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Vecchio 31-03-09, 10:27   #1 (permalink)
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«Il G20 fallirà, nessuna soluzione globale»

http://www.corriere.it/economia/09_m...4f02aabc.shtml

Avanzano le scelte dei singoli Stati, ma c'è un contenuto di nazionalismo economico»

Il sociologo Ralf Dahrendorf: «Ridurremo i nostri standard
di vita del 20%, torneremo agli anni Cinquanta e Sessanta»

Dal nostro inviato Danilo Taino




Ralf Dahrendorf (Grazia Neri)
COLONIA - Ralf Dahrendorf è sicuro che il vertice del G20 di Londra, il prossimo 2 aprile, fallirà. «Fallirà, non raggiungerà gli obiettivi che gli erano stati dati originariamente, cioè essere il momento decisivo per uscire dalla crisi e ridisegnare l'ordine economico internazionale - sostiene -. Per molti motivi, ma soprattutto perché quello che stiamo vivendo non è un Bretton Woods moment». Il sociologo forse più autorevole d'Europa - ma anche politico, politologo, filosofo, educatore e membro della Camera dei Lord britannica nonostante sia di origine tedesca - non ha praticamente parlato in pubblico della crisi mondiale. Lo fa con questa intervista.

Lord Dahrendorf, perché non siamo in un «momento Bretton Woods»?
«Quando Keynes entrò alla conferenza di Bretton Woods, nel 1944, credeva di andare a salvare la sterlina. In breve tempo si accorse che era morta, che il ruolo dominante era passato al dollaro e agli Stati Uniti. Ora, la situazione è diversa, questa è una fase confusa, dove non ci sono vincitori. E non sono nemmeno certo che l'America voglia caricarsi sulle spalle da sola il peso dell'uscita dalla crisi. Ma non è l'unica ragione per cui il vertice non sarà un successo».

Quali altre ragioni?
«Io stimo Barack Obama e Gordon Brown, ma in questo caso sbagliano. Ritengono che questa sia una crisi globale, mentre la possiamo definire mondiale ma non globale. Globale è il cambiamento climatico, che non può avere risposte nazionali. Ma la crisi riguarda sì tutti, cioè è mondiale, ma ha risposte nazionali, e queste contengono un nazionalismo economico. Io li vedo come globalisti, al contrario di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che sono mondialisti. Questa è l'origine del conflitto che sta alla radice del G20 del 2 aprile: è sbagliato credere che ci siano soluzioni globali».

Cosa intende per fallimento del vertice?
«Non ci sarà accordo su un pacchetto di stimolo "globale". Ci saranno dichiarazioni generiche sulle nuove regole da scrivere. Forse verrà un po' rafforzato il Fondo monetario internazionale. E si identificheranno alcuni capri espiatori, in particolare i paradisi fiscali. Niente di davvero importante, tanto che tutti sono impegnati ad abbassare le aspettative, il padrone di casa Brown in testa, dopo che le avevano alzate moltissimo».

Quali sono le conseguenze della crisi, nel lungo periodo?
«Alla fine tutti avremo ridotto gli standard di vita di almeno un 20%. Torneremo circa ai livelli precedenti a quelli di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Per alcuni aspetti, a un modo di vivere che somiglierà un po' agli anni Cinquanta e Sessanta, con molta più tecnologia ma senza l'ottimismo di quei decenni».

Anche quando inizierà la ripresa?
«La ripresa sarà lunga e lenta. E non basterà a servire gli interessi sul debito che nel frattempo gli Stati stanno accumulando. Ragione per cui sarà un periodo di tasse alte e alta inflazione. Niente di bello. Alcuni economisti parlano di "inflazione controllata", sostengono cioè che qualche anno di inflazione tra il 6 e il 10% basterà a ridimensionare i debiti pubblici. Il problema è che un'inflazione del genere sarà pagata soprattutto dai poveri e dai pensionati».

Visione nera.
«Se vogliamo metterle un po' di belletto, possiamo forse prevedere che la crisi porterà un cambio di attitudine, con più attenzione all'economia reale e un distacco dalla cultura del debito e dal capitalismo del debito. Il ricorso alle carte di credito sarà mitigato, sarà forse un clima più piacevole».

Cultura del debito?
«Sì, la cultura diffusa, ma molto diffusa, per la quale mettevi lì cinquanta euro e ti pareva normale che ti dessero un'automobile o una casa. Può non piacere a molti, che preferiscono dare ogni responsabilità ai banchieri e ai paradisi fiscali, ma credo che questa sia la ragione principale della crisi».

Prima responsabile non è dunque la deregulation degli anni di Reagan e Thatcher?
«Ci sono alcuni aspetti di quella deregulation che entrano tra le ragioni della crisi. Ma non andrei troppo avanti su questa strada. Perché alla base della crisi c'è soprattutto la cultura del debito e la bolla conseguente. Un mio conoscente mi raccontava l'altro giorno che ha uno chalet da vendere a Chamonix e che, all'improvviso, si è accorto che a nessuno al mondo serve uno chalet a Chamonix. Non più, perché il mondo sta riducendo di quel 20% le sue esigenze. Ma questo non c'entra niente con la signora Thatcher, la quale, di base vittoriana, aveva anzi orrore del debito».

Pericoli di violenza a causa della crisi?
«Non vedo un ritorno del terrorismo domestico. Ma c'è una grande rabbia diffusa, la voglia di trovare colpevoli. Per ora non ha sbocchi politici, è individuale, come abbiamo visto negli attacchi alle case di banchieri, o si incanala in manifestazioni di massa tradizionali come quelle delle tifoserie del calcio».

La democrazia potrebbe correre dei rischi?
«La democrazia direttamente no, anche se ci saranno spostamenti politici. Diverso è il discorso per la società aperta, perché la crisi non favorisce le libertà. Le scelte dei governi di nazionalizzare banche e forse anche certe industrie riducono le libertà. Non saranno tempi belli».

C'è chi dice che il vero potere non starà nel G20 ma nel G2, cioè Washington più Pechino.
«Forse, anche se non vedo fino in fondo come Stati Uniti e Cina, che non si piacciono, possano andare davvero d'accordo. Credo però che quasi certamente l'Europa non ci sarà alla guida del mondo: i leader europei vanno per strade diverse e soprattutto chiedono a Bruxelles di ridurre, allentare il mercato unico».
nowhere non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 31-03-09, 11:25   #2 (permalink)
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Vie diverse per uscire dalla crisi
Vertice del G20: l'importante è che il dialogo continui
di ALFONSO TUOR

Il successo del vertice del G20 che si terrà giovedì prossimo a Londra non dipenderà dagli accordi concreti che verranno annunciati (invero molto pochi), ma dalla volontà di proseguire il dialogo tra i Grandi. Sembra poco, ma invece è molto. Infatti questo genere di crisi spinge ogni Paese a pensare unicamente per sé e quindi ad aumentare le tensioni internazionali. È quanto accadde ad esempio nel 1933 proprio a Londra alla Conferenza economica mondiale convocata per trovare una risposta comune alla Grande Depressione. Quella Conferenza si concluse con una rottura tra i 66 Paesi partecipanti, che venne addebitata agli Stati Uniti dell’appena eletto Franklin Delano Roosevelt. Le analogie tra il prossimo G20 e la Conferenza del 1933 sono molte, ma la grande diversità è che oggi tutti sono consapevoli che l’uscita dalla crisi e la rifondazione del sistema monetario e finanziario mondiale (ossia una nuova Bretton Woods), indispensabile per imboccare la strada di una ripresa sana e duratura, dipendono dalla volontà di continuare a collaborare, soprattutto tra Stati Uniti e Cina, che sono ora i veri e unici due Grandi.
I risultati concreti del vertice rischiano invece di essere molto modesti (se si legge con attenzione il comunicato finale, una cui bozza è già in circolazione, se ne ha la conferma). Essi si limiteranno ad un aumento delle risorse a disposizione del Fondo Monetario Internazionale, necessario per sostenere l’Est europeo ed altri Paesi emergenti, proposte di regolamentazione degli Hedge Fund, ossia dei fondi alternativi che sono tra i principali responsabili della crisi, e la compilazione della lista nera dei paradisi fiscali e delle giurisdizioni non cooperative, contro le quali verranno applicate sanzioni non ancora precisate. Dunque nulla di rilevante per rispondere ad una recessione globale, che miete posti di lavoro ovunque, e ad una crisi finanziaria sempre più grave.
L’impossibilità di definire una politica coordinata non sorprende. Dallo scoppio della crisi, ossia dall’agosto del 2007, Stati Uniti e Paesi europei hanno seguito politiche sostanzialmente analoghe: hanno tentato di evitare il completo collasso del sistema bancario, cercando di turare le falle che si aprivano a destra e a manca. Questa «politica dei cerotti» non ha prodotto alcun risultato significativo: il sistema bancario è sempre sull’orlo della bancarotta, gli interventi statali non hanno impedito una forte restrizione nell’erogazione del credito da parte delle banche e quindi non hanno evitato che la crisi finanziaria provocasse una pesante crisi economica. Il risultato di queste politiche è fallimentare.
È molto improbabile che a Londra si definisca una politica comune o coordinata. I motivi sono dati da interessi diversi. Il primo e più importante punto è che né gli Stati Uniti né i Paesi europei hanno un’idea chiara sulle politiche adatte ad affrontare la crisi del sistema bancario. La mancanza di qualsiasi strategia su questo nodo cruciale della crisi rende la posizione occidentale estremamente debole. Questa debolezza è ulteriormente accentuata dalle divergenze tra le due sponde dell’Atlantico sulle strategie tese a rilanciare l’economia. Gli Stati Uniti chiedono nuovi e più consistenti piani di rilancio, mentre i Paesi europei, con in testa la Germania, si oppongono poiché temono che l’esplosione dei disavanzi pubblici e la stampa di nuova moneta non risolvano nulla e rischino anzi di provocare una crisi di sfiducia nei confronti dei titoli obbligazionari con cui gli Stati si finanziano (e a medio termine anche una forte inflazione).
La divergenza tra Europa e Stati Uniti è da ascrivere anche alla situazione diversa delle rispettive economie. L’Europa continentale deve fare i conti con una crisi del sistema bancario e con una recessione che sta incrinando la solidità di molte imprese, ma può contare (nella maggior parte dei casi) sui grandi risparmi delle famiglie. Quindi non può essere favorevole ad una politica che metta a medio termine in pericolo questa enorme ricchezza. Eurolandia non può nemmeno far esplodere i disavanzi pubblici, poiché ciò potrebbe mettere in pericolo l’edificio sul quale si fonda la moneta unica europea.
Gli Stati Uniti, invece, con un indebitamento privato (ossia di imprese e famiglie) che ha raggiunto il 350% del PIL, cui deve aggiungersi un debito pubblico nettamente superiore ai dati ufficiali, temono la deflazione (ossia la discesa dei prezzi e dei salari), che renderebbe questo debito in termini relativi ancor più elevato. Pertanto conducono chiaramente una politica che tende a provocare l’inflazione, che eroderebbe questo indebitamento e che avrebbe il pregio di non fare percepire appieno al cittadino americano l’ineluttabile verità che questa crisi comporterà una forte diminuzione del tenore di vita delle famiglie statunitensi a causa di una contrazione del PIL americano del 20-30% dovuto al ridimensionamento di settori «drogati», come quello finanziario, immobiliare, della grande distribuzione. Dunque, gli interessi degli Stati Uniti e dell’Europa continentale non collimano e non permettono di avere una posizione comune.
Il terzo grande protagonista del vertice di Londra, la Cina, ha interessi ancor più diversi. Tatticamente Pechino sostiene le proposte americane, poiché la riapertura dei mercati occidentali rimetterebbe in moto la potente industria di esportazione, ora in crisi, e quindi contribuirebbe ad accelerare i tempi del rilancio dell’economia cinese. Come noto, la Cina grazie all’inconvertibilità del renminbi non conosce una crisi del proprio sistema bancario e soffre solo di un forte rallentamento della crescita. Il Governo ha varato un piano di stimolo di 600 miliardi di dollari che sta già cominciando a dare frutti. L’obiettivo cinese è invece strategico. Pechino, sempre più preoccupata per i 700 miliardi di dollari investiti in titoli statali americani, non è convinta che con due nuove regole sugli Hedge Fund e sui paradisi fiscali si curino le cause della crisi e chiede quindi una riforma non solo del sistema finanziario, ma anche del sistema monetario (proprio - come detto - una nuova Bretton Woods) con l’obiettivo di creare una moneta di riserva sovranazionale destinata a sostituire il dollaro. Questa proposta, che sta raccogliendo il consenso dei Paesi asiatici, non verrà probabilmente discussa a Londra, ma è già riuscita a far risaltare la mancanza di respiro strategico delle posizioni dei Paesi occidentali e ad indicare chiaramente che questa crisi impone una ridefinizione degli assetti internazionali. Insomma, mentre l’Occidente non riesce a trovare una strada per uscire dall’attuale marasma, in Asia si pensa già al mondo di domani, che sicuramente sarà profondamente diverso da quello degli ultimi decenni.
Questa diversità di vedute fa sì che il risultato più importante delle discussioni del G20 sarà la convocazione di un altro vertice e l’affermazione della volontà di continuare a dialogare. Alla conferenza di Londra del 1933 invece non si riuscì a concordare un nuovo incontro e tutti sanno come andò a finire.

CdT
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Vecchio 31-03-09, 11:27   #3 (permalink)
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Sarkozy: G20 decisivo o me ne vado
La linea della Francia: misure concrete su regole finanziarie e paradisi fiscali
PARIGI - Sarkozy fa la voce grossa alla vigilia del G-20 di Londra. Se non vengono adottate misure concrete per rilanciare l’economia globale, avverte, lascio il summit: «Non ci sarebbe niente di peggio di un G20 di basso profilo, preferisco una rottura a un consenso minimalista» dice Sarkozy a Le Figaro. «Se a Londra non ci saranno progressi, ci sarà una sedia vuota! Mi alzerò e me ne andrò!», aveva minacciato il capo stato, in una conversazione appartata, alla fine del Consiglio dei ministri del 18 marzo. Il pomo della discordia è la regolamentazione finanziaria e dei paradisi fiscali, due temi sui quali Sarkozy intende agire concretamente.
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Vecchio 31-03-09, 12:08   #4 (permalink)
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per me se ne può andare per sempre
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Vecchio 31-03-09, 14:06   #5 (permalink)
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Chissà in Usa cosa ne pensano di questo.
Obama, il castigatore degli sprechi e dei bonus, quello che prende il pennello in mano per invogliare i cittadini a essere più attivi, quello che si erge a paladino del nuovo mondo.


AGI) - Londra, 30 mar. - Accompagnati da uno staff di 500 persone e da un corteo di limousine in cui spicca "The Beast", la Cadillac presidenziale, Barack e Michelle Obama sbarcano mercoledi' a Londra, prima tappa del tour europeo di otto giorni che proseguira' in Francia, Germania, Repubblica Ceca e Turchia. Con il presidente si muove un pezzo di Casa Bianca per garantire la sicurezza di ogni spostamento e di ogni gesto di Obama, dalla benzina che sara' impiegata dai suoi mezzi all'acqua che berra', oltre a tutto l'occorrente per gestire qualsiasi tipo di crisi. - LO STAFF: Barack Obama viaggia con un corteo di limousine blindate, elicotteri, 200 agenti dei servizi segreti e un'equipe medica di sei persone (con tanto di chirurgo e infermieri). C'e' anche un team di cuochi pronto a grigliargli un hamburger se avesse un improvviso languorino.
Anche Michelle avra' a sua disposizione uno staff di otto persone, tra cui segretaria, addetta stampa e guardie del corpo. - AIR FORCE ONE: dotato di suite presidenziale, con tanto di palestra, 85 telefoni, 19 televisioni, computer e fax , l'Air Force One ha ali rinforzate in grado di resistere a un'esplosione nucleare a terra, razzi per confondere i missili nemici, e un sistema di difesa che perforra i radar del nemico.
Gli oltre 200 chilomtri di cavi sno espressamente schermati da interferenze elettromagnetiche create da un attacco nucleare.
In volo con Obama, anche un ufficiale con i codici per il lancio di un missile con testata nucleare. - THE BEAST: Dotata di fotocamera per la visione notturna, barre protettive in acciaio e alluminio rinforzato, 'la bestia' e' un'auto di sicurezza di ultimissima generazione. La Obama-mobile e' rinforzata con una superstruttura in titanio e ceramica, che crea una blindatura stagna capace di resistere anche ad un attacco con armi chimiche. Insieme ai serbatoi per gas lacrimogeni e ossigeno, l'auto ha a bordo un kit per la trasfusione con il sangue del presidente, del gruppo AB. I pneumatici consentono di mantenere la guida anche se perforati.
Per maggiore sicurezza, pero' il trasferimento dall'aeroporto londinese di Stansed fino alla residenza dell'ambasciatore statunitense a Regent's Park, a Londra, avverra' con un elicottero VH-3D, considerato piu' sicuro e anche meno complicato da organizzare rispetto a un corteo di auto. - SERVIZI SEGRETI: Piu' di 200 agenti dei servizi segreti proteggerano il presidente dueante il suo viaggio. Gli 007 statunitensi hanno fatto gia' tre puntate all'estero preparatorie del viaggio: il primo, e' servito per una ricognizione preliminare, nel secondo sono stati ispezionati i luoghi della visita; il terzo ha consentito di depurare gli ambienti dalle cimici, testare i cibi, verificare la qualita' dell'aria.


p.s. oggi dicevano che si è portato appresso ache il personal trainer per fae la solita ginnastica mattutina.
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Vecchio 31-03-09, 14:12   #6 (permalink)
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Grande Ralf Dahrendorf, parlava già nel 2003 di questa società disastrata.
Sulle previsioni però non concordo, troppo facile tornare agli anni '50/'60.
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Vecchio 31-03-09, 14:51   #7 (permalink)
Ex Giorgiob75
 
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Chissà in Usa cosa ne pensano di questo.
Obama, il castigatore degli sprechi e dei bonus, quello che prende il pennello in mano per invogliare i cittadini a essere più attivi, quello che si erge a paladino del nuovo mondo.


AGI) - Londra, 30 mar. - Accompagnati da uno staff di 500 persone e da un corteo di limousine in cui spicca "The Beast", la Cadillac presidenziale, Barack e Michelle Obama sbarcano mercoledi' a Londra, prima tappa del tour europeo di otto giorni che proseguira' in Francia, Germania, Repubblica Ceca e Turchia. Con il presidente si muove un pezzo di Casa Bianca per garantire la sicurezza di ogni spostamento e di ogni gesto di Obama, dalla benzina che sara' impiegata dai suoi mezzi all'acqua che berra', oltre a tutto l'occorrente per gestire qualsiasi tipo di crisi. - LO STAFF: Barack Obama viaggia con un corteo di limousine blindate, elicotteri, 200 agenti dei servizi segreti e un'equipe medica di sei persone (con tanto di chirurgo e infermieri). C'e' anche un team di cuochi pronto a grigliargli un hamburger se avesse un improvviso languorino.
Anche Michelle avra' a sua disposizione uno staff di otto persone, tra cui segretaria, addetta stampa e guardie del corpo. - AIR FORCE ONE: dotato di suite presidenziale, con tanto di palestra, 85 telefoni, 19 televisioni, computer e fax , l'Air Force One ha ali rinforzate in grado di resistere a un'esplosione nucleare a terra, razzi per confondere i missili nemici, e un sistema di difesa che perforra i radar del nemico.
Gli oltre 200 chilomtri di cavi sno espressamente schermati da interferenze elettromagnetiche create da un attacco nucleare.
In volo con Obama, anche un ufficiale con i codici per il lancio di un missile con testata nucleare. - THE BEAST: Dotata di fotocamera per la visione notturna, barre protettive in acciaio e alluminio rinforzato, 'la bestia' e' un'auto di sicurezza di ultimissima generazione. La Obama-mobile e' rinforzata con una superstruttura in titanio e ceramica, che crea una blindatura stagna capace di resistere anche ad un attacco con armi chimiche. Insieme ai serbatoi per gas lacrimogeni e ossigeno, l'auto ha a bordo un kit per la trasfusione con il sangue del presidente, del gruppo AB. I pneumatici consentono di mantenere la guida anche se perforati.
Per maggiore sicurezza, pero' il trasferimento dall'aeroporto londinese di Stansed fino alla residenza dell'ambasciatore statunitense a Regent's Park, a Londra, avverra' con un elicottero VH-3D, considerato piu' sicuro e anche meno complicato da organizzare rispetto a un corteo di auto. - SERVIZI SEGRETI: Piu' di 200 agenti dei servizi segreti proteggerano il presidente dueante il suo viaggio. Gli 007 statunitensi hanno fatto gia' tre puntate all'estero preparatorie del viaggio: il primo, e' servito per una ricognizione preliminare, nel secondo sono stati ispezionati i luoghi della visita; il terzo ha consentito di depurare gli ambienti dalle cimici, testare i cibi, verificare la qualita' dell'aria.


p.s. oggi dicevano che si è portato appresso ache il personal trainer per fae la solita ginnastica mattutina.
Gli accessori dell'AIR-FORCE ONE e della Limousine c'erano anche prima.
Non li ha fatti montare Obama.

Resta inteso che nell'articolo fanno passare alcune contromisure per "miracoli" a disposizione del solo presidente USA. Cosi'non e'. Cercatevi una qualunque specifica tecnica di un elicottero o di un aereo militare e scoprirete che sono la norma. E'ovvio che vengano montate anche sull'AF-1....ma si sa questa e' línformazione scandalistica che piace al parco buoi.

Le ultime 4 righe dell'articolo sono quanto piu'di demenziale si possa leggere.
Chi ha scritto l'articolo dovrebbe farsi pena da solo.
soros75 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 31-03-09, 14:57   #8 (permalink)
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sono convinto anch'io che ci fossero da prima questi extra... però mi sembrano abbastanza inutili, un pò come i controlli in aereoporto. Presidenti morti ne ricordo due, ed entrambi sono stati fatti fuori con una normalissima arma da fuoco. Protezioni dagli attacchi chimici, sistemi anti-missile, test sui cibi..... ma servono davvero o cosa?

Cmq Obama secondo me sta rivelando sempre più la sua inconsistenza.... nn appena l'onda lunga del cons enso popolare finisce è fregato, perchè non sta facendo niente di veramente utile per iil cittadino medio
0rigami non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 31-03-09, 15:16   #9 (permalink)
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Originalmente inviato da soros75 Visualizza messaggio
Gli accessori dell'AIR-FORCE ONE e della Limousine c'erano anche prima.
Non li ha fatti montare Obama.

Resta inteso che nell'articolo fanno passare alcune contromisure per "miracoli" a disposizione del solo presidente USA. Cosi'non e'. Cercatevi una qualunque specifica tecnica di un elicottero o di un aereo militare e scoprirete che sono la norma. E'ovvio che vengano montate anche sull'AF-1....ma si sa questa e' línformazione scandalistica che piace al parco buoi.

Le ultime 4 righe dell'articolo sono quanto piu'di demenziale si possa leggere.
Chi ha scritto l'articolo dovrebbe farsi pena da solo.
Ho capito che molto di questo gli deriva.
Però francamente, 500 persone fra cui il personal trainer e il cuoco personale ecc.ecc.
Visto che ha impostato molto del suo successo sulla novità questo enorme carrozzone da 20 milioni di €. di costo per 8 giorni non và in quella direzione.
Albmar non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 31-03-09, 15:26   #10 (permalink)
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Originalmente inviato da 0rigami Visualizza messaggio

Cmq Obama secondo me sta rivelando sempre più la sua inconsistenza.... nn appena l'onda lunga del cons enso popolare finisce è fregato, perchè non sta facendo niente di veramente utile per iil cittadino medio
nemmeno per quello povero
Yacyreta non  è collegato   Rispondi citando
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