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Aprite gli occhi...che vi stanno rovinando il futuro
Interessante articolo che condivido in pieno.
Le Grandi Opere di Babbo Natale Velocizzare la spesa pubblica e ammortizzatori sociali, queste le priorità del governo per “sostenere l'occupazione e far ripartire l'economia.” Continua quindi il periglioso viaggio nel girone keynesiano dell'economia simulata: finto sviluppo finanziato con i soldi sottratti al settore privato, che rispondendo alla crisi si contrae nel tentativo di ricostituire una base di capitale reale. Ma questo processo virtuoso non è gradito al premier imprenditore (sic), che come Roosevelt invita gli italiani ad “uscire di casa, a vivere come prima.” No, per far ripartire l'economia ci vuole il “volano” delle opere pubbliche, 17,8 miliardi di soldi dei contribuenti canalizzati in opere che i consumatori non hanno richiesto, la cui utilità è quindi garantita solo dalle certezze di Berlusconi e Tremonti. Certezze che si scontrano però inevitabilmente con la dura realtà ben illustrata dall'esperienza giapponese negli anni 90, che a rileggerla oggi pare il progetto in scala di tutti gli interventi di governo messi in atto globalmente per affrontare l'attuale recessione : Nel 1992, per affrontare un'economia in ristagno ed il crollo azionario, il governo adottò un pacchetto di misure globale ammontante a 10,7 trilioni di yen, l'equivalente del 2,3 per cento del P.I.L. Un anno più tardi, per compensare il peggioramento della crisi economica, inaugurò un altro pacchetto di stimolo, il più grande nella storia. Nel 1994 una nuova amministrazione aggiunse il proprio enorme pacchetto di spesa. Quando tuttavia lo yen giapponese aumentò fortemente il suo valore nei mercati monetari del mondo, provocando la sofferenza di importanti industrie esportatrici, il governo lanciò nuovi progetti di opere pubbliche ed implementò il più grande pacchetto di stimolo di sempre. Allo stesso tempo, la Banca del Giappone abbassava il suo tasso di sconto al livello record dello 0,5 per cento. Per un momento l'economia sembrò recuperare, ma la disoccupazione continuava ad aumentare costantemente. Alcuni mesi più tardi, l'economia giapponese soffrì il più grande calo in 23 anni, contraendosi ad un tasso dell'11,2 per cento. [...] Quando la speranza diventa disperazione, i politici sono tentati di accelerare la spesa pubblica. Nel 1998 il governo giapponese adottò un altro pacchetto completo di stimolo – il più grande di tutti i tempi – aumentando la spesa pubblica per le infrastruttura sociale. Dopo mesi di alterco politico, la Dieta si appropriò di circa 500 miliardi di dollari per salvare le principali 19 banche della nazione. Con una disoccupazione al 5,4 per cento, un altro pacchetto supplementare di stimolo di circa 195 miliardi di dollari era destinato a creare 700.000 posti di lavoro. La Banca del Giappone rivelò che aveva speso circa 580 miliardi di dollari per ripulire cattivi prestiti e promise di mantenere il proprio tasso di sconto “vicino allo zero.” Il particolare che sembra sfuggire agli uomini di governo – a questo punto dobbiamo supporre per qualche imprecisata malformazione congenita – è che tutto ciò che essi possono fare è sottrarre dei soldi da una parte e spenderli da un'altra, senza alcuna possibilità né di prevederne l'eventuale ritorno, né di calcolare il danno provocato là dove sono stati prelevati. Nel settore privato l'imprenditore sottrae risorse al proprio consumo immediato per investirle in vista di una possibilità di consumare di più in futuro. Quando un governo si impegna nella spesa pubblica, invece, sottrae risorse sia dal consumo che dal possibile investimento di tutti, per finanziare investimenti che beneficiano solo alcuni, e spesso solo per un periodo limitato. Ed è risibile l'invito al consumo rivolto ai contribuenti, così come l'idea degli ammortizzatori sociali per chi si trova ad essere espulso dal mercato del lavoro: se davvero tutta questa spesa è diretta alla massa dei lavoratori, per quale misterioso motivo, allora, i loro salari sono stati decurtati in primo luogo di una sostanziosa percentuale? Se il problema che il governo dice di voler affrontare è la mancanza nelle tasche dei lavoratori di fondi sufficienti a sostenere i consumi e a provvedere agli eventuali periodi di disoccupazione, perché non evita di tassarli alla fonte? A questa domanda ha risposto Mises nell'Azione Umana: Non è necessario discutere con i fautori di questa politica di deficit. È evidente che il ricorso a questo principio della capacità di pagare dipende dall'esistenza di redditi e patrimoni che possano essere ancora tassati via. Non si può più ricorrervi una volta che questi fondi supplementari sono stati esauriti dalle tasse e da altre misure interventiste. [...] L'interventista nel sostenere una spesa pubblica supplementare non è informato del fatto che i fondi disponibili sono limitati. Non realizza che aumentare la spesa in un'area implica limitarla in altre. A suo parere c'è un'abbondanza di soldi a disposizione. Il reddito ed il patrimonio dei ricchi possono essere colpiti liberamente. “I soldi ci sono, bisogna andarli a prendere,” ha detto D'Alema. Ma vediamo da dove arrivano questi soldi... Gli alti tassi di imposta addizionale per i ricchi sono molto popolari tra gli interventisti dilettanti ed i demagoghi, ma assicurano soltanto modeste aggiunte agli introiti. Giorno per giorno diventa sempre più evidente che incrementi su vasta scala al totale della spesa pubblica non possono essere finanziati “strizzando i ricchi,” ma che il peso dev'essere portato dalle masse. La tradizionale politica fiscale dell'era dell'interventismo, i suoi glorificati strumenti della tassazione progressiva e le spese sontuose sono stati portati al punto in cui la loro assurdità non può più essere celata. Il famoso principio secondo cui, mentre la spesa privata dipende dalla dimensione del reddito disponibile, i redditi pubblici devono essere regolati secondo la spesa, si confuta da solo. Quindi, l'essenza dell'intervento è semplicemente questa: i soldi di chi è più colpito dalla recessione vengono usati per combatterla. Ovvero quello che succederebbe in ogni caso, visto che gli unici soldi disponibili (a parte quelli nella Zona Fantasma dei Bernanke e dei Trichet) sono quelli. Il ruolo dello stato in tutto ciò è banale: sostituirsi al giudizio dei consumatori nella scelta di come usare i soldi che essi hanno guadagnato. Ma che tale giudizio possa essere migliore è solo un assunto pretenzioso destinato ad essere smentito dalla realtà: Un punto essenziale nella filosofia sociale dell'interventismo è l'esistenza di un fondo inesauribile a cui si può attingere per sempre. L'intero sistema dell'interventismo sprofonda quando questa fonte è prosciugata: il principio di Babbo Natale liquida sé stesso. Sì, è molto triste quando delle persone adulte credono a Babbo Natale. http://gongoro.blogspot.com/2009/03/...bo-natale.html |
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opere che i consumatori nn hanno richiesto..dice l'articolo.
Fra le opere ci sono la Brebemi e la Pedemontana. A me risulta che i camionisti del nord costretti ad usare la Brescia Milano + tangenziali..sono in coda tutti i giorni. Evidentemente non sono considerati consumatori... Ma per favore !!!!! |
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ridateci il cainano!
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l'articolo è di una linearità e semplicità encomiabili
![]() ![]() fra le opere non richieste e non strettamente necessarie, che probabilmente si riveleranno un investimento sbagliato, mi viene in mente il ponte sullo stretto: non è che con i traghetti oggi non ci siano problemi, ma ci dobbiamo chiedere almeno se il gioco del ponte valga la candela |
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