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Vecchio 02-01-09, 12:26   #1 (permalink)
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Spesa pubblica italiana e sostenibilita’ del sistema economico

Il Pil italiano 2007 e’ stato 1.536 mdi di euro , la ricchezza prodotta dal nostro paese per circa il 50% viene gestita dalla politica , dai governi , da istituzioni non di mercato.. Il dato assoluto e’ di 753,4 mdi euro (come da file Istat in excel allegato) e rappresenta i miliardi di spesa pubblica che nell’anno spende lo stato . Sono soldi presi dalle tasche dei contribuenti che si affannano per produrli . Vengono , poi , elargiti attraverso criteri politici .
La parte pubblica non ha concorrenza , non si preoccupa del costo di produzione dei beni e servizi .Impone i prezzi che vuole in regime di monopolio nazionale e la qualita’ non e’ buona..
L’altro 50 % della ricchezza nazionale e’ gestito dalla parte privata , sottoposta alla concorrenza del mercato internazionale , inoltre e’ tartassata dal fisco e imbrigliata dalla burocrazia.

Dal quadro di cui sopra e dai numeri del file excel allegato (preso dal sito Istat e relativo ai conti nazionali della Pubblica Amministrazione ) emergono una serie di interrogativi e considerazioni :

- la pubblica amministrazione ha piu’ costi di struttura che di servizi erogati ai cittadini. L‘economia italiana non puo’ sostenere un peso cosi’ gravoso. Il capitalismo italiano e’ un capitalismo assistito e povero , con molte difficolta’ nel contesto internazionale. Uno dei padri del Project Management dice “Un‘ azienda che produce spille da balia non puo’ sostenere una struttura come la Nasa”
- una struttura economica cosi’ squilibrata puo’stare in piedi solo aumentando il debito pubblico , nei 4 anni della tabella allegata l’indebitamento netto annuo e’ andato sempre aumentando (le uscite superano le entrate.). Si mantiene solo penalizzando precari pensionati e poveri, non facendo investimenti in conto capitale (nel 2007 le spese correnti netto interessi passivi sono 81% delle uscite complessive ). La struttura di costi fissi della PA drena improduttivamente la ricchezza prodotta dalla nazione ed impedisce ogni miglioramento e riforma .
- nel 2009 la produzione italiana per la crisi internazionale subira’ una riduzione di volumi e di reddito , con conseguente riduzione di margine di contribuzione. Potra’ contribuire ad assorbire i costi fissi della struttura parassitaria in maniera ridotta rispetto gli anni scorsi.
- i costi fissi della PA e altre caste della parte garantita , aumentano ogni anno per automatismi contrattuali e azioni sindacali , non conoscono licenziamenti anche in calo di produzione. La pressione per entrare in questa aristocrazia clientelizia diventa sempre piu’ forte.. In economia e’ assiomatico che ogni circostanza favorevole ha gia’ in se’ il germe del suo contrario. E’ la legge della genesi (nemesi) : niente di cio’ che e’ positivo ( per politici , sindacalisti , Alitalia , magistrati , insegnanti , etc etc) dura per sempre perche’ troppi ne vogliono godere. Oggi tanti pensano ”…e’ meglio entrare in politica che lavorare in azienda …”.
- entra in gioco anche un tema di disuguaglianza sociale, la differenza di trattamento retributivo tra pubblico e privato comporta implicazioni costituzionali.. Se la nostra e’ una repubblica democratica fondata sul lavoro , e’ ovvio che tuti i lavoratori devono avere uguali diritti.
Solo i sistemi produttivi che riusciranno a liberarsi dello stato (come quelli che evadono le imposte ) avranno la chance di produrre piu’ reddito e potranno distribuirlo

La situazione italiana sta implodendo , oltre ai problemi che ci verranno dall’estero , aumenteranno le tensioni interne . Le caste con la riduzione delle entrate future , si scontreranno tra loro per spartirsi fette di reddito nazionale sempre piu’ piccole : causa impossibilita’ di aumentare la pressione fiscale 43,3% del 2007 (massimo storico) e la riduzione dell’imponibile fiscale causa riduzione del prodotto interno. Inoltre le sperequazioni tra i lavoratori possono sfociare in conflitti sociali. Ormai non e’ piu’ possibile scaricare tutte le anomalie di questo sistema perverso sulla gente comune..
Un saluto a tutti
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adsor non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 02-01-09, 12:42   #2 (permalink)
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l'analisi delle "caste" poteva avere senso nell'italietta precedente alla crisi, quando il "privato" sembrava una corazzata e il "pubblico" immondizia.

Oggi che gli Stati Uniti hanno usato 8.500 miliardi di soldi pubblici per salvare, almeno nelle intenzioni, il "mercato", ragionare ancora in questi termini è peggio che inutile.

di fronte al crollo di certezze, previsioni, chiacchiere, c'è ancora qualcuno che crede alle barzellette di brunetta sui fannulloni.

molte delle cose che si dicono, peraltro, sono corrette, ma per le ragioni sbagliate. dunque non dicono nulla sul futuro.
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Vecchio 02-01-09, 13:59   #3 (permalink)
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quando il "privato" sembrava una corazzata e il "pubblico" immondizia.
e' ancora cosi'
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Vecchio 02-01-09, 14:04   #4 (permalink)
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e' ancora cosi'
è per questo che le grandi aziende elemosinano aiuti dallo stato...ma la cosa non sorprende, gli stati sono marionette delle grandi aziende.
csepel non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 02-01-09, 14:07   #5 (permalink)
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è per questo che le grandi aziende elemosinano aiuti dallo stato...ma la cosa non sorprende, gli stati sono marionette delle grandi aziende.
se ci sono i polli (politici con i soldi non loro) che glieli danno ... fanno bene a chiederli.
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Vecchio 02-01-09, 14:09   #6 (permalink)
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è per questo che le grandi aziende elemosinano aiuti dallo stato...ma la cosa non sorprende, gli stati sono marionette delle grandi aziende.
nelle grandi aziende ci sono menti vere, gente che guadagna milioni di euro l'anno. Nella politica ci sono quelli che hanno fallito nel privato (o che nemmeno ci hanno provato) e che valgono poco o niente.

Triste realta'.
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Vecchio 02-01-09, 14:12   #7 (permalink)
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non difendo certo i servi dei board delle grandi aziende.

la "triste realtà" è che si parli di geni discutendo di chi nel 2008 ha perso 30 trilioni di dollari. pensa se non erano geni che cosa potevano combinare.

come dico sempre, vi ci vorrebbe un Madoff al giorno
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Vecchio 02-01-09, 14:12   #8 (permalink)
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Il Pil italiano 2007 e’ stato 1.536 mdi di euro , la ricchezza prodotta dal nostro paese per circa il 50% viene gestita dalla politica , dai governi , da istituzioni non di mercato.. Il dato assoluto e’ di 753,4 mdi euro (come da file Istat in excel allegato) e rappresenta i miliardi di spesa pubblica che nell’anno spende lo stato . Sono soldi presi dalle tasche dei contribuenti che si affannano per produrli . Vengono , poi , elargiti attraverso criteri politici .
La parte pubblica non ha concorrenza , non si preoccupa del costo di produzione dei beni e servizi .Impone i prezzi che vuole in regime di monopolio nazionale e la qualita’ non e’ buona..
L’altro 50 % della ricchezza nazionale e’ gestito dalla parte privata , sottoposta alla concorrenza del mercato internazionale , inoltre e’ tartassata dal fisco e imbrigliata dalla burocrazia.

Dal quadro di cui sopra e dai numeri del file excel allegato (preso dal sito Istat e relativo ai conti nazionali della Pubblica Amministrazione ) emergono una serie di interrogativi e considerazioni :

- la pubblica amministrazione ha piu’ costi di struttura che di servizi erogati ai cittadini. L‘economia italiana non puo’ sostenere un peso cosi’ gravoso. Il capitalismo italiano e’ un capitalismo assistito e povero , con molte difficolta’ nel contesto internazionale. Uno dei padri del Project Management dice “Un‘ azienda che produce spille da balia non puo’ sostenere una struttura come la Nasa”
- una struttura economica cosi’ squilibrata puo’stare in piedi solo aumentando il debito pubblico , nei 4 anni della tabella allegata l’indebitamento netto annuo e’ andato sempre aumentando (le uscite superano le entrate.). Si mantiene solo penalizzando precari pensionati e poveri, non facendo investimenti in conto capitale (nel 2007 le spese correnti netto interessi passivi sono 81% delle uscite complessive ). La struttura di costi fissi della PA drena improduttivamente la ricchezza prodotta dalla nazione ed impedisce ogni miglioramento e riforma .
- nel 2009 la produzione italiana per la crisi internazionale subira’ una riduzione di volumi e di reddito , con conseguente riduzione di margine di contribuzione. Potra’ contribuire ad assorbire i costi fissi della struttura parassitaria in maniera ridotta rispetto gli anni scorsi.
- i costi fissi della PA e altre caste della parte garantita , aumentano ogni anno per automatismi contrattuali e azioni sindacali , non conoscono licenziamenti anche in calo di produzione. La pressione per entrare in questa aristocrazia clientelizia diventa sempre piu’ forte.. In economia e’ assiomatico che ogni circostanza favorevole ha gia’ in se’ il germe del suo contrario. E’ la legge della genesi (nemesi) : niente di cio’ che e’ positivo ( per politici , sindacalisti , Alitalia , magistrati , insegnanti , etc etc) dura per sempre perche’ troppi ne vogliono godere. Oggi tanti pensano ”…e’ meglio entrare in politica che lavorare in azienda …”.
- entra in gioco anche un tema di disuguaglianza sociale, la differenza di trattamento retributivo tra pubblico e privato comporta implicazioni costituzionali.. Se la nostra e’ una repubblica democratica fondata sul lavoro , e’ ovvio che tuti i lavoratori devono avere uguali diritti.
Solo i sistemi produttivi che riusciranno a liberarsi dello stato (come quelli che evadono le imposte ) avranno la chance di produrre piu’ reddito e potranno distribuirlo

La situazione italiana sta implodendo , oltre ai problemi che ci verranno dall’estero , aumenteranno le tensioni interne . Le caste con la riduzione delle entrate future , si scontreranno tra loro per spartirsi fette di reddito nazionale sempre piu’ piccole : causa impossibilita’ di aumentare la pressione fiscale 43,3% del 2007 (massimo storico) e la riduzione dell’imponibile fiscale causa riduzione del prodotto interno. Inoltre le sperequazioni tra i lavoratori possono sfociare in conflitti sociali. Ormai non e’ piu’ possibile scaricare tutte le anomalie di questo sistema perverso sulla gente comune..
Un saluto a tutti
concordo. ma è vero, lo stato italiano ne uscirà rafforzato (alla condizione che non farà debiti 'straordinari', come al momento la politica dice che non farà). chi ne uscirà completamente a pezzi, saranno gli italiani.

post interessante
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Vecchio 02-01-09, 14:37   #9 (permalink)
Glb
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Con il nuovo anno nella mia città il sindaco ha nominato nuovi CDA in tutte le aziende comunali. Come sempre le persone che sono state nominate Presidente ,AD o Consigliere di amm. hanno avuto l'incarico non per la loro competenza nella materia oggetto del loro incarico ma per ragioni diverse ........ .

Per poter operare senza fare troppe Caz..te queste persone che certamente dovranno piazzare i loro fedelissimi in posti chiave avranno certamente bisogno di circondarsi anche di persone esperte che di fatto faranno 'andare avanti' la varie aziende .

Ecco una delle ragoni per cui i costi di struttura della PA sono così elevati.
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Vecchio 02-01-09, 14:43   #10 (permalink)
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Con il nuovo anno nella mia città il sindaco ha nominato nuovi CDA in tutte le aziende comunali. Come sempre le persone che sono state nominate Presidente ,AD o Consigliere di amm. hanno avuto l'incarico non per la loro competenza nella materia oggetto del loro incarico ma per ragioni diverse ........ .

Per poter operare senza fare troppe Caz..te queste persone che certamente dovranno piazzare i loro fedelissimi in posti chiave avranno certamente bisogno di circondarsi anche di persone esperte che di fatto faranno 'andare avanti' la varie aziende .

Ecco una delle ragoni per cui i costi di struttura della PA sono così elevati.
L’intervento statale, tolta l’eliminazione di sacche di puro parassitismo, dannose per gli stessi capitalisti, non contrasta ma funge da stampella all’industria privata. In questo senso l’Italia è un caso eclatante: sin da prima del fascismo, e strutturalmente con la creazione dell’IRI, lo stato si fa carico di sviluppare i settori che non producono profitti a breve termine, settori economici (ferrovie, miniere, siderurgia, elettricità, trasporti) che garantiscono semilavorati e servizi a buon mercato alle imprese private che beneficiano così di sussidi pubblici indiretti. Le nazionalizzazioni che hanno avanzato i primi governi di centrosinistra negli anni ‘60 in Italia e che goderono dell’appoggio dei borghesi più lungimiranti permisero al capitalismo italiano di ammodernarsi ed essere competitivo sui mercati internazionali colmando il ritardo storico che aveva con le altre economie capitaliste. Fu per questo che ancora a fine anni ’80, le acciaierie, le autostrade, i trasporti, le principali banche in Italia erano pubblici. Questa subordinazione, che non è priva di contraddizioni ma è comunque ineliminabile, diviene esplosiva nei periodi di crisi, quando lo stato sovvenziona le aziende private sull’orlo del fallimento o le nazionalizza. Sono questi i momenti in cui la nota massima secondo cui il capitalismo socializza le perdite e privatizza i profitti diviene più lampante. Ma proprio in questi frangenti, quando la proporzione di controllo pubblico è paradossalmente in aumento, è massimo il ruolo privato dello stato. Anche se formalmente il governo o una qualche altra articolazione statale, divengono proprietari di banche e aziende industriali, qualunque politica praticata che danneggi il capitale privato è fortemente osteggiata. ..Lo stato keynesiano non può fare concorrenza ai capitalisti. Per questo, le politiche di intervento strutturale keynesiane si muovono in una contraddizione di fondo: se si acquistano aziende in crisi, aumentano il debito statale già aggravato dalle altre politiche espansive (riduzione delle tasse, aumento della spesa pubblica); se si acquistano aziende sane, cioè profittevoli, si danneggia il capitalismo privato. Non a caso, appena un’azienda è risanata a spese di tutti, viene prontamente riprivatizzata per due soldi ai soliti noti.
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