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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jun 2009
Messaggi: 339
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La sinistra si sarebbe sognata provvedimenti del genere....
Bocconcino amaro per le banche....
Almeno si sono decisi a ricattare le banche con l'arma dei Tremonti-bond...bravo Tremonti ![]() http://www.corriere.it/politica/09_g...4f02aabc.shtml
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#2 (permalink) | |
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proteggi l'amigdala
Data registrazione: Sep 2005
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#3 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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Questo thread è gravemente politically incorrect. Passibile quindi di censura.
Infatti, e preventivamente dato che Epifani non usa leggere sapendo già tutto dalla Creazione: la Cgil ritiene che i provvedimenti siano «inadeguati alla crisi». Prevedo moltitudini di pauperisti politicamente corretti in prossimo assalto alla baionetta per ristabilire le verità rivelate. Magari, Manx, riusciranno anche a criticare un provvedimento bolscevico come il paragrafo Alitalia.
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#4 (permalink) | |
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proteggi l'amigdala
Data registrazione: Sep 2005
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![]() ![]() ![]() ![]() ( faccine politically correct)
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#6 (permalink) | |
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proteggi l'amigdala
Data registrazione: Sep 2005
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#7 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
Messaggi: 9,391
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Comunque ho trovato un altro politicamente scorretto, Dario Di Vico del Corsera:
Una risposta che serviva Una boccata d’ossigeno per l’Italia manifatturiera. I provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri vanno nella giusta direzione. Una boccata d’ossigeno per l’Italia manifatturiera. I provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri vanno nella giusta direzione e accolgono— in che misura lo sapremo quando il decreto con la relazione tecnica sarà presentato in Parlamento —le richieste che erano venute dal mondo della produzione. Come del resto testimoniano gli apprezzamenti giunti dalle varie associazioni di rappresentanza. Il giudizio positivo vale soprattutto per la Tremonti- ter, che appare come la misura-regina nel pur ampio ventaglio di decisioni sfornate ieri. La detassazione «secca» del 50% degli investimenti in nuovi impianti e macchinari disegna un meccanismo facile da applicare, molto focalizzato e che dovrebbe raddoppiare (se non triplicare) gli effetti fiscali della Tremonti-bis. Punta ad aiutare quell’Italia che gli addetti ai lavori chiamano—con un pizzico di snobismo—fordista, che ci ha consentito finora di reggere l’urto della grande crisi ed evitare che si producesse nel Paese un’altrettanto grave frattura sociale. La ripresina della primavera 2009, purtroppo, sembra aver già consumato i suoi effetti positivi, forse ci aveva anche illuso e il quadro che ci si presenta davanti adesso è a tinte fosche. Si è parlato di cento giorni decisivi e le notizie che arrivano da alcuni distretti non sono incoraggianti perché si sta silenziosamente modificando settimana dopo settimana la mappa dell’Italia industriale. Il distretto trevigiano degli accessori sportivi rischia di sparire e il triangolo della sedia, le 1.200 piccole aziende che fabbricavano nelle valli friulane del Natisone il 50% della produzione mondiale, sta subendo un drastico ridimensionamento. Le stime dicono che di quelle aziende ne resteranno in vita meno della metà. E stiamo parlando del Nord Est che, anche quando le cose vanno malissimo, vanta un sovrappiù di motivazione imprenditoriale e di integrazione impresa-società. Altrove la situazione è ancora peggiore. Per tutti questi motivi era attesa una risposta da parte della politica e non si può dire che non sia arrivata. Stavolta senza creare incomprensibili asimmetrie tra grandi e piccole imprese: la Tremonti-ter non è un provvedimento per i soliti noti. Ne capiremo di più quando si conoscerà l’ammontare del costo della detassazione (e le relative coperture finanziarie) ma la parte più dinamica dell’imprenditoria italiana, a prescindere dalla taglia delle aziende, potrà accelerare la propria riorganizzazione, ammodernare i propri apparati, diventare più competitiva e mettersi così in condizione di sfruttare le occasioni di uscita dalla crisi. Certamente ciò non vale per tutte le aziende perché laddove il rischio chiusura è legato al crollo della domanda internazionale le politiche nazionali possono intervenire quasi esclusivamente con gli ammortizzatori sociali. Il decreto governativo contiene molte altre misure, alcune di sicuro segno positivo come gli stanziamenti per la banda larga tesi a colmare il ritardo italiano nelle tecnologie digitali, il provvedimento di liberalizzazione di parte delle forniture di gas che dovrebbe dare benefici alle aziende energivore, i bonus per le aziende che non licenziano voluti dal ministro Sacconi, le norme per rafforzare la lotta ai paradisi fiscali. Non è ancora del tutto chiaro, invece, come verrà affrontata la spinosissima questione dei mancati pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese, un caso che ha rischiato di compromettere gravemente i rapporti tra l’esecutivo e la Confindustria e che ha messo in dubbio l’esistenza stessa di numerose piccole imprese. Dario Di Vico 27 giugno 2009 |
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#8 (permalink) |
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proteggi l'amigdala
Data registrazione: Sep 2005
Messaggi: 22,696
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bell'articolo e buone misure, peccato che con il provvedimento bolscevico alitalia collegato , non riesco a vederne il collegamento, ma mi riscuso perchè sicuramente è una mia colpa dovuta alla mia ignoranza ( in termini conoscitivi della teoria) nella materia liberale
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#9 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
Messaggi: 9,391
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Un altro non-allineato ancora, l'amico Claudio Borghi del Giornale:
Con questo decreto "estivo" agganceremo la ripresa Scorrendo i molti provvedimenti del «decreto fiscale» emerge soprattutto un’impressione: buon senso. Verrebbe da dire che si tratta forse (il forse dipende dal fatto che si tratta di una prima lettura, e a volte il diavolo si nasconde nei dettagli) del migliore «decreto estivo» delle recenti legislature, soprattutto tenendo conto della scarsità dei mezzi a disposizione del governo, alle prese con un bilancio smagrito all’osso dalla crisi. Il «decreto Bersani» del 2006, ad esempio, conteneva elementi positivi ma era «macchiato» da alcune prese di posizione demagogiche contro alcune categorie «nemiche» ed era stato subito seguito dal pasticcio di Visco sull’Iva delle società immobiliari che aveva dato il via all’ingloriosa stagione dei provvedimenti annunciati e poi ritirati dopo il danno. Nel decreto che porta soprattutto le firme di Tremonti e Scajola si intravede invece un virtuoso equilibrio fra strette e concessioni: forse niente di rivoluzionario ma tante piccole sterzate per la maggior parte nella direzione giusta. Una cosa in particolar modo appare apprezzabile: il sincrono con uno scenario di ripresa economica, infatti quello che si deve scongiurare ad ogni costo è il rischio di una generale ripresa dell’economia che non venga «agganciata» dall’Italia. Abbiamo già sperimentato che alcune caratteristiche del nostro tessuto economico ci rendono più resistenti di altri Paesi a situazioni estreme di crisi, ma questa resistenza potrebbe trasformarsi in zavorra, qualora l’Europa ricominciasse a macinare crescita. Ben vengano quindi misure come la detassazione degli utili reinvestiti. Sarebbe stato certamente più semplice e popolare concentrarsi su provvedimenti quali sussidi o simili ed è prevedibile qualche alzata di spalle, dal momento che nel 2008 di utili se ne sono visti pochi, ma la scelta del governo sottintende una visione, che comporta una situazione di possibile ripresa e conseguente sostegno a tale scintilla iniziale tramite il reimpiego degli utili in macchinari e beni strumentali. Il tentativo di innescare un circolo virtuoso è evidente e in tale scenario si può comprendere l’attacco di Berlusconi al catastrofismo dei media: la possibilità di ripartire è finalmente concreta ed invece non passa giorno che non venga diffuso qualche bollettino di guerra, soprattutto riferito ad un poco utile passato. Riprendere ad investire e ad assumere conviene a tutti e i provvedimenti del decreto puntano in tale direzione. Assai concrete anche le disposizioni anti elusione ed evasione, attuate con l’intelligente sistema dell’inversione dell’onere della prova: è sempre antipatico dover dimostrare qualcosa al fisco, ma dinnanzi a ben note situazioni di abuso diffuso non rimane altra scelta e pertanto vanno senz’altro approvati sia i commi relativi agli utili realizzati sfruttando i «paradisi fiscali» sia quelli relativi all’uso dell’indicatore di ricchezza familiare «Isee» per il mantenimento delle prestazioni assistenziali. Non mancano poi provvedimenti che vengono incontro al cittadino comune soprattutto nel difficile rapporto con le banche, mettendo la parola fine a lunghi tira e molla sulla commissione di massimo scoperto e sulla surroga dei mutui. Si tratta in definitiva di un buon decreto, per una volta mirato ad ottenere risultati in prospettiva e non ripiegato come al solito a mettere toppe a buchi passati. Di certo un decreto non è sufficiente a togliere antiche ruggini: finché ad esempio la situazione della giustizia rimarrà a dir poco aleatoria come l’attuale è difficile pensare all’arrivo di grandi investimenti dall’estero, tuttavia si tratta di un passino in avanti e per un Paese che d’estate era rassegnato a pensare a manovre-gambero può voler dire molto. |
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