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Vecchio 13-03-09, 01:50   #1 (permalink)
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Emergenza imprese

Adesso sono tutti lì a dire che, sì, il 2009 sarà orribile, ma insomma, alla fine siamo uomini e resisteremo. E’ probabile. Ma intanto sarà bene attrezzarsi psicologicamente perché le prossime settimane potrebbero essere davvero di fuoco. Intan*to, fra gli esperti corre voce che il primo trimestre 2009 in America potrebbe chiudersi addirittura con un calo del Pil del 7 per cento (dato annualizzato, naturalmente). Il primo trime*stre, cioè, potrebbe essere addirittura peggio del quarto 2008, che già sembrava un girone dell’inferno. D’altra parte, da qualche mese gli Stati Uniti stanno bruciando sistematica*mente 600-700 mila posti di lavoro alla settimana, e questo non lascia certo immaginare una ripresa imminente delle attività.

Il Giappone si è infilato in una crisi che sembra avere tempi lunghissimi, per non dire epocali. L’Est europeo, che sembrava la terra promessa dei prossimi anni, rischia di trasformarsi in un buco nero il cui peso alla fine ricadrà su un’Europa che ha già i guai suoi. Fra un po’ infine cominceranno a arrivare i bilanci delle grandi corporations e delle grandi banche e saranno altri momenti di depressione collettiva.

In Europa il Pil dovrebbe scendere di poco meno del 3 per cento e la produzione industriale andrà giù del 10 per cento. In Italia la questione sarà, se possibile, ancora più grave. Il Pil, infatti, scenderà del 3 per cento (se non di più, come qualcuno comincia a sospettare), ma dove ci sarà il tracollo sarà sul fronte industriale. Qui, secondo le proiezioni di Oxford Economics, il crollo potrebbe sfiorare anche il 12 per cento.

E di fronte a una caduta di queste dimensioni è inutile fare finta che non stia succedendo niente. Prima di arrendersi le aziende licenzieranno e ridurranno il personale in misura massiccia. Chi teme un’ondata di licenziamenti è, purtroppo, nel giusto. Ma in molti casi questo non sarà sufficiente e molte imprese sceglieranno semplicemente di uscire dal mercato, lasciandosi alle spalle posti di lavoro bruciati e attività che non si faranno più. Una mezza catastrofe industriale pende in questo momento sull’Italia.

E allora si pongono due problemi molto urgenti. Da una parte bisogna inventarsi qualcosa per tutti quelli che in questa stagione di grandi difficoltà perderanno impiego e busta paga. Saranno tanti, occuparsi di loro costerà tanto, ma non si potrà evitare, a meno di non voler alimentare conflitti sociali come questo paese non conosce dagli anni Settanta.

Dall’altra parte, c’è il problema di un sistema industriale che già è debole e non brillantissimo, ma che rischia di uscire pesantemente ridimensionato da questa crisi. Si può discutere sugli aiuti falla Fiat fin che si vuole, ma si tratta di una delle poche (due o tre) aziende industriali italiane al di sopra dei 5 miliardi di euro di fatturato. Non possiamo giocarcela. Si dice che intorno alla casa torinese giri il 10 per cento (o il 14 per cento) del Pil nazionale. E già questo basterebbe a autorizzare interventi massicci. Ma non basterà occuparsi della Fiat: anche tutto quello che sta sotto rischia molto in questa crisi. E rischia non per cause proprie, ma perché è stretto in una doppia morsa: il mercato sta crollando (la gente non compra, in Italia e all’estero) e le banche non forniscono credito.

In queste condizioni chi è arrivato all’appuntamento con la crisi senza debiti potrà tirare avanti 3-4 mesi, forse sei, ma poi dovrà alzare bandiera bianca. Il rischio di bruciare dentro questa crisi pezzi importanti del sistema industriale italiano è reale. E bisogna muoversi sul serio.

Forse bisognerebbe mettere al lavoro il buon Bertolaso e i suoi ragazzi della protezione civile. Qui ci vuole, per l’industria, un piano di emergenza. Un piano con molti soldi. Altro che ponte di Messina: qui sta andando a fondo, adesso, l’industria, quella poca che abbiamo e che fin qui ha fatto dignitosamente la sua parte.

http://giuseppeturani.repubblica.it/il_mio_weblog/
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Vecchio 13-03-09, 02:28   #2 (permalink)
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.-.quando torneranno i soldi in italia il sistema cambierà automaticamente per il meglio
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Vecchio 13-03-09, 09:56   #3 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da Lou Cypher Visualizza messaggio
[I][COLOR="DarkGreen"]Adesso sono tutti lì a dire che, sì, il 2009 sarà orribile, ma insomma, alla fine siamo uomini e resisteremo. E’ probabile. Ma intanto sarà bene attrezzarsi psicologicamente perché le prossime settimane potrebbero essere davvero di fuoco. Intan*to, fra gli esperti corre voce che il primo trimestre 2009 in America potrebbe chiudersi addirittura con un calo del Pil del 7 per cento (dato annualizzato, naturalmente). Il primo trime*stre, cioè, potrebbe essere addirittura peggio del quarto 2008, che già sembrava un girone dell’inferno. D’altra parte, da qualche mese gli Stati Uniti stanno bruciando sistematica*mente 600-700 mila posti di lavoro alla settimana, e questo non lascia certo immaginare una ripresa imminente delle attività.

Il Giappone ...........
Domande spontanee:
1) Perché non si cerca di riconvertire le industrie in crisi? Se fossimo in guerra (quella vera, con morte e feriti) tutti si metterebbero a costruire armi. Il primo esempio che mi viene a mente è quello di Beppe Grillo, che molti giudicheranno un inguaribile qualunquista, ma di tanto in tanto qualche fesseria l'azzecca: invece di costruire centrali nucleari che forniscono 1.000.000 di watt, non sarebbe preferibile avere 1.000.000 di persone (famiglie) che forniscono 1 watt a testa alla rete?
2) la disoccupazione: non sarebbe meglio ridurre l'orario di lavoro (esempio 30 ore settimanali) così da evitare il licenziamento di personale e fare in modo che lavorino tutti con un 20% di stipendio in meno?

Sicuramente la crisi che viviamo non si risolverebbe, ma almeno avremmo più persone con possibilità di sopravvivere.
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