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Vecchio 06-06-09, 20:11   #1 (permalink)
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Il capitalismo tra intervento statale e liberismo: sintesi di un sistema

Dopo aver letto su questo forum di liberismo e di monetarismo, vorrei provare a capire qualcosa in più sul sistema economico in cui viviamo…spero che mi aiuterete!

In questo primo messaggio copio quanto già scritto altrove, potrebbe esser utile.


E' solo una storiella che non vuole assolutamente rappresentare la realtà, non criticatela per quei banalissimi motivi che sappiamo tutti:

ci sono beni in cui la domanda è più elastica,

le necessità dell'uomo crescono sempre ecc ecc

le so pure io ste cose

è solo una storiella

se volete passate direttamente al messaggio numero 2





c'è un'isoletta su cui si producono solo pagnotte di pane

tutti producono una pagnotta e se la mangiano

ci sono 100 persone e producono 100 pagnotte

un bel giorno si decide di ottimizzare il sistema

ci si organizza in catena di produzione

e si producono 200 pagnotte al giorno

2 a testa

la massima capacità di inghiottire pagnotte è di 10 al giorno a persona

si arriverà a produrre 1000 pagnotte al giorno

se si ottimizza ancora la produzione bisogna licenziare

il direttore della pagnotteria innova e ottimizza e produce 1100 pagnotte al giorno

ogni persona in catena di montaggio produce quindi 11 pagnotte al giorno

caspita 100 pagnotte restano invendute!! (il sistema attule di incentivi al consumo prevede di continuare a produrle e di darle ai porci o che tutti la sera mangino solo mezza pagnotta e l'altra metà la gettino via, così ci sarà bisogno di più pagnotte, si produce per sprecare di più...es. incentivi rottamazione auto)

allora bisogna licenziare 9 persone

così si torna a produrre esattamente 1001 pagnotte al giorno, 91*11=1001

caspita 91 pagnotte restano invendute perchè ora i consumatori sono scesi a 91, i 9 licenziati non hanno più i soldi per comprare le pagnotte

ora bisogna produrre solo più 910 pagnotte=91*10

per produrre 910 pagnotte servono 83 persone

bisogna licenziare altre 8 persone, così si producono esattamente 83*11=913 pagnotte

caspita restano invendute 83 pagnotte!

questo perchè quei nuovi 8 licenziati smettono di comprare pagnotte

tutte le persone che vengono licenziate ricominciano a prodursi da soli le pagnotte da consumare, quindi produrranno e consumeranno ciascuno per sè una pagnotta al giorno

l'azienda fallirà presto e tutti torneranno a produrre per sè una pagnotta al giorno

ma fortunatamente il ciclo ricomincerà subito

notate che man mano che il numero totale di pagnotte vendute ogni giorno scende, dato che la moneta circolante rimane costante, il prezzo di ogni pagnotta sale

notiamo che il problema è nato quando i sistemi di produzione hanno raggiunto una efficienza tale che in media ogni lavoratore impiegato nella produzione di beni/servizi produce più di quanto richiede ogni singola persona

da quel momento in poi, indipendentemente da quanto è elevato il numero di pagnotte che ogni persona consuma, il sistema crea disoccupazione

l'ottimizzazione della produzione fa sì che n persone producano più di quanto n persone possono voler consumare? penso proprio che in moltissimi casi sia così

40000 persone che producono 6 milioni di auto in 3 anni fanno 150 auto a persona

qualcuno vorrebbe avere più di 150 auto ogni 3 anni? 450 auto in 9 anni...capisco che possan piacere, però...in realtà questo esempio andrebbe bene slo ed esclusivamente se si producessero solo auto!!

l'ottimizzazione del lavoro crea disoccupazione inevitabile se in un mondo di n persone ogni persona è in grado di produrre più più di quanto è il limite di consumo di ogni persona

questo va bene finchè esiste un solo prodotto

se ci sono più prodotti potremmo pensare che c'è certamente disoccupazione se

somma (n con i * p con i) > ( n tot * pr )

somma (numero di persone che produce il prodotto p * numero prodotti p realizzati da ogni persona) > numero totale di persone * numero di prodotti che ogni persona vuole

nei servizi può sembrare che servano n persone per soddisfare le esigenze di meno di n persone: in parte può essere così, ma in generale direi di no

il problema è naturalmente risolto se i licenziati inventano nuovi prodotti/servizi da vendere, ma devono farlo con una certa rapidità, devono trovare occupazione almeno con la stessa rapidità con cui vengono licenziati, altrimenti il numero di disoccupati cresce, il mercato in cui vendere si riduce e in breve l'azienda fallisce.

forse anche da questo (in realtà non ci credo!) nasce l'idea di dare alle persone una indennità di disoccupazione per x giorni, durante i quali possono continuare a consumare e cercarsi un lavoro nuovo

ma i licenziati troveranno sempre un nuovo lavoro? sono veramente infinite le necessità di beni/servizi dell'uomo? ovviamente no, già solo per il fatto che lo spazio e il tempo in cui viviamo sono limitati

non so quante auto potremmo far stare attorno a noi in comodi parcheggi

i governi rispondono a questi problemi con gli incentivi che ci obbligano a comprare 13 pagnotte al giorno e a gettarne 2 nell'immondizia

e ci obbligano a regalare parte dello stipendio ai disoccupati

così la domanda di beni, tra sprechi e incentivi e regali, resta alta

nella realtà il problema della sovraproduzione è limitato, o meglio sempre rinviato, perchè si estende il mercato dei consumatori

l'isola che ha sovraproduzione invece di licenziare comincerà a dare pagnotte all'isola vicina che in cambio darà altri prodotti

chiaramente l'espansione territoriale dei mercati può non essere sufficientemente rapida per far crescere la domanda e allora si avrà comunque una crisi di sovraproduzione...seguita da licenziamenti e magari fallimenti che così faranno crescere la fetta di mercato per le aziende rimaste che torneranno a non avere sovraproduzione...e poi magari in qualche momento l'estensione dei mercati in cui vendere aumenterà rapidamente e ci sarà una ripresa dell'economia.

il nostro piccolo problema grande come la terra è proprio che l'estensione dei mercati non è infinita...non c'è qui di fianco un altro pianeta terra in cui vendere

un'altra brillante idea per risolvere questo piccolo difetto dell'uomo (ad un certo punto è sazio e non ingoia più nulla neppure gratis) è il proporre ai disoccupati o a chi ha pochi soldi di comprare a debito

così per qualche annetto si continua a non avere crisi di sovraproduzione

chiaramente i disoccupati non pagheranno il debito...

così nasce l'idea di non avere aziende che ottimizzano e licenziano appena possono, ma aziende in cui i mezzi di produzione appartengono a chi produce e che non licenziano...ma sappiamo già come finisce

in un modo o nell'altro molti torneranno a impastare pane la sera accanto ad un fuoco...

in realtà è solo una storiella...la realtà è diversa e più complessa, però questa storiella isola alcuni temi, alcune idee e tendenze non trascurabili

Ultima modifica di piof : 10-06-09 alle ore 16:40
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Vecchio 06-06-09, 20:12   #2 (permalink)
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Immaginiamo un'isoletta in cui vivono poche migliaia di persone, quasi tutti hanno un lavoro: c'è chi pesca, c’è chi produce barche, chi alleva bestiame ecc

Tutti lavorano in maniera artigianale, per ogni prodotto i produttori hanno la proprietà dei mezzi di produzione (semplici e realizzabili con poco sforzo) e le conoscenze per costruire sia quelle macchine con cui lavorano sia il prodotto finale.

Stiamo parlando di un'isoletta che non è mai esistita e sulla quale la vita non è particolarmente agevole, anzi, l'aspettativa di vita è 30 anni, ma questo non c’interessa molto, ci interessa invece parlare del tasso di disoccupazione che c'è su questa isoletta e della possibilità che ci siano crisi economiche.

Su questa isoletta ci sarà un certo tasso di disoccupazione: tutte le persone che nascono senza le capacità fisiche-mentali per produrre almeno un prodotto ad un prezzo competitivo con gli altri produttori resteranno disoccupati...o meglio: il produttore poco capace e che necessita di molto più tempo degli altri produttori per produrre ogni prodotto o che produce con qualità molto bassa, troverà più conveniente impiegare il suo tempo per produrre direttamente il cibo di cui ha bisogno per vivere se con l'altro lavoro incassa soldi con cui non riesce neppure ad acquistare le quantità di cibo che produrrebbe nelle stesse ore di lavoro coltivando la terra.

Chiaramente se non avrà terre da coltivare o boschi in cui cacciare o campi per allevare morirà di fame.

In ogni caso, considerando disoccupate le persone che non possono produrre nulla in maniera competitiva e che quindi faranno i contadini per produrre cibo per sè e basta, in questa società ci sarà un tasso di disoccupazione naturale:

le persone che nascono senza le capacità fisiche-mentali per esser competitive nella produzione saranno disoccupate e moriranno di fame se non avranno una terra.

Abbiamo immaginato che le barriere all'accesso al mondo della produzione siano nulle: se i mezzi di produzione sono semplici e si produce in maniera artigianale tutte le persone dotate di sufficienti qulità intelligenza-fisico possono produrre.

...continua

Ultima modifica di piof : 06-06-09 alle ore 22:03
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Vecchio 06-06-09, 21:26   #3 (permalink)
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In questa isoletta è molto difficile pensare che ci possano essere crisi di sovraproduzione: se i produttori di vasi cominceranno a produrre troppi vasi, ecco che dovranno venderli a prezzi inferiori e diventerà poco conveniente continuare a produrre vasi piuttosto che altro, ci sarà qualche produttore di vasi che smetterà di produrre vasi e comincerà a produrre altro...coltelli ad esempio. Questo è possibile perchè in un mondo così semplice ci vuol poco a cambiare lavoro. In alternativa potremmo pensare che meno giovani cominceranno ad imparare a far fasi e più giovani cominceranno ad imparare come produrre coltelli o altro.


Ricapitolando in questa isoletta avremo:

1)disoccupazione legata puramente alle capacità mentali-fisiche con cui si nasce, in pratica ci sarà un naturale livello di disoccupazione e i disoccupati faranno i contadini, se avranno terra.

2)assenza di crisi da sovraproduzione


3) avremo che produrre di più significa essenzialmente lavorare e faticare di più e questo limita molto la concorrenza tra produttori, chi volesse produrre più vasi dovrebbe lavorare giorno e notte. Un aumento di produzione richiede uno sforzo e un impegno fisico in più proporzionali all’aumento di produzione.


...continua
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Vecchio 06-06-09, 21:34   #4 (permalink)
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Un bellissimo giorno in questa isoletta nasce il capitalismo e avremo:

1)disoccupazione anche legata al ciclo economico

2)crisi da sovraproduzione

3)avremo che per produrre di più basta investire di più, la concorrenza sarà la norma e costerà solo capitali in più e innovazione, per produrre di più bisognerà investire di più e non lavorare e faticare di più.

4)l’aspettativa di vita sale da 30 a 50 anni


in realtà il capitalismo in questa isoletta non nasce di colpo, ma si crea man mano che i piccoli produttori vogliono competere, vogliono produrre di più senza faticare e lavorare di più in maniera proporzionale.

Il produttore di vasi, il produttore di coltelli e il produttore di carrozze si organizzano per incrementare la produttività: creano delle macchine sempre più complesse e costose per produrre in catena di produzione.

Avremo quindi macchinari per la produzione non più semplici ed economici, ma sempre più complessi e costosi.

Questi macchinari non saranno più realizzabili da chi li usa, e l'acquisto necessiterà di un grosso investimento.

Mentre prima sull'isoletta c'erano 10000 produttori di carrozze che le realizzavano in maniera artigianale, ora ci sono 10 aziende che producono carrozze in catena di montaggio.

Una persona, il capitalista, investe per acquistare i macchinari e tutto ciò che serve per la produzione.

La produttività aumenta, prima per produrre 100 carrozze al giorno lavoravano 1000 artigiani, ora lavorano 100 operai in catena di montaggio e altri 50 impiegati.

Le carrozze ora costano molto meno, diventano un bene acquistabile da molte più persone.

Il capitalista investe dei soldi e ha un guadagno proporzionale al capitale investito...quindi questo sistema tende a concentrare i capitali, chi ne ha di più investe di più e guadagna di più.

In questo sistema viene creata disoccupazione nel momento in cui un prodotto che era realizzato in maniera artigianale da 10000 artigiani diventa un prodotto realizzato in catena di montaggio da 200 operai e impiegati...in realtà si venderanno più carrozze e quindi se ne produrranno di più e questo conterrà la disoccupazione. Inoltre quei disoccupati potranno cercare un altro lavoro e progressivamente, mentre ci si avvicina al saturare la domanda di certi beni prodotti da un numero decrescente di impiegati ed operai, sempre più persone lavoreranno nella produzione di servizi...dal secondario (industria) al terziario (servizi).

L’occupazione impiegata nell’industria diminuirà progressivamente per lasciar spazio ai servizi.

...continua...anche perchè devo giustificare molte affermazioni fatte sopra

Ultima modifica di piof : 06-06-09 alle ore 21:38
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Vecchio 06-06-09, 23:46   #5 (permalink)
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Occupiamoci di soldi, cerchiamo di capire alcune affermazioni fatte.


Il capitalista investe e ha un guadagno più o meno proporzionale a quanto investe, quindi questo sistema tende naturalmente a concentrare il possesso di capitali: chi ne ha di più investe di più e guadagna di più.

il capitalista di questa isoletta (immaginiamo che ce ne sia solo uno o comunque pochi) si trova quindi a possedere un capitale crescente.

cosa farne?

è abbastanza naturale che, notando che investirlo o prestarlo ad interesse rende e consente di accumulare altri soldi, investa nuovamente o presti quei soldi ad altri capitalisti che vogliono investire per produrre oppure presterà per finanziare i consumi...anzi, farà tutte queste cose: investirà per produrre di più, presterà ad altri che investono, presterà a chi chiede soldi in prestito per consumare.

Quindi possiamo pensare che ci sia un periodo durente il quale il capitalista, i capitalisti notano che tutto va bene, si producono 100 pezzi al giorno e si vendono bene, anzi, si vende a prezzi crescenti perchè magari si vende pure a credito o si prestano soldi a consumatori che vogliono acquistare.

Questo è importante: i foglietti con su scritto "pagherò" sono identici alla nuova moneta, creano inflazione e momentaneo aumento dei consumi, esattamente come farebbe nuova moneta fresca di stampa, con la piccola differenza che questi foglietti scadono, è moneta destinata a scomparire con deflazione e calo di consumi, amenochè questi foglietti vengano sostituiti con altri di pari importo man mano che scadono (di questo, forse, scriverò ancora).

In questo periodo di euforia in cui si vende accettando dei "pagherò" le vendite crescono, i prezzi pure.

Se vengono prestati soldi per finanziare i consumi, soldi che altrimenti resterebbero fermi e inutilizzati, c'è ancora inflazione.

è quindi normale che in questo periodo di ottimismo i capitalisti investiranno ancora, perchè non farlo? più si investe e più si guadagna...e poi i capitalisti che scegliessero di non invstire e di non prestare si troverebbero in possesso di capitali via via crescenti...è un peccato tenerli fermi, investire rende e si vende bene, sempre meglio.

Non c'è nessun motivo, nessun limite naturale alla tendenza ad investire per produrre e guadagnare di più.

Nell'isoletta precapitalista produrre di più significava lavorare e faticare molto di più, in maniera proporzionale a quanto l’artigiano voleva produrre in più...qui il lavoro del capitalista cambia di poco, con 5 ore al giorno dedicate alla nuova azienda si produrranno in futuro 100 carrozze al giorno in più...l'artigiano con 5 ore al giorno in più poteva al massimo produrre una carrozza in più, la differenza è abissale.

Isoletta precapitalista: per l’artigiano: +produzione = +fatica e + ore di lavoro

Isoletta capitalista: per il capitalista: +produzione = + capitale investito

è quindi normale che in un sistema capitalista ci siano consumi gonfiati dai “pagherò” e dai prestiti ed è normale che in certi periodi vengano effettuati investimenti che sovrastimano la richiesta di beni e il prezzo di vendita futuro, l'alternativa è l'accumulo di capitali, se non si investisse e non si prestasse per i consumi sempre più soldi resterebbero lì fermi ad accumularsi. L’accumulo di capitali in realtà non è un’alternativa vera perché il capitalista che accumula e non reinveste mai fallirà facilmente se i suoi concorrenti investendo ottimizzeranno la produzione abbattendo i costi di produzione, è chiaro che altre volte capiterà pure il contrario, chi ha investito troppo fallisce, ma in generale accumulare e non reinvestire per ottimizzare e incrementare porterà al fallimento.


ecco che quindi in questo periodo di ottimismo si investirà molto e per molti mesi, anche dopo che son cominciati gli investimenti l'ottimismo continuerà.

Il fatto che la produzione e la messa in vendita dei beni cominci molti mesi, magari anni, più tardi dell'inizio degli investimenti è un elemento molto importante.

Io investo oggi perchè oggi si vende molto, ma solo tra un anno comincerò a vendere con la catena di montaggio che sto costruendo...quanto si venderà tra un anno?

l'artigiano che costruiva carrozze non aveva questi problemi...e neppure li aveva il capitalista che investiva una piccola somma e cominciava a produrre 7 giorni dopo.

Si accumulano capitali, si prestano soldi per finanziare i consumi o addirittura si accettano dei "pagherò" e la quantità di prodotti venduti e i prezzi di vendita crescono...così si investe ulterirmente in macchinari di produzione...perchè investire rende.

1 anno più tardi cominciano i problemi...si è investito troppo.

Perché cominciano i problemi? Perché i pagherò non aumentano più, dato che l’indebitamento medio sia dei capitalisti sia dei consumatori è ora massimo, non possono più aspettare ad incassare, c’è un limite materiale ai “pagherò” dato che comunque in alcuni casi il “pagherò” non si può praticamente usare, ad esempio per gli stipendi agli operai.

I “pagherò” quindi diminuiscono; questo farà calare i prezzi a cui si vende (deflazione, i “pagherò” diminuiscono sono moneta che sparisce) e magari i prezzi a cui il capitalista riuscirebbe a vendere sono inferiori al costo di produzione, dato che probabilmente ha investito per acquistare macchinari-materie prime in mesi in cui c’era più moneta circolante e i prezzi erano più alti anche per materie proime e macchinari.

i costi fissi per la produzione crescono con lo svilupparsi della tecnologia e questo ingigantisce i problemi.

I conti e le previsioni fatte dal capitalista si rivelano sbagliati: quei prezzi e consumi crescenti perché gonfiati dai “pagherò” e dai prestiti per il consumo crollano.

I prodotti restano invenduti, non è che ci sia una crisi di sovraproduzione perché la gente è sazia di beni e non ne vuole più, è che gli investimenti e i conti fatti sui presunti prezzi di vendita in un periodo di crescita si rivelano sbagliati.

Le banche, i capitalisti, i commercianti che avevano venduto a credito o prestato per i consumi si accorgono che sempre più persone non restituiscono i crediti concessi e così smettono di concedere crediti e cominciano ad accumulare soldi, i consumi crollano ancora di più, i prezzi a cui si vende pure, la crisi si acuisce.

...continua

Ultima modifica di piof : 06-06-09 alle ore 23:53
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Vecchio 06-06-09, 23:55   #6 (permalink)
STRINGIAMCI A COORTE
 
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Sogno o son desto.

E' stato bannato un genio .Stavo per scriverglielo e vedo che ha due simbolini al posto di tre a popolarita' zero.

ma è possibile ???
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Vecchio 07-06-09, 00:11   #7 (permalink)
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gherardino, ci sono ancora! volendo potrei cambiare un'impostazione nel profilo!



A tutto questo aggiungiamo altri elementi:

l'ottimizzare la catena di montaggio, l'investire sempre più in macchinari, generano disoccupazione.

Il capitalista che investe e prevede un aumento di consumi compra macchinari che gli consentono di licenziare operai.

Gli ulteriori investimenti fatti dai capitalisti rendono non più competitivi molti produttori artigianali che restano disoccupati.

Il capitalismo crea disoccupazione, in realtà dovremo riconsiderare quest’affermazione.

Aggiungiamo ancora che la libera concorrenza porta di tanto in tanto al fallimento alcune aziende...che quindi licenziano....3 aziende con 3000 occupati vengono sostituite da un'unica azienda con 2500 occupati.

altri disoccupati

Anche senza tutto quel discorso sull'eccesso d’investimenti, basterebbe il fallimento di una grossa azienda per creare istantaneamente milioni di disoccupati.

il capitalismo porta ad avere aziende via via più grosse, fiat che si fonde con chrysler e poi con opel...sempre meno occupati in totale, ma sempre più occupati in una sola azienda.

Il fallimento di uno solo di questi colossi porterebbe alla perdita improvvisa di milioni di posti di lavoro (considerando pure i concessionari, i fornitori...tutto l'indotto).

Questo è importante: il naturale fallimento di grosse aziende lasciato libero di procedere come il liberismo vorrebbe potrebbe innescare crisi di sovraproduzione perché in pochi giorni eliminerebbe milioni di consumatori: i licenziati di gm, ford e chrysler che smettono di acquistare tv, pentole, viaggi…

3 milioni di persone…una città come roma

il fallimento di un'azienda in momenti critici potrebbe creare crisi di sovraproduzione a tante altre aziende che non hanno nulla a che fare con quell'azienda, si perdono milioni di consumatori, di tv, radio...anche i produttori di tv e di radio allora licenziano perchè sono in sovraproduzione...e licenziando fanno scendere ancora il numero di consumatori

La crisi di sovraproduzione si estende e si autoalimenta in una spirale sempre più difficile da arrestare.

Nell’isoletta in cui c’è un solo capitalista è logico pensare che ci sia un periodo di crisi dopo un periodo di espansione dei “pagherò” e dei consumi e degl’investimenti, ma perché in un mondo in cui ci sono 10000 capitalisti e 10000 attività produttive tutti vanno in crisi contemporaneamente? E’ possibile che tutti contemporaneamente sovrastimino la domanda? E’ possibile che vadano in crisi tutti assieme?

Sì, anzi è naturale, nel periodo di crescita e di ottimismo i “pagherò” aumentano un po’ in tutti i settori, c’è fiducia e mentre si investe sempre più l’occupazione è massima, il mercato, il numero di persone che hanno i soldi per acquistare è massimo.

Quando inizia la crisi è naturale che questa si estenda a tutti i settori, basta che un settore licenzi per far scendere il nemero di consumatori di altri beni mandando in crisi altri settori, la crisi si estende.
La sfiducia che si diffonde dopo i primi fallimenti porterà banche-capitalisti-consumatori ad accumulare capitali anziché consumare, riducendo ancor più consumi e prezzi, nessuno vorrà più prestare, è naturale che la crisi si estenda a più settori.

Non ha quindi molto senso pensare che i singoli settori vivano cicli di crisi e di prosperità sfasati tra loro, è normale che più o meno tutti i settori vadano in crisi contemporaneamente.

Ricapitolando, alcuni punti importanti sono:

1)accumulo dei capitali

2)crescita dei "pagherò"=inflazione ed aumento dei consumi destinato a rientrare poi con la crisi

3)crescita dei prestiti per finanziare i consumi

4)ottimismo che porta ad investire troppo

5)indebitamento medio crescente

6)ritardo tra investimenti e incassi

7)concorrenza che elimina produttori e ingigantisce le aziende rimanenti: licenziamenti

8)miglioramento delle tecnologie che porta ad avere meno lavoratori per produrre ogni prodotto: licenziamenti

...tutto questo porta a crisi di sovraproduzione che si autoalimentano e si estendono via via a più settori

direi anche che è proprio la concorenza ad obbligare ad innovare e a ottimizzare anche licenziando e sostituendo operai con macchinari

...continua

Ultima modifica di piof : 07-06-09 alle ore 00:21
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Vecchio 07-06-09, 00:19   #8 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da gherardino Visualizza messaggio
Sogno o son desto.

E' stato bannato un genio .Stavo per scriverglielo e vedo che ha due simbolini al posto di tre a popolarita' zero.

ma è possibile ???
Come funziona la storia della popolarità?

Come si misura?

Comunque, non ho letto tutti i post.
Il primo, quello della pagnotta, è un po' rigido, perché fa un esempio di un bene di consumo la cui domanda è piuttosto inelastica. Ma non tutti i beni sono di questo tipo...
Comunque, nel complesso condivido l'impostazione. Nei periodi di progresso tecnico penso anch'io che la distruzione di posti di lavoro può essere più veloce della creazione di nuovi posti.
Penso anche che molti restino tagliati fuori in modo quasi definitivo dalla produzione.
E' un fatto intuitivo, nel senso che lo si nota quotidianamente: ci sono più persone che lavori disponibili.
Ma siccome i neo-classici escludono che un fenomeno del genere possa avvenire, semplicemente non avviene.
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Vecchio 07-06-09, 01:44   #9 (permalink)
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In realtà i licenziati (o perchè l'azienda è fallita, o perchè l'azienda si è unita ad un'altra e c'è stata ottimizzazione con riduzione dei lavoratori o perché l’innovazione tecnica ha portato alla sostituzione di uomini con macchine) e i piccoli artigiani che non sono più competitivi con aziende a produttività crescente, potrebbero trovare un altro lavoro.

Questo è un altro punto importante:

si potrebbe pensare che chi perde lavoro trovi un altro lavoro in un tempo breve

è importantissimo che le barriere all'accesso alle varie professioni siano minime, anche la burocrazia per l’apertura di nuove attività deve essere minima e rapida.

Io credo (in molti casi mi sembra innegabile) però che lo sviluppo del capitalismo e delle tecnologie alzi naturalmente le barriere d'accesso a molte attività.

40 anni fa era possibile investire un piccolo capitale e diventare dei broker navali, era possibile investire un piccolo capitale e diventare dentisti con un semplice diploma.

Col passare del tempo, con la specializzazione e l'avanzamento della tecnica e con concorrenza fatta da ziende sempre più grosse, diventano sempre meno numerose le attività in cui è possibile che un licenziato si inserisca grazie all'iniziativa personale...ma può sempre farsi assumere, però

il fatto che molti licenziati cerchino lavoro proprio in un periodo di crisi e di pessimismo limita la possibilità di essere assunti.

Col passare dei decenni, le barriere all'accesso a molte professioni sono cresciute:

1)capitali crescenti (quante decine di migliaia di euro servono oggi per aprire uno studio dentistico? e quante per diventare un broker navale?)

2)titoli di studio necessari sempre crescenti, molte professioni non sono più accessibili a non laureati

3)burocrazia crescente e sempre più lenta, corporazionismo e caste.

E’ molto importante che queste 3 barriere d’accesso siano minime:

1)le banche dovrebebro finanziare l’apertura di attività e non privilegiare investimenti speculativi fine a se stessi.

2)nel nostro mondo del lavoro per chi non studia ci sono sempre meno speranze

3)la burocrazia crescente avvantaggia chi non la rispetta, chi ha una naturale predisposizione al compromesso, chi è disposto a corrompere, a non mettere in regola i dipendenti pur di lavorare e a corrompere impiegati statali per sveltire le pratiche. La burocrazia crescente è una barriera che fa da filtro al mondo del lavoro: gli onesti non superano il filtro, i disonesti sì.

Quindi mentre nell'isoletta precapitalista o in quella in cui il capitalismo è appena cominciato, restano disoccupati solo i più sfortunati, qelli nati con meno capacità, ora restano disoccupati anche molti laureati, 30 anni fa, ma anche solo 20 anni fa la laurea era una garanzia...ora non è più così e tra 30 anni, ma temo molto prima, penso proprio che avremo pure frotte di ingegneri disoccupati.

In realtà si potrebbe veramente credere che prima o poi tutti i licenziati troverebbero un’occupazione, ma quanto tempo ci vorrebbe? Un anno? 2 anni?

Sono tempi troppo lunghi, è questo il problema, la crisi si estenderebbe man mano che la riduzione del numero di occupati riduce il mercato in cui vendere prodotti, mandando sempre più settori in sovraproduzione.

E’ difficile pensare che durante una crisi di sovraproduzione con mercato di acquirenti in decrescita, dei licenziati trovino lavoro, anche se magari è verissimo che se di colpo venissero assunti tutti nelle professioni che sarebbero richieste dal mercato in piena occupazione, la crisi finirebbe e tutti lavorerebbero.


Per evitare l’aumento di disoccupazione bisogna che ad ogni mese il numero di persone che trova lavoro sia simile al numero di persone che perde lavoro.

Quindi il fatto che in un certo tempo si trovi un altro lavoro non garantisce che la crisi non si estenda...bisogna che questo tempo sia piccolo, ma non è detto che questo sia materialmente possibile, soprattuto in periodi di crisi.

Da tutto questo potrebbe nascere l'idea di creare degli ammortizzatori sociali, di fare in modo che il licenziato riceva per 6 mesi soldi dallo stato per continuare a consumare, in questi 6 mesi dovrebbe trovare un altro lavoro.

crisi di sovraproduzione potrebbe quindi coinvolgere sempre più aziende e portare a disoccupazione massiccia, ma prima o poi i capitalisti ridurrebbero la capacità produttiva quanto basta, le persone troverebbero lavori in attività per le quli c'è richiesta e in un certo numero di anni si tornerebbe a crescere, tornerebbe l'ottimismo...creando i presupposti per una nuova crisi.

Durante la crisi si torna ad accumulare capitali, si riduce l’indebitamento, il notevole numero di disoccupati fa scendere i salari a cui si accetta di lavorare, d’altra parte si è in deflazione se i “pagherò” stanno diminuendo e i soldi fermi stanno aumentando.

Durante la crisi si creano le condizioni per ripartire…per ricominciare il ciclo che porterà ad un’altra crisi di sovraproduzione alcuni anni dopo.

Negli ultimi 10 anni negli usa sono stati stampati e prestati moltissimi soldi per finanziare i consumi perché era nata l’abitudine di chiedere questi soldi dando in garanzia la casa.

Il ciclo potrebbe essere molto doloroso, le crisi potrebbero portare a rivolte e proteste, non è detto che sia materialmente sostenibile una crisi profonda senza sconvolgimenti sociali.

Un elemento che contiene le crisi di sovraproduzione è l'espansione in nuovi mercati che dà un aumento di acquirenti di prodotti/servizi.

Purtroppo il mondo è quel che è, prima o poi asia e sud america saranno mercati di sostituzione e non più di espansione, per l'africa spettiamo ancora che diventi un mercato...vedremo.

Forse già nel prossimo decennio sud america e asia non cresceranno più come nel decennio passato e saranno probabilmente essenzialmente consumatori di beni-servizi prodotti da loro o comunque laggiù.

Se non sbaglio le importazioni cinesi sono cresciute negli ultimi anni, però con lo sviluppo delle tecnologie in cina in una decina d’anni potrebbero realizzare là molti prodotti che ora importano…non mancano certo i numeri che rendono competitiva la produzione interna, quanti cinesi ci sono?

...continua

Ultima modifica di piof : 07-06-09 alle ore 01:52
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Vecchio 07-06-09, 10:03   #10 (permalink)
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Quindi il progresso, portatore di benefici e disoccupazione, costringe ad inventare nuove forme di lavoro; ho semplificato troppo?
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