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Gocce di tenebre
Un vecchio errore
vuole inseguirmi e incatenarmi e trascinarmi lì davanti ad ogni specchio per dirmi: guardati... Io non mi guardo, giro lo sguardo... La so a memoria fin troppo questa storia è uguale che non ci sia o che ci sia... Ci provi lo specchio ad inghiottire nell'apparenza l'orgoglio - è quello che voglio- della mia assenza Vedi, ho pagato già il mio soldo di verità... Un vecchio errore pagato caro, un gesto avaro, avevo il cuore duro allora... ero più amaro... ero più giovane... Niente di niente... spiega alla gente cosa vuol dire, cosa vuol dire amare l'amore, senza mai fare neanche un errore... Ci provi lo specchio ad inghiottire nella sua acqua cupa non l'apparenza, ma il volto che l'assenza sciupa... Vedi, vedi... Ho pagato già il mio soldo di verità Un vecchio errore pagato caro, un gesto avaro, Avevo il cuore duro allora... ero più amaro... ero più giovane... Niente di niente... spiega alla gente cosa vuol dire, cosa vuol dire amare l'amore, senza mai fare neanche un errore... |
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Quel che fatto e quel che sei
quel che si dice “il tuo mondo” in un attimo vedrai senza un sussulto andare a fondo. Basta incontrare un certo sguardo con quel lievissimo ritardo che fa tutto più facile… E riemergono per lei le tue attitudini perdute, una stagione si aprirà per frasi mai inaugurate… Sarai più giovana, più audace, in te l’instinto più feroce si farà, è sin troppo facile… Poi, finita che sarà questa parentesi di gloria, e il batticuore cederà al ritornare della memoria, non bastaranno mille donne a toglierti la notte insonne, com’è… com’è difficile… Tu cercherai di far capire chi sei, cosa vali, cosa vuoi dire… ma ormai è troppo difficile… |
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Spoiler: la postfazione di un libro
Il panorama di questi ultimi dieci anni, sempre più lontano davanti a me se lo guardo con occhi greci, ha una zona assai buia: Chris è morto.
È stato assassinato. Fu verso le otto di sera di sabato 17 novembre 1979, a san Francisco: Chris era uscito dal Centro Zen dove studiava per andare a trovare un amico che abitava lì vicino, in Haight Street. Secondo il racconto di alcuni testimoni, un'automobile accostò al marciapiede e ne saltarono giù due negri: uno gli arrivò alle spalle per bloccargli la fuga, e lo afferrò per le braccia; quello davanti gli svuotò le tasche e, non trovando nulla, si infuriò e prese ad agitare un grosso coltello. Chris disse qualcosa che i testimoni non sentirono, e il suo aggressore si infuriò ancora di più; Chris disse qualcos'altro e l'uomo, fuori di sé, gli piantò il coltello nel petto. Poi i due saltarono in macchina e scapparono. Chris rimase per un po' appoggiato a una macchina, sforzandosi di non svenire. Poi attraversò la strada barcollando e si aggrappò a un lampione all'angolo tra Haight Street e Octavia Street; infine, col polmone destro pieno di sangue, perché la coltellata gli aveva reciso un'arteria polmonare, si accasciò sul marciapiede e morì. Io continuo a vivere, più che altro per la forza dell'abitudine. Al suo funerale scoprimmo che quel mattino aveva comprato un biglietto per l'Inghilterra dove io e la mia seconda moglie vivevamo su una barca a vela. Poi arrivò una sua lettera con questa frase: " Non credevo che sarei mai arrivato a compiere 23 anni". Li avrebbe compiuti di lì a due settimane. Dopo il funerale caricammo tutte le sue cose su un vecchio furgone, compresa una motocicletta di seconda mano che aveva appena comprato, e il viaggio di ritorno ci portò su alcune delle strade montane e desertiche del West che sono descritte in questo libro. In quella stagione le foreste e le praterie erano coperte di neve, solitarie e bellissime. Quando arrivammo a casa di suo nonno, nel Minnesota, ci sentivamo più in pace. Le sue cose sono ancora là, nella soffitta del nonno. Io ho la tendenza a fissarmi su un problema filosofico e a girarci intorno in cerchi sempre più stretti che, alla fine, o fanno saltar fuori una risposta oppure diventano così involuti, così ripetitivi, da essere pericolosi per la mia salute mentale. Ora la mia domanda stava diventando ossessiva: "Dov'è andato?". Dov'era andato, Chris? Quel mattino aveva comprato un biglietto aereo. Aveva un conto in banca, cassetti pieni di vestiti e scaffali pieni di libri. Era una persona reale, viva, che occupava un tempo e uno spazio su questo pianeta: e ora, d'un tratto, dov'era finito? Era salito su per la ciminiera del crematorio? Era nella piccola urna piena di ossa che ci avevano restituito? Stava suonando un'arpa d'oro su una nuvola lassù? Nessuna di queste risposte aveva senso. La domanda da fare era: A che cosa ero così attaccato, io? A qualcosa che si trovava solo nella mia immaginazione? Quando si è stati in un ospedale psichiatrico questa non è mai una domanda oziosa. Se Chris non era immaginario, dov'e andato? Le cose reali scompaiono e basta? Se è così, è un bel guaio per le leggi fisiche della conservazione. Ma se ci atteniamo alle leggi della fisica, il Chris che è scomparso era irreale. Gira, gira, gira… Ogni tanto scappava via, così di punto in bianco, solo per farmi arrabbiare. Ma prima o poi ricompariva; adesso però sarebbe potuto ricomparire? Perché in fin dei conti, dove era andato questa volta? Quel girare in tondo alla fine si arrestò quando capii che prima di chiedersi "Dov'è andato?" bisognava chiedersi: "Che cos'è il "Chris" che se ne è andato?". È un vecchio vizio culturale quello di pensare alle persone innanzitutto come a qualcosa di materiale, qualcosa di carne ed ossa. Finché questa idea reggeva, il problema era insolubile. Gli ossidi che erano nella carne e nelle ossa di Chris, naturalmente, sono saliti su per la ciminiera del crematorio. Ma non erano Chris. Quello che bisognava capire era che il Chris di cui sentivo tanto la mancanza non era un oggetto ma una sorta di ampio disegno, e anche se la carne e le ossa si Chris facevano parte di questo disegno, la cosa non finiva lì. Il disegno era più vasto di Chris e di me, e ci legava con rapporti che noi non capivamo né padroneggiavamo fino in fondo. Ora il corpo di Chris, che era parte di quel disegno più ampio, non c'era più. Ma il disegno restava. Al centro c'era un grande strappo, un buco, ed era di lì che veniva tutto il dolore. Il disegno cercava qualcosa a cui attaccarsi e non lo trovava. È forse per questo che le persone in lutto sono così attaccate alle lapidi e agli oggetti o ai ritratti dei morti. È il disegno che cerca di mantener salda la propria esistenza incentrandosi su questo o quel nuovo oggetto materiale. Un po' più tardi, quando tutto fu più chiaro, capii che questi pensieri erano assai vicini a concetti che si trovano in molte culture "primitive". Se si prende quella parte del disegno che non è la carne e le ossa di Chris e lo si chiama "spirito" o "fantasma" di Chris, si potrà dire senza ulteriori traduzioni che lo spirito e il fantasma di Chris sta cercando un nuovo corpo. Quando cose del genere ci vengono presentate come credenze dei "primitivi" le consideriamo superstizioni, perché per "fantasma" o "spirito" intendiamo qualcosa come un ectoplasma materiale, e non pensiamo invece che il loro significato potrebbe essere tutt'altro. Comunque sia, non molti mesi dopo, mia moglie rimase inaspettatamente incinta. Ne discutemmo a lungo e decidemmo che era meglio non farne nulla. Io ho passato i cinquanta, e non me la sentivo di affrontare una nuova paternità. Avevo fatto la mia parte. Sicché fissammo l'appuntamento con il medico. Poi accadde una cosa molto strana, che non dimenticherò mai. Mentre ridiscutevamo tutti gli aspetti della nostra decisione, ci fu una sorta di dissociazione: come se mia moglie, mentre parlavamo tranquillamente, avesse cominciato ad allontanarsi. Ci guardavamo, parlavamo normalmente, ma era come quelle fotografie di un razzo subito dopo il lancio, quando si vedono i due settori che cominciano a distaccarsi. Si crede di essere uniti e poi, all'improvviso, ci si accorge di non esserlo più. Dissi: "un momento, aspetta; c'è qualcosa che non va". Non sapevo che cosa fosse, ma era qualcosa di molto intenso, e non volevo che continuasse. Qualcosa di molto inquietante, che però in seguito è diventato chiaro. Era il disegno più vasto di Chris, che finalmente si manifestava. Questo capovolse la nostra decisione, e adesso ci rendiamo conto di che catastrofe sarebbe stata per noi se avessimo agito diversamente. Sicché forse si può dire, stando a questa primitiva visione delle cose, che Chris, dopotutto, ha usato il suo biglietto aereo. Stavolta è una bambina di nome Nell, e la nostra vita ha ritrovato la sua prospettiva di un tempo. Naturalmente ci saranno sempre mille ricordi di Chris, ma non sarà un aggrapparsi distruttivo a una qualche entità materiale che non potrà esserci mai più. Adesso siamo in Svezia, la terra degli avi di mia madre, e io sto lavorando a un secondo libro che è il seguito di questo. Nell ci sta insegnando aspetti dell'essere genitori che prima non avevamo capito. Se piange o butta all'aria le cose o s'impunta (ma non lo fa spesso), non è un fastidio. C'è sempre il confronto con il silenzio di Chris. Ciò che ora vediamo con molta più chiarezza è che se i nomi e i corpi sono sempre diversi, il disegno più vasto che ci contiene tutti continua immutato. E alla luce di questo disegno più vasto, le ultime righe di questo libro hanno ancora ragione di essere: ce l'abbiamo fatta. Tutto va davvero meglio. Sono cose che in qualche modo si sentono. Ooolo99ikl;i., pyknulmmmmmmmmmmmmmmm (Quest'ultima riga l'ha scritta Nell: ha allungato una mano e si è messa a pestare sui tasti, poi ha avuto negli occhi lo stesso lampo di Chris. Se l'editore la lascia dov'è, sarà il suo primo lavoro pubblicato). Ultima modifica di Ignatius : 21-04-08 alle ore 20:46 |
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D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna Cantando vai finchè non more il giorno; Ed erra l'armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell'aria, e per li campi esulta, Sì ch'a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell'anno e di tua vita il più bel fiore. Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo de' provetti giorni, Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch'omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s'allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell'aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno. Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogni vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all'altrui core, E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest'anni miei? che di me stesso? Ahi pentirornmi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro. |
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Sono qui con te sempre più solo
sento crescere tutta l'estraneità di due messi li in un brutto tinello marron Non parlo no, scusa pardon Quando parli tu e per giudicar e la mia disgrazia per rinfacciar siccome so già le banalità che ami tu mi chiudo in me sempre di più io sono quello che aveva il Mocambo, un piccolo bar sempre stato ignorante ma sono un bell'uomo e poi… so anche trattare sono sempre elegante e tu che hai studiato disprezzi il mio mondo e anche me e mi guardi adesso con la fredda ironia mentre mi sto insegnando e tento una via e amara sei sempre di più ... Oggi il Curatore mi ha offerto un caffè era meglio quello fatto da me e lui ha sorriso mi ha visto che ero un po' giù e si è chiuso in sé sempre di più. |
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Dopo le mie vicissitudini
oggi ho ripreso con il mio bar dopo un periodo di solitudine il Mocambo ecco qui tutto in fior Ora convivo con un'austriaca, abbiamo comprato un tinello maron ma la sera tra noi non c'è quasi dialogo io parlo male il tedesco, scusa, pardon, io parlo male il tedesco, scusami, pardon Il Curatore sembra un buon diavolo: oggi mi ha offerto anche un caffè, mi ha poi sorriso dato che ero un po' giù e siam rimasti lì, chiusi in noi, sempre di più e siam rimasti lì, chiusi in noi, sempre di più |
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Mocambo
serrande abbassate pioggia sulle insegne delle notti andate …devo pensarci su… pensarci su… ma dipenderà… dipenderà… …quale storia tu vuoi che io racconti?… …ah!… non so dir di no, no, no… no… no… …e ricomincerà… come da un rendez-vous… parlando piano tra noi due… Scendo giù a prendermi un caffè… …scusami un attimo… passa una mano qui, così, sopra i miei lividi… …ma come piove bene sugli impermeabili… |
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http://it.wikipedia.org/wiki/Israel_Kamakawiwo'ole
http://it.youtube.com/watch?v=Hh2vre3YwM4 traduzione: dartagnan.ch OK this ones for Gabby Ooooo oooooo oooooo Somewhere over the rainbow Way up high And the dreams that you dreamed of Once in a lullaby Somewhere over the rainbow Blue birds fly And the dreams that you dreamed of Dreams really do come true Someday I'll wish upon a star Wake up where the clouds are far behind me Where trouble melts like lemon drops High above the chimney tops thats where you'll find me Somewhere over the rainbow bluebirds fly And the dreams that you dare to, oh why, oh why can't I? Well I see trees of green and Red roses too, I'll watch them bloom for me and you And I think to myself What a wonderful world Well I see skies of blue and I see clouds of white And the brightness of day I like the dark and I think to myself What a wonderful world The colors of the rainbow so pretty in the sky Are also on the faces of people passing by I see friends shaking hands Saying, "How do you do?" They're really saying, I love you I hear babies cry and I watch them grow, They'll learn much more than We'll know And I think to myself What a wonderful world Someday I'll wish upon a star, Wake up where the clouds are far behind me Where trouble melts like lemon drops High above the chimney top thats where you'll find me Somewhere over the rainbow way up high And the dreams that you dare to, oh why, oh why can't I? Ooooo oooooo oooooo Ooooo oooooo oooooo Ooooo oooooo oooooo Ooooo oooooo oooooo Ooooo oooooo oooooo Ok questa è per Gabby Ooooooooo Da qualche parte sopra l'arcobaleno Nel posto più in alto E i sogni di una volta che sognavi In una ninnananna Da qualche parte sopra l'arcobaleno Volano uccelli blu E i sogni che sognavi I sogni diventano davvero realtà Un giorno vorrò essere su una stella Svegliarmi dove le nuvole sono lontane dietro di me Dove i guai si sciolgono come gocce di limone Lassù sopra la cima del camino è dove mi troverai Da qualche parte sopra l'arcobaleno volano uccelli blu E i sogni che sfidi, oh perché, oh perché non posso (farlo)? (*) Bene vedo alberi verdi e Anche rose rosse Le vedrò sbocciare per me e te E penso tra me Che mondo meraviglioso Bene vedo cieli blu e nuvole bianche E lo splendore del giorno Mi piace l'oscurità e penso tra me Che mondo meraviglioso I colori dell'arcobaleno così belli nel cielo Sono anche nei visi della gente che passa Vedo amici stringersi le mani Dicono "piacere di conoscerti" Ma in realtà stanno dicendo "ti voglio bene" Sento bambini piangere e li vedo crescere Impareranno molto più di quanto Noi sapremo E penso tra me Che mondo meraviglioso Un giorno vorrò andare su una stella Svegliarmi dove le nuvole sono lontane dietro di me Dove i guai si sciolgono come gocce di limone Lassù sopra la cima del camino è dove mi troverai Da qualche parte sopra l'arcobaleno E i sogni che osi (sognare), oh perché, oh perché non ne sono capace (anch'io)? Ooooooooo Ooooooooo Ooooooooo Ooooooooo Ooooooooo Ooooooooo (*) da "What a wonderful world" di Louis Armstrong |
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Fumo di una sigaretta
che scivola sui vetri la mia birra è finita insieme coi miei desideri mentre tu sorseggi la tua Sprite e poi ti guardo in fondo non sei mica male ma forse è il tuo naso che ti rende un po’ banale così dritto, così normale. …e sono qui sempre più chiuso in me mentre mi parli scopro che c’è un moscerino nel caffè. E chissà chi mi ha fatto venire qui forse la voglia di …sapere che ci sei. Scusa è tardi e dovrei quasi ritornare è un modo educato per dirti che vorrei sparire e lasciarti lì così. E mentre ti guardo svanire dentro ad un portone mi sento più forte o forse è solo un’impressione mi hai lasciato solo una Sprite …e resto qui sempre più chiuso in me mentre cammino sento che quel moscerino è dentro me. E chissà chi mi ha fatto star con te forse per poter dir …che sei nel mio carnet. |
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