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Visualizza risultati del sondaggio: Lavorare di più o lavorare di meno ?
Lavorare di più per guadagnare di più 3 16.67%
Lavorare di meno per vivere meglio 15 83.33%
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Vecchio 10-07-08, 21:28   #1 (permalink)
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Lavorare di più o lavorare di meno ?

Lavorare di più per guadagnare di più ?
Lavorare di meno per vivere meglio ?

Inutile cercare di nascondersi dietro un dito: le risposte non possono riflettere esclusivamente una scelta di campo puramente intellettuale. Ci sono mille altri fattori a concorrere alla loro formazione. Però, con tutti i limiti già ammessi, la curiosità di dare un'occhiata alla ripartizione delle scelte rimane...
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Vecchio 11-07-08, 17:06   #2 (permalink)
Shawshank Redemption
 
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Stacco cinque minuti dal lavoro e trovo questo bel 3d.
Perdonami se ti sembrerò un po' sfasato, ma vorrei partecipare.

Lavorare di più per guadagnare di più.
Lavorare di meno per vivere meglio.

Ti sembrerà scontato se dico: lavorare meglio per lavorare di meno. Il guadagno non è detto che necessariamente sia proprorzionale alla quantità di lavoro.

Lavorare meglio a mio modo di vedere deriva dall'organizzazione del lavoro, è una cosa che si dovrebbe fare a monte, in alto.
Io vedo l'azienda come una squadra di calcio, dove l'allenatore deve far giocare la gente giusta al posto giusto. E' inutile ed inefficiente che un difensore faccia il centrocampista, che un attaccante stia a centrocampo. Questi fanno un sacco di fatica e non rendono. Purtroppo stesso l'allenatore non è capace .

Se il lavoro è organizzato in modo razionale, logico, si dovrebbe lavorare di meno e produrre di più. Secondo me il concetto di produttività deve essere sganciato dal concetto di quantità di lavoro. Ho più volte sostenuto come io metterei una tassa su chi fa gli straordinari o su chi fa fare gli straordinari perchè a meno che la quantità prodotta non sia esclusivamente funzione del tempo impiegato vuol dire che chi lavora lavora male (e si deve indagare perchè, vedi discorso sopra) o lavora poco e l'azienda è organizzata male.

Considerando che probabilmente la cosa più difficile da fare è quella di aumentarmi lo stipendio, la mia risposta è: lavorare meglio, produrre meglio, lavorando di meno e guadagnanodin proporzione di più avendo a disposizione più tempo libero .
Andy Dufresne non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-07-08, 17:36   #3 (permalink)
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lavorare meglio per lavorare di meno. Il guadagno non è detto che necessariamente sia proprorzionale alla quantità di lavoro.

Lavorare meglio a mio modo di vedere deriva dall'organizzazione del lavoro, è una cosa che si dovrebbe fare a monte, in alto.
quotissimo
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Vecchio 12-07-08, 18:36   #4 (permalink)
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Stacco cinque minuti dal lavoro e trovo questo bel 3d.
Perdonami se ti sembrerò un po' sfasato, ma vorrei partecipare.

Lavorare di più per guadagnare di più.
Lavorare di meno per vivere meglio.

Ti sembrerà scontato se dico: lavorare meglio per lavorare di meno. Il guadagno non è detto che necessariamente sia proprorzionale alla quantità di lavoro.

Lavorare meglio a mio modo di vedere deriva dall'organizzazione del lavoro, è una cosa che si dovrebbe fare a monte, in alto.
Io vedo l'azienda come una squadra di calcio, dove l'allenatore deve far giocare la gente giusta al posto giusto. E' inutile ed inefficiente che un difensore faccia il centrocampista, che un attaccante stia a centrocampo. Questi fanno un sacco di fatica e non rendono. Purtroppo stesso l'allenatore non è capace .

Se il lavoro è organizzato in modo razionale, logico, si dovrebbe lavorare di meno e produrre di più. Secondo me il concetto di produttività deve essere sganciato dal concetto di quantità di lavoro. Ho più volte sostenuto come io metterei una tassa su chi fa gli straordinari o su chi fa fare gli straordinari perchè a meno che la quantità prodotta non sia esclusivamente funzione del tempo impiegato vuol dire che chi lavora lavora male (e si deve indagare perchè, vedi discorso sopra) o lavora poco e l'azienda è organizzata male.

Considerando che probabilmente la cosa più difficile da fare è quella di aumentarmi lo stipendio, la mia risposta è: lavorare meglio, produrre meglio, lavorando di meno e guadagnanodin proporzione di più avendo a disposizione più tempo libero .
Anzitutto grazie per il contributo con cui hai raccolto il guanto di questa sfida, piuttosto articolata nelle implicazioni.

Dalle prime righe si potrebbe evincere: Lavorare meglio per lavorare meno----> lavorare meno per vivere meglio. (così ci siamo ricondotti ad una delle risposte previste al sondaggio)
In questa equazione tu hai assunto, come costante, il guadagno. Parte quantitativa, che può essere meglio conseguita attraverso l'ottimizzazione dell'approccio qualitativo.
Nelle due possibili risposte previste la costante è, invece, in effetti un rapporto: quello tra lavoro e guadagno. Quando l'uno decresce, l'altro lo segue. Col vantaggio di un aumento (non obbligatoriamente per tutti) della qualità della vita. E lo svantaggio di un minor guadagno (altrimenti tutti sceglierebbero l'opzione 2, in accordo a quanto anche tu scrivi).
In effetti si tratta di un escamotage per cercare di porre in luce anche più ampie scelte di vita.

Nella realtà operativa quotidiana la tua soluzione sarebbe ottima, ma purtroppo tenderebbe a scontrarsi (soprattutto) con gli effetti del liberismo.
Se io vengo pagato al fine di prestare la mia opera per un dato tempo, una eventuale ottimizzazione del mio lavoro porterebbe ad un aumento del tempo libero per un periodo assai breve: l'imprenditore (che potrei essere anche io stesso) sarà fortemente tentato di riempire con lavoro supplementare il tempo (vuoto ! ...inammissibile...) che avevo liberato per me con sacrificio dell'attività dei miei neuroni.

>Secondo me il concetto di produttività deve essere sganciato dal concetto di quantità di lavoro

Il concetto di produttività non può essere sganciato da quello di quantità di lavoro: infatti quello è un rapporto in cui questa è presente; che potremmo anche esprimere - in via approssimata e non del tutto generale - come rapporto tra quantità di prodotto di dato lavoro e quantità del lavoro stesso.

Purtroppo, per quanto attiene il lavoro straordinario, finchè la convenienza aziendale continuerà ad essere (come è), in forza della normativa in vigore, orientata in tal senso invece che verso l'assunzione di altro personale, il ricorso alla sua pratica sarà sempre ricercato.
Quando io ed il mio datore di lavoro avremo ottimizzato al massimo tutti gli aspetti organizzativi, talchè di prestare straordinario non vi sia più bisogno, si può stare ragionevolmente sicuri che i targets verranno alzati. E saremo daccapo.

Almeno in fase espansiva. In fase recessiva le domande del sondaggio dovrebbero adeguarsi... :-)
Mick Travis non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 16-07-08, 19:22   #5 (permalink)
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mi ha fatto molto pensare la frase in un film che ho visto qualche giorno fa di cui non ricordo il titolo.... che parlava di com'è nato il lavoro. la teoria è la seguente: tanti tanti tanti anni fa, quando ancora il lavoro non esisteva ed erano tutti felici, un omone grande grande disse con fare minaccioso ad uno piccolo piccolo: "da oggi tu lavori per me"... e credo non si sia molto allontanato dalla realtà....
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Vecchio 16-07-08, 20:23   #6 (permalink)
avrò pochi eredi
 
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prima di tutto: bell'argomento!
anche se ho sempre sopportato il lavoro.... mi ci sono spesso appassionato.
Ma la passione per lavoro appaga?
Oppure fa alla fine cadere le braccia?

Tanti pensieri mi corrono per la testa ma meglio limitarsi.
lavorare poco.....
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Vecchio 19-07-08, 11:47   #7 (permalink)
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Originalmente inviato da anomalo Visualizza messaggio
prima di tutto: bell'argomento!
anche se ho sempre sopportato il lavoro.... mi ci sono spesso appassionato.
Ma la passione per lavoro appaga?
Oppure fa alla fine cadere le braccia?

Tanti pensieri mi corrono per la testa ma meglio limitarsi.
lavorare poco.....
Purtroppo secondo me no. Troppi problemi tendono ad affievolirla e se poi vien pur meno la remunerazione la passione se ne va.

Ho votato lavorare meno per viver meglio. Rispecchia la mia situazione non è una scelta, anzi, sarei di tutt'altro pensiero. Una forzatura dettata dalle esigenze famigliari e dallo scenario socio-politico-economico in cui viviamo di cui se ne discute ogni giorno (per altro facendo poco per cambiarlo) che penalizza le singole iniziative e il lavoro in ogni sua forma ed espressione. Assurdo che questo avvenga in un paese fondato sul Lavoro.

Credo che più di qualcuno potrà condividere, eppure ogniqualvolta un singolo espone il suo malstare da questo impedimento a produrre pochi ne riconoscono la causa istituzionale mentre i più ne ricercano i motivi nelle debolezze di chi parla.

Ultima modifica di Figliol Prodigo : 19-07-08 alle ore 12:04
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Vecchio 20-07-08, 20:55   #8 (permalink)
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Vorrei fare qualche breve considerazione sui risultati, che in pratica va anche ad innestarsi sui contributi al thread.

La mia impressione è che, assodato che in molti vorremmo poter dedicare più tempo alla nostra vita extraprofessionale, le cause di questa scelta non vengono soltanto dal desiderio di soddisfazione di un'esigenza, ma anche da forme di disrelazione con il proprio lavoro.
Mi convinco che ad alcuni il lavoro possa apportare esperienze di vita particolarmente positive, e che quindi l'unione dell'utile al dilettevole potrebbe ben attrarli. Ma, purtroppo, altri fattori che al lavoro sono correlati inscindibilmente (relazioni personali, ritmi, finalità...) vanno a minare questa propensione.

Comunque, tirate le somme, per un motivo o per l'altro, la maggioranza di noi preferirebbe tirare un po' i remi in barca, anche a costo di qualche rinuncia.

Per tornare alla aridità dei fatti: l’Italia al parlamento europeo, appena dopo l’elezioni, ha lasciato - insieme alla Francia - la coalizione che promuoveva una normativa europea sul lavorare meno, per ficcarsi in quella in cui l’inghilterra propunga 60 ore settimanali di lavoro...
Mick Travis non  è collegato   Rispondi citando
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