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Vecchio 11-03-09, 18:53   #1 (permalink)
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obama fallirà

Il piano del presidente Obama mirante a stimolare l´economia era "imponente", "colossale", "gigantesco": così è stato riferito agli americani nel periodo immediatamente precedente alla sua approvazione. Seguendo i telegiornali ci si sarebbe potuti chiedere una cosa sola: il piano non sarà per caso troppo mastodontico, troppo ambizioso?

Eppure, molti economisti e tra loro anche il sottoscritto sostenevano che il piano fosse inadeguato e troppo prudente. Gli ultimi dati confermano queste preoccupazioni, e suggeriscono che le politiche economiche dell´Amministrazione Obama già adesso stanno rivelandosi inadeguate e lente rispetto alle necessità.
Per comprendere come stanno andando male le cose si consideri, per esempio, che tra le varie proposte di budget dell´Amministrazione si era messo in conto per l´intero anno 2009 un tasso medio di disoccupazione dell´8,1 per cento. In realtà quel livello di disoccupazione è stato raggiunto già nel mese di febbraio e sta continuando a salire rapidamente. L´occupazione è già diminuita considerevolmente di più in questa recessione che nella crisi del periodo 1981-82, giudicata la più grave dai tempi della Grande Depressione. Di conseguenza, la promessa di Obama di creare o salvare 3,5 milioni di posti di lavoro entro la fine del 2010 con il suo piano appare a dir poco scoraggiante. Si tratta di una promessa plausibile, ma creare o salvare 3,5 milioni di posti di lavoro nel giro di nemmeno due anni non basta a fronte di un´economia che ne ha già persi 4,4 milioni e continua a perderne al ritmo di 600.000 al mese.

A seguito: O le banche o la vita. Meglio nazionalizzare (Joseph Stglitz, The Nation);

Sorgono spontanei tre interrogativi fondamentali. Primo: l´Amministrazione si rende conto che non sta facendo abbastanza? Secondo: è pronta ad agire più incisivamente? Terzo: il Congresso sarà disposto ad approvare politiche più energiche?

In riferimento ai primi due interrogativi, ho accolto come tutt´altro che rassicurante l´ultima intervista rilasciata da Obama al New York Times. Il presidente ha infatti dichiarato: «Abbiamo in mente e prevediamo di sistemare tutti i pilastri necessari a dare un fondamento alla ripresa quest´anno». Peccato che tale convinzione e tali aspettative non siano corroborate né avallate da nessun dato o modello di cui io sia a conoscenza. Certo, è ovvio che i leader debbano apparire calmi e padroni della situazione, ma a fronte di dati così cupi e deprimenti questa affermazione mi è parsa totalmente inadeguata. Oltretutto, dall´intervista non trapela niente che lasci intuire che si è pronti a fare di più. Sistemare come si deve i problemi che affliggono il sistema bancario potrebbe contribuire a controbilanciare l´inadeguatezza del piano di stimoli. È positivo che Obama trascorra almeno un´ora al giorno con i suoi consiglieri economici per «esaminare in modo approfondito come ci stiamo occupando dei mercati finanziari». Tuttavia, il presidente ha subito liquidato le esortazioni a procedere a interventi più incisivi a suo dire provengono soltanto dai "blog" (quando di fatto si levano da più parti, compreso almeno un presidente della Federal Reserve) e ha avanzato l´idea che chi critica il suo piano vorrebbe «che si nazionalizzassero tutte le banche» (cosa che di fatto nessuno ha proposto).

Leggendo le sue dichiarazioni, questo rifiuto a prendere in considerazione altri suggerimenti significa che la Casa Bianca ha deciso di cavarsela alla meno peggio sul fronte dell´economia, affidandosi alla ripresa economica per soccorrere le banche, invece che procedere esattamente al contrario. Se poi si tiene conto che il piano di stimoli è insufficiente ad assicurare una ripresa economica�beh, si ha un quadro completo della situazione. Prima o poi l´Amministrazione si renderà conto che occorre fare di più. Ma quando ciò accadrà ed essa chiederà più finanziamenti, il Congresso si adeguerà?
I repubblicani per adesso sono fermamente convinti che per reagire alla crisi economica non si dovrebbe far altro che tagliare le tasse, cosa che loro hanno sempre e comunque voglia di fare, indipendentemente dalle circostanze. Se il presidente Obama dovesse ripresentarsi per chiedere un secondo round di stimoli, non reagirebbero dando una mano, bensì affermando che la sua politica si è rivelata un fallimento.

L´opinione pubblica nel suo complesso, invece, è favorevole a un´azione molto più incisiva. Secondo un recente sondaggio condotto da Newsweek, la maggioranza degli elettori è favorevole agli stimoli e � dato che stupisce ancor più � una cospicua parte dell´elettorato crede fermamente che sia necessario spendere di più. È inevitabile però chiedersi se tra sei mesi, per esempio, questo supporto dell´opinione pubblica continuerà ancora a esserci. Ma non basta: una maggioranza schiacciante dell´opinione pubblica crede che il governo stia spendendo troppo per aiutare i grossi istituti finanziari. Ciò lascia intuire che la politica finanziaria dell´Amministrazione, incentrata sull´elargizione di denaro dei contribuenti senza contropartita, in definitiva potrebbe dilapidare il suo capitale politico.

In conclusione, lo scenario che più mi preoccupa è il seguente: settembre 2009, il tasso di disoccupazione ha superato ormai il 9 per cento e malgrado un primo round di stimoli, la situazione permane ancora immutata. Obama ammette finalmente che è necessario uno stimolo più forte. Non riesce nondimeno a ottenere l´approvazione del Congresso perché il consenso nei confronti delle sue politiche economiche è precipitato, in parte perché queste hanno dimostrato effettivamente di non riscuotere successo, e in parte perché le politiche legate alla creazione di posti di lavoro nella mente dell´opinione pubblica sono tutt´uno con gli impopolarissimi salvataggi in extremis delle banche. Di conseguenza la recessione infuria, senza più freni.
D´accordo, il mio è solo un avvertimento, non una previsione. Ma una cosa è certa: la politica economica è lenta e inadeguata e sussiste il pericolo, crescente e reale, che al di sotto di una certa soglia possa non recuperare più.

Paul Krugman
Fonte: www.repubblica.it
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Vecchio 11-03-09, 19:08   #2 (permalink)
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Originalmente inviato da opinionist75 Visualizza messaggio
Sorgono spontanei tre interrogativi fondamentali. Primo: l´Amministrazione si rende conto che non sta facendo abbastanza? Secondo: è pronta ad agire più incisivamente? Terzo: il Congresso sarà disposto ad approvare politiche più energiche?

Paul Krugman
Fonte: www.repubblica.it
sorgono spontanei tre interrogativi: krugman ci è o ci fà? (1), ha imparato qualcosa dalle crisi precedenti? (2) e da dove pensa che vengano i soldi richiesti per sforzi maggiori? (3)
0rigami non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-03-09, 19:12   #3 (permalink)
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A mio parere (da profano) qui se non si dice chiaramente che si sono mangiati già i profitti degli anni futuri, da questa situazione sarà difficile uscire, anche con le novità fin'ora messe in campo da Obama.
Per superare il probblema si dovrebbe condannare in maniera esemplare l'avidità di coloro che hanno fatto tanti casini,(Re Mida è morto di fame per oro)
Se non si riapre a un nuovo ordine economico lasciandoci alle spalle i vecchi metodi qui si va sempre più a fondo come il titanic (definito all'epoca inaffondabile):specch io:
E poi come arrivano soldi freschi c'è chi ri rimette a gridare al lupo al lupo, senza che mai sto lupo se li mangiasse.
Non ci resta che piangere e sgobbare per i prossimi anni questa è l'unica certezza.
pescedalanza non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-03-09, 19:34   #4 (permalink)
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Krugman è proprio un qualcosa di indescrivibile.
Obama sta mettendo in campo un qualcosa di oscenamente grande, invasivo, socialista, e per Krugman è troppo poco. Allora dì direttamente che vuoi i piani quinquennali di Stalin, e fai prima.
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Vecchio 13-03-09, 21:00   #5 (permalink)
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Stiglitz Enabled Obama With Nobel Ideas to Scorn Them

It’s “a real concern” that people such as Summers, “who have been openly on the side of deregulation,” are back in positions of power, said Stiglitz.

...
Stiglitz continues to win praise from his peers, however.

“Joe is just one of the most immensely popular economists,” said George Akerlof, 68, a professor at the University of California, Berkeley, who shared the 2001 Nobel Prize with Stiglitz and economist Michael Spence, 65, an emeritus professor at Stanford University. “Stiglitz is tremendously generous with his ideas,” said Akerlof.


http://www.bloomberg.com/apps/news?p...d=aTklStlSWcDQ
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Vecchio 13-03-09, 21:06   #6 (permalink)
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03/13/09 - 03:17 PM EDT
Cramer's 'Stop Trading!': Pro-Biz Obama

"Larry Summer's speech reminds me that there's a pro-growth part of this administration that was left over from Clinton," said Jim Cramer on CNBC's "Stop Trading!" segment on Friday. "It was very heartening, and it was very much in keeping with what we've seen in the market this week."


Cramer said that the Obama administration is inspiring confidence and proving that it is pro-business. He thinks that the administration changed its tone after it saw the market go down so much.
Cramer said that Obama "basically is saying, 'I know the deal. Unless business starts doing better, unless people start making more money, rich and poor, we're not going to get out of this.'"

What Cramer would like to see is Treasury Secretary Tim Geithner come out in agreement with Federal Reserve Chairman Ben Bernanke. That would be "gave over for people shorting the bank stocks," Cramer said.


http://www.thestreet.com/story/10472...biz-obama.html
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