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Vecchio 11-03-09, 15:18   #1 (permalink)
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La notte del mercato

C'è un editoriale sul Corriere di oggi, di Michele Salvati, che mi ha spinto ad alcune riflessioni.
http://www.corriere.it/editoriali/09...4f02aabc.shtml

Come tanti del suo genere, tratta delle origini della crisi, e difende apertamente le logiche del libero mercato.
Parte citando un brano nella profezia di Isaia: «Verrà il mattino, ma è ancora notte; se volete domandare, tornate un’altra volta».
Che per il libero mercato, oggi, sia notte fonda, non lo dico io; basta guardarsi attorno, leggere sui giornali (ma meglio se le notizie le si cercano su internet). Basta ascoltare con attenzione le dichiarazioni di qualche Ministro della Repubblica o Presidente del Consiglio (non solo nostrani), per capirlo da soli.
Il protezionismo sembra un mare dilagante, abbraccia tutto (o quasi) pur di agevolare la ripresa economica, ma principalmente per farsi meno male possibile.
L'esempio emblematico sono le Banche.
In un libero mercato (se lo fosse veramente), viste le interconnessioni, come mai per salvare la Nothern Rock è intervenuta l'Inghilterra e non la Francia, ad esempio?
O in altri settori, tipo l'auto: perché nel caso della Renaut, sempre come esempio, non è la Germania e magari l'Italia ad intervenire?
A chiacchiere tutti sostengono il libero mercato, a fatti si guarda di più al proprio orticello.
Non sto dicendo che sia giusto o sbagliato, è solo un osservazione; anche perché la sua ovvietà è lampante: in caso contrario “la Democrazia” finirebbe in un batter di ciglio.
Forse il problema maggiore è che politicamente non abbiamo un Europa, ma tanti Stati succubi di un potere finanziario concentrato nelle mani e nelle sedi della BCE.
Forse ce la farebbe uno Stato forte e sovrano a contrastare, con il suo potere, il delirio di banchieri, sfruttatori ed usurai.
Forse in uno Stato nel quale scorra il sangue del suo popolo, o insieme di popoli che ne hanno fatto la storia, si coglierebbe meglio la sopraffazione d'intenti alla quale siamo giornalmente sottoposti.
Già, forse, ma l'Europa non frattempo non c'è, e si corre ognuno per la sua strada.
Allora anche questo editoriale m'appare nella forma …. bizzarra, in quanto l'addebito principale viene tralasciato, la colpa maggiore taciuta, la soluzione “rinviata” ad altre date (o notti): una vera e concreta riforma della struttura finanziaria e monetaria.
Un capitalismo vero e non estremizzato come quello attuale, a quanti piacerebbe veramente?
Di certo non alla grande speculazione, la quale vive e vegeta basandosi proprio su questi estremismi, mentre noi moriamo poco alla volta.
Ed intanto si dice che “la crisi è grave, che il motore dell'economia va rimesso in moto, che le banche devono continuare a prestare i soldi (credito garantito per tutti), che ci vuole fiducia, che le imprese devono produrre ed i consumatori consumare”.
Ma come si fa a ripristinare la fiducia?
Qui, il mondo degli economisti, dei professori e dei commentatori tace, lasciando alla politica (che non c'è) il pesante fardello.
Io credo che la fiducia tornerà se accompagnata da una vera, attenta e plurima informazione, che il cittadino riceve dalla politica che lo rappresenta, la quale tenga sempre a mente, come prima cosa, che al privato mai si deve cedere la sovranità popolare della moneta.
Solo allora per il libero mercato sorgerà il sole!
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Vecchio 11-03-09, 19:54   #2 (permalink)
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Anche se per me il problema non è la questione della moneta, concordo con tutto il resto.
L'articolo di Salvati è un esempio di povertà intellettuale che dà da pensare.
Analisi grossolane e precotte, nessuna proposta, nessuna visione del futuro.
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-03-09, 13:27   #3 (permalink)
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C'è una cosa di cui sono assolutamente convinto: se non togliamo alle banche, siano esse centrali e/o commerciali, il potere di stampare e creare moneta dal nulla, non usciremo mai da questa crisi; e se dovessimo riuscirci, sarà solo per entrare nella prossima.
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Vecchio 12-03-09, 13:30   #4 (permalink)
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il problema non è la moneta nè sono le banche.

Alcune regole serie stop!

La riserva frazionaria da limitare e la possibilità di creare comunità certificate che possano creare monete indipendenti, bisogna liberalizzare il conio...
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Vecchio 12-03-09, 14:14   #5 (permalink)
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si, regole serie...a suon di regole gli operatori tradizionali si allontanano,e la finanza creativa vive e vegeta...come si può parlare di libero mercato quando i tassi son fissati a tavolino da un'autorità centrale stile Urss?
Murray non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-03-09, 14:32   #6 (permalink)
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si, regole serie...a suon di regole gli operatori tradizionali si allontanano,e la finanza creativa vive e vegeta...come si può parlare di libero mercato quando i tassi son fissati a tavolino da un'autorità centrale stile Urss?
e che si allontanino e vadano tutti negli states, si deve creare un sistema monetario con 0,0001% di inflazione, limitando la riserva frazionaria...l'unica regola importante.
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Vecchio 12-03-09, 14:49   #7 (permalink)
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il problema non è la moneta nè sono le banche.

Alcune regole serie stop!

La riserva frazionaria da limitare e la possibilità di creare comunità certificate che possano creare monete indipendenti, bisogna liberalizzare il conio...
Il problema è la moneta e chi l'emette, stampandola e/o creandola dal nulla!
Può star bene anche un conio libero, ma .... chi glielo dice alle banche?
Io, tu, noi quattro gatti sul forum?
Senza un potere che abbia la forza per decretare il cambiamento, imporlo, dirigerlo, garantirlo, come è possibile che accada?
oiggas non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-03-09, 15:14   #8 (permalink)
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La riserva frazionaria da limitare e la possibilità di creare comunità certificate che possano creare monete indipendenti, bisogna liberalizzare il conio...
Non smetterai mai di stupirmi.
Larry Wildman non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-03-09, 15:24   #9 (permalink)
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Non smetterai mai di stupirmi.
felice di contribuire al tuo buon umore
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Vecchio 12-03-09, 16:31   #10 (permalink)
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Originalmente inviato da oiggas Visualizza messaggio
Io credo che la fiducia tornerà se accompagnata da una vera, attenta e plurima informazione, che il cittadino riceve dalla politica che lo rappresenta, !
questa frase suona bene ma è una cap-zata gigantesca.
Per almeno due motivi. Primo. Presuppone che l'economia
(se di questo si parla) sia uguale per tutti. Sappiamo che per ogni
problema ci sono molteplici soluzioni (spesso contrastanti)
RITENUTE VALIDE DA
PREMI NOBEL non dal primo che passa.
Secondo. Che la gente sia in grado di apprendere nozioni
complicate e tra l'altro apparentemente (ed anche realmente)
contrastanti.
Il cittadino non può ricevere informazioni del livello necessario
per comprendere i problemi (può ricercare queste informazioni
leggendo quà e là, studiando ecc.ecc.)
PUO' SOLO PRETENDERE CHE CHI HA DELEGATO
FACCIA ONESTAMENTE IL PROPRIO LAVORO.
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
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