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rapporti intercorrenti tra Galileo e il decadentismo
Il più ambiguo Jean-Paul Sartre, che rifiutò il Premio con grande enfasi pubblica e poi si fece avanti privatamente per ottenere l'assegno (l'Accademia naturalmente lo ignorò). Il più imprevidente il russo Ivan Bunin, che nel 1933 fece il gran gesto di devolvere il premio ai connazionali in esilio, però quando si rese conto di non avere successo commerciale tornò a rivolgersi contrito e in miseria all'Accademia. Il più immaginifico naturalmente Ernest Hemingway, quando pronunciò la famosa frase: «Darei il mio premio Nobel soltanto in cambio di una cosa: il titolo di campione del mondo dei pesi massimi». Il più noto al grande pubblico, un finto Nobel: il poco credibile Paul Newman nei panni dello scrittore vincente e concupito dalle donne nel film Intrigo a Stoccolma. Il più apprezzato dagli svedesi invece Isaac Bashevis Singer, che durante il banchetto di festeggiamento dichiarò d'aver cominciato a scrivere libri per ragazzi in omaggio al fatto che «sbadigliano apertamente quando trovano un libro noioso, e non si aspettano che il loro autore preferito redima l'umanità ».
Tra gli italiani, i più fortunati Quasimodo e Montale, tradotti in svedese da Anders Oesterling, potente membro della commissione e grande estimatore della poesia italiana. I più danneggiati Papini e Moravia, perché, quando erano in lizza, agli occhi di molti svedesi l'Italia non si era ancora liberata dalle scorie del ventennio. Il più sfortunato Italo Calvino, morto quando la sua vittoria appariva sicura. I candidati italiani più sconosciuti o dimenticati? De Gubernatis, Salvatore Farina, Dora Melegari, Roberto Bracco. I più trascurati, al punto da non venire nemmeno proposti? D'Annunzio, Pascoli, Verga, Pavese, Vittorini, Gadda. Il più imbarazzante? Mario Luzi, sempre sul punto di vincere ma irreparabilmente danneggiato dopo le polemiche attizzate in Italia dal suo sentirsi ingiustamente trascurato. La più sorprendente candidata ombra? Elsa Morante, della quale non si seppe mai nulla fino a quando Kjell Espmark rivelò di essere stato uno dei suoi più convinti sostenitori. Il più divertente Dario Fo, non solo per lo sfoggio del frac firmato Gianfranco Ferré, ma soprattutto per aver pronunciato il discorso ufficiale con voci diverse, compresa quella di un cavallo. I più ridicoli, infine, quelli che si fanno vedere con finta nonchalance per le strade di Stoccolma, senza conoscere la regola non scritta: candidatura ostentata, candidatura bruciata.
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