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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Mar 2008
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Le colpe dei padri ricadono sui figli
The Intergenerational Effect of Worker Displacement
Philip Oreopolous, Marianne Page and Ann Huff Stevens NBER Working Paper No. 11587 August 2005 ABSTRACT This paper uses variation induced by firm closures to explore the intergenerational effects of worker displacement. Using a Canadian panel of administrative data that follows almost 60,000 father-child pairs from 1978 to 1999 and includes detailed information about the firms at which the father worked, we construct narrow treatment and control groups whose fathers had the same level of permanent income prior to 1982 when some of the fathers were displaced. We demonstrate that job loss leads to large permanent reductions in family income. Comparing outcomes among individuals whose fathers experienced an employment shock to outcomes among individuals whose fathers did not, we find that children whose fathers were displaced have annual earnings about 9% lower than similar children whose fathers did not experience an employment shock. They are also more likely to receive unemployment insurance and social assistance. The estimates are driven by the experiences of children whose family income was at the bottom of the income distribution, and are robust to a number of specification checks. (Meditate gente, meditate.) |
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Ex Giorgiob75
Data registrazione: Apr 2006
Messaggi: 12,083
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#3 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2005
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scrivesse ''father-child pairs'' in Cina. Magari si scoprirebbe l'effetto..opposto.. |
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
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Mah, tutte le volte che ho parlato di meccanismi di trasmissione della disuguaglianza fra generazioni, di trappole di povertà e altre simili linee di ragionamento mi avete fatto sempre una pernacchia.
Comunque mi sono scaricato il lavoro e me lo andrò a leggere, perché sarebbe interessante vedere qual è il nesso causale del 9% in meno, perché se è un abbassamento della frequenza scolastica sarebbe troppo banale. In un commento all'articolo si parlava di un problema di autostima, il che rende il lavoro particolarmente interessante. Però è sempre meglio rifarsi al testo originale. |
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2007
Messaggi: 7,493
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Lo permette a tutti? No. Il numero di chi fa il salto sta calando? Sì. C'è nel mondo occidentale un'area che permette il passaggio di classe più degli USA? No. In europa è ancora peggio. Quindi il sogno americano resta. Più modesto, ridimensionato, ma resta. Prova è che alcuni poveri europei tentano la carta USA, mentre i poveri americani non ci pensano nemmeno di tentare la fortuna in europa. |
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#8 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2007
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#9 (permalink) | |
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Data registrazione: Mar 2008
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Parli di laureati in materie scientifiche che vogliono andare in Usa (e non il contrario): ma questo è ovvio e non ha nulla a che fare con le opportunità. Semplicemente la società americana è più avanti sul fronte tecnologico e importa cervelli dal resto del mondo (anche perché gli americani hanno una scuola secondaria disastrata, e contano molto sugli studenti di origine asiatica, che invece studiano e si applicano, come sugli stranieri.) Se gli Usa fossero davvero la terra delle maggiori opportunità tutti cercherebbero di andare là, sia il laureato in materie scientifiche che il semplice operaio o lavoratore di umili origini, i quali invece se ne guardano bene. |
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#10 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2007
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Parlo proprio dei secondi. Hai mai visto un americano povero che viene in Italia o Europa in genere a fare il lavapiatti, il cameriere, ecc...? No, o comunque ce ne sono pochissimi. Ci sono europei non benestanti che invece vanno negli USA a cercare fortuna? A migliaia. Basta guardare i bar, pub, o altri esercizi commerciali in America ecc... gestiti da italiani, ma anche da altre nazionalità, che arrivati lì partirono come camerieri e simili. E non parlo solo di immigrati di un secolo fa, ma anche situazioni più recenti. E comunque, ora che ci ripenso, non è nemmeno esatto dire che se emigrano là laureati scientifici questo non significa che non è una terra delle opportunità. Lo è eccome. Altrimenti un laureato in tali materie, se avesse le medesime opportunità, se ne resterebbe qui. Il fatto che invece vada là significa che se non hai santi in paradiso quell aterra ti offre molte più possibilità che non l'Europa. Difficile sostenere che questo non abbia a che fare con il tema delle maggiori opportunità. |
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