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Vecchio 29-09-08, 20:57   #1 (permalink)
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Politiche economiche: War on drugs (parte quarta)

Italia. Moratti multa i tossicodipendenti

Una sanzione di 500 euro e l'obbligo di avviare un percorso psicoterapeutico con comunita' o associazioni di recupero per tossicodipendenti: dovra' presto mettere in conto questa punizione, chi decidera' di consumare a Milano sostanze stupefacenti in un luogo pubblico. Su indicazione del sindaco Letizia Moratti e in conformita' con i nuovi poteri previsti nel decreto Maroni, la segreteria generale ha messo a punto il testo di una nuova ordinanza che punira' severamente, in nome del decoro urbano, il consumo di droga nei parchi e nelle strade. 'L'ordinanza - ha spiegato il vicesindaco Riccardo De Corato - ricalca le precise richieste, rimaste inascoltate, che il Comune di Milano avanzo' al governo Prodi sulla revisione normativa in tema di droga, che chiedevano misure coercitive ma anche interventi di recupero per chi consuma droga in pubblico'. L'ordinanza, gia' concordata con la Prefettura, potrebbe entrare in vigore nella prima meta' di ottobre, assieme ad altri quattro provvedimenti legati al contrasto della prostituzione, degli imbrattatori di muri, dell'accattonaggio e della guida in stato di ebbrezza. L'indicazione dell'amministrazione e' di uniformare tutte le sanzioni alla tariffa massima consentita dal decreto Maroni: 500 euro. La volonta' di varare contemporaneamente tutte le ordinanze ha spinto il sindaco a rimandare l'immediata entrata in vigore del provvedimento contro la droga in attesa che, assieme al Prefetto, si risolvano le criticita' formali emerse nel testo contro la guida in stato di ebbrezza, contro la quale la legislazione nazionale gia' prevede punizioni esemplari.

Dichiarazione di Virginia Fiume, tesoriera dell'Associazione Enzo Tortora- Radicali Milano:
Con solerzia Letizia Moratti ha trovato il modo di esercitare i poteri speciali concessi ai sindaci dal decreto Maroni sulla sicurezza. Si legge oggi su tutti i giornali locali che tra le ordinanze in materia sarà prevista una sanzione amministrativa, fino a 500 euro, per chi verrà sorpreso a fare uso di droghe nei luoghi pubblici. Motivazione: la tutela del "decoro".
Come al solito a Milano prevale l'ipocrisia. Il Sindaco ritiene davvero che multando chi consuma sostanze si possa prevenire il consumo? Il Sindaco crede davvero che siano, per esempio, i fumatori di cannabis, ad attentare alla sicurezza della città?
E soprattutto, potrebbe Letizia Moratti spiegarci il collegamento tra "decoro" e "sicurezza", attraverso il quale ha deciso di esercitare i poteri speciali del Decreto Maroni?
Ancora una volta, come nel caso della chiusura delle macchine scambiasiringhe, la Moratti sceglie, ipocritamente, di costringere alla clandestinità i consumatori, incrementando di volta in volta il suo atteggiamento proibizionista e repressivo.
Crediamo di non dover ricordare proprio a Letizia Moratti che in Italia è già in vigore una pesante legge in materia di droga, che prevede la segnalazione dei consumatori alle Prefetture e sanzioni sia penali che amministrative che variano a seconda dei quantitativi posseduti. Occorre davvero una legge speciale o le esigenze di cassa del Comune di Milano superano le già criminalizzanti leggi in vigore?

"Di fronte alla stupidita' di certi provvedimenti non si puo' restare fermi": questa la reazione di Dario Fo all'annunciata ordinanza del sindaco di Milano. "Drogarsi per strada e' un'offesa al decoro della citta'", con queste parole la Moratti ha sintetizzato il concetto chiave dell'ordinanza. Secondo il drammaturgo di Sangiano, sono altri i problemi di cui la Moratti dovrebbe occuparsi: "nella scala del degrado urbano, uno spinello fumato in pubblico sta al centesimo posto. Il sindaco cerchi di stimolare nei nostri ragazzi interessi culturali e si preoccupi che la gente non va piu' ai concerti, a teatro o alle mostre". "Se invece gli spinelli", continua il Premio Nobel per la letteratura, "venissero venduti in farmacia a nessuno verrebbe in mente di multare chi li fuma in pubblico". Allora sorge spontaneo all'attore e regista di dover ironicamente multare anche i normali fumatori di tabacco: "fumare tabacco fa venire il cancro, quindi andrebbero multati anche i normali fumatori; pero' la Moratti avrebbe contro tutte le multinazionali del tabacco, e non certo qualche ragazzino che si fa una canna al parco Sempione e che non conta niente", conclude cosi' Fo.

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18700
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Vecchio 29-09-08, 20:59   #2 (permalink)
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Italia. Firenze. Decifrato messaggio contro la droga scolpito sulle porte del Battistero

Uno studioso italiano ha scoperto un messaggio antidroga 'scolpito' sui salienti della cornice della porta sud del Battistero di San Giovanni Battista a Firenze. A decifrare le figure, considerate finora semplici decorazioni di corredo alla porta realizzata da Andrea Pisano, e' stato Mauro Di Vito, dottorando di Storia della Scienza dell'Universita' di Pisa, che presentera' la sua ricerca alla Conferenza di scultura rinascimentale italiana del Rhodes College di Memphis (Stati Uniti) il 30 ottobre-1 novembre. Nella parte sinistra della cornice - ha spiegato il ricercatore - e' raffigurata la progenitrice Eva, avvolta in una ghirlanda di piante velenose e allucinogene come il papavero. Le fanno da contrappunto, nella cornice destra, Adamo e San Giovanni Battista, che raffigurano, invece, il bene e sono circondati da un viluppo di piante 'positive', come l'olivo, le spighe di grano e il giglio. 'Il concetto che emerge dalle sculture - ha spiegato Di Vito - e' la contrapposizione tra l'olio di Cristo (l'unto con l'ulivo) ottenuto dall'albero della vita del Paradiso terrestre e l'olio-droga allucinogeno, preparato dalle streghe, che porta all'oblio'. 'Mentre il saliente di Adamo allude infatti alla fertilita' dei campi e alla procrastinazione della famiglia umana attraverso la fertilita', il saliente di Eva fa riferimento a una sfera negativa, costellata di veleni, magia nera e simboli negativi di fortuna avversa', ha concluso il ricercatore.

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18702
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Vecchio 29-09-08, 21:00   #3 (permalink)
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Mondo. Sono ben 17mila gli studi sugli effetti della marijuana

Gli studi sugli effetti della cannabis ossessionano la scienza e la politca che alla scienza li commissionano. Secondo NORML, siamo arrivati a quota 17 mila. Incalcolabile è quindi lo spreco di soldi alla ricerca della prova provata della dannosità della marijuana (come se poi il punto sulla legalizzazione / criminalizzazione fosse questo...). La National Organisation for the Reform of Marijuana Laws, dopo aver partecipato ad un dibattito organizzato dal Dickinson College ha aperto un forum per discuterne:
http://blog.norml.org/2008/09/12/ove...dies-who-knew/

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18705
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Vecchio 29-09-08, 21:01   #4 (permalink)
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Usa. La Marijuana non si sradica, si rintana

Un articolo pubblicato da Usa Today rivela il fallimento dei tentativi di sradicare le piante di marijuana dai terreni americani. Il Justice Department's own National Drug Threat Assessment del 2008 afferma che il principale effetto di questi raid non è lo sradicamento ma semplicemente di costringere i coltivatori a rintanarsi, a far crescere le piante al coperto. L'articolo si dimentica così di dire che le leggi proibizioniste favoriscono il fenomeno che si proporrebbero di debellare. Se i guerrieri della droga alla John Walters, il direttore dell'ONDCP, volessero davvero contrastare la criminalità organizzata, dovrebbero essere d'accordo pure loro con la tassazione e la regolamentazione della marijuana, come già avviene per alcol e tabacco. Invece l'erba verde rimane di gran lunga la droga illegale più consumata negli Usa, con un bilancio di 36 miliardi di dollari l'anno.

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18706
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Vecchio 29-09-08, 21:02   #5 (permalink)
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Messico. Storie di proibizionismo, il ministro: la polizia e' corrotta

Il ministro dell'Interno del Messico, Juan Camilo Mourino, ha riconosciuto di fronte all'intera Camera dei Deputati l'esistenza di forti legami tra la polizia e il narcotraffico affermando che 'finche' persiste questo fenomeno non possiamo garantire la sicurezza e nemmeno godere della fiducia dei cittadini'. Il ministro ha quindi convocato una riunione a porte chiuse con il Consiglio di sicurezza nazionale, alla quale hanno assistito il ministro della Difesa, generale Guillermo Galvan, il ministro della Marina, ammiraglio Mariano Sainez, il procuratore generale della repubblica, Eduardo Medina Mora, e il ministro per la pubblica sicurezza, Genaro Garcia Luna. Mourino, in risposta alle critiche e alle richieste di dimissioni arrivate da vari esponenti dei partiti dell'opposizione, ha manifestato la sua decisione di 'essere parte della soluzione del problema' della sicurezza che sta affliggendo il Messico. Da parte sua Garcia Luna ha affermato che la lotta contro la corruzione continuera' in modo sistematico, anche con un progetto di legge che prevede un monitoraggio costante dei corpi di polizia. In sostanza, i membri delle forze dell'ordine saranno sottoposti a esami tossicologici, psicologici e alla macchina della verita'. Inoltre verranno verificati gli ambienti sociali dove vivono e le situazioni patrimoniali. Le autorita' hanno poi aggiunto che cambieranno i parametri per il reclutamento degli agenti: verra' infatti richiesto un livello piu' alto di istruzione, sia per la polizia federale (almeno il diploma di scuola media superiore), che per quella statale e municipale.

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18714
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Colombia. Guerra alla droga, il fratello del ministro della Giustizia arrestato per droga

Il fratello del ministro della Giustizia colombiano, Leon Valencia, è stato arrestato ieri in Colombia nel quadro di un'inchiesta su un presunto traffico di droga in cui sarebbe coinvolto. Lo hanno annunciato fonti giudiziarie. Valencia, ex procuratore, è stato fermato a Medellin, 400 chilometri a nord-ovest di Bogotà, dove risiede. In agosto, il procuratore generale della Colombia, Mario Iguaran, aveva chiesto e ottenuto la sospensione dall'incarico di Valencia che era stato inchiodato da intercettazioni telefoniche con un trafficante di droga. Valencia è accusato di associazione a delinquere, arricchimento illegale, violazione del dovere di riservatezza, distruzione di documenti e di 'insider trading'. Membro della delegazione colombiana che partecipa all'Assemblea generale dell'Onu, il ministro della Giustizia, Fabio Valencia, ha reagito alla notizia dell'arresto del fratello con uno scarno comunicato con cui ha garantito che "rispetterà" la decisione della Corte, anche se gli dovesse causare un "grande dolore".

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18715
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Vecchio 29-09-08, 21:04   #7 (permalink)
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Gb. Commissione Governativa: declassificare ecstasy, non e' cosi' pericolosa

The Advisory Council, la commissione di controllo che assiste il governo britannico nel formulare le leggi sulla droga, ha raccomandato all'esecutivo di depenalizzare di fatto l'ecstasy da stupefacente di livello A - al pari di cocaina ed eroina - a livello B, quello di marijuana e hascisc, per il possesso dei quali non scatta l'arresto. Un parere, quello della commissione, che pur non avendo valore vincolante promette di scatenare un vespaio di critiche. 'Non siamo d'accordo', ha detto Tim Hollis, capo della polizia di Humberside e membro della 'Association of Chief Police Officers' (Acpo). 'Lancerebbe un messaggio sbagliato e dal punto di vista operativo non se ne sente il bisogno'. 'L'ecstasy puo' uccidere e uccide in modo imprevedibile', gli ha fatto eco un portavoce del ministero dell'Interno, contrario al cambio di categoria della sostanza, 'tanto che non si puo' parlare di dose minima sicura'. Circa 250.000 mila persone consumano ecstasy ogni mese in Inghilterra e Galles e secondo i dati diffusi dall'istituto di statistica britannico ogni anno questa droga, conosciuta dai chimici come MDMA, miete piu' o meno 50 vittime. 'La commissione non vuole incoraggiare l'uso di MDMA', ha commentato il professor Colin Blakemore, della Oxford University e della 'UK Drug Policy Commission'. 'Stanno semplicemente esprimendo un parere tecnico sui danni provocati dall'ecstasy rispetto a quelli indotti da crack, cocaina o eroina'.

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Vecchio 29-09-08, 21:06   #8 (permalink)
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Messico e nuvole di coca
La guerra civile della droga
Europa e Usa i mercati contesi

Zamora, stato di Michoacan. Un commando composto da sole donne spara su un gruppo di persone e poi fugge. La Marquesa, Stato di Mexico. La polizia rinviene dodici cadaveri. Li hanno uccisi per vendetta. Avevano realizzato un tunnel per trasportare droga dal Messico agli Stati Uniti, una galleria con ascensore, minirotaia, luci. Poi qualcuno ha informato i federali e per loro è stata la fine. Villahermosa, Stato di Tabasco.

Killer mascherati tappano la bocca per sempre ad Alejandro Fonseca, conduttore di un programma radiofonico che denunciava i sequestri di persona. Ayuta del Libres, Stato di Guerrero. L'ex sindaco Homero Rios è centrato da 22 proiettili mentre fa jogging insieme alla figlia. Tijuana, Stato della Baja California. Samuel Martinez, funzionario della polizia, viene assassinato poche ore dopo essere stato costretto a lasciare la sua carica. L'elenco potrebbe andare avanti per giorni in una lunga litania di morte e sangue che sta spingendo il Messico verso il baratro. Ci sono giorni in cui il Paese centro-americano supera, nella conta dei morti ammazzati, l'Iraq e l'Afghanistan. A Bagdad le decapitazioni sono ormai rare, in Messico sono quasi quotidiane, simbolo della guerra che si sta combattendo. Uno scontro totale: narcos contro narcos, banditi contro la legge, esercito contro polizia infedele. Con i trafficanti insolenti, truci, impuniti. Spadroneggiano a tal punto che si permettono di scrivere ai giornali, di mettere manifesti per reclutare poliziotti offrendo «buona paga, aiuto alla famiglia e benefit», di firmare le stragi con volantini a volte minacciosi - «è quella che spetta ai nemici» e irridenti «ha, ha, ha» lasciati sui cadaveri. Tanti cadaveri. Le cifre dicono molto. Tremila le vittime nel solo 2008. 25 miliardi di dollari il «giro» del traffico che importa la coca dalla Colombia per poi trasferirla sul mercato americano ed europeo. Cinquecentomila gli affiliati alle gang, dominate da sette grandi clan che smistano polvere emarijuana. Trentamila i militari schierati dal presidente Calderon per contenere la minaccia.

E' un conflitto «di terra, di mare e dell'aria». Gli stupefacenti viaggiano in auto affidati a corrieri o attraverso le gallerie, a bordo di motoscafi - i go-fast - e di semisommergibili costruiti nella giungla, su piccoli jet acquistati da decine da prestanome. Ad accendere il tutti-contro-tutti è stata la perdita di potere del Cartello di Sinaloa, conosciuto anche come la «Federazione» e guidato da Joaquin «Corto» Guzman. Indebolito, diviso, attaccato dall'esercito e dai rivali, è stato trascinato in una faida che non vede fine. Ogni cambio di campo apre un nuovo fronte, con eliminazioni all'interno delle stesse famiglie. Contro Sinaloa si sono mossi il Cartello del Golfo agli ordini del clan Cardenas e quello di Ciudad Juarez, capeggiato dai Carillo Fuentes. Con Guzman si sono allineati a sorpresa due ex nemici, Ismael Zambada e Jorge Sanchez, transfughi dallo schieramento avversario. Sono invece la punta di lancia del Golfo i «Los Zetas», ex membri delle unità speciali. Secondo la polizia ormai i killer hanno assunto un ruolo direttivo nella caccia a Guzman. Ed hanno diversificato le attività.

Oltre a trattare droga, impongono il pizzo e compiono sequestri. Ad est, nella Bassa California, agiscono gli uomini del Cartello di Tijuana, comandato dagli Arellano Felix. Oggi il clan sarebbe guidato da Enedina, molto brava nel gestire i guadagni illeciti investiti in hotel, farmacie, cliniche. Dicono che si nasconda nella regione di San Diego. Il caso di Enedina è la consacrazione del ruolo delle donne del crimine. Una «rivoluzione rosa» che ha portato molte mogli e sorelle alla testa delle bande. Anche gli Arellano sono in lotta con Sinaloa per il controllo del «corridoio della polvere» che porta verso gli Stati Uniti. Un confronto che ha trasformato Tijuana in una città tra le più pericolose al mondo e spinto decine di famiglie ad emigrare oltreconfine. Un esilio che non li mette al riparo dalle incursioni dei narcos: l'Fbi segnala, infatti, che le organizzazioni criminose operano anche sul territorio americano. Nel Sud della California si sono verificati numerosi sequestri di persone attribuiti a elementi messicani. Attività illecite accompagnate da un massiccio acquisto di armi destinate ai loro «fratelli», che spesso superano come potenza di fuoco i militari.

Meno influenti ma anche loro con il pugnale tra i denti, i fratelli Valencia del Cartello del Milenio (Michoacan) e l'organizzazione degli Amezcua Contreras, i re delle anfetamine. A Oaxaca provano a difendere il loro mercato i desperados di Pedro Diaz Parada. A Nord Ovest c'è il regno di Ignacio «Don Nacho» Coroner, personaggio vicino a quelli di Sinaloa, preferisce trattare anfetamine, prodotto molto richiesto negli Usa. Sono più ambiziosi e per certi versi sorprendenti i seguaci della «Familia michoacana ». Si presentano come giustizieri, redigono liste nere di trafficanti, usano vetture «clonate» della polizia, indossano persino delle divise confezionate apposta per loro. In realtà sono dei narcos che vogliono una fetta del racket. Una volta erano alleati dei «Los Zetas», poi una parte si è staccata mettendosi in proprio. Tra i loro nemici il clan Valencia e quelli del Golfo. Secondo le autorità la «Familia» è diretta da José Jesus Vargas alias «El Chango» e Nazario Moreno «El Loco», conta quasi 4 mila adepti, che ricevono uno stipendio mensile tra i 500 e i 2 mila dollari.

La formazione è venuta alla ribalta il 15 settembre dopo un attentato tra la folla che festeggiava la festa dell'Indipendenza a Morelia (9 morti). Gli inquirenti hanno lanciato sospetti sulla «Familia » che ha reagito con sdegno annunciando alla stampa «una indagine parallela» e indicando come colpevoli gli ex alleati «Los Zetas». Comportamento singolare da chi è abituato a tagliare la testa al prossimo ma che conferma il piano dei narcos per sostituirsi alle autorità. I gangster non amano i giornalisti - spazzati via se osano ficcare il naso da qualche parte - ma non disdegnano la comunicazione. Persone di fiducia usano YouTube per propagandare le «imprese» degli assassini in tuta nera, per sfoggiare i loro arsenali e per sbeffeggiare i rivali. Ricorrono a poster e striscioni per «commentare» un evento o lanciare messaggi. Coinvolgono i cantanti di narcocorridos, una musica assai popolare nella regioni settentrionali, per celebrare i padrini. Gli artisti - alcuni delle vere star - sono considerati a questo punto dei «soldati», dunque dei possibili obiettivi. Almeno 17 sono diventati carne asada, colorita espressione per indicare il loro omicidio.

Il presidente Calderon ha cercato di rispondere alla sfacciata sfida schierando l'esercito al posto di una polizia corrotta e a corto di mezzi, provando a sostituire gli ufficiali infedeli, cercando di ottenere la collaborazione internazionale. Una strada piena di ostacoli. Il vicino americano ha prima promesso un pacchetto di 1,5 miliardi di dollari, poi ridotti di un terzo dal Congresso. Il repulisti interno si è scontrato con complicità e omertà. Non pochi funzionari sono stati assassinati per colpa del tradimento dei loro colleghi. Ed è accaduto che alcuni dirigenti abbiano preferito lasciare la carriera (o fuggire) piuttosto che rimanere in commissariati diventati dei piccoli Fort Apache. Vita difficile anche per chi ha mostrato di avere fegato. Il generale Sergio Aponte Polito si è conquistato la fama di duro non dando tregua al clan Arellano Felix in Baja California con centinaia di arresti e la confisca di tonnellate di droga. Deciso a spezzare le scandalose collusioni tra autorità e malaffare, l'alto ufficiale ha denunciato pubblicamente il capo della unità antisequestri ed un magistrato.

Polito ha alimentato l'immagine di generale risoluto viaggiando sempre in un corteo composto da veicoli armati di mitragliatrici, mantenendo il segreto sulle sue attività, dormendo all'interno di una caserma-bunker. Ma forse ha esagerato con i suoi atteggiamenti un po' guasconi. E una sera il generale sarebbe rimasto coinvolto in una baruffa in locale di Mexicali. Un incidente seguito dal suo trasferimento, presentato dal governo come un normale rotazione di posti. La storia di Polito è solo un affresco messicano in uno scenario che si estende ad altre latitudini. Sarebbe un errore pensare che l'emergenza sia una questione puramente locale. La globalizzazione del crimine ha ampliato i suoi confini. Una recente indagine dei carabinieri del Ros ha dimostrato i rapporti di affari tra narcos messicani e 'ndrangheta calabrese attraverso una complessa triangolazione via New York. Solo un tentacolo di una piovra che può soffocare chiunque.

Guido Olimpio
29 settembre 2008

http://www.corriere.it/esteri/08_set...4f02aabc.shtml
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Vecchio 01-10-08, 22:19   #9 (permalink)
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Italia. Rapporto Dia: forte presenza narcotrafficanti sudamericani

Il ruolo della criminalita' sudamericana e' centrale "soprattutto nel traffico di stupefacenti, essenzialmente del tipo cocaina, sia nel ruolo di semplici corrieri che in quello di veri e propri trafficanti in diretta connessione con i produttori dell'area di origine". E' quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) al Parlamento e al Ministero dell'Interno su attivita' svolta e risultati conseguiti nei primi sei mesi del 2008. Le attivita' svolte dalle forze dell'ordine negli ultimi mesi hanno inoltre evidenziato la capacita' dei "devianti sudamericani di stringere relazioni operative con la criminalita' comune, anche autoctona, per l'importazione di ingenti quantitativi di cocaina". Anche se "il trasporto dello stupefacente via mare conserva il suo ruolo non secondario", le attivita' investigative svolte per delineare "le direttrici del riciclaggio di denaro" hanno portato anche all'individuazione di "una serie di societa' di money transfer" tramite le quali i criminali spediscono illecitamente in Sudamerica i proventi del traffico di droga. La relazione sottolinea inoltre la presenza dei sudamericani anche nel "traffico di esseri umani, principalmente ai fini di sfruttamento sessuale".

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=18731
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Italia. Continua la crociata del ministro Zaia in difesa della droga piu' letale

L'Italia e' fortemente impegnata nell'organizzazione di un summit internazionale sulla produzione del tabacco. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia a Bruxelles, annunciando che il summit 'si svolgera' entro breve a Venezia'. L'Italia ha chiesto all'Unione europea di prorogare la scadenza del regime di 'disaccopiamento parziale' sulla produzione del tabacco fino al 2013, 'per evitare che si metta fine alla coltura, ma anche all'industria e a tutto l'indotto'. Per il ministro Zaia, 'far si' che gia' dal prossimo anno gli aiuti ai coltivatori di tabacco siano totalmente indipendenti dalle quantita' prodotte, significa decidere la fine della tabacchicoltura italiana. Dobbiamo puntare anche con una forte pressione internazionale, qual e' quella che si sta realizzando qui oggi, ad una riconversione del settore che garantisca il futuro di 100 mila famiglie italiane. 'A loro - conclude Zaia - prometto il mio impegno e la mia attenzione perche' la coltivazione del tabacco, e con essa gli investimenti decisi in questi anni nei singoli territori, possano dare i loro frutti'.

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