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Data registrazione: Oct 2008
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E’ scoppiata una nuova tangentopoli, è finito il petrolio e molte cose non sono come
di Jacopo Fo - 21/12/2008
Fonte: jacopofo E’ scoppiata una nuova tangentopoli, è finito il petrolio e molte cose non sono come sembrano. Era nell'aria da giorni. E già aveva forse provocato un suicidio. Ora è scoppiata l'inchiesta napoletana sui vertici del comune, implicati glionorevoli ******** (PDL) e Lusetti (Pd), due assessori in carica e 2 dimissionari. Implicato Romeo signore di Napoli e Roma, (ne abbiamo parlato pochi giorni fa: http://www.jacopofo.com/disastro-a-Roma-Alemanno). La Jervolino non vuole dimetersi nonostante lo sfascio evidente. Il resto d'Italia è sotto inchiesta. Ho la sensazione che stiamo ignari assistendo a un terremoto colossale. E ho la sensazione che lo scenario sia stato truccato, in un gioco trasformista molto curioso. Le cose non stanno come sembrano! Provo a mettere insieme i tasselli di quel che vedo. In modo schematico. Scenario generale I paesi dell’Opec decidono che tagliano drasticamente le estrazioni, in una situazione generale in cui si prevedeva l'aumento del 6% annuo dei consumi globali e invece c'è stata una riduzione del 9%. Il gruppo Transition Town (città in transizione) sostiene che la crisi andrebbe letta al contrario. Le cause e gli effetti vanno guardati con una lente temporale rovesciata. a) Abbiamo raggiunto il picco del petrolio. b) E' scoppiato il panico perchè si è capito che eravamo arrivati alla fine di un'epoca, ci sarebbe stata una crisi economica per carenza di materie prime quindi la gente non avrebbe avuto più soldi c) Il panico ha provocato un raffreddamento del mercato finanziario che ha provocato il crollo di quel che c'era di meno solido: il castello di carta dei titoli di vendita nel futuro che permettevano alle banche di investire 50 dollari per ogni dollaro che avevano in tasca. La domanda : ma allora perchè il prezzo del petrolio sta crollando? Dovrebbe costare di più, se è finito. Invece l'Opec annuncia che taglierà le estrazioni e il petrolio scende sotto i 40 dollari? Si potrebbe spiegare questo se veramente la situazione del petrolio fosse nera. Potrebbe essere che i mercati temano di comprare petrolio che poi non verrà consegnato. Infatti quando compri petrolio non te lo danno lì con la tanica. Compri l'acquisto di un titolo che qualcuno sta estraendo e dice che è tuo. E se invece quello ******* non lo estrae? Cioè il crollo del petrolio potrebbe essere determinato dalla paura che una serie di compagnie petrolifere stiano vendendo petrolio che non hanno preparandosi a fallire come hanno fatto le banche che vendevano guadagni futuri che non c'erano. Sarebbe pazzesco, lo ammetto ma è un'ipotesi che non butterei via subito. L'Opec si è accorta che il gioco sporco sta per saltare e corre ai ripari tagliando le estrazioni finte. Ma il mercato ha paura che ci sia ancor meno di petrolio veramente disponibile e i titoli vanno giù. Insomma non è il petrolio che vale meno è che i titoli di possesso di un petrolio che non c'è nessuno li vuole. Non posso giurare che sia così ma è un’ipotesi sulla quale rifletterei. Qualche cosa di analogo sta accadendo forse in Italia. Come spiegava in tv un grande finanziere americano, noi in Italia siamo stati fortunati, perchè il nostro sistema finanziario è provinciale e arretrato e non siamo finiti nell'ingranaggio globale dei moltiplicatori finanziari del nulla. Cioè noi ci siamo salvati dalla crisi mondiale. La nostra crisi non c'entra un ***** con la crisi mondiale. Siamo crollati per i fatti nostri. Prima ci puntellava il fatto che il resto dell'economia mondiale era una bolla di sapone. In mezzo al canaio planetario di gente che scommetteva nel futuro soldi che non aveva la nostra piccola bolla non si vedeva. I politici italiani hanno la fortuna che in questo casino gli italiani non se ne sono accorti. E tutti i media gridano che E' LA CRISI MONDIALE. Mondiale un *****. Noi siamo fuori dalla crisi mondiale. E' tutta ***** nazionale. Quello che vedono ai piani alti, quelli che hanno qualcuno che gli legge i dati statistici interessanti, è uno TZUNAMI. Bastano due dati senza tanti numeri difficili. Le stime prudenti parlano di 600 mila disoccupati nei prossimi 6 mesi. Chiudono 100 piccole aziende alla settimana. Non ce ne accorgiamo perchè il popolo italiano è prudente e nel 60% dei casi ha la cantina piena di salsicce. Ai piani alti vedono l'incendio e cosa fanno? E' il caos come in un formicaio. Avete notato che sono partite una serie crescente di inchieste giudiziarie contro politici vari? Secondo voi non vuol dire niente che un gruppo di giudici (buoni) mandino la polizia a circondare le case e il tribunale dove sono arroccati i giudici cattivi e arrivino a fare perquisizioni corporali? Siamo alla resa dei conti. Berlusconi lo hanno messo fuori dal gioco perchè adesso c'ha l'immunità totale, assoluta, e c’è l'indulto per cui nessuno si farà male veramente, ma una fetta della classe politica viene fatta fuori. Nel complesso non è uno scontro tra buoni e cattivi. E' un tutti contro tutti, tipo signori della guerra afgani. Ma visto che si combattono a colpi di inchieste, scandali e sgambetti, progressivamente saranno i meno disonesti a venirne fuori meglio... Più o meno, qualche disonesto si salva sempre. Ma statisticamente potremmo arrivare a un sistema corrotto a livello di quello francese, che già sarebbe un grande passo in avanti. E come mai siamo arrivati ai ferri corti? E come mai adesso si parla tanto di giustizia, di accellerare i processi? Anche qui due dati facili da capire: Berlusconi ripete ossessivamente: "COMPRATE I BOT" I titoli di stato italiani. Secondo te te lo ripete perchè stanno andando a ruba? Secondo me teme che ci sia un crollo. Il nostro debito dipende dagli investitori stranieri. In una situazione di sfiducia internazionale e di improvviso ritorno al valore dei soldi cosa fa la gente? Decide di investire finanziando il debito pubblico italiano? Rischioso. Anche perchè, secondo alcuni, qualunque merce prodotta in Italia costa il 15% in più rispetto alla Germania, se si escludono i salari. Con i salari recuperiamo un po'. Ma questo maggior costo del sistema Italia sta crescendo. Mentre gli altri paesi combattono la criminalità finanziaria e le truffe noi siamo il paradiso dei furbi. Mentre gli altri migliorano la loro burocrazia e i loro servizi pubblici noi li peggioriamo. Da noi la corruzione è sovrana e i tempi dei processi sono impossibili. Risultato semplice: l'Italia non è più considerata un posto affidabile dove impiantare attività economiche né un luogo sensato dove investire denaro. Quindi una parte dei potenti italiani capiscono che il sistema sta crollando e si lanciano a tagliare teste: è un’ottima occasione per far fuori la vecchia gerontocrazia corrotta per sostituirla con una nuova gerontocrazia moderna e competitiva sul piano internazionale. Se il piatto è vuoto non si mangia più quindi sbattiamoci a ripulire casa dall’immondizia, così gli stranieri tornano a comprare bott e impiantare aziende. Dopo il casino sul nucleare e l’attacco feroce alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica (http://www.jacopofo.com/berlusconi-c...nza-energetica ) QUALCUNO DEVE AVER SPIEGATO AI POLITICI DI DESTRA CHE SE NON FINANZIAMO Più LE ECOTECNOLOGIE SE NE VANNO UN’ALTRA MAPPAZZA DI AZIENDE ECOTECNOLOGICHE CHE STAVANO CALANDO IN ITALIA perché ALMENO IL SETTORE ENERGETICO STAVA DECOLLANDO. Primo segnale la ministra dell’ambiente Prestigiacomo dichiara: “Mi battero' in Parlamento perché venga ripristinata la misura sulla detrazione degli interventi negli edifici privati per il risparmio energetico”. Incredibile: una settimana fa a Bruxelles dichiarava esattamente il contrario! L’Italia è stata declassata come affidabilità, perché c’è un monopolismo mafioso e massone, c’è troppa burocrazia, usata dai gruppi di potere politico-clientelare, ci sono tempi eterni per fare tutto e veti incrociati, e la giustizia non funziona. Quindi tocca finalmente farla questa riforma della giustizia. Insomma è un momento affascinante. Disgraziatamente in questo casino che lascerebbe aperte molte possibilità ancora non si vede la capacità del movimento di sviluppare strategie adatte a una situazione che è di tzunami ma offre anche grandi possibilità di cambiamento. Agli amanti del brivido do appuntamento alla prossima punta |
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BEAT L.A. BEAT L.A.!
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Quella di Jacopo Fo sulla crisi italiana mi sembra un'analisi condivisibile. Sul petrolio non saprei, certo la tesi è affascinante, ma nemmeno lui ci crede fino in fondo, del resto, chi, dei non dentro ai lavori, può sapere realmente come stanno le cose?
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#5 (permalink) |
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Penefattore
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Si potrebbe spiegare questo se veramente la situazione del petrolio fosse nera. Potrebbe essere che i mercati temano di comprare petrolio che poi non verrà consegnato. Infatti quando compri petrolio non te lo danno lì con la tanica. Compri l'acquisto di un titolo che qualcuno sta estraendo e dice che è tuo. E se invece quello ******* non lo estrae?
Ma chi e' sto cazzaro ? |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
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di Giulietto Chiesa - Megachip
In esclusiva per i nostri lettori, pubblichiamo l'editoriale di Giulietto Chiesa comparso sul n. 4 della rivista "Megachip". Alcune note utili, forse, per affrontare il problema della transizione a un'altra società, che sia compatibile con la sopravvivenza del genere umano. Né più né meno. E non perché, stanti così le cose, come si dirà tra qualche riga, il nostro destino sia quello di essere eliminati dalla faccia del pianeta per manifesta incompatibilità con la natura di cui siamo parte impazzita, in quanto incapace di convivere con la sua entropia. 1) La prima considerazione-constatazione è che l'umanità ha già raggiunto, da oltre 25 anni, la situazione di "insostenibilità". Il termine usato dal Club di Roma, nel suo update del 2002, è "overshooting". Siamo in overshooting da 25 anni. E' una situazione che non si era mai verificata nella vicenda, lunga 5 miliardi di anni, della ecosfera. Dal 1980 in avanti, circa, i popoli della Terra hanno utilizzato le risorse del pianeta, ogni anno, più di quanto esse siano in condizioni di rigenerarsi. Cos'è esattamente l'overshooting? E' “andare oltre un limite”, anche senza volerlo. In primo luogo perché non lo si sa. Ciò avviene – dicono gli scienziati del Club di Roma - in condizione di crescita accelerata, oppure quando appare un limite o una barriera, oppure a causa di un errore di valutazione che impedisce di frenare, ovvero quando si vorrebbe frenare ma non ci sono più freni disponibili. Overshooting contiene anche un altro aspetto: che, a un certo punto, si verifica un “picco”, doppiato il quale non si può più tornare indietro. Dove si trovi questo picco, questo Capo di Buona Speranza, è molto difficile da calcolare, perché siamo dentro problemi di altissima complessità Siamo esattamente in una situazione in cui tutti e quattro questi aspetti sono in funzione. Inoltre si calcola che ci vorranno oltre dieci anni prima che le conseguenze dell' overshooting diventino chiaramente visibili. E ci vorranno 20 anni prima che l'overshooting diventi un'idea comunemente accettata. Bisognerà agire in questi limiti di tempo. Ma è già evidente oggi che l'attuale architettura istituzionale della politica e dell'economia mondiale non è in grado di risolvere il problema del freno. Quanti conoscono questa situazione? Un numero insignificante di specialisti. Pochi governanti di questo pianeta. Ecco perché questa situazione deve trovare posto in una rivista che si occupa di comunicazione e di informazione: perché questa situazione non viene comunicata e, quando lo è, è comunicata male e in forme ingannevoli. Per esempio perfino l'opinione dei gruppi più avanzati, intellettualmente e culturalmente (per esempio Al Gore e i suoi consiglieri) è che noi "corriamo il rischio" della insostenibilità. Cioè nemmeno i più avveduti sanno che ciò è già accaduto. Di conseguenza si prendono decisioni gravemente errate. 2) Cosa occorrerebbe fare, da subito? a) Sviluppare a ritmi forzati la ricerca scientifica e tecnologica in direzione del risparmio energetico, della riduzione dell'aumento demografico del mondo povero, dell'aumento del consumo alimentare dei poveri e della crescita delle loro condizioni di vita (perché questo riduce la natalità), dell'aumento della produzione di energie alternative, della riduzione dell'inquinamento ambientale e degli scarti: in poche parole andare verso la riduzione dell'impronta umana sull'ecosistema, sulla biosfera. b) Pianificare gl'interventi sull'unica scala che conta, cioè su scala planetaria. Cioè dotarsi di un'architettura decisionale mondiale (si spera democratica) in grado di realizzarli. Solo una tale architettura può ampliare l'orizzonte temporale della programmazione degl'interventi e consentire effetti di lunga durata per il governo della crisi. c) Organizzare il cambiamento di abitudini di miliardi di persone. Ciò richiede un drastico mutamento dei sistemi di informazione e comunicazione, delle istituzioni educative in generale. Mutamento che non può essere spontaneo o casuale, e che va dunque organizzato dai poteri pubblici e democratici. E' evidente che esso influirà sugli assetti proprietari del sistema mediatico, e anche per questa ragione sarà duramente osteggiato. Vi sono alcuni corollari a queste considerazioni: Corollario n.1. Tutti questi temi programmatici richiederebbero decenni per essere realizzati. Cioè bisognerà non dimenticare che, anche se cominciassimo oggi stesso a proporre cambiamenti, ci vorrà molto tempo prima che si producano effetti. In altri termini l 'overshooting peggiorerà nel corso del prossimi vent'anni. Corollario n.2. Non abbiamo altri trent'anni a disposizione. Il sistema economico-sociale in cui viviamo non reggerà, senza grandi cataclismi (sociali, politici, militari) entro questo lasso di tempo. Corollario n.3. Occorrerà rendere consapevoli grandi masse popolari, in tutti i continenti, ma soprattutto nel mondo occidentale, che i limiti dello sviluppo sono già stati raggiunti. Il fatto che non lo si veda ancora non è che la conferma che il sistema mediatico nasconde la realtà invece di renderla nota e spiegarla. Corollario n 4. Non stiamo discutendo dell'eventualità che qualcuno, da qualche parte, decida di ridurre la crescita. La crescita, nei termini in cui è avvenuta nel corso dell'ultimo secolo, sarà fermata non da decisioni umane ma dagli eventi che derivano dalla natura dell'ecosfera, cioè dalle leggi della fisica e della chimica. Corollario n 5. Le resistenze al cambiamento saranno enormi. In primo luogo tra i padroni del nostro tempo, le corporations, e i governi. Agli uni e agli altri sarà richiesto di perdere molto e di sottostare a condizioni e discipline che rifiuteranno di rispettare. Si imporrà una visione del “Bene Comune”, contro la quale verranno scagliate mille risposte corporative, di interessi particolari che non accetteranno di essere messi in forse. Ma non sarà solo il problema di élites egoiste. Anche miliardi di individui non vorranno, non sapranno, rinunciare alle loro abitudini, fino a che gli eventi non ve li costringeranno. Corollario n. 6. La possibilità che scenari di grande mutamento, improvvisi, non preceduti da adeguata informazione e preparazione, provochino ondate di panico, apre la strada a forti pericoli di instabilità e a formidabili pressioni per soluzioni di guerra. Un ulteriore aspetto della questione deve essere evidenziato. Molte risposte fino ad ora formulate a questo tipo di considerazioni affermano che vi sono due meccanismi in azione che potranno risolvere, se non tutte, almeno una parte rilevante delle attuali e future contraddizioni. Si tratterebbe della tecnologia e del mercato. E di una combinazione di entrambi. Entrambi, in effetti, possono esercitare una influenza, ma nessuno dei due, singolarmente e insieme, sarà sufficiente. Per diversi e concomitanti motivi. La tecnologia sostitutiva e integrativa dei processi in corso non è in grado di fare fronte alla rapidità della crisi. Gli aggiustamenti tecnologici necessari per produrre mutamenti nella qualità dello sviluppo (cioè verso la sostenibilità almeno parziale, cioè verso il restringimento dell' overshooting , sicuramente non verso la sua eliminazione) richiedono tempi non inferiori ai 30-50 anni per entrare in funzione. Le tecnologie costano. Le tecnologie richiedono anch'esse ulteriori flussi di energia e di materiali. Cioè, mentre cercheranno di alleviare i problemi, ne creeranno altri. In parole più semplici: crescita della popolazione mondiale, crescita geometrica dello sviluppo dei consumi, crescita della domanda di energia in presenza di costi crescenti di estrazione dell'energia fossile organica e inorganica, saranno tutti fattori che non potranno essere fermati dalla sola crescita tecnologica (neppure nell'ipotesi ottimale che, per essa, si trovino le immense risorse necessarie) . Per quanto concerne il mercato, esso ha proceduto fino ad ora in direzione della totale insostenibilità. E' il mercato ad avere prodotto questa situazione insostenibile. Il mercato implica una crescita esponenziale (proporzionale a ciò che è già stato accumulato) , che è racchiusa nella logica del prodotto Interno Lordo. Ma una crescita esponenziale non può procedere indefinitamente in un qualsiasi spazio finito con risorse finite . In altri termini, l'economia capitalistica, esattamente come la popolazione, non sempre cresce, ma entrambe sono strutturate per crescere e, quando crescono, lo fanno in modo esponenziale. Questo modo non è sostenibile. Chiedere al mercato di risolvere questa equazione à una cosa priva di senso. Esiste una grande confusione, e un grande equivoco, su questa questione, nel quale gli economisti cadono sistematicamente perché non riescono a distinguere tra denaro e le cose materiali reali che il denaro rappresenta. L'economia fisica (le merci, i servizi, e la loro produzione) è una cosa reale. L'economia del denaro è un'invenzione sociale che non è soggetta alle leggi fisiche della natura. Dunque, riassumendo, il problema non è se la crescita dell'impronta umana sull'ambiente (effetto della crescita esponenziale) si fermerà: la sola questione è quando e in che modo. Il Club di Roma trae questa conclusione, che io ritengo assolutamente fondata: “Se noi saremo capaci di anticipare queste tendenze, allora potremo esercitare un certo controllo su di esse, scegliendo tra le varianti disponibili. Se noi le ignoreremo, allora i sistemi naturali sceglieranno l via d'uscita senza riguardo al benessere dell'Uomo” Un'ultima notazione. Secondo una studio recentissimo dell'Unione Europea, soltanto per fare fronte al riscaldamento climatico in atto, le risorse mondiali necessarie, ogni anno che verrà, oscilleranno tra le due cifre di 230 e 614 miliardi di euro. La quota europea di questa spesa - che, si noti, concerne soltanto le spese per fare fronte alle esigenze di adattamento e di riorganizzazione sociale e industriale - sarà pari, mediamente, ogni anno, a 70 miliardi di euro. Tutto ciò in condizioni normali. Si immagini soltanto cosa potrebbe significare, in una prospettiva di medio termine, lo spostamento di 200 milioni di persone, previsto dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, in caso di mutamenti climatici catastrofici. E si tenga presente un dato emerso negli ultimi mesi. Dato che ci informa che, se non fossimo folli, potremmo risolvere molti dei problemi qui esposti: la sola guerra irachena è costata (secondo diverse e autorevoli valutazioni) dai tre ai cinque trilioni di dollari. |
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BEAT L.A. BEAT L.A.!
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per quanto riguarda l'Italia, vedo sempre maggiori similitudini con la situazione del '92: deficit commerciale in crescita, conti pubblici sbilanciati, e giustizia in fermento...
sull'insostenibilità del modello occidentale attuale, se praticato da metà pianeta, c'è poco da dire, basta un minimo di buon senso. Su chi tale insostenibilità cavalca, invece, qualche dubbio lo nutro: diffido, ora più che mai, dai moralizzatori. Trovo inquietanti due passaggi dell'articolo di Chiesa: b) Pianificare gl'interventi sull'unica scala che conta, cioè su scala planetaria. Cioè dotarsi di un'architettura decisionale mondiale (si spera democratica) in grado di realizzarli. Solo una tale architettura può ampliare l'orizzonte temporale della programmazione degl'interventi e consentire effetti di lunga durata per il governo della crisi. Corollario n 5. Le resistenze al cambiamento saranno enormi. In primo luogo tra i padroni del nostro tempo, le corporations, e i governi. Agli uni e agli altri sarà richiesto di perdere molto e di sottostare a condizioni e discipline che rifiuteranno di rispettare. Si imporrà una visione del “Bene Comune”, contro la quale verranno scagliate mille risposte corporative, di interessi particolari che non accetteranno di essere messi in forse. Ma non sarà solo il problema di élites egoiste. Anche miliardi di individui non vorranno, non sapranno, rinunciare alle loro abitudini, fino a che gli eventi non ve li costringeranno. noto, non senza malizia, una "pelosa" fiducia nella democrazia (che può significare molte cose), e la necessità di convincere "per il loro bene" qualche miliardo di individui, evidentemente "conniventi" con il sistema attuale. Pur in linea di massima condividendo la gran parte dell'articolo citato, la consapevolezza della mia sostanziale ignoranza sui dati necessari per assumere decisioni sensate mi impone prudenza (esattamente come ho scritto per il petrolio). Quello che mi sento di dire, è che è molto difficile, purtroppo, scindere tra informazione in buona fede (ammesso che esista ancora) ed informazione tesa alla manipolazione delle menti (propaganda), per cui considero criticamente anche la cieca fiducia nella democrazia: la maggior parte del genere umano non possiede in primis le conoscenze basilari per poter valutare fenomeni tanto complessi, ed in secundis, anche ove li possedesse, non avrebbe la disponibilità dei dati necessari ad elaborare una decisione. Magra conclusione, ma secondo me è così, possiamo fare solo salotto. |
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Citazione:
non sono invece d'accordo che chi ha "studiato di più" o gli occidentali abbiano più dati per capire. se non non avrebbero comprato obbligazioni Lehman.. |
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