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Vecchio 02-01-09, 19:31   #1 (permalink)
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l'economia nera

nel treddo sul turismo ho postato (e continuerò a postare) notizie sulle 'navi radioattive' affondate nei mari italiani; notizia a mio modo di vedere molto rilevante ma assolutamente poco conosciuta.

qui invece riporterò di tanto in tanto altri articoli interessanti e probabilmente poco noti.

iniziamo qui:




Articolo di Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina (L'espresso, 18 luglio 2008)



Solito argomento Despar... Non è la lista della spesa scritta su un foglietto. Così cominciava uno dei pizzini di Bernardo Provenzano spedito dall'ultimo covo a due dei suoi fedelissimi. Il 'solito argomento' perché intorno alla gestione di Despar più di una volta in Sicilia ci sono stati attriti e accordi complessi. Legati a quella che oggi è più di un'ipotesi investigativa: tutta la catena nell'isola era controllata da Cosa nostra, dal momento della costruzione dei market, fino alla scelta delle assunzioni e dei fornitori. Lo scenario è quello di un indotto criminale che crea una rete di servizi illeciti intorno ai punti vendita.
Possibile che un marchio così importante cada nelle mani delle cosche? Che un colosso che fattura 4,3 miliardi di euro, con quasi 20 mila collaboratori e più di 2 mila punti vendita venga infiltrato dai grandi capi delle organizzazioni criminali? Le inchieste in corso sono numerose. E stanno risalendo l'Italia: adesso anche la gestione della rete Despar in Calabria è oggetto di indagine. Il presidente Antonino Gatto nega, replica alle accuse e si rivolge al capo dello Stato invocando tutela. Ma la commissione parlamentare Antimafia punta il dito anche sul suo ruolo personale.

Cupola siciliana. Il gruppo mondiale funziona come un consorzio. In Italia ha 1.800 punti vendita: in parte sono piccoli affiliati, in parte fanno capo a 12 grandi centri di distribuzione che esprimono anche il direttivo nazionale. Sei persone, elette ogni tre anni. Uno dei sei, il consigliere Sebastiano Scuto, è sotto processo per associazione mafiosa, ma resta in carica. Prima c'era anche Giuseppe Grigoli, ma è stato arrestato: lo accusano di essere il tesoriere di Matteo Messina Denaro, l'ultimo padrino latitante e capo della ricca provincia trapanese dalle mille banche, quello a cui si rivolgeva Provenzano per discutere di Despar. Nel suo rifugio di Montagna dei Cavalli, Provenzano non aveva bisogno di supermarket: gli bastavano ricotta e cicoria. Ma sapeva che le questioni di denaro sono le più pericolose per gli equilibri mafiosi. Nei suoi pizzini il grande capo chiede di chiarire se Despar sia cosa altrui o cosa nostra. Bisogna infatti pronunciarsi sull'apertura di un nuovo centro commerciale a Corleone. E Matteo Messina Denaro risponde mettendo a disposizione il suo ambasciatore Filippo Guttadauro. E' una geopolitica criminale: le famiglie di Trapani, quelle di Palermo e quelle di Catania, divise e federate - secondo le accuse - intorno al marchio. Quasi una riproduzione della cupola degli anni d'oro, prima delle stragi.

Il re Mida dei carrelli. Le ultime novità giungono da Catania. Sebastiano Scuto, uno degli imprenditori più importanti della grande distribuzione è sotto processo: un self made man che possiede 43 megastrutture e centinaia di negozi affiliati in tutta la Sicilia. Adesso il sostituto procuratore generale, Gaetano Siscaro, ha ampliato il capo di imputazione, contestando al re Mida dei carrelli di avere finanziato Cosa nostra "in maniera continuativa in cambio di una duratura protezione, riciclando in attività economica legale ingenti proventi delle attività illecite del clan Laudani e di altri clan alleati". I Laudani sono il vero e proprio braccio armato di Nitto Santapaola. Un impero, quindi, gestito grazie e per conto della mafia catanese? Scuto nega tutto e sostiene di essere "una vittima, non un colluso", ammettendo solo di aver pagato il pizzo. Ora, nel mirino dell'accusa sono finiti i recenti investimenti realizzati da Scuto a Palermo, nonostante la sua impresa sia sottoposta ad amministrazione giudiziaria, e sempre sotto le insegne Despar. Secondo i magistrati etnei quei punti vendita "sarebbero gestiti in comune con il clan di appartenenza dei Laudani e con quelli alleati di Benedetto Santapaola, Provenzano, Sandro e Salvatore Lo Piccolo": i boss di Catania e quelli di Palermo, uniti in società per fare più affari. La tesi della Procura catanese è confermata anche dalle analisi del reparto provinciale dei carabinieri di Palermo, che descrivono puntualmente il settore della grande distribuzione nel capoluogo. Parlando del Centro Guadagna, inaugurato poco più di un anno fa, i militari delineano il quadro societario "strutturato su un grande supermercato (facente capo alla società Aligroup di Catania, catena di distribuzione alimentare in Sicilia con il marchio Interspar-Despar) e 11 negozi facenti capo al gruppo Ferrigno, proprietario dei 24 Center Gross di Sicilia, Calabria e Basilicata". Nella nota si ricordano anche le polemiche sorte sulla realizzazione degli immobili destinati al Guadagna. L'opera è stata ceduta al gruppo commerciale catanese dalla Solidea, azienda di cui è socio anche Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria Sicilia. Il nome di Artioli ricorre anche in alcune deposizioni che i 'pentiti' Franzese, Campanella, Nuccio e Pulizzi hanno reso alla procura etnea.

Patto di piombo. Proprio Franzese, braccio destro dei boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo, descrive i rapporti fra la mafia di Palermo e quella catanese nell'affaire supermercati. Spiega che, quando cercò di imporre il racket al Centro Olimpo, "gli interlocutori che noi avevamo individuato in Vincenzo Milazzo e Alfonso Milazzo, padre e figlio, come i veri responsabili del Centro commerciale, si mostrarono molto sicuri, ma niente affatto disposti a pagare. Pochi giorni dopo venni chiamato da Sandro Lo Piccolo, il quale mi disse che per il Centro Olimpo (marchio Despar) non dovevo fare nulla in quanto la cosa la gestiva lui con i catanesi e questi ultimi si erano lamentati per il fatto che era stata fatta la telefonata ed i Milazzo temevano di essere stati intercettati". Catanesi e palermitani celebrano la joint venture societaria a modo loro: Angelo Santapaola regala un modello speciale di Kalashnikov a Sandro Lo Piccolo. La cerimonia avviene nel gennaio 2007: ci sono Franzese, i Lo Piccolo, Andrea Adamo (reggente del mandamento mafioso di Brancaccio, poi arrestato) Giancarlo Seidita e i catanesi Angelo Santapaola, Nicola Sedici ed Enzo Aiello. Dieci mesi dopo i corpi carbonizzati di Santapaola e Sedici saranno trovati in un campo.

Spesa in famiglia. Nei documenti depositati al processo c'è anche la perizia elaborata dal consulente informatico, il vice questore Gioacchino Genchi. Dalla lettura di quei dati (intercettazioni, analisi dei tabulati e computer del gruppo imprenditoriale) non solo emerge un collegamento fra Scuto, esponenti di Cosa nostra palermitana, con quelli di Caltanissetta e con la Calabria, ma anche un particolare metodo utilizzato nella selezione del personale. Si scopre che per i parenti dei boss esisteva un percorso privilegiato per l'accesso al lavoro nei centri commerciali Despar a Palermo. Così, nessuna sorpresa se all'ingresso del supermercato si viene accolti dalla nipote dell'autista di Totò Riina. Poi un salto al settore hi-fi per ricevere un consiglio dal giovane erede di don Saro Riccobono. Per valorizzare le attitudini di famiglia, infine, è quasi ovvio che alla cassa si trovi la sorella di uno dei presunti capi del racket. E' la punta dell'iceberg: secondo gli investigatori i clan di Cosa nostra avrebbero piazzato nei centri Despar di Palermo, figli, nipoti e amanti. A partire da Totuccio Lo Piccolo.

Unica regia. Proprio dall'analisi realizzata da Genchi sui computer sequestrati, spuntano gli atti relativi a progetti di formazione finanziati dal Fondo sociale europeo. L'ente promotore dei soggetti è una società consortile. Si chiama Unica: ci sono tutte le aziende che fanno parte del gruppo Despar nell'Italia meridionale, da Palermo sino a Cava dei Tirreni. Nelle visure camerali spuntano i nomi di Scuto, padre e figlio, di Grigoli, e anche del numero uno Despar per l'Italia, Antonino Gatto. Unica ha presentato tre progetti di formazione, che hanno ricevuto l'ok per un finanziamento complessivo che sfiora il milione di euro. Il progetto più corposo (quasi 380 mila euro) è stato ritirato a febbraio di quest'anno, proprio su richiesta di Unica che ha dichiarato di non aver svolto, e non avere alcuna intenzione di farlo, alcuna attività per quel programma. Impossibile non notare la coincidenza temporale. Proprio in quei giorni, infatti, la commissione Antimafia prendeva posizione sulla Despar, definendola un caso emblematico.

Effetto domino. Nella relazione dell'Antimafia c'erano precisi riferimenti a società beneficiarie di contributi pubblici: "C'è una ricchezza calabrese costituita dalla disponibilità di enormi capitali e da ingenti disponibilità immobiliari. La concentrazione di tale ricchezza fa capo a pochi soggetti. È sufficiente rilevare che presso lo studio commerciale di Francesco Indrieri, del gruppo economico Gatto, a Cosenza, hanno sede legale o domicilio fiscale 43 società. C'è inoltre la rapidità dell'accumulazione della ricchezza: la società leader del gruppo, Fincom spa, riconducibile alle famiglie Gatto e Cresciti, opera come una vera e propria holding finanziaria. Attualmente Antonino Giuseppe Gatto è presidente del Comitato direttivo di Despar Italia, dell'organo cioè che definisce le principali strategie, le scelte e le politiche di Despar Italia". Le parole dell'Antimafia vengono contestate duramente da Gatto che minaccia di querelare la Commissione per avere leso il prestigio del marchio. Con Scuto e Giuseppe Grigoli (nella foto), spiega, "ci sono normali rapporti imprenditoriali. Non è un reato fare una holding. La famiglia Scuto era ed è una delle più importanti famiglie imprenditoriali del meridione d'Italia". Qualche parola Gatto la spende anche per difendere il presunto prestanome di Messina Denaro: "Giuseppe Grigoli è dal 1988 un associato della Despar ed i rapporti sono quelli tra azienda associata e attività del consorzio. Aspetteremo i fatti. Allo stato manterremo la stessa operatività aziendale nei confronti della società di Grigoli. Non vogliamo che su di noi vengano emesse sentenze mediatiche".

fonte. SUPERMARKET RACKET
di Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina
(L’espresso, 18 luglio 2008)

Ultima modifica di visch : 02-01-09 alle ore 20:04
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Vecchio 02-01-09, 19:47   #2 (permalink)
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Grazie per avere postato l'articolo. Buono a sapersi.
La Despar è quella che ha fatto fare per i clienti il calendario lunario 2009 Barbanera...?
Ho un negozio proprio vicino casa...una cosa è sicura, non andrò più a portare i miei soldi a loro...
esperanza è  collegato   Rispondi citando
Vecchio 02-01-09, 19:58   #3 (permalink)
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http://espresso.repubblica.it/dettag...cket/2033969/1

http://www.desparitalia.it/

Ultima modifica di visch : 02-01-09 alle ore 20:05
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Vecchio 02-01-09, 20:02   #4 (permalink)
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Vecchio 03-01-09, 01:11   #6 (permalink)
ridateci il cainano!
 
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ho sbagliato thread

leggendo economia nera pensavo che parlaste di quella tenuta in piedi dal Vaticano

Andrea4891 non  è collegato   Rispondi citando
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