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il cantico di gatto silvestro
Il Cantico del Gatto Silvestro è una delle ultime operette morali scritte nel 1824 da Giacomo Leopardi, e ha il carattere di una conclusione della raccolta. Ne esprime infatti i temi centrali; l'«arcano mirabile e spaventoso dell'esistenza universale», il senso angoscioso della vita come privazione e come nulla, la fatale infelicità dell'uomo. Si potrebbe dire che questo sia il cantico della morte, intesa come unica possibile conclusione dell'esistenza dolorosa e assurda dell'uomo e di tutte le cose. Così il gatto silvestro, ridestando gli uomini a vita, li ridesta alla coscienza di un appassire ineluttabile, di un lento e desolato morire ora per ora. È lontana dal tessuto di questa operetta ogni forma d'argomentazione filosofica. Le singole conclusioni si snodano come una vasta sinfonia di dolore, in cui palpita tutta l'angoscia del mondo. Essa si rapprende a tratti in immagini nude e grandiose, come quella che accenna alla futura fine dell'universo, al silenzio nudo e alla quiete altissima che empiranno lo spazio immenso. Di qui viene al Cantico il suo carattere di poesia in prosa, il suo tono fondamentalmente lirico.
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