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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2005
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Perchè preoccuparsi...?
Già perchè preoccuparsi ? In fin dei conti ci può capitare qualcosa
di peggio di quello accaduto in Islanda ? Penso (e spero) di no. Quindi se ce la farà l'Islanda...ce la possiamo fare anche noi. Obiezione: ma l'Italia mica è 'piccina' come l'Islanda ! Noi siamo una nazione più grande, più interconnessa , i nostri problemi sono più grossi.....ecc. ecc. Ma se è così perchè un giorno si e l'altro pure c'è gente che continua a fare raffronti tra Italia è altre realtà...minuscole ![]() . Iceland's banking crisis Pelt tightening Jul 23rd 2009 From The Economist print edition A country staggers back to its feet TINY Iceland was hit uniquely hard by the credit crisis. Its banks had assets eight times its GDP. When they collapsed it seemed that a life of fishing and harvesting pelts beckoned for the country’s more sophisticated inhabitants. Yet Iceland is special in another way: it did not issue a blanket bail-out to its banks, but rather let bits of them go bust. That could mean the cost to its public is less devastating than once seemed possible. When the government stepped in last October, it only took over the domestic operations of the three big banks. The latest data have not been made public, but at the end of 2007 local assets accounted for just over half of the banks’ total. On July 20th the government said it would inject $2 billion of capital into these “new” domestic banks, leaving their solvency ratios at robust levels. Most creditors are stuck in the bankrupt “old” banks, but if any surplus value emerges in the new banks beyond that of the public capital, they will get bonds or shares in them as compensation. The taxpayer’s gross bill for the banking mess comes in three bits, says Fridrik Baldursson of Reykjavik University. There is the capital just injected. There are the loans to lenders made during the crisis by the central bank, which must now queue up with other creditors of the “old” banks. Biggest and most controversially, there is the cost of honouring the guarantee made to foreigners with “Icesave” deposits at the old Landsbanki. Include all three and the total cost could amount to an eye-watering 90% of GDP. But the government gets some assets too. The stakes in the “new” banks should be worth something. As a creditor, the state also has a big claim on the assets of the “old” banks as they are restructured or wound down. The central bank has just had a stab at forecasting public-sector debt (excluding a small amount of local-government liabilities). Gross debt will soar to about 180% of GDP next year. But after including financial assets, net debt rises to only 40% of GDP, from about zero before the crisis. Of course that is cold comfort to the creditors who have lost money. And other investors are livid too, not least those with funds still trapped in the country by capital controls. But for the Icelandic public, whiplashed by the financial crisis, there are at least some grounds for hope. |
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#2 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
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ripeto, perchè preoccuparsi ? Allora si parlava di Islanda.
Mi pare che esista ancora. L'Islanda, magari malridotta, è ancora là. Non è stata cancellata dalle carte geografiche, e si che la crisi è stata dura. Ora è il turno della Grecia. E ripeto, perchè preoccuparsi ? SIno a ieri si scommetteva sul default. Ora con una 'finanziaria' da 8 mdi di euro, rientrano (o meglio cominciano a rientrare) dal deficit. Otto miliardi, dicevo, con una popolazione di ca 10 milioni. Equivale ad una manovra da 40 mdi per l'Italia, certo non son noccioline ma si può fare (o si potrebbe fare) se necessario. . Quindi è Natale, perchè preoccuparsi ? . Dec. 24 (Bloomberg) -- Prime Minister George Papandreou won passage of a 2010 budget to cut 8 billion euros ($11 billion) from the deficit . The budget plan aims to cut public spending and increase revenue. Measures include a tax on large properties to generate 1 billion euros, benefit cuts for civil servants and a crackdown on tax evasion. The budget will reduce a deficit of 12.7 percent of economic output this year to 9.1 percent in 2010 |
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Apr 2005
Messaggi: 1,418
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Nei giorni scorsi è stato pubblicato un Occasional Paper della Banca d’Italia http://www.bancaditalia.it/pubblicaz...ecofin_2/QF_58 , “La crisi internazionale e il sistema produttivo italiano: un’analisi su dati a livello di impresa“, di Matteo Bugamelli, Riccardo Cristadoro e Giordano Zevi. Il lavoro esamina le conseguenze per il sistema produttivo italiano della crisi economica e finanziaria internazionale iniziata nel 2007 con un approccio contemporaneamente macro e micro, utilizzando cioè sia dati aggregati di contabilità nazionale che informazioni a livello d’impresa desunte dall’indagine sulle imprese industriali e di servizi (Invind) condotta annualmente dalla Banca d’Italia. Tra le risultanze della ricerca, ne spicca soprattutto una: i livelli della produzione industriale italiana sono tornati indietro, a causa della crisi, di quasi 100 trimestri.
Come scrivono gli autori del paper, Rispetto ai massimi toccati all’inizio del 2008, nel secondo trimestre dell’anno in corso l’indice della produzione ha segnato una diminuzione cumulata prossima al 25 per cento, con il risultato che, nella scorsa primavera, il volume delle merci prodotte si era riportato al livello della metà degli anni Ottanta. Nella media dell’area e nei suoi principali paesi, il calo, pur assai pronunciato, è stato inferiore. Misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 12 e 13 trimestri di Francia e Germania si confrontano con i quasi 100 dell’Italia Nello specifico, e rimandando il lettore alle tavole 1 e 2 del paper, il livello di produzione industriale italiana è tornato al secondo trimestre 1986, quello tedesco al quarto trimestre 1999, quello francese al primo trimestre 1994. Come si nota, quello italiano è un autentico crack, che conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) che affermare che il nostro paese ha navigato in questa crisi meglio dei nostri concorrenti è una fallacia assoluta. Dal lato più generale del Pil, l’Italia in questa crisi è tornata indietro di 34 trimestri, contro i 13 e 12 rispettivamente di Germania e Francia. Naturalmente la notizia è rimasta sepolta nella cronaca natalizia, e forse è meglio così, visto quanto è inquietante. Uno degli errori più comuni commessi dalla stampa e dai commentatori politici è quello di considerare solo le variazioni di una grandezza, non i suoi livelli. In tal modo l’analisi finisce col perdere profondità prospettica. Sono ancora e sempre troppo pochi quelli che riescono a realizzare che, quando una grandezza perde il 50 per cento, necessiterà di una ripresa del 100 per cento solo per tornare al livello di partenza. Non sorridete, in questo paese abbiamo un disperato bisogno di partire dalle nozioni di base. Per una migliore comprensione della differenza esistente tra livelli e variazioni è utile leggere gli esempi fatti da Menzie Chinn e Paul Krugman. http://www.econbrowser.com/archives/..._versus_g.html http://krugman.blogs.nytimes.com/200...imulus-timing/ Ultima modifica di cambon : 28-12-09 alle ore 17:58 |
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#7 (permalink) | |
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ridateci il cainano!
Data registrazione: Dec 2004
Messaggi: 15,885
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Citazione:
![]() ![]() ![]() se scendi del 100% e poi risali del 100% ti ritrovi sempre lì ![]() ![]() ... in tv
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#8 (permalink) |
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Stairway To Heaven
Data registrazione: Aug 2006
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Investitori in azioni?... preoccupati
Crisi: risparmio in fuga da azioni
Rilevazione a dicembre, cresce interesse per le obbligazioni 28 dicembre, 21:28 (ANSA) - ROMA, 28 DIC - 'Risparmiatori alla ricerca di piu' sicurezza: minor voglia di investire in azioni, mentre il maggior desiderio e' per le obbligazioni'. E' quanto emerge dall'analisi della rilevazione a dicembre dell'indice di 'Soldi Sette', realizzata da Altroconsumo. 'L'indice, che oscilla tra un minimo di 0, lo scenario piu' cupo, a un massimo di 200, indice di sfrenata euforia, si e' attestato nell'ultima rilevazione a quota 102,2, ancora in zona ottimista ma in calo rispetto a settembre (a 112,9). |
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