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Vecchio 22-02-09, 15:25   #1 (permalink)
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Soluzione per la puliture degli asset bancari

Ci pensavo da un po su e alla fine sono giunto a questa proposta per la soluzine del problema dei titoli illuquidi che macchiano i bilanci bancari (non mi piace chiamarli tossici, inquanto la tossicità implica nocività, cosa che non è sempre vera).

Il problema maggiore per la bad bank è quello degli interessi divergenti.
La banca vuole vendere gli asset al prezzo più alto, lo Stato (solo o con privati) ad un prezzo più basso. Come far incontrare bid/ask?

bastone e carota (ie incentivi e disincentivi)

Esemplifico per rendere più chiaro il ragionamento.
Asset illiquido che vale 50 (valore fair che sapremo sarà così expost) che viaggia a 20 (ultimo scambio 6 mesi fa).
La banca vuole venderlo alla badbank ad almeno 70, lo Stato non vuole dare più di 30. E la situazione (cosi come era successo con Paulner) va in stallo.

Come cercare di trovare un accordo?
Si lasciano le future perdite (moltiplicate per un coefficiente > di 1) sotto il prezzo di vendita alla banca mentre i futuri GAIN, verrano lasciati 40% alla banca e 60% al pubblico.

Mettiamo allora che sempre per l'asset citato in precedenza ci sia un accordo a 60 e il coefficiente per le perdite uguale a 2. La banca in questo caso ricevera totalmente 40 (60-10x2).
Quindi sarà lo stesso interesse della banca cercare di vendere l'asset al prezzo piu fair possibile, in quanto fortemente disincentivata a a vendere sovraprezzo e leggermente disincentivata a farlo sottoprezzo.
Il tutto ovviamente semplificato al massimo e non calolcando il valore del "tempo".

Alcuni punti per migliorare ancora il tutto.
-Le perdite future dovute a una vendita ad un prezzo troppo alto potrebbero esser limitate all'utile della banca, e nel caso tale utile non sarebbe in grado di ripagare tali loss in quell'anno fiscale, si posticirebbe agli anni futuri il tutto, in maniera da non erodere ulteriormente gli stati patrimoniali.
-Un sistema di incentivazioni del managment legati alle transizioni colla bad bank. In maniera che le perdite e i gain della bad bank influiscano le paghe del management.

Alla fine mi sembra una soluzione abbastanza semplice, che non costa nulla nel medio luingo termine al pubblico e lascia le banche private.

Voi appunti a tale proposte postete fare?

Grazie e buona discussione!
ico84 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-02-09, 19:34   #2 (permalink)
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Ci pensavo da un po su e alla fine sono giunto a questa proposta per la soluzine del problema dei titoli illuquidi che macchiano i bilanci bancari (non mi piace chiamarli tossici, inquanto la tossicità implica nocività, cosa che non è sempre vera).

Il problema maggiore per la bad bank è quello degli interessi divergenti.
La banca vuole vendere gli asset al prezzo più alto, lo Stato (solo o con privati) ad un prezzo più basso. Come far incontrare bid/ask?

bastone e carota (ie incentivi e disincentivi)

Esemplifico per rendere più chiaro il ragionamento.

(...)

Voi appunti a tale proposte postete fare?

Grazie e buona discussione!
Secondo me non funziona.
Per due motivi.
Primo motivo, nello schema che hai proposto vi è una dissimmetria fra la Banca da una parta e lo Stato dall'altra: se la Banca sbaglia la quotazione, viene penalizzata, se sbaglia lo Stato, no. Anzi, più lo Stato sbaglia sottovalutando il valore dei titoli, più ci guadagna. Ergo, ammettendo che entrambe le contro parti valutino allo stesso modo i titoli in questione (ad esempio, un valore che oscilla fra 40 e 60) è impossibile che si accordino per qualunque valore, perché lo Stato ci guadagna SEMPRE, sia che si sbagli in accesso che se si sbaglia in difetto. Più il prezzo è irrealistico, PIU' LO STATO CI GUADAGNA. Se è lo Stato che deve fare la prima mossa, dirà: ti offro 20.
La Banca potrebbe replicare: no, almeno 40-45. E lo Stato a questo punto direbbe: OK per 70! (Ammettendo che 5 minuti prima, un'altra Banca ha ceduto e ha accettato 30. Così lo Stato avrebbe un prezzo di carico dei titoli per 50 guadagnandoci in entrambe le transazioni). Vedi bene che non funziona.
Secondo motivo. Il valore di ciascun titolo non è indipendente dal valore degli altri, come il lancio di una moneta. Altrimenti, una stima sarebbe molto più facile. Il valore di questi titoli è, per così dire, endogeno, cioè dipende dall'evoluzione dell'economia e del settore finanziario nel suo complesso. Per questo è così difficile procedere a una stima attendibile.
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Vecchio 22-02-09, 21:38   #3 (permalink)
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Secondo me non funziona.
Per due motivi.
Primo motivo, nello schema che hai proposto vi è una dissimmetria fra la Banca da una parta e lo Stato dall'altra: se la Banca sbaglia la quotazione, viene penalizzata, se sbaglia lo Stato, no. Anzi, più lo Stato sbaglia sottovalutando il valore dei titoli, più ci guadagna. Ergo, ammettendo che entrambe le contro parti valutino allo stesso modo i titoli in questione (ad esempio, un valore che oscilla fra 40 e 60) è impossibile che si accordino per qualunque valore, perché lo Stato ci guadagna SEMPRE, sia che si sbagli in accesso che se si sbaglia in difetto. Più il prezzo è irrealistico, PIU' LO STATO CI GUADAGNA. Se è lo Stato che deve fare la prima mossa, dirà: ti offro 20.
La Banca potrebbe replicare: no, almeno 40-45. E lo Stato a questo punto direbbe: OK per 70! (Ammettendo che 5 minuti prima, un'altra Banca ha ceduto e ha accettato 30. Così lo Stato avrebbe un prezzo di carico dei titoli per 50 guadagnandoci in entrambe le transazioni). Vedi bene che non funziona.
Secondo motivo. Il valore di ciascun titolo non è indipendente dal valore degli altri, come il lancio di una moneta. Altrimenti, una stima sarebbe molto più facile. Il valore di questi titoli è, per così dire, endogeno, cioè dipende dall'evoluzione dell'economia e del settore finanziario nel suo complesso. Per questo è così difficile procedere a una stima attendibile.

Secondo me non hai letto bene (o piu probabile ho scrito male io):

a)
"se la Banca sbaglia la quotazione, viene penalizzata, se sbaglia lo Stato, no. Anzi, più lo Stato sbaglia sottovalutando il valore dei titoli, più ci guadagna"

Lo Stato guadagna di più strapagando i titoli, infatti quello che la banca ha ricevuto di piu, lo dovra tornare e con un coeficiente pari a x>di 1

b)
"Il valore di questi titoli è, per così dire, endogeno, cioè dipende dall'evoluzione dell'economia e del settore finanziario nel suo complesso"

Forse intendevi esogeno, (o non ho capito bene cosa intendevi). Questo vale per tutte le attività finanziarie del mondo. Tutto altro non è che un'indicizzazione dei futuri stati del mondo.
Se poi tu mi dici, la Banca ci perde sempre $questo è in parte vero. Se di una cosa che vale 50 riceve 40, nel futuro ricevere altri 4 e non 10. Se riceve direttamente 60 dovra tornarne 20 (con coefficiente 2)
Questo è in parte vero ma cmq bisogna pensare che se si ferma la crisi finanziaria probabilmente il contesto migliora e con ciop anche i futuri bilanci bancari ceteris paribus. Si giunge allora ad un semplice problema di free riding.

Inoltre si potrebbero creare dei buffer attorno al prezzo oppure indicizzarli alla crescita di indici quali GDP, nulla di cosi insormontabile

Infine tu dici che non sono facilmente calcolabili i valori di queste attivita. Attività che cmq sono state comprate e che hanno ricevuto una valutazione. Come circa era possibile farlo prima, lo è ancora ora
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Vecchio 22-02-09, 21:46   #4 (permalink)
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Il valore di questi titoli è, per così dire, endogeno, cioè dipende dall'evoluzione dell'economia e del settore finanziario nel suo complesso. Per questo è così difficile procedere a una stima attendibile.
Non sono pagato per risolvere il problema e pertanto posso limitarmi a dilettarmi liberamente.
Un grosso problema per le banche e' proprio il mark to market, che probabilmente e' sbagliato perche' riflette eccessivamente le contingenze e amplifica insolvenze. Senza contare che oggi vi devono essere dei grandi ribassisti che premono l'acceleratore come Soros.

Un mio amico tra il serio e faceto nel tempo libero ha elaborato con me un piano K (da Kovalsky), per le banche.
I titoli tossici verrebbero collocati in un fondo del governo, come deposito della banca. Il valore dei titoli sarebbe quello scelto dalla banca, e sarebbe mantenuto fisso e alterato solo nella situazione di default.
Ogni mese il governo accrediterebbe i rendimenti alla banca, la quale pagherebbe solo in caso di default reale.
Nell'arco di un 25 anni il problema potrebbe essere risolto e le banche guadagnare a sufficienza per coprire le perdite eventuali.

Probabilmente il piano K non sarebbe molto gradito alle banche in ragione del regime pospettico di non elevati profitti per parecchio tempo e per la volonta' di appropriarsi della maggiore quantita' possibile di denaro pubblico.

Il piano parte dal postulato che il mark to market e' il problema che tende a far diventare insolventi le banche e che il default non sara' elevatissimo, max 20,25%.
L'acquisto di titoli tossici da parte dello stato investe cifre elevate, questo il nodo oltre al prezzo.
Invece di dare soldi alle banche questi potrebbero essere trasferiti alle famiglie ed elaborati piani per il sostegno all'economia reale.
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Vecchio 22-02-09, 22:16   #5 (permalink)
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Un mio amico tra il serio e faceto nel tempo libero ha elaborato con me un piano K (da Kovalsky), per le banche.
I titoli tossici verrebbero collocati in un fondo del governo, come deposito della banca. Il valore dei titoli sarebbe quello scelto dalla banca, e sarebbe mantenuto fisso e alterato solo nella situazione di default.
Ogni mese il governo accrediterebbe i rendimenti alla banca, la quale pagherebbe solo in caso di default reale.
un'ABS, CDO, MRBS etc. non può andare in default (a meno che tutto il sottostante vada in default).

Che valore sceglierebbe la B? A questo punto potrebbe scegliere 100 e perchè no, 200...

Che senso ha mettere in mezzo lo Stato? non basterebbe fare iul tutto senza di esso? tanto i rendimenti restano alla B, il """default""" pure..
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Vecchio 22-02-09, 23:03   #6 (permalink)
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Secondo me non hai letto bene (o piu probabile ho scrito male io):

a)
"se la Banca sbaglia la quotazione, viene penalizzata, se sbaglia lo Stato, no. Anzi, più lo Stato sbaglia sottovalutando il valore dei titoli, più ci guadagna"

Lo Stato guadagna di più strapagando i titoli, infatti quello che la banca ha ricevuto di piu, lo dovra tornare e con un coeficiente pari a x>di 1

b)
"Il valore di questi titoli è, per così dire, endogeno, cioè dipende dall'evoluzione dell'economia e del settore finanziario nel suo complesso"

Forse intendevi esogeno, (o non ho capito bene cosa intendevi). Questo vale per tutte le attività finanziarie del mondo. Tutto altro non è che un'indicizzazione dei futuri stati del mondo.
Se poi tu mi dici, la Banca ci perde sempre $questo è in parte vero. Se di una cosa che vale 50 riceve 40, nel futuro ricevere altri 4 e non 10. Se riceve direttamente 60 dovra tornarne 20 (con coefficiente 2)
Questo è in parte vero ma cmq bisogna pensare che se si ferma la crisi finanziaria probabilmente il contesto migliora e con ciop anche i futuri bilanci bancari ceteris paribus. Si giunge allora ad un semplice problema di free riding.

Inoltre si potrebbero creare dei buffer attorno al prezzo oppure indicizzarli alla crescita di indici quali GDP, nulla di cosi insormontabile

Infine tu dici che non sono facilmente calcolabili i valori di queste attivita. Attività che cmq sono state comprate e che hanno ricevuto una valutazione. Come circa era possibile farlo prima, lo è ancora ora
Ribadisco che con la tua proposta è impossibile che si riesca addirittura a fissare un prezzo perché mentre la Banca può, nel tuo esempio, tendere verso 50, lo Stato ha interesse ad allontanarsi il più possibile da questo valore, o in su o in giù, non importa.

Lasciando perdere la questione endogeno/esogeno, quello che volevo dire è che - per quanto ho capito, ma posso sbagliarmi - il valore "reale" dei titoli in possesso dalle Banche dipenderà molto dall'entità della crisi. Da qui la difficoltà a valutarli: o si sbaglia su tutti o si centra su tutti. Non è, per dire, come i valori delle scommesse sportive, dove puoi bilanciare le scommesse a seconda delle probabilità.
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Vecchio 22-02-09, 23:17   #7 (permalink)
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un'ABS, CDO, MRBS etc. non può andare in default (a meno che tutto il sottostante vada in default).

Che valore sceglierebbe la B? A questo punto potrebbe scegliere 100 e perchè no, 200...

Che senso ha mettere in mezzo lo Stato? non basterebbe fare iul tutto senza di esso? tanto i rendimenti restano alla B, il """default""" pure..
L'esercizietto e' teorico e di passatempo per me, numerose considerazioni dovrebbero farsi. Non credo neanche che allo stato attuale la nazionalizzazione riuscirebbe a migliorare di molto la situazione economica in quanto tutti gli interventi fino ad ora hanno teso a favorire eccesivamente distorcenti e irresponsabili speculatori e il sostegno a un capitale fitizio che e'di intralcio all'economia reale. Visto che hanno adottato misure sovietiche di propria salvaguardia se fossi il governo passerei a comportarmi con una logica staliniana.

In ogni modo, trascurando tutto il resto, non sono favorevole alla bad bank allestita con denaro pubblico consegnato a personaggi che vedrei bene impiccati.
Il tuo meccanismo di definizione del prezzo ha un suo senso, le banche in partenza dovrebbero aderire al modello, per procedere.
Individuo un grosso problema nel mark to market, pertanto lo eliminerei. Il prezzo viene scelto dalla banca, fino al valore facciale o nominale.

Naturalmente a questo punto si potrebbe tentare di andare avanti senza passare per lo stato, sperando che le banche producano adeguati profitti per coprire nell'arco di qualche anno perdite possibili e riconosciute.
L'intervento del fondo governativo aggiungerebbe un segnale di pulizia dei bilanci e di gestione dei titoli tossici.

Sul subprime e' relativamente stimabile un indice di default probabile, almeno sulla base della recente esperienza.

La filosofia e' quella di trovare limitatamente alla questione delle banche e nell'ambiente attuale um metodo per rimetterle a operare in un ambiente di minima stabilita' e chiarezza. (A pagare di piu' sarebbero altri speculatori, ma non mi e' chiaro o dovrebbe essere contenuto l'intervento della FED a sostegno di altri).

Si assiste invece ad un vero e propro assalto alla diligenza pubblica con piu' o meno velate minacce, per arraffare il massimo possibile. Il tuo metodo di calcolo qualora fosse accettato aiuterebbe a prezzificare, ma la soluzione della bad bank non mi soddisfa molto. Meglio allora quella della good bank.
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Vecchio 22-02-09, 23:44   #8 (permalink)
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Ribadisco che con la tua proposta è impossibile che si riesca addirittura a fissare un prezzo perché mentre la Banca può, nel tuo esempio, tendere verso 50, lo Stato ha interesse ad allontanarsi il più possibile da questo valore, o in su o in giù, non importa.

Lasciando perdere la questione endogeno/esogeno, quello che volevo dire è che - per quanto ho capito, ma posso sbagliarmi - il valore "reale" dei titoli in possesso dalle Banche dipenderà molto dall'entità della crisi. Da qui la difficoltà a valutarli: o si sbaglia su tutti o si centra su tutti. Non è, per dire, come i valori delle scommesse sportive, dove puoi bilanciare le scommesse a seconda delle probabilità.
Si e' vero ma credo che lo stato non si comporterebbe come speculatore e semplicemente cercherebbe di evitare un comportamento eccessivamente opportunista da parte della banca.

Il prezzo e' un problema, per questo nel mio giochetto me sono affidato al mark to market che ho ritenuto la strada piu' razionale a questo punto
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Vecchio 23-02-09, 00:49   #9 (permalink)
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Il prezzo e' un problema, per questo nel mio giochetto me sono affidato
all'abolizione del mark to market
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Vecchio 23-02-09, 09:42   #10 (permalink)
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Si e' vero ma credo che lo stato non si comporterebbe come speculatore e semplicemente cercherebbe di evitare un comportamento eccessivamente opportunista da parte della banca.

Il prezzo e' un problema, per questo nel mio giochetto me sono affidato all'abolizione del mark to market che ho ritenuto la strada piu' razionale a questo punto
Resta l'obiezione 2, è cioè l'ipotesi che il valore dei titoli sia semplicemente "inconoscibile", cioè che il valore di TUTTI i titoli si muova nella stessa direzione, all'insù o all'ingiù, in funzione dell'evoluzione della crisi.
Da qui la difficoltà di un prezzamento adeguato e il fatto che un'eventuale "punizione" della banca con il meccanismo proposto sia appunto una punizione non motivata da un comportamento scorretto della medesima.
Comunque, l'impressione è che il gioco sia davvero rischioso data l'entità delle cifre, elevate e difficili da raccogliere anche per uno Stato.
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