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#1 (permalink) |
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Moderator
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 4,839
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3D bast.ardo. Ma che succederebbe se riagganciassero i salari all'inflazione?
La scala mobile è stata abolita da tempo, ci sono stati gli accordi di stabilità, l'inflazione programmata (?), siamo in un contesto europeo, anzi mondiale, tutto vero.
Però, mi domando, ma questa che stiamo passando è o non è una crisi di domanda, per meglio dire di perdita drammatica di capacità d'acquisto?. Non ci si è troppo illusi che il ricorso ad un credito indiscriminato, non quello fondato sulle reali capacità d'indebitamento, potesse supplire a tutto questo?. Insomma i risultati sono sotto gli occhi di tutti, non solo una sterminata folla di precari e disoccupati, ma anche chi il posto lo ha stabile ha capacità di acquisto molto limitate; e se la gente non consuma la macchina non gira. Di contro, coloro che hanno provocato il disastro godono satolli per un incredibile ed ingiustificabile innalzamento dei compensi. In quanto libero professionista adoro i top manager, con loro si banchetta alla grande se riesci ad agganciarti, ma basta parlarci a quattr'occhi già solo una volta per uscire scontertati dall'incontro e chiedersi come sia possibile che percepiscano retribuzioni tanto faraoniche, e non dico altro; e non sono certo loro che possono riavviare il sistema. Il mio non è un discorso politico, ma comincio seriamente a ritenere che ci voglia un pò di redistribuzione, in modo che, come diceva Ford, gli operai siano anche clienti e si comprino le macchine che producono. Una volta tanto sono d'accordo, a posteriori, con una parte di un articolo di Sansonetti: Giusto trent'anni fa, la mattina del 16 marzo 1978, le Brigate Rosse rapirono l'on Aldo Moro, capo della Democrazia Cristiana, dopo aver sterminato la sua scorta di 5 uomini. Vorrei ricordare i nomi di questi cinque uomini, la maggior parte dei quali aveva meno di trent'anni, e rendere loro omaggio: Oreste Leonardi, caposcorta, Raffaele Jozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Damiano Ricci. Quella mattina la storia d'Italia cambiò completamente, il suo tragitto subì una curva secca. Erano in pieno svolgimento gli anni 70. Segnati da tre fenomeni. Primo, un formidabile movimento di lotte, operaie e giovanili, che durava da 10 anni e stava modificando in modo profondissimo e strutturale i rapporti di classe, di sesso, il costume, le idee, l'ampiezza della libertà. Secondo fenomeno: era al potere una classe politica che aveva iniziato a fare i conti con questo movimento, seppur con tante resistenze, paure, contraccolpi; e stava mettendo mano ad un piano di riforme grandissimo, mai visto prima, che andava dall'aumento dei salari, alla assistenza sanitaria, dalla riforma psichiatrica, all'aborto, ai patti agrari, al diritto di famiglia. Terzo: una borghesia, che aveva subito il '68, si mostrava disponibile a una trattativa, cioè alla rinuncia ad alcune fette di potere e all'accettazione di una riduzione dei profitti, in cambio della possibilità di restare, in un sistema di alleanze, alla direzione del paese. Questi tre fenomeni erano intrecciati, complementari. Qualche anno prima si erano simbolicamente espressi nel patto per il punto unico della scala mobile, che veniva siglato - sulla spinta del movimento di lotta nelle fabbriche - da uno dei capi della Dc, il ministro Donat Cattin, dal capo della borghesia e degli imprenditori, Giovanni Agnelli, e dal capo dei sindacati Luciano Lama. In che consisteva l'accordo? Nel fatto che da quel giorno tutti gli stipendi e i salari erano agganciati all'inflazione non più in percentuale ma in cifra fissa. Per capirci, se l'inflazione saliva di un punto, tutti gli stipendi aumentavano della stessa cifra (per esempio 15 mila lire) sia quelli bassissimi sia quelli del top manager. Fu la misura più egualitaria mai varata in Occidente. Fu l'ultimo grande successo del movimento operaio, prima del declino negli anni 80 e 90, e del decennio attuale, che ha portato i salari al gradino infimo della classifica europea. |
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#3 (permalink) | |
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Moderator
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 4,839
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E' pochissimo intelligente e lungimirante impoverire chi consuma, perlomeno in un mondo di liberi scambi. |
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 667
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Non e' un problema. Ora i dati sull'inflazione sono astutamente taroccati in modo da non influire piu' di tanto sul costo del lavoro delle aziende. In dieci anni i costi delle case sono talmente aumentati che una casa media oggi "costa" dodici anni di stipendio pieno (otto dieci anni fa).
Ovvero, il valore dello stipendio rispetto all'abitazione e' crollato di un 33% al netto di tutti gli altri aumenti. Trucco facile. Basta non avere l'abitazione tra i costi su cui si calcola l'inflazione. Cosi', scala mobile o meno, ci stiamo impoverendo anno dopo anno. E il premier, seduto come Paperone nel suo deposito di denaro, dice che in realta' non e' un dramma. Scambia il PIL a -2% con una macchina del tempo che ci faccia tornare indietro di due anni. I gonzi applaudono, la massa degli italiani medi istupidita dalla tivvu' magari ci crede e lo votera' ancora, come i contadini dell'800 erano favorevoli alla mafia. Purtroppo invece la freccia del tempo rimane sempre la stessa, non si torna indetro. Ci impoveriremo sempre piu'. E grazie ai dati farlocchi sulla produttivita', ci diranno pure che e' colpa nostra! JM |
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#5 (permalink) | |
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Moderator
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 4,839
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Insomma, ma è stato intelligente far slittare all'indietro tutte le compagini sociali? Ma chi consuma?. Chi compra?. L'esempio sull'immobiliare è emblematico. Le case brutte e per una fascia medio bassa della popolazione hanno prezzi per ricchi. E' paradossale. I ricchi, ovviamente, non le vogliono ed il mercato si è bloccato. A questo punto che fare?. Riaffidarsi alle premiate stamperie di denaro?. Leggo di predizioni di iperinflazione che si determinerebbe. Ma a che pro se la capacità di acquisto non sale di concerto?. Il rimedio sarebbe molto peggiore del male. |
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#6 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Jun 2008
Messaggi: 6,474
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2000
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Sai, gorio, basterebbe ricominciare a riconoscere il fiscal drag, cosa che si e' smesso di fare da troppi anni.
Personalmente, poi, aggiungerei che un gran male e' stata anche la riduzione degli scaglioni Irpef che ha portato, alla fine, a far si che i piu' colpiti dei provvedimenti fiscali (sia dei governi di destra che di sinistra) fossero gli appartenenti alla classe media (soprattutto se lavoratori dipendenti). Mentre si cercava di alleviare i contribuenti piu' poveri (evasori inclusi) si andava a colpire quelli di poco piu' agiati mentre chi detiene i grossi patrimoni o ha grandi redditi si e' trovato colpito in maniera assolutamente marginale. Cosi, quando vai a ridurre una detrazione fiscale (ad esempio sui figli) di 200 euro, ad esempio, avrai un impatto diverso se guadagni 60.000 euro anno lordi o 600.000 euro. A chi ha un reddito di 60K quei 200 euro pesano, mentre sono la mancia per il cameriere per l'altro. |
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#9 (permalink) |
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Moderator
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 4,839
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Intanto qualcosa in tal senso si sta muovendo proprio in questi giorni:
Roma, 22 gen. - (Adnkronos) - Sono racchiuse in 19 punti le nuove regole della contrattazione collettiva che sostituiscono lo storico accordo del '93, che porta la firma di Carlo Azeglio Ciampi. Obiettivo dell'intesa e' "il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l'aumento della produttivita'", anche attraverso "una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell'ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica". L'accordo ha forma sperimentale per quattro anni, conferma i due livelli contrattuali, lega i termini economici dei rinnovi a un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. Ecco i 19 punti. - 1) L'assetto della contrattazione collettiva e' confermato su due livelli: il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese. - 2) Il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria avra' durata triennale tanto per la parte economica che normativa; avra' la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale; per la dinamica degli effetti economici si individuera' un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. Il recupero degli eventuali scostamenti sara' effettuato entro la vigenza di ciascun contratto nazionale. Nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sara' demandata ai ministeri competenti. |
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#10 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: May 2000
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(notare che solo per il settore Pubblico si parla di incrementi e non di variazioni) |
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