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Data registrazione: Nov 2008
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Che cos'è il denaro?
Tre anni e mezzo fa mi sono buttato anima e corpo nell'avventura più bizzarra che mi sia mai capitata: volevo scoprire l'essenza del denaro!
La curiosità e' scaturita dalla considerazione che pur maneggiandolo tutti i giorni, a tutte le ore, non lo conoscevo affatto. Davo per scontato alcune ovvietà del tipo che me lo guadagnavo lavorando, che ci compravo quello che mi pareva, che dovevo “fare economia” accumulandolo per i tempi di magra (e si', l'economia per me non era una scienza ma sinonimo di risparmio). E' un ragionamento molto comune credo; una percentuale elevatissima di persone considerano il denaro grosso modo allo stessa stregua (almeno quelli di mia conoscenza), o non “lo vedono” proprio, avendo altro a cui pensare. Peccato poi però saperli angustiati quando le cose prendono una brutta piega, quando si sentono truffati e cominciano a chiedersi dove hanno sbagliato per essersi ritrovati dove sono, quando incolpano il destino o la malasorte, la perdita del lavoro, una vita di stenti o quella che credono che lo sia perché oggi il telefonino nuovo non ce lo si può più permettere. Non avendo esami da eseguire, il mio percorso d'avvicinamento alla comprensione (sia pur ancor molto sommaria) e' stato sicuramente diverso da quelli effettuati dalla maggior parte (se non tutti) di voi. Ho iniziato leggendo due trattati di sociologia, uno dei quali era un librone che commentava “la filosofia del denaro” di Simmel. Devo ammettere che la terminologia tutta nuova mi ha creato non poche difficoltà, e sono certo d'aver utilizzato più tempo nella consultazione del dizionario che non a leggerli. Poi sono approdato, sempre seguito dal fido vocabolario, alla storia, al diritto, passando prima per il signoraggio ed altre varie teorie più o meno “complottistiche”, per giungere infine, due anni or sono, a “sorbirmi” dei mattoncini di macroeconomia, e da oltre un anno ad incontrare per puro caso “L'Azione Umana” di Mises e di conseguenza ad interessarmi alla Scuola Austriaca di Economia della quale non ho mai nascosto le mie preferenze (ma questo e' un altro discorso). Che non ero un “saputone” lo avete capito tutti, ma forse il mio modo di scrivere ha fatto pensare a più di qualcuno che io lo fossi. In realtà, cerco ancora di capire, d'apprendere, e questo “bisogno” di dialogare con voi e' il risultato di una ricerca di un forum nel quale trovare menti aperte dalle quali trarre una conoscenza maggiore. La conoscenza, e' l'unica forma di scambio dove gli individui interessati hanno solo da guadagnare. Ma torniamo all'argomento. Questa e' una mia personale riflessione che prende spunto da tutto quello che ho letto (studiare e' una parola troppo grande per uno che lo fa per hobby) e spero che possa favorire un dialogo sereno ed una maggiore comprensione del significato di un mezzo senza il quale si rischia di morire di fame. Il denaro e' la base prima di ogni azione economica. Senza, l'uomo tornerebbe al baratto e dovrebbe “inventarsi” un altro strumento, che magari potrebbe chiamare Pippo, che svolga le funzioni che oggi sono proprie del denaro. Questo perché, avendo l'uomo differenti abilita', capacita', attitudini, e risultando il suolo sul quale vive più o meno ricco di risorse, ha bisogno dello scambio per soddisfare meglio i propri personali bisogni. L'autarchia e' un sogno poco realizzabile, almeno ai miei occhi. Lo scambio è, nella definizione di alcuni autori, la linfa vitale, non soltanto dell’economia, ma dell'intera civiltà. Nello scambiare i beni ed i servizi, l'uomo ha sempre attribuito ad essi un valore. Cosi', ad esempio, poteva dire che 5 galline equivalevano ad 1 pecora, e che 10 pecore avevano lo stesso valore di 1 mucca. Per cui ne deduceva che con 50 galline poteva avere in cambio 1 mucca; oppure che 1 ora resa per un servizio equivalessero a 5 galline. “Scoprendo” il denaro (nei vari momenti storici rappresentato dal sale, dalle conchiglie, dalle pelli di castoro, dall'oro, ecc.), l'uomo ha trovato un mezzo convenzionale su cui far riferimento ogniqualvolta dovesse calcolare il valore dei beni; cioè ha trovato un mezzo sul quale poteva contare, per scambiare tranquillamente i suoi beni e servizi (con beni e servizi altrui) senza essere condizionato dal tempo che impiegava nel trovare la combinazione giusta per “vivere meglio”. La condizione, nel baratto, era (è) che entrambi i soggetti interessati, oltre a possedere le merci che facessero comodo ad entrambi, ritenessero quello scambio come un vantaggio personale, o al minimo alla pari. Da questo se ne deduce che la moneta (materializzazione del denaro) ha valore perché “ogni individuo può scambiare merce contro moneta, poiché prevede di poter dare a sua volta moneta contro merce”. La base del valore convenzionale della moneta e' proprio questa: “la previsione del comportamento altrui come condizione del proprio”. La convenzione (da wikipidia) è “un accordo tra due o più soggetti con il quale gli stessi regolano questioni di comune interesse”. E' una materia che attiene al diritto perché “la convenzione può essere definita come un atto giuridico negoziale bilaterale o plurilaterale con il quale due o più soggetti costituiscono, modificano o estinguono tra loro un rapporto giuridico”. Nel caso della moneta (del denaro), si è convenuto (convenzionalmente e per libera scelta) che essa avesse la qualità di quello che avrebbe dovuto misurare, cioè il valore dei beni, e di conseguenza che sia inscindibile da esso. Non essendo immaginabile che il metro non abbia la qualità della lunghezza o il grammo quella del peso, allo stesso modo non è immaginabile che il denaro si comporti diversamente di tutte le altre unità di misura convenzionalmente stabilite, cioè non misuri quello che le è proprio. Con questo se ne deduce che la moneta (il denaro) implicitamente è anche “il valore della misura”, cioè quello che noi chiamiamo potere d'acquisto, in quanto “misura del valore”. Oggi però il denaro non è più solo “l'unità di misura del valore dei beni”, quindi implicitamente “potere d'acquisto” dei beni odierni (cioè tutti quelli che sono attualmente presenti sulla Terra) ma anche di quelli che verranno, semmai vedranno la luce. Ha spostato il baricentro, per così dire, passando da “valore convenzionale” a “valore creditizio” per merito di un istituzione bancaria la quale ha compreso meglio di chiunque altro, il fondamentale principio della filosofia del valore, e cioè che “il valore non è mai una qualità della materia! Il solido, il liquido, il peso, il volume ecc. sono qualità della materia, non il valore, perché esso consiste sempre in una previsione, ovverosia in un rapporto tra fasi di tempo, che è una dimensione dello spirito”. Un oggetto ha valore perché ne prevediamo il suo utilizzo: un telefonino perché prevediamo di telefonare; una penna perché prevediamo lo scrivere. Quindi il valore è il rapporto fra il momento della previsione e quello del previsto. Il cambiamento da valore convenzionale a valore creditizio è avvenuto per fasi nella storia dell'uomo ed è avvenuta quando i due concetti (simboli) sono stati mischiati e resi volutamente indistinguibili. Una volta c'era l'oro come moneta (che era tale non in quanto oro, ma perché ci si era messi d'accordo che lo fosse, convenzionalmente appunto), come mezzo di scambio e/o pagamento, che l'uomo usava come “fede di deposito”, funzione che ancor oggi egli attribuisce al denaro. Ma l'oro è una merce, limitata nella sua espansione, e quindi limitante oltre la quantità di emissione monetaria, anche del simbolo emesso dalla banca, che si presume abbia un costo in quanto commisurato alla riserva in oro a disposizione. Il sistema bancario, ad un certo punto della storia si è trovata nella condizione (è mia convinzione che vi ci sia messa di proposito, per legge, quindi giuridicamente tutelandosi agli occhi dell'intera umanità), di poter stampare per nome e per conto dei cittadini il denaro che a loro occorreva per vivere - in quanto sono loro che creano con il lavoro giornaliero “il valore dei beni” che scambiano - arrogandosene però la proprietà in quanto ente emittente, ottenendo così il via libera alla trasformazione e manipolazione dei concetti (simboli) di “valore convenzionale” e “valore creditizio”, e quindi stampare e far apparire veri dei simboli a costo nullo. Questo ha avuto la conseguenza che non essendo più “il simbolo merce” il rappresentante di una convenzione monetaria (ma lasciandolo pensare), la banca ha potuto facilmente appropriarsi del valore monetario creato dal mercato. “Su questo principio, per successivi graduali passaggi, il sistema bancario ha estratto dall'oro la gran parte se non addirittura, in alcuni casi, la totalità del valore dell'oro”. “La realizzazione di questo strumento è stato possibile mediante il dominio assoluto della forma (monopolio dell'emissione), oltre che dalla consapevolezza culturale che l'incorporazione del valore convenzionale nel simbolo consente la possibilità di oggettivare il valore in un nuovo bene, manifestarlo, conservarlo ed attribuirne la proprietà al portatore dei documento. Su questa premessa, poiché il primo portatore è l'emittente, la banca si attribuisce la proprietà del denaro che emette, tanto è vero che lo emette prestandolo e, come si sa, prestare denaro è una prerogativa esclusiva del proprietario. La famosa frase del Paterson: "Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla", che appare spregiudicatamente sincera, in effetti nasconde la parte più importante della verità, perché non è vero che il banco si arricchisce solo dell’interesse, ma anche e innanzi tutto della stessa moneta, il cui valore come abbiamo visto non è creato dalla banca, ma dalla collettività”. “All'atto dell'emissione monetaria è stato applicato un principio ben noto alle scuole dell'alta diplomazia, per cui, quando si vuole fare accettare dalla controparte una condizione che quella non avrebbe mai accettato se ne avesse avuto la consapevolezza, si pone la clausola come parte implicita del contratto. Così avviene che, chi prende denaro in prestito da una banca di emissione esplicitamente riconosce di essere debitore, ma fa implicitamente altre due dichiarazioni ben più importanti, di cui non si rende conto, perché egli riconosce ai documenti ricevuti la qualità di denaro e ne attribuisce contestualmente la proprietà alla banca, perché prestare denaro è una prerogativa del proprietario. E' come se taluno si rivolgesse al proprio cassiere e invece di dirgli "dammi denaro" gli dicesse "prestami denaro". In quel momento si realizza un macroscopico rovesciamento contabile per cui il denaro non è più suo ma del cassiere. E' esattamente in questi termini il rapporto che si instaura tra il governo o la collettività di quella nazione e la rispettiva banca centrale” (con quelle commerciali il discorso è ancor più lampante). Ecco cos'è il denaro oggi, per me: tanti pezzi di carta e tantissimi click di cui non si è certi del valore perché l'emittente attribuisce valore solo alla stoltezza degli individui, certo di saper manovrare a mestiere e far leva sui punti deboli di ognuno di essi. La cosa che mi ha lasciato sempre perplesso, riflettendo sulle letture che facevo, man mano che le facevo, è che le varie tesi proposte in ambito sociologico, monetarista, economico, tralasciassero, volutamente o meno non saprei dirlo, di definire la moneta come “fattispecie giuridica” e quindi d'approfondire dal punto di vista del diritto, che dovrebbe essere un bene esso stesso, tutte le sue implicazioni. Mi chiedevo: non è l'attuale sistema monetario basato sull'accettazione di trattati i quali prevedono l'impossibilità di rifiutare in pagamento un certo tipo di denaro? Perché se tutti sanno che la Banca è “intrinsecamente in bancarotta”, la si fa operare mantenendola in piedi quando è evidente la sua inutilità e dannosità? Perché ci si rende poco conto che la base su cui si dovrebbe reggere ogni teoria economica è a dir poco contraffatta? Ed allargando il ragionamento: non sono trattati quelli che parlano di diritti umani? Il 6 Dicembre scorso, se non ricordo male, c'è stata la festa per il sessantesimo anniversario della presentazione della “Carta dei diritti umani”, annunciata per altro con enfasi da tutti i media: è mai possibile che non si riesca a vedere che il primo diritto, il diritto alla vita, è violato costantemente? Se sì: allora quanto valore possono avere trattati non rispettati? Che senza denaro non si cantasse messa lo sapevo fin da piccolo, ma che si riuscisse a morire di fame quando il denaro “lo creiamo” noi con il nostro lavoro (la nostra capacità di fare, l'ingegno, l'intuito) ma la proprietà è di un altro, questo proprio non me l'aspettavo! Alla schiavitù imposta con la forza, è stata sostituita quella imposta finanziariamente tramite “Trattati”, che tanti citano ma pochi (io fra questi) capiscono, nei quali le belle parole sono messe in evidenza, la forma è d'uopo, ma la sostanza è immutabile. Quello che l'uomo è riuscito a fare negli ultimi 60-70 anni con del denaro a debito, non è altro che quello che avrebbe comunque fatto se il denaro non fosse stato a debito, con la differenza che le energie spese per correre dietro a quello che ritiene il mezzo per scambiare il proprio lavoro o frazione di esso per un pezzo di pane, sarebbero state spese per migliorare quel che ancora oggi appare migliorabile, cioè tutto. Possiamo chiederci se le crisi dureranno un giorno o dieci anni, se sono prevedibili, come andrebbero risolte; possiamo pensare d'atterrare su Marte, di crearvi una base, di spingerci oltre; possiamo sfogare il nostro bellicoso “istinto” in guerre di conquiste, religiose o meglio ancora preventive; possiamo prendercela con i governanti, cacciarli, lasciarli al loro posto; possiamo dialogare di calcio o di moda, il rigore inesistente, l'anoressica che cammina; ma mai e poi mai mettere in discussione a chi appartenga la base prima di ogni azione economica. Anche Mosè lo diceva: “Avete una sola scelta: o me o il vitello d'oro. Scegliete il vitello d'oro? E allora dovete essere schiavi dei padroni del vitello”. Spero non avervi annoiato, e di aver scritto qualcosa d'interessante che vi spinga a dire la vostra; quelle che sono le vostre conoscenze, convinzioni, considerazioni in tema di denaro, perché sono convinto che lo scambio della conoscenza sia l'unico mezzo che può permettere all'uomo di sfuggire a quella che sempre più si prospetta essere una babele senza fini. Sono convinto che in questi pochi o molti giorni che mi restano da vivere non vedrò l'uomo uscire dalla gabbia nel quale è stato rinchiuso, aprire gli occhi e vedere quello che oggi appare “imponderabile” come la Strada maestra, ma nel mio innato ottimismo, vivo senso dell'onore, franchezza, onestà, lo sono altre sì guardando ai danni irreparabili di chi con l'inganno e la menzogna, la mistificazione e manipolazione delle parole, lo tiene in soggezione: il troppo è troppo in tutte le cose e non si può insegnare che moltiplicare zero per qualsiasi numero da come risultato zero senza che contestualmente un numero crescente d'individui si domandino il perché se lo zero è zero allora debba valere 1.000, 1.000.000, o qualsiasi altra cifra come se niente fosse. Anche la stupidità ha un limite! |
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complimenti per i tuoi studi approfonditi sull'argomento e sulle tue riflessioni.
interventi come questo possono aiutare ad allargare la comprensione di fenomeni che tutti accettano così come sono senza soffermarsi a pensare... io personalmente mi sono sempre interrogato sul perchè delle cose e anche sul perchè del denaro e devo dire che sono giunto a queste conclusioni: 1) il denaro è un mezzo e non un fine per chi lo spende e viceversa per chi lo ha sempre prodotto ed il fine di chi lo stampa è quello di tenere in schiavitù quelli che se ne devono servire... 2) questa crisi ci insegna che coloro che al punto 1 hanno pensato di poter far soggiacere l'umanità alla necessità del denaro hano fatto un grosso errore nel pensare di prestarlo con l'intento di ipotecare la vita delle persone perchè tali persone non solo non potranno restituire questo denaro ma addirittura sanciranno la fine delle banche e di questa schiavitù..
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Data registrazione: Oct 2008
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DI JON RONNQUIST
Information Clearinghouse Prima che gli uffici postali, le opere idriche, le compagnie telefoniche e le miniere venissero tolte dalle mani della gente e vendute all’asta a imprese private ‘for-profit’, un altro servizio pubblico è stato venduto al settore privato: i soldi Il problema dei soldi è essenzialmente una questione di fede. Il denaro è una promessa che si manifesta con carta, metallo e cifre e il suo valore è proporzionale alla sua affidabilità. E, proprio perché la fiducia è la cosa più effimera e astratta che ci sia, il denaro è un affare rischioso. La sua utilità naturalmente è innegabile. In un mondo complesso e sfaccettato come il nostro, il baratto come mezzo di scambio pratico sta diventando sempre più limitato. Per tale motivo dovremmo tener bene a memoria che, proprio per tutta questa sua praticità, la moneta porta con sé un pericolo davvero concreto, il più ovvio è quello della svalutazione. Ma questa non è sicuramente l’unica e più seria minaccia presentata dal denaro. Perché, come in tutte le questioni di fede, la manipolazione è il male di gran lunga maggiore. Il ‘gold standard’ [standard aureo] sulla base del quale la moneta è stata un tempo regolata è ora il ricordo lontano di un’epoca passata. Indipendentemente dal valore che hanno i vostri dollari, sterline o euro, ora questo è determinato solamente dalla fiducia di chi li usa, ovvero quanto chi compra e chi vende crede che valgano. E così dovrebbe e deve essere. Nessun uomo accetterebbe dei soldi per il suo gregge o per il suo lavoro se non credesse che poi quei soldi sarebbero accettati dagli approvvigionatori delle sue necessità. Questi sono principi basilari dell’economia e non vedo ragione di annoiarvi con simili storie. Il punto è che il denaro, come concetto, è affermato e necessario. Ma cosa succede quando esso cade nelle mani di quanti lo considerano come qualcosa di più di un semplice meccanismo di scambio? Quelli che lo vedono anche come un’opportunità per consolidare il potere? Allora siamo nei guai. Il ruolo della moneta si basa su diversi assiomi. Se rispettati, essi garantiscono un uso onesto e corretto. Se abusati, aprono la strada a problemi illimitati. Innanzitutto, il denaro non è una merce ma un servizio pubblico. Non ha in sé un utilizzo o un valore reali che vadano oltre la facilitazione degli scambi. Se ciò è duro da digerire, provate a mangiarlo, a piantarlo o a usarlo per tagliare il prato. E, come tutti i servizi pubblici essenziali, frutta al meglio nelle mani di un governo rappresentativo. In secondo luogo, il denaro deve esistere in una quantità che è relativamente uguale al volume degli scambi che facilità. Quando la fornitura è insufficiente, esso crea una contrazione innaturale del commercio, per cui transazioni necessarie e vitali vengono interrotte arbitrariamente per il volere di un pezzo di carta senza valore. Laddove gli sia invece permesso di crescere in quantità eccessiva, il valore dei beni e servizi reali è artificialmente abbassato a danno di tutti. Una somministrazione di denaro non regolata in modo professionale e competente prima o poi supererà il valore dei suoi stessi benefici. Terzo, deve esistere un limite ai risparmi. Il denaro sottratto alla distribuzione e accantonato dal singolo deve essere rimpiazzato per assicurare che non venga violato il suo scopo primario attraverso la diminuzione del potere d'acquisto. Se è reintrodotto in quantità eccessiva, produrrà come conseguenza l’inflazione. Ciò non è fonte di problemi se depositi e prelievi di risparmi sono relativamente bilanciati. Questo mostra altresì che grosse riserve di ricchezza scriteriata violano le leggi sulle quali si basa il funzionamento del denaro e non dovrebbero essere consentite. Quarto e ultimo, la moneta deve essere messa in circolazione sotto forma di versamento, non di debito. Rendere il denaro disponibile a condizione che esso debba essere tolto dalla circolazione in misura uguale o superiore è una violazione del suo scopo e porta a una miriade di problemi, la Terra nel ventunesimo secolo il più ovvio. All’aumento della popolazione corrisponde una crescita della produzione e un’espansione del commercio, e più soldi devono essere resi disponibili per facilitarlo. La questione relativa al come questo viene realizzato onestamente è semplice, ma richiede prima e soprattutto un governo saggio. I soldi devono essere introdotti sotto forma di pagamento di beni e servizi a universale vantaggio della popolazione. Ciò significa investimenti diretti in infrastrutture, servizi e istituzioni pubblici. Per nominarne alcuni: salute, strade, ponti, biblioteche, parchi, autostrade, scuole, ricerca e scienza, welfare, acqua e infrastrutture energetiche, il mantenimento dei parchi pubblici e delle riserve di fauna selvatica e i trasporti pubblici. In questo modo il beneficio è ugualitario e il denaro verrà poco per volta convogliato nell’economia secondaria (produzione di automobili, servizi privati, finanza, elettronica di consumo, ecc…) e, alla fine, nell’economia del lusso (agenzie di viaggio, beni di marca, altri servizi non essenziali, ecc…). La misura del successo del secondo e terzo tirante dell’economia dipende dallo stato dei servizi essenziali, e così dovrebbe essere. Altrimenti avremmo lussuose auto sportive che sfrecciano su autostrade deteriorate e una scellerata opulenza a dispetto di una povertà disumana. E prego quelli che pensano che questa sia una retorica socialista/comunista di svegliarsi al più presto. Questa è la realtà. Quello che stiamo vivendo oggi è un assaggio di quella realtà e di quella che faremmo meglio a iniziare a guardare per quello che è. Contrariamente alla credenza popolare, i grandi esperimenti marxisti falliti nel corso del tempo non rappresentano la sconfitta di quelle ideologie e nemmeno sono la prova che non c’è spazio nell’ordine delle cose anche solo per sperimentarli. E’ un’idea dominante nella politica moderna che un intervento eccessivo del governo sia “cattivo per l'economia”. Ma questo è un ragionamento basato su un'attività economica che non trova spazio nel mondo civilizzato ed è vero solo se considerato da quel ristretto e contorto punto di vista. E dove l’uomo medio è d'accordo è unicamente sull’idea secondo cui il governo moderno non è per niente un governo, ma solo una rappresentazione del potere privato. Un governo gestito da e per la gente è un qualcosa di imperativo, se la società vuole in qualche modo progredire. Se ad un governo viene affidata la responsabilità di sostenere i diritti di quelli che rappresenta, deve anche avere il potere per fare ciò. Il diritto alla libertà politica, alla democrazia e ad eque possibilità di successo sono tutti sentimenti molto positivi, ma cosa dire allora del diritto al lavoro, al cibo, all’acqua, alla casa e all’educazione? Certamente questi fattori sono altrettanto importanti. Affinché un governo possa assicurare tutti questi diritti connessi alla cittadinanza, deve in alternativa o essere titolare delle istituzioni alle quali la gestione di tali diritti è affidata, o quantomeno vantare un sicuro potere regolatorio su di esse. Ma almeno che non si trovi un’impresa privata che voglia occuparsi di tali servizi senza avere in mente soprattutto il profitto, essi piuttosto vengano lasciati al governo. I diritti umani essenziali, che derivano tutti dalla terra su cui viviamo, non devono e non possono diventare fonti private di profitto. Questo non significa che coloro i quali sopportano il maggior onere di responsabilità non dovrebbero essere ricompensati di conseguenza. Significa solo che alle istituzioni in quanto tali non dovrebbe essere permesso sviluppare ambizioni egoistiche di dominio e le riserve di ricchezza necessarie per inseguirle. Questo non è socialismo, ma umanità. Un’altra cosa che non dovrebbe succedere al denaro è scontrarsi con il valore delle altre monete. Quando ciò succede, diventa immediatamente un servizio di per sé, scambiato come bene con lo scopo di incrementare la ricchezza. Questa è una violazione essenziale degli assiomi che governano il denaro e un’apertura a più grandi abusi. Il commercio transfrontaliero dovrebbe essere formato all’interno di un mercato globale con una sua valuta, nei confronti della quale solo i beni hanno un valore, non anche il denaro. Il valore dello zucchero potrebbe così essere determinato ogni giorno in questa valuta, sulla base della sola domanda e così via. Tale moneta di scambio non avrebbe forma cartacea ma sarebbe solamente un valore numerico assegnato a tutti i beni di scambio, essendo il suo scopo quello di formare una barriera tra le diverse valute nazionali per impedire alle stesse di diventare beni. L’alternativa sarebbe quella di un governo, un popolo, una moneta. Ma questo è un sogno utopico che richiederebbe una dissertazione separata. Il mio riferimento ad un governo mondiale non deve essere confuso con quello verso cui si spinge oggi. Il Nuovo Ordine Mondiale, nelle forme in cui lo conosciamo, è totalmente asservito a ciò che siede alla sua testa, non a chi pretenderebbe di rappresentare. Quanto sopra è una bozza grossolana di cosa dovrebbe essere il denaro e di come dovrebbe funzionare. Sfortunatamente, la realtà è in netto contrasto con tutto questo. Il motivo è piuttosto semplice. Ciascuno degli assiomi che sono stati esposti sono stati pesantemente violati dalle persone incaricate di prendersi cura del nostro sistema monetario. In questo modo, il denaro ha finito per essere asservito ad un secondo e alquanto sinistro proposito, che sembra quasi giustificare la sua totale eradicazione dall’uso e l’introduzione di un nuovo inizio pulito. Prima che gli uffici postali, le opere idriche, le compagnie telefoniche e le miniere venissero tolte dalle mani della gente e vendute all’asta a imprese private ‘for-profit’, un altro servizio pubblico è stato venduto al settore privato: i soldi. In un’epoca che nessuno è vecchio abbastanza per ricordare, e che una percentuale spaventosamente bassa di noi conosce, la produzione, fornitura e regolamentazione delle valute nazionali passava di governo in governo. Se qualcuno si domanda quando le cose siano veramente iniziate a girare male per il pianeta terra, quello è stato il momento. Quasi tutte le difficoltà quotidiane in cui ci imbattiamo oggi hanno le loro radici, almeno in parte, in quell’epoca buia. Ma importa più la causa del fatto. Sarebbe bello pensare che sia stato solamente il consiglio di un gruppo di cittadini preoccupati che pensavano di poter fare di meglio e che il governo li abbia seguiti al di là di una reale preoccupazione per la sua popolazione. Non c’è nemmeno bisogno di sapere cosa fu esattamente detto o come ciò venne fatto per sapere che non è vero. I responsabili diretti e i loro successori hanno avuto molto tempo per dimostrare le loro intenzioni e la prova è indubbiamente a favore della nozione secondo cui tutto questo è stato fatto con la prospettiva di trasformare il mondo in una flebile ombra di quello che era prima. Perché un uomo farebbe questo? Per potere? Per controllo? Certo. E di cosa avrebbe paura? Di me e di te. Tuttavia, io credo che non ci vedano per quello che siamo, ma con gli occhi rossi, zoccoli e code biforcute. Però, indipendentemente dai motivi, i fatti non cambiano. La prima e principale violazione commessa da queste nuove banche private nazionali fu di creare denaro solo in forma di debito. Ciò ovviamente assicurò che i debiti di un paese crescessero in misura direttamente proporzionale alla sua economia. Questo fatto è così illogico che lascia la mente scossa e incapace di farsene una ragione. Ma solo fintantoché si pensa che l’intento fosse benevolo. Se si considera invece la sua totale malvagità, non si può più essere confusi a riguardo. Vedetela in questo modo. Un commerciante conclude affari in due mercati lontani molti chilometri tra di loro. Per spostare i suoi beni avanti e indietro tra di essi, egli ha bisogno di carri. Ma i carri non possono essere costruiti o acquistati, possono solo essere presi in prestito. E per ogni carro noleggiato, due devono essere restituiti entro i tempi stabiliti. Così, egli noleggia dieci carri sulla base del presupposto che ne dovrà ritornare venti entro la fine dell’anno. Solo che, alla fine dell’anno, non solo egli non ha nulla se non dieci carri, ma gliene servono altri dieci per star dietro ai suoi affari in espansione. L’unica scelta è di prendere quaranta nuovi carri: venti da rendere come pagamento per i primi dieci e venti da usare. E così egli ha ottanta carri entro la fine dell’anno. E più le cose vanno meglio, maggiori sono i suoi debiti. E il cerchio non può mai essere rotto. Quindi perché il commerciante non si costruisce da solo i carri? Sarebbe facile. Solo che nel tempo che gli è necessario per arrivare a questa semplice conclusione la legge, i tribunali e la polizia sono tutti coinvolti nel business del prestito dei carri. E così funziona anche il prestito monetario ai giorni nostri. Tutti i soldi, la terra e i beni esistenti non potrebbero compensare il debito. E siccome sono sempre dovuti anche gli interessi, che crescono, il prestito deve crescere per star dietro al meccanismo. Dove si chiude il cerchio? Dai segnali che ci sono, si sta chiudendo adesso. E cosa è giunto alla fine esattamente? La produzione? Le risorse? L’intelligenza umana? No. Il prestito si è ridotto, interrompendo così il ciclo inarrestabile e ponendo fine ad un commercio basato su una scarsità artificiale di denaro. E’ vero? No. La vostra voglia di lavorare non è cambiata, così come non è mutato nemmeno il vostro desiderio delle cose che potreste comprare con i risparmi. Tutto è al suo posto per permettere alla vita di continuare, tranne una cosa. La carta senza valore e il conio, che a nulla servono se non quali strumenti d’interazione. Se tutti fossero d’accordo, potremmo iniziare a stamparci le nostre monete a casa e utilizzarle per continuare a fare come abbiamo fatto finora. Se fossimo certi che non ci sfuggisse dalle mani (cosa probabile, se prevalessero certi modi di pensiero), la vita andrebbe avanti. Perché il denaro altro non è che carta e idea supportata dalla fiducia. Ma quando il denaro è controllato da pochi avidi al di là dell’interesse personale, possiamo vedere come sia anche un meccanismo di controllo molto efficace: sostituite dapprima le forniture coi prestiti, poi, quando il paese è irreversibilmente in debito, tenete d’occhio quei prestiti. Ritirate il credito per un po’, strangolate l’economia finché strepita per un debito maggiore, quindi dateglielo. Oppure inondate l’economia con del denaro inutile e poi fate tornare indietro velocemente i debiti e aspettate l’inevitabile caos. Delegate alle banche il vostro diritto divino a creare denaro per interessi commerciali e guardate la gente soffocarsi con debiti ingestibili. Permettete a Wall Street di creare valore dal nulla trasformando la fiducia in talloncini di prezzo che presto non avranno alcuna relazione con le cose a cui sono attaccati, mentre le banche aumentano i prestiti per renderle alla portata mia e tua. Aspettate che la popolazione acconsenta con riluttanza, schiacciata dal peso di un debito che non riesce più a gestire, e quindi prestate di più al loro governo. Guardate le guerre iniziare e concedete prestiti all’una e all’altra parte. Ogni volta che il ciclo raggiunge la pienezza del cerchio, la concentrazione del potere è un po’ meno diluita e fa ancora più paura. Vi siete mai chiesti perché i vostri rappresentanti al governo sembrano non mostrare alcuna volontà di cambiare veramente le situazioni negative? Questo è perché queste sono tali solo da dove le vedete voi e loro non potrebbero cambiarle, se volessero. Non ne hanno il permesso. Da parte di chi? Da parte delle persone che gestiscono i vostri e i loro mutui. Dalle persone che prestano ai vostri paesi, regioni e stati la carta di cui hanno bisogno per andare avanti a tutti i costi. Dalle persone che posseggono le vostre auto, la vostra televisione e il vostro frigo. Se volete cambiare qualcosa, dovete chiederlo a loro. E loro non vorranno. E quindi un uomo cosa fa? Chiamatemi anarchico, ma io vado oltre la preoccupazione per il significato e il sentimento e l’essere un bravo ragazzo. Se non vi potete permettere di ripagare comodamente quello che possedete entro un tempo ragionevole, allora non pagatelo. Dichiarate fallimento, staccate il telefono, trasferitevi in Messico. Diventerete così persona non grata ai creditori. Non vi hanno mai avuto in simpatia fin dall’inizio e ora non dovrete più concludere affari con loro. Il punto è che dobbiamo vedere il denaro per quello che è: carta e nient’altro. Riverireste il rotolo della carta igienica allo stesso modo? Questo perché considerate la carta igienica per quello che è: utile, pratica, ma non essenziale. E quando finisce si trovano altre soluzioni, non dovete smettere di andare in bagno. Un modo per aggirare il collasso causato dalla mancanza di valuta nazionale è la creazione di una moneta locale. Questo è stato fatto nel corso della storia in diverse occasioni per contrastare il collasso delle banche nazionali. E’ un peccato pensare che l’ingegnosità che un simile coraggioso piano richiederebbe sfortunatamente manca nella maggior parte delle comunità moderne, le quali hanno finito per far dipendere così tanto la loro sopravvivenza dal circolo vizioso di grandi banche, grandi imprenditori e grandi catene di negozi che un distacco radicale dal confort dello status quo sarebbe senza dubbio al di là di ogni immaginazione. Detto ciò, la pressione può sortire degli effetti miracolosi sul modo di pensare. [La valuta locale emessa a Ithaca, New York, negli anni '90: un'"ora di Ithaca" valeva, al tempo dell'emissione, circa 10 dollari Usa. Per una storia ed un'elenco delle valute locali vedi Wikipedia.] Non lo so se le cose siano andate ormai troppo in là per poter sperare in un cambiamento reale ma credo che, in un modo o nell’altro, lo scopriremo presto. Titolo originale: "What Exactly is Money?" Fonte: http://www.informationclearinghouse.info |
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Data registrazione: Sep 2007
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Bel thread, complimenti al suo iniziatore perchè è persona che prova a pensare.
Il tema è centrale, e non da oggi. Aristotele - credo nell'Etica Nicomachea - parlava delle 3 funzioni del denaro: - misura del valore; - mezzo di scambio; - riserva del valore (che ha a che fare con quello che oiggas definisce il "valore creditizio", cioè l'anticipazione di valore futuro, cioè la finanza, che in effetti fa parte di una dimensione spirituale, se solo riuscissimo a definire quest'ultima). I problemi nascono quando - come si dice sopra giustamente, con la complicità di una giurisprudenza asservita - le tre funzioni si confondono l'una con l'altra. E il metro perde la propria qualità intrinseca di lunghezza, e, attraverso il meccanismo dell'interesse legale, il metro di Sèvres cambia la propria misura in funzione della cosa misurata, cioè il capitale diventa remunerato ben al di là della sua produttuività marginale. E il mezzo di scambio deve sempre essere di proprietà di qualcun'altro, che ha la riserva di legge nel prestarlo. L'alienazione del lavoro? Eccola qua. Nella storia non è sempre stato così: erano altre istituzioni a essere strumentalizzate per gli stessi fini di pochi (la cultura, la religione, la comunità intesa su base di stirpe, etc.), ma la moneta spesso ha conservato la distinzione tra le varie funzioni. Vedi la tripartizione tra moneta alta, moneta bassa, e tariffa di Stato, nel medioevo. Il primo passo per uscire da questa strumentalizzazione, è la consapevolezza che la moneta (come la cultura, come la religione, come la comunità..) va innanzitutto pensata. |
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l'ho letto ma mi sembra faccia parte piu' del gruppo dei "complottistici", da prendere con le pinze, tanto piu' che la signora è un architetto: Margrit Kennedy è un architetto con Master in pianificazione urbana e regionale e un dottorato in affari pubblici e internazionali. Ha pubblicato libri, articoli e rapporti per l'UNESCO e l’OCSE sulla pianificazione e costruzione di scuole e comunità ecologiche. Il suo lavoro sull’architettura, l’ecologia urbana, la Permacultura, il denaro, la terra e i sistemi fiscali è stato riconosciuto internazionalmente. Ha praticato architettura e urbanistica in Brasile, Nigeria, Scozia, Stati Uniti e in Germania. Dal 1985 vive nell’eco-villaggio di Lebensgarten in Steyerberg, Bassa Sassonia, Germania. Dal 1991 al 2002 è stata professoressa di Tecnologie Ecologiche presso il Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Hannover. Progetti in architettura ecologica per l'International Building Exhibition di Berlino nel 1987 portano Margrit Kennedy alla scoperta che è praticamente impossibile fare dell’ecologia, senza modificare radicalmente l'attuale sistema di denaro o la creazione di nuove monete complementari. Il suo libro “La Moneta Libera da Inflazione e da Interesse” è stato pubblicato per la prima volta nel 1987 e da allora è stato tradotto in venti lingue. In qualità di consulente, Margrit sta aiutando ad avviare sistemi regionali di moneta complementare in Germania, Austria e diversi altri paesi. Margrit Kennedy e suo marito, Prof Declan Kennedy dal 1988 a Steyerberg tengono workshop e conferenze che trattano i diversi aspetti della riforma monetaria. |
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io ho trovato questa interessante tesi di laurea
http://www.signoraggio.com/pdf/tesi_tamburro.pdf |
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Data registrazione: Apr 2005
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l'hai letta? Il sito che la promuove è ideologicamente piuttosto di parte e non promuove certo una corrente condivisa ai piu'. |
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Data registrazione: Nov 2008
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Anche io da qualche tempo mi sono interessato su cosa fosse il denaro e devo dire che da quando ho cominciato a interessarmene ho cambiato radicalmente posizione su tantissime cose; politiche e economiche.
Tra tutte le fonti che ho esplorato vi consiglio il blog "2 cents" http://duecents.blogspot.com/. E' ancora poco famoso; secondo me però ha un futuro. E' scritto benissimo e in modo veramente chiaro. Nello specifico vi consiglio il http://duecents.blogspot.com/2008/12...ve-easing.html Leggete poi la parte 2. Comunque è tutto veramente interessante. Premetto che non conosco chi scrive; sono solo contento di fargli pubblicità perché l'ho trovato esemplare. Se avete occasione leggetelo. Alla fine il denaro è un pezzo di carta nel quale crediamo. Ma soprattuto è un pezzo di carta che, quando ci crediamo, da un potere enorme ai soliti noti. |
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Data registrazione: Nov 2008
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Non so cosa intendi per "corrente condivisa ai piu'", ma posso dire che l'ho trovata nell'insieme ben fatta ed articolata. Il ragazzo ha studiato; merita un bel voto!
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