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Vecchio 16-11-08, 15:59   #1 (permalink)
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Dobbiamo a Matilde Serao la divulgazione del motivo per cui Fanny Targioni Tozzetti non volle andare a letto con Leopardi. “Mia cara, puzzava” confessò l’ormai anziana signora a una Matilde ancora giovanetta che le aveva chiesto come avesse potuto resistere all’impetuosa passione che aveva ispirato un così grande poeta. Ma è proprio sicuro che questa storia sia vera? L’episodio viene ricordato anche nel bel libro, fresco di stampa, in cui Raffaele Urraro ha accuratamente rievocato la storia e il carattere di tutte le figure femminili con cui Leopardi ebbe qualche rapporto significativo (“Giacomo Leopardi. Le donne, gli amori”, Holschki editore, pp. 375, euro 33). Ed è certamente verosimile. Ma non sembra affatto inoppugnabile.

Per liquidare tutti i dubbi che si possono nutrire sulla veridicità del racconto della Serao – dubbi tutt’altro che gratuiti date la sua nota fantasia e la sua ancor più nota spregiudicatezza – bisognerebbe sapere con esattezza quando e come avvenne la crudele confidenza della Targioni Tozzetti sulle proprietà olfattive del povero Leopardi e se fu da lei effettivamente riferita. Conoscere il “come” sarebbe infatti importante per la semplice ragione che una frase caduta in una conversazione, e poi diffusasi sulle ali del gossip, per quanto il suo contenuto possa essere plausibile, appare, giustamente, meno affidabile di un passo inserito in un libro o in un articolo. Non meno importante sarebbe poi stabilire il “quando”, giacché se risultasse che la Serao riferì l’episodio soltanto dopo la morte della Targioni Tozzetti (che avvenne nel 1885, quarantotto anni dopo quella di Leopardi), ossia quando l’interessata non poteva più né confermare né smentire il racconto della Serao, i dubbi sulla sua credibilità risulterebbero ancor più motivati. Ma questo “come” e questo “quando” non sono precisati in nessuno dei libri che riportano l’episodio. Nemmeno in questo saggio di Urraro, che dichiara in nota di aver ripreso l’aneddoto dalla “Vita di Leopardi”, l’informatissima biografia di quello studioso scrupolosissimo che è Rolando Damiani. E nemmeno nel più antico dei testi in cui ci si può imbattere nel racconto della Serao.

Questo testo è un breve saggio di Francesco Flora, intitolato “Leopardi e Aspasia”, che fu pubblicato sulla Nuova Antologia nel 1928. Ecco il passo che riporta quell’aneddoto: “S'è visto come la Fanny si difende dall'accusa di essersi fatta gioco del Leopardi. Le dicerie per le quali ella avrebbe riso dell'infelice adoratore, vanno, io credo, ricondotte al circolo in cui si svolsero tra le ironiche insinuazioni degli amici: forse ella rise per difendere la sua civetteria di bella donna a cui si attribuiva un amante così disgraziato nel corpo. Più tardi forse, quando, morto il poeta, i biografi di lui si accanirono a parlare di lei come della donna che aveva provocato il canto Aspasia, ella dovette irritarsi: e con una certa curiosa asprezza di donna offesa, non volle già difendersi, ma quasi spregiare tutti coloro che in fondo le facevan colpa di non aver fatto sacrificio della sua persona al dolore di un poeta deforme. Una donna che passava per facile amatrice, e che si diceva avesse accolto nella sua intimità molti amanti, avrebbe potuto aggiungere con orgoglio, a quelli degli altri amatori, il nome di un uomo qual’era il Leopardi; perchè, sebbene egli non fosse abbastanza conosciuto dai suoi stessi ammiratori, era tuttavia stimato come uno dei più illustri ingegni d'Italia: or se ella non invitò o se respinse questo amore, bisogna dire che i suoi sensi si ribellarono. I critici e le signorine romantiche l'accusavan dunque di non aver voluto portare quella croce gloriosa: ella se ne dovette sdegnare e, per reazione, disse con insolita e quasi arrogante schiettezza, perchè non era stata l'amante di Leopardi; disse perchè aveva rifiutato quell'eroismo che sembra oggi così facile e anzi ambitissimo alle donne che leggono i versi del Leopardi e idealizzano la figura fisica di lui in quella aerea ed effusa e odorosa della poesia. Raccontava infatti Matilde Serao d'aver conosciuto da giovinetta, la donna che tanta passione ispirò a Leopardi: e di averle chiesto con la romantica semplicità dell'adolescenza come avesse potuto resistere a un uomo quale Leopardi! A lei la Fanny rispose molto semplicemente: ‘Mia cara, puzzava’”.

Stando così le cose, fino a quando non verrà svelato dagli esperti il mistero del “quando” e del “come” di questo pettegolezzo, sembra del tutto legittimo immaginare che la Serao abbia diffuso una voce insieme falsa e vera. Falsa, perché nulla vieta di supporre che Fanny, in realtà, non abbia mai pronunciato quelle crudelissime parole. Vera, perché tutto lascia sospettare che donna Matilde, mettendogliele in bocca, si sia limitata a rivelare un fatto, se non proprio incontestabile, suffragato tuttavia da mille voci: Leopardi non olezzava.
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