scarpe) NONOSTANTE NON POSSA COME NEL PASSATO
AGEVOLARSI DELLE SVALUTAZIONI COMPETITIVE.

Noi esportiamo prodotti di qualità. Si sappiamo produrre qualità...
e chi l'avrebbe mai detto dell'Italia
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 03-08-09, 08:31   #5 (permalink)
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stamane alle 7,30 su Rai1 c'era Urso (min commercio estero)
Giustamente faceva notare: L'Italia non ha mai esportato come oggi
(incluso tessile e scarpe) NONOSTANTE NON POSSA COME NEL PASSATO
AGEVOLARSI DELLE SVALUTAZIONI COMPETITIVE.

Noi esportiamo prodotti di qualità. Si sappiamo produrre qualità...
e chi l'avrebbe mai detto dell'Italia
Beh, spande ottimismo (che, come ami ricordare tu, male non fa); io sono fiducioso che ce la faremo anche stavolta.
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Vecchio 03-08-09, 09:50   #6 (permalink)
Watashi
 
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Preservare un marchio in quanto tale puo' solo prolungare l'agonia se il prodotto/settore/tecnologia e' ormai superato dai tempi; la vera sfida e' saper tenere il passo col mondo che cambia.
Ammappete che convinzione e sicurezza....
In molti comuni italiani si stanno riscoprendo prodotti autoctoni che il mercato barbaro aveva spazzato via, con un meccanismo diabolico chiamato business si era preferito una cultivar che dava maggiori risultati di produttività, ma poi si è scoperto che questa omologazione non rendeva più e si è preferito tornare al passato.
Purtroppo molte voci del made in Italy si basano e si baseranno sempre più sul profitto, che è l'unica variabile che conta nell'interesse collettivo, poi un giorno si proverà a tornare indietro, ma forse i ricordi saranno troppo sbiaditi per farlo e ci dovremo accontentare di qualche piacevole surrogato.

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Se il dodo fosse stato aiutato per tempo oggi sarebbe sopravvisuto come specie ma avrebbe dovuto essere protetto costantemente contro tutto; ha senso solo per ragioni di passione naturalistica e filantropica.
Il dodo è scomparso a causa nostra, nel suo ambiente stava più che bene, in equilibrio come era da millenni grazie al lavoro secolare della natura, poi è arrivato l'uomo e ha decretato la sua fine ed in seguito sylvestro che la legittima come evoluzione per l'uomo ed il mondo, come un fattore positivo, quando invece è solo omologazione.

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Invece di sprecare le poche risorse per tenere in vita moribondi forse sarebbe piu' utile investire in innovazione.
La vita e la storia ha insegnato che le diversità se protette e mantenute sono linfa vitale per l'evoluzione partecipativa dell'uomo, proteggere gli altri è proteggere noi stessi ed il nostro futuro.
E' dietro la presunzione di superiorità che si nasconde l'omologazione e l'estinzione.
dottoraus non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 03-08-09, 10:09   #7 (permalink)
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Ammappete che convinzione e sicurezza....
In molti comuni italiani si stanno riscoprendo prodotti autoctoni che il mercato barbaro aveva spazzato via, con un meccanismo diabolico chiamato business si era preferito una cultivar che dava maggiori risultati di produttività, ma poi si è scoperto che questa omologazione non rendeva più e si è preferito tornare al passato.
Purtroppo molte voci del made in Italy si basano e si baseranno sempre più sul profitto, che è l'unica variabile che conta nell'interesse collettivo, poi un giorno si proverà a tornare indietro, ma forse i ricordi saranno troppo sbiaditi per farlo e ci dovremo accontentare di qualche piacevole surrogato.



Il dodo è scomparso a causa nostra, nel suo ambiente stava più che bene, in equilibrio come era da millenni grazie al lavoro secolare della natura, poi è arrivato l'uomo e ha decretato la sua fine ed in seguito sylvestro che la legittima come evoluzione per l'uomo ed il mondo, come un fattore positivo, quando invece è solo omologazione.

Non ho detto che e' giusto o che e' bello, prendo atto che cosi' va il mondo; a me, per esempio, colpiva di piu' la scomparsa dell'uomo di Flores (mi sarebbe piaciuto se si fosse salvata almeno quella specie)

La vita e la storia ha insegnato che le diversità se protette e mantenute sono linfa vitale per l'evoluzione partecipativa dell'uomo, proteggere gli altri è proteggere noi stessi ed il nostro futuro.
E' dietro la presunzione di superiorità che si nasconde l'omologazione e l'estinzione.
Sono fondamentalmente daccordo con te sul piano morale.

L'estinzione delle specie e' sempre esistita; il molti casi l'uomo ne ha purtroppo incentivato una parte mentre avrebbe potuto comportarsi esattamente al contrario cercando di salvarne il piu' possibile; in altri casi ha gia' operato salvataggi con successo (ed ovviamente speriamo tutti che prosegua cosi).

Pero', House, io ho la tentazione di considerare l'uomo come elemento dell'insieme, con i pro ed i contro, non come un superessere al di sopra delle parti.
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Vecchio 03-08-09, 10:24   #8 (permalink)
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Pero', House, io ho la tentazione di considerare l'uomo come elemento dell'insieme, con i pro ed i contro, non come un superessere al di sopra delle parti.
Cerchiamo di essere onesti sylvestro, l'uomo forse non sarà un superessere ma obiettivamente tra gli esseri viventi presenti nell'universo (fino a qui conosciuti) è quello che maggiormente può influire sui meccanismi che regolano il mondo, può sterminare a sua discrezione una specie da un'altra, può fabbricare armi nucleari che esplose possono destabilizzare l'ecosistema, con una navicella spaziale può andare perfino sulla luna, etc.. è chiaramente superiore per ingegno, per manualità, per capacità cognitive a chiunque non sia lui....o vogliamo contestarlo?
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Vecchio 03-08-09, 10:32   #9 (permalink)
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Cerchiamo di essere onesti sylvestro, l'uomo forse non sarà un superessere ma obiettivamente tra gli esseri viventi presenti nell'universo (fino a qui conosciuti) è quello che maggiormente può influire sui meccanismi che regolano il mondo, può sterminare a sua discrezione una specie da un'altra, può fabbricare armi nucleari che esplose possono destabilizzare l'ecosistema, con una navicella spaziale può andare perfino sulla luna, etc.. è chiaramente superiore per ingegno, per manualità, per capacità cognitive a chiunque non sia lui....o vogliamo contestarlo?
Hai assolutamente ragione e non posso che condividere; pero' io provo a spingermi oltre: l'attuale nostra superiorita' ci da una posizione di indubbio vantaggio ma non ci permette ancora di modificare le regole del gioco.

Nonostante tutto il nostro ingegno restiamo parte dell'insieme, specie soggetta a ridimensionamenti o estinzione grosso modo come gli altri.

Non c'e' bisogno di scomodare gli alieni per dire che e' sufficente un virus (il minimo dell'ingegno) piu' tosto degli altri per farci scomparire.

Sul piano naturalistico la nostra specie non e' cosi' diversa dalle altre; gli iguanodonti sono sopravvissuti 70 milioni di anni ed erano certamente piu' stupidi di noi, noi quanto sopravviveremo anche nell'ipotesi di essere virtuosi? quanto tempo dai alla nostra specie naturalisticamente parlando? o saremo eterni se sapremo essere "bravi"?
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Vecchio 03-08-09, 10:50   #10 (permalink)
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Lui come altre specie animali può però evitare di ripercorrere la stessa strada sbagliata due volte.

Quindi poniamoci questa domanda, eliminare il dodo ha portato dei vantaggi all'uomo e/o all'ambiente?

Qualunque sarà la risposta, abbiamo fatto un passo verso l'evoluzione.
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