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Vecchio 08-12-08, 17:37   #1 (permalink)
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Agricoltura Italiana - Quale futuro ?

A voi la parola. Sono agronomo e non economista, devo colmare la mia grande carenza in materia...
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Vecchio 08-12-08, 18:42   #2 (permalink)
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ottimo !! soprattutto da quando c'è Zaia al Ministero !!!
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Vecchio 08-12-08, 19:18   #3 (permalink)
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Forse sono stato troppo impreciso.
Mi riferisco soprattutto al comparto cerealicolo, e alle colture industriali.
Quali sono i flussi di import-export ?
Se avvengono in ambito comunitario, sono da riferisci a scambi commerciali, e quindi non contabilizzabili come materie importate ?
La produttività del comparto cerealicolo (ovvero la fonte di sussistenza del maggior numero di azienda agricole), è destinata a crescere ? E perchè ?
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Vecchio 08-12-08, 23:19   #4 (permalink)
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Forse sono stato troppo impreciso.
Mi riferisco soprattutto al comparto cerealicolo, e alle colture industriali.
Quali sono i flussi di import-export ?
Se avvengono in ambito comunitario, sono da riferisci a scambi commerciali, e quindi non contabilizzabili come materie importate ?
La produttività del comparto cerealicolo (ovvero la fonte di sussistenza del maggior numero di azienda agricole), è destinata a crescere ? E perchè ?
La teoria è che gli agricoltori italiani devono sparire.
Si chiama legge dei vantaggi (o dei costi) comparati. Risale a Ricardo, che la formulò, mi pare, nel 1817.
Sarebbe la base dell'economia internazionale, la branca che si occupa del commercio fra nazioni.
Ciascuno si deve specializzare nella cosa che gli riesce meglio e ottenere ciò che gli serve (e che magari ha rinunciato a produrre in seguito alla specializzazione) per mezzo degli scambi commerciali. Così si migliora l'efficienza allocativa: con gli stessi input si possono ottenere output superiori.
Dato che l'Italia non ha un vantaggio comparato nell'agricoltura, il settore agricolo dovrebbe idealmente venire dismesso.

E' una colossale co.glio.nata, e per questo si è imposta.
La teoria di Ricardo presuppone una serie di assunzioni che non si verificano mai o quasi mai (assenza di esternalità, piena occupazione, rendimenti di scala costanti, fra gli altri). Il fatto è noto ma la teoria è così semplice e insieme furba (essendo controintuitiva, agli economisti piace perché possono dare del ******* a chi economista non è) che viene sostenuta lo stesso, anche se si sa benissimo che è priva di valore per orientare le scelte di uno stato moderno.
Comunque, dato che alla specializzazione pura non si arriva praticamente mai, tradotto in soldoni vuol dire che gli agricoltori devono diminuire di numero.
In pianura Padana le aziende dovrebbero ingrandirsi (cioè aumentare la produttività, dato che la produzione ormai non può essere ulteriormente incrementata) in seguito a un processo di concentrazione che le porti ai livelli Usa. Quelle di collina si spera che muoiano il prima possibile. Può cavarsela solo chi fa prodotti di qualità elevata, che venderà a chi hai i soldi, ma non diventerà certo ricco lui stesso, a meno che non parta già da una posizione privilegiata.
Comunque i processi che dovrebbero portare alla morte dell'agricoltura italiana (e di quella francese), in primis gli accordi Wto, bloccati proprio sull'agricoltura, potrebbero arrivare troppo tardi. L'incremento della domanda, ma anche le crisi di produzione, possono suggerire i decisori politici di lasciar perdere i deliri degli economisti e di badare al sodo, e quindi non smantellare un settore che fra qualche anno, o decennio, dovrà tornare a pieno regime dato il mostruoso incremento demografico che ci aspetta.
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Vecchio 08-12-08, 23:33   #5 (permalink)
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Le produzioni di qualità sono anche a mio avviso un'escamotege per sopravvivere. Ma è un dato di fatto che i prodotti d'elite non possono essere prodotti ovunque.
E quindi ? Di quei terreni che si farà ? Andranno ad incrementare la superficie aziendale dei pochi agricoltori che rimarranno ?

L'incremento demografico (che a mio avviso anche se non di pari passo, ma avrà una tendenza simile all'imput tecnologico di molte nazioni in via di sviluppo), riporterà economicamente convenienti le colture estensive anche in Italia ?
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Vecchio 09-12-08, 09:08   #6 (permalink)
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forse molti (meglio direi tutti) non vi siete accorti di dove
si stia andando. Forse non avete ancora compreso che i prezzi
delle derrate sono prezzi ALTERATI
Si sono prezzi alterati perchè NON TENGONO IN MINIMA CONSIDERAZIONE
DELL'INQUINAMENTO CHE PRODUCONO E DELL'ACQUA CHE CONSUMANO

dalla produzione alla vendita.
Se l'andazzo anti pollution è questo e continuerà
le mele dal CILE ve le scordate !!!!!
SE su quelle mele ci si aggiunge una carbon-tax..col cavolo
che sono ancora convenienti...

Guardatevi attorno ...e vedrete come stia prendendo piedi
il fenomeno ..KM ZERO... sui prodotti agricoli, caseari ecc ecc
.
se quel che scrivo è vero......facile ritenere che l'agricoltura italiana
abbia uno splendido avvenire davanti a sè !!!!!!!!
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Vecchio 09-12-08, 09:13   #7 (permalink)
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Le produzioni di qualità sono anche a mio avviso un'escamotege per sopravvivere. Ma è un dato di fatto che i prodotti d'elite non possono essere prodotti ovunque.
E quindi ? Di quei terreni che si farà ? Andranno ad incrementare la superficie aziendale dei pochi agricoltori che rimarranno ?

L'incremento demografico (che a mio avviso anche se non di pari passo, ma avrà una tendenza simile all'imput tecnologico di molte nazioni in via di sviluppo), riporterà economicamente convenienti le colture estensive anche in Italia ?
Il dato è che l'agricoltura europea è protetta: cereali, latte e carne possono essere prodotti a prezzi più bassi altrove (i prezzi più bassi dipendono anche una sottovalutazione del tasso di cambio.)
So che c'era uno studio dell'UE che prefigurava uno scenario di forte concentrazione, aziende di almeno 1000-2000 ettari, come negli Usa insomma.
Per anni gli economisti hanno predicato la rimozione delle barriere tariffarie e delle sovvenzioni. L'idea è che avremo prezzi più bassi mentre l'agricoltore si riciclerà con successo in imprenditore della new economy, filosofo, netturbino, gigolò, ecc. Il punto è che le aziende agricole già stanno diminuendo da anni, ma si sa, gli economisti non sono mai contenti: se c'è da mandare a casa qualcuno non sanno resistere...
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Vecchio 09-12-08, 09:35   #8 (permalink)
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Le produzioni di qualità sono anche a mio avviso un'escamotege per sopravvivere. Ma è un dato di fatto che i prodotti d'elite non possono essere prodotti ovunque.
E quindi ? Di quei terreni che si farà ? Andranno ad incrementare la superficie aziendale dei pochi agricoltori che rimarranno ?

L'incremento demografico (che a mio avviso anche se non di pari passo, ma avrà una tendenza simile all'imput tecnologico di molte nazioni in via di sviluppo), riporterà economicamente convenienti le colture estensive anche in Italia ?
io sono piuttosto ottimista..l' importante è sapersi vendere e non arrendersi ai grandi mercati/piattaforme commerciali.

coltivare e produrre in loco etichettare in loco e se possibile vendere nella stessa zona ad un prezzo "equo"

magari accompagnare il proprio prodotto anche con certificazioni/analisi/siti web....certo questi sono notevoli investimenti ma alla fine sono investimenti che ritornano

per farti un esempio io compro miele della mia zona e non quello commerciale...e per un prodotto del genere spenderei molto anche fino a 10 euri, l' importante è però che il prodotto sia qualitativamente superiore

spenderei tanto anche per frutta coltivata con meno diserbanti e per mais senza concia ai nicotinoidi
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Vecchio 09-12-08, 10:02   #9 (permalink)
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io sono piuttosto ottimista..l' importante è sapersi vendere e non arrendersi ai grandi mercati/piattaforme commerciali.

coltivare e produrre in loco etichettare in loco e se possibile vendere nella stessa zona ad un prezzo "equo"

magari accompagnare il proprio prodotto anche con certificazioni/analisi/siti web....certo questi sono notevoli investimenti ma alla fine sono investimenti che ritornano

per farti un esempio io compro miele della mia zona e non quello commerciale...e per un prodotto del genere spenderei molto anche fino a 10 euri, l' importante è però che il prodotto sia qualitativamente superiore

spenderei tanto anche per frutta coltivata con meno diserbanti e per mais senza concia ai nicotinoidi
vedi che nn sei informato !!!!!!!!
IL Ministro Zaia (si mi sta simpatico....perchè, sembra,
un non-politico, uno che sa di cosa parla..)
ha proibito l'uso della concia ai nicotinoidi !!
Ha dato incarico agli agronomi di studiare un sistema
diverso dalla concia attuale...pare un qualcosa
che sarebbe così 'attaccato' al seme (tipo pellicola)
che NON PUO' DISPERDERSI NELL'AMBIENTE
cosa che succed attualmente..
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Vecchio 09-12-08, 12:50   #10 (permalink)
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Credo che si facciano ancora 2 "errori":

- nella stragrande maggioranza delle aree agricole, non si producuno prodotti di qualità, vedi miele, ecc. Queste aree ed i loro rispettivi produttori non credo possano avvantaggiarsi molto del discorso Km0, tracciabilità, qualità garantita ecc, per il semplice fatto che producono mais e frumento. Sbaglio ?

- marco333 tu sei disposto ad "investire" nel gusto, hai senso critico, consideri il cibo non solo fonte calorica. Questo non può che farmi piacere, ed ovviamente vi è una discreta schiera che appoggia questa filosofia, vedi slow food ecc. Ma in un contesto odierno dove le famiglie non arrivano a metà del mese (sarà vero ?), gli si può chiedere di sacrificarsi in onore del gusto e della territorialità ?
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