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Data registrazione: Feb 2009
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un tesoro da 550 miliardi di euro
Stati Uniti, Ue e Ocse allineati in una battaglia per far cadere il segreto bancario
La quota maggiore, circa 300 miliardi, in Svizzera. Altri 100 in Lussemburgo Nei caveau dei paradisi tributari un tesoro da 550 miliardi di euro Le stime più attendibili sui capitali detenuti all'estero dagli italiani di ETTORE LIVINI Nei caveau dei paradisi tributari un tesoro da 550 miliardi di euro MILANO - Non c'è due senza tre. Giulio Tremonti, dopo aver rimpatriato con i suoi primi due scudi fiscali del 2001 e del 2003 oltre 78 miliardi di euro (con un incasso di 1,95 miliardi per l'erario) ci riprova. E il motivo è semplice. Le prime due versioni di questo condono mascherato - malgrado le condizioni da saldo applicate (un'aliquota del 2,5% sui capitali rimpatriati) - hanno riportato nel Belpaese solo una percentuale minima dei soldi in nero nascosti oltrefrontiera dai nostri connazionali. Cifre ufficiali, come ovvio quando si prova ad alzare il velo sui paradisi offshore, non ce ne sono. Ma all'estero, secondo stime attendibili, c'è ancora un tesoro di beni tricolori da 550 miliardi. Una cifra enorme, pari a un terzo del debito pubblico italiano, nascosta dietro il paravento dei conti cifrati e del segreto bancario. La quota maggiore, circa 300 miliardi, sarebbe parcheggiata in Svizzera, con oltre 250 miliardi ben custoditi nei caveau delle banche del Canton Ticino. Un centinaio di miliardi sono sotto chiave nel Lussemburgo mentre a Montecarlo, paradiso fiscale che negli ultimi anni ha perso parte del suo glamour, ce ne sarebbero solo (si fa per dire) una quarantina di miliardi. Dalla Confederazione, del resto, sono arrivati ben il 58% dei soldi rientrati in Italia con i primi due condoni, davanti al Granducato (14%) e alla Germania (10%). Su questa immensa fortuna esportata in un quarantennio per sfuggire agli occhi del fisco, tira però già da qualche mese un'aria di bufera. I primi scricchiolii sono stati avvertiti quando un ex impiegato della Ltg, una riservatissima banca del Liechtenstein, ha venduto agli 007 tedeschi l'elenco dei clienti stranieri dell'istituto, finiti poi nelle mani dei vari erari europei. Sembrava solo un incidente di percorso. Ma la crisi finanziaria ha improvvisamente acceso un faro internazionale su questi esotici e (fino a poco fa) tranquillissimi paradisi fiscali. Gli Stati Uniti e la Ue si sono accodati all'Ocse in una battaglia per chiedere loro più collaborazione nel perseguire i reati fiscali e far cadere il segreto bancario. E, forse per la prima volta, hanno minacciato sanzioni reali. Tanto che lo spauracchio di finire in una lista nera degli organismi internazionali ha convinto Berna, Vienna, Montecarlo, il Lussemburgo, le Isole del Canale e persino Cayman e le Vergini a impegnarsi, almeno sulla carta, a garantire maggior trasparenza. La prima prova sul campo di queste aperture - quella che fa correre brividi freddi lungo la schiena di molti clienti italiani offshore - è il braccio di ferro tra Stati Uniti e Svizzera su Ubs. Il tesoro Usa ha chiesto ufficialmente alla banca elvetica (una delle preferite dai nostri connazionali più esterofili) di consegnare la lista dei 52mila correntisti americani che hanno depositi soldi in nero presso le sue filiali elvetiche. Minacciando di ritirarle la licenza a operare negli Stati Uniti. L'istituto, terrorizzato all'idea di vedersi chiudere sotto il naso il suo business più ricco ha acconsentito ad alzare il velo su una prima lista di nominativi. Ma oggi, dopo che lo stesso governo elvetico ha chiesto di non violare il segreto bancario (reato penale nella confederazione) ha fatto marcia indietro. E pare disposto a pagare una multa miliardaria a Washington pur di non perdere la sua aurea di riservatezza. I paradisi offshore, insomma, sono un po' meno paradisi di un tempo. E Tremonti conta anche su questo clima per convincere gli italiani a riportare in patria i loro sudati risparmi (finora esentasse). Il successo della terza versione dello scudo dipenderà molto dall'aliquota che sarà richiesta per perdonare gli evasori. Il 2,5% delle prime due edizioni è stato un vero regalo. Il Belgio al suo scudo ha imposto il 9%. La Germania un ben più severo 25%. Se applicato ai nostri 550 miliardi, sarebbero quasi 140 miliardi di tasse da pagare. (12 luglio 2009) |
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PADI DiveMaster
Data registrazione: Jun 2006
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Sono sicuro che agli Stati piacerebbe mettere le mani su quei soldi. Ma la verita' e' che NON tutti quei capitali sono provenienti da evasione fiscale. Una parte e' stata portata per evitare le tasse di sucessione, che in belgio o in francia sono altine. Ma se il tipo non e' ancora spirato, niente s' stato evaso, se non piccole somme dovute alla capitalizzazione
Molti Italiani poi hanno portato i loro risparmi, gia tassati in elvezia semplicemente perche' ai tempi non si poteva esportare valuta oppure perche' non si fidano dello Stato Italiano...( e chi puo' dargli torto?) Poi ci sono i proventi di attivita' illegali e quelli, onestamente andrebbero sequestrati |
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