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Vecchio 06-01-08, 20:40   #1 (permalink)
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quasi pazzo

In una lettera dell’agosto 1971 Pasolini confessa a Paolo Volponi di essere «quasi pazzo di dolore»:

Ninetto è finito. Dopo quasi nove anni Ninetto non c’è più. Ho perso il senso della vita. Penso soltanto a morire o cose simili. Tutto mi è crollato intorno: Ninetto con la sua ragazza, disposto a tutto, anche a tornare a fare il falegname (senza battere ciglio) pur di stare con lei; e io incapace di accettare questa orrenda realtà, che non solo mi rovina il presente, ma getta una luce di dolore anche in tutti questi anni che io ho creduto di gioia, almeno per la presenza lieta, inalterabile di lui.

Dove bisognerà notare, anzitutto, l’apparire di un modulo concettuale (il desengaño che stinge anche retrospettivamente, su un passato creduto felice, i propri colori luttuosi) destinato a tornare, appunto, negli scritti pubblici – cioè in una delle più celebri lettere luterane, quella uscita appena postuma col titolo Abiura dalla «Trilogia della vita» («oggi la degenerazione dei corpi e dei sessi ha assunto valore retroattivo. Se coloro che allora erano così e così, hanno potuto diventare ora così e così, vuol dire che lo erano già potenzialmente: quindi anche il loro modo di essere di allora è, dal presente, svalutato»).
Ma lo squarcio sul privato pasoliniano ci dice ben altro. Specie se dopo questa lettera ne leggiamo un’altra, non datata ma da attribuire allo stesso ’71, emersa solo due anni fa. Non indirizzata direttamente a Davoli, bensì alla fidanzata Patrizia:

Cara Patrizia,
io non ti conosco se non di vista, non so bene com’è il tuo carattere, se puoi capire o non capire certe cose. Ma forse sai che la mia amicizia per Ninetto è più di un’amicizia: non è amore nel senso volgare di questa parola, il sesso non c’entra. Per Ninetto io provo solo un grande affetto, un immenso affetto, che ha sostituito addirittura quello per mia madre. Ninetto ormai costituisce la mia vita, che senza di lui mi è diventata inconcepibile. Tu sai che chi ama è egoista, e vorrebbe tutta per sé la persona amata. E così io con Ninetto: lo amo, e perciò lo vorrei tutto per me, com’è sempre stato in questi otto anni che ci conosciamo. Pensare che lui stia con un’altra persona, che dedichi a lei i suoi sentimenti e il suo tempo, mi fa soffrire in modo che non ti so descrivere: mi fa soffrire fino a desiderare di morire. Io voglio che tu sappia questo, e che tu lo sappia chiaramente. […] Tu sai che mia madre ha ottant’anni: fra un po’ sarò solo al mondo. Io muoio al pensiero che Ninetto non sia più il mio Ninetto. Ma naturalmente non posso chiedergli di lasciarti, sarebbe disumano da parte mia, e anche inutile. Come non chiedo a te di lasciare lui: io non posso farlo. Ma siccome questa è una vera tragedia, e tu ci sei coinvolta, è bene che tu sappia tutto.

Ma ecco il velen dell’argomento (si ricordi l’altra a Volponi: Ninetto è «disposto a tutto, anche a tornare a fare il falegname (senza battere ciglio) pur di stare con lei») (corsivi miei):

Quando ci saremo lasciati, cosa farà Ninetto? Te lo sei mai chiesta? Bisogna che tu ti faccia questa domanda. Sarebbe immorale che io vi mantenessi. Io potrò sempre aiutare la famiglia di Ninetto, che non abbandonerò mai, sarebbe troppo vile da parte mia. Ma una volta che Ninetto mi abbia lasciato, e stia con te e ti sposi, non mi si potrebbe proprio chiedere di fare per lui quello che faccio ora […] Allora lui dovrebbe cominciare tutta una nuova esistenza, a cui, per colpa mia, non è più abituato; dovrebbe lavorare, e accontentarsi della semplice vita di chi fa un umile lavoro. Sarebbe capace Ninetto di questo? Io credo di no, e non perché sia un cattivo ragazzo, ma perché ormai chiunque al suo posto farebbe così. Io credo che per reazione Ninetto farebbe delle sciocchezze, e forse, perché anche lui sarebbe disperato, farebbe anche delle «sciocchezze» abbastanza gravi […] Perché se Ninetto lascerà me per te, poi non te lo perdonerà mai, e te lo rimprovererà per tutta la vita; e così se lascerà te per tornare da me, finirà col portarmi rancore per averti perduta. Non so più cosa dire, non so più cosa fare. Senza tua colpa, sei stata la mia rovina, e senza tua colpa, sarai forse la rovina di Ninetto. Speriamo che non sia così… Tuo Paolo.
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Vecchio 06-01-08, 23:27   #2 (permalink)
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Mamma mia, com'e' brutto l'amore quando finisce...
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Vecchio 07-01-08, 10:10   #3 (permalink)
ubi maior...ciesssss
 
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Mamma mia, com'e' brutto l'amore quando finisce...


si potrebbe discutere se si tratti damore che 'finisce', o, -forse- più veritieramente, in questo caso, mi pare di capire, della disperazione data dall' abbandono; e non credo che in quel caso sia amore che finisce, bensì che si 'amareggia'. Molto.
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Vecchio 09-01-08, 22:16   #4 (permalink)
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Nel 1871 fui invitato a Firenze in occasione del trasporto delle ceneri del Foscolo ma dovetti declinare l'invito per ragioni di spesa... combaciamo le linee di un destino individuale con le linee di un destino comune... di questo spazio acceso d'infinito, di un'estrema memoria in agonia come negli anni spenti una parola m'avanza? ti ho dato come maestro una nuova che sapevi già:
il tenente cappellano Pacifico Arcangeli
nato a Treia nel 1888 cadde sul Monte Grappa il 1 novembre 1915... faccio ostruzionismo per far credere che l'attuale sistema di studi sia assurdo, incompatibile con le forze intellettuali dei giovani soggetti a seguirlo ma non mi lascio mai cogliere dallo sconforto: la mia vita non sarà quel che Leopardi chiamò affannoso e travaglioso sonno, ma agognante ad atti illustri... dai dolori e dai lutti mi salva la parola, unico dono del vivere umano, il mio destino è ubbidire al denaro, alla violenza, alla ignoranza o al tradimento e alla finzione
nell'eterno mezzogiorno stellare... scusi non perdo tempo a lamentarmi o a fantasticare qui non ci saranno le biblioteche che in Firenze e in Bologna ma studiare bene storicamente e filologicamente i classici si può anche qua... insegno poco ma bene e per la vita... ingenuità di clavicembali settecenteschi... non ero anche poeta, non cercavo il segreto del tempo tra gli asfodeli e le arenarie... perché nell'ispezione ho notato non pur la ristrettezza del luogo ma anche come sia inadatto per più parti all'uso dei gabinetti quindi mi farò dovere di manifestare all'onorevole ministro queste inconvenienze e di pregarlo a provvedervi sollecitamente inoltre a me spetta l'onore di essere stato uno dei primi che divinasse in Garibaldi uno dei più grandi fattori dell'unità nazionale... che tutti a me si stringono i silenzi chiusi alle voci antiche per queste strade sole e il conte Carlo Buonaccorsi mi lasciò in eredità una ricca collezione di uccelli attualmente sistemata nel corridoio... chiacchieravo salendo alla piazza o andavo a prendere il sole nei viali o a godere l'ombra del giardino, io sono un momento della polemica tra Bruno e Bellarmino, cioè tra l'uomo spontaneo e il funzionario, a soli 15 anni ho tenuto la mia prima conferenza sull'arte etrusca per l'associazione pro cultura, a soli 17 anni, giovane signorino, illustre dimenticato, ho fondato la rivista vita marchigiana di cui rimasi direttore per i 3 numeri pubblicati, utilizzando la farmacia paterna come punto di riferimento per corrispondenza, avvisi e vaglia postali, alunno di seconda classe tenni una conferenza su Socrate... potenza di descrizione non comune... avevo necessità di parole serene e semplici, tessute con grazia e forza, soffuse di una malinconia fonda, non credetti di essere filosofo se non dopo aver letto madame de Stael... la mia abitudine di mangiare solo... il luccichio umido accarezza le cose.
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Vecchio 10-01-08, 20:30   #5 (permalink)
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Cardano sostenne che nei processi alle streghe le loro confessioni stesse fossero mendaci e senza valore, approvò la riforma del Senato veneto che aveva soppresso la fonte massima di quelle accuse, cioè la confisca dei beni delle vittime a vantaggio dei giudici.
Fra Giuseppe da Esanatoglia, padre spirituale delle gentildonne maceratesi, dotato di spirito profetico e del dono dei miracoli, previde la cecità ad Angela Amici, scampò dal pericolo Giovambattista Amici che doveva essere gettato in mare dai cortigiani, penetrò a porte chiuse in casa di Annibale Pellicani, inducendolo ad abbandonare un'illecita relazione, per sua intercessione Francesco Pellicani apparve ad Antonia Burgi per chiederle suffragi, trovandosi in Purgatorio.
Macerata agli inizi del 1600 aveva 10000
abitanti e 12 meretrici.
Nel 1616 il vescovo Centini ottenne da Paolo V l'indulgenza dei sette altari per le varie cappelle del duomo di Macerata, (indulgenza che si lucrava allora soltanto in san Pietro in Vaticano) poi con la scusa che la chiesa di san Giorgio era esposta all'aria troppo rigida soppresse la congregazione degli oratoriani, incamerandone i beni.
Il vescovo Centini di famiglia poverissima arricchì rapidamente:
alla morte l'inventario dei suoi beni comprendeva un palazzo ad Ascoli, grandissima quantità di terre e case a Polesio, Castel di Lama e Spinetoli, arazzi, infiniti quadri, grandi casse d'argenti e cuoi impressi.
Aveva soltanto una sorella, massaia rurale, fece assumere al cognato il nome di Centini.
In quegli anni l'accrescersi delle devozioni fu incentivato dalle calamità che si verificarono a Macerata: nel 1622 una grave epidemia influenzale, nel 1625
una forte scossa di terremoto, nel 1627 una grandinata i cui chicchi secondo un cronista pesavano due chili, nel 1630 la peste.
Il nipote Giacomo sperava ardentemente che lo zio salisse al trono papale e avendo interrogato un negromante che gli aveva predetto il pontificato per Centini alla morte di Urbano VIII, si ritirò nella villa di Spinetoli, inziando una serie di pratiche magiche per ottenere la morte del papa, valendosi anche della collaborazione di tre frati,
tali magie si protrassero per due anni
finchè tutto fu scoperto dal Sant'Uffizio:
Giacomo fu decapitato e i frati impiccati.
Nel frattempo Ottavio Costa, Pompeo Compagnoni, Francesco Ricci e Cesare Firmani membri del consiglio comunale maceratese frequentavano con troppa assiduità il monastero di santa Caterina, per questo Centini fu costretto a porre a guardia dei monasteri femminili degli sbirri vescovili, fresco era il ricordo dello scandalo accaduto a Roma dove la maceratese suor Fabia Alaleona nel monastero di Montecitorio aveva nascosto dentro un cassone il suo amante, morto così soffocato.
Centini portava sempre indosso un'immagine della Madonna, inoltre fece sì che il canto nelle funzioni religiose fosse eseguito unicamente dai mansionari, esentando i canonici da un compito che pareva poco decoroso, dopo aver visitato il monastero delle suore di san Vincenzo, sorto grazie a una ricca donazione, ordinò la chiusura dei finestroni del vicino campanile per evitare introspezioni, codificò la leggenda di San Giuliano ospitaliere, sostituendo tale qualifica a quella di martire per poter spostare la celebrazione della festa patronale dal 13 gennaio, giorno della morte del santo, al 31 agosto, più opportuno giorno della nascita.
Pur possedendo un cannocchiale, firmò per primo quale inquisitore più anziano la sentenza di condanna dei principi galileiani poi invitò a Macerata san Lorenzo da Brindisi per liberare due indemoniati...
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Vecchio 11-01-08, 18:40   #6 (permalink)
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il più buono dei filantropi maceratesi di tutti i tempi fu Vincenzo Berardi, ricchissimo di un patrimonio di 160000
scudi 50 milioni di euro penso, sposato senza figli maschi. Figlio della controriforma nel suo testamento del 1622 dispose la fondazione a sue spese di un collegio per l'istruzione dei ragazzi, di una farmacia, di un monastero dedicato a san Vincenzo per vergini non nobili tra cui comprendere la figlia del suo colono Gattarelli e di un orfanotrofio femminile.
Le orfanelle dovevano essere senza padre e senza madre, nate da regolare matrimonio, vergini onorate tra i 7 e i 12 anni, mai state serve, ad un'età opportuna il vescovo avrebbe dovuto decidere il loro destino, se di mogli o di suore.
Il lavoro delle orfanelle consisteva nel tessere, filare, cucire, il lavoro doveva essere continuo, tutto il giorno. L'istituto aveva due porte mai aperte contemporaneamente per schifare il prospetto dei secolari passanti, le serrature della porta interna dovevano essere due e differenti una chiave essendo in possesso della priora l'altra della portinara. Il parlatorio per le conversazioni coi parenti era fornito di una grata di ferro con piccoli buchi e oltre a questa la sua tela negra, il giorno dei colloqui era il primo lunedì del mese, una suora doveva controllare che le parole fossero buone e sante o almeno indifferenti e che la loro durata non superasse la mezzora per comodità delle altre ospiti.
Per il regolamento esse dovevano vivere riserrate senza uscir mai d'istituto se non per licenza del vescovo durante le feste religiose e sempre accompagnate da due virtuose gentildonne, esse dovevano tenere tutte le loro robe in comune e Vincenzo Berardi così regolamentava:
la mattina al levar del sole tutte saranno in coro,
quelle che arrivano in coro tardi facciano la croce con le braccia aperte, quelle che non si alzano a tempo debito la prima volta mangino in terra le successive pane e acqua, quelle che parlano o ridono immodestamente bacino terra e vi facciano una croce con la lingua, quelle che prendono in giro le compagne chiedano loro perdono in ginocchio, quelle che non vanno a letto subito dopo l'acqua santa dicano un de profundis per i morti in cenacolo con le braccia aperte, quelle che maltrattano le altre con parole e coi fatti domandino perdono e poi mangino in terra, quelle che rispondono superbamente alla priora mangino fuor della porta del cenacolo con la corda al collo, quelle che scrivono lettere siano prive di andare in parlatorio 3 lunedì, quelle che non si confessano e non si comunicano siano prive del parlatorio, quelle che parlano con uomini digiunino 6 giorni, quelle che cantano forte bacino terra, quelle che cantano canzoni profane facciano la disciplina, quelle che si affacciano alla finestra digiunino un giorno.
Mentre si mangia una sempre legga, nessuna guardi la porzione dell'altra e molto meno la scambi con la sua in verun modo regali cose da mangiare.
Il pranzo sia costituito da due pietanze, la cena da una, le porzioni di carne o pesce o formaggio siano 1/8 di libbra,
la frutta sia concessa solo i giorni di festa. Nel dormitorio il lume sia sempre acceso per pubblica comodità, tutte avranno il loro letto distinto tanto lontano uno dall'altro che non ci si arrivi né con le mani né con i piedi.
Ancora nel 1882 la stampa locale denunciava l'eccessiva severità del regolamento:
le suore usavano punire le bambine con la reclusione in cella d'isolamento per 10 o 15 giorni.
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Vecchio 12-01-08, 16:17   #7 (permalink)
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per la religione popolare c'è bisogno di vedere e di toccare... ma gli analisti del linguaggio insistono sulla insignificanza del linguaggio religioso a cui non corrisponde nella realtà nulla... ma di fronte alla straordinaria potenza del negativo nella vita quotidiana i maceratesi il giorno dell'Ascensione erano soliti raccogliere l'erba della Madonna, una specie di prezzemolo che si riteneva portasse fortuna, alcuni ritagliavano da una Croce di legno pezzetti da portare indosso come amuleti, i contadini si astenevano da qualunque lavoro nei campi altrimenti le piante sarebbero state invase dai pidocchi e la terra dai serpenti... alle quattro di mattina gruppi di donne scalze tuffavano i piedi nell'acqua del mare in attesa del sorgere del sole e dell'apparizione della testa di Cristo, preparate come erano alla visione e con la volontà tesa a coglierla, riuscivano a vedere delinearsi dapprima confusi poi sempre più nitidi i lineamenti del volto del Salvatore e le grida di gioia e le espressioni di meraviglia delle più suggestionate inducevano la visione anche nelle più refrattarie... la notte di San Giovanni Battista si credeva che il mosto maturasse grazie alla rugiada del santo che era un potente farmaco, per questo tutti si denudavano e si rotolavano nell'erba irrorata... le zitelle la festa del Battista traevano predizioni sul futuro sposo dalla chiarata... alle prime luci dell'alba si mettevano ad osservare le strane forme assunte dall'albume in sospensione nell'acqua e se vedevano una barca il marito sarebbe stato un marinaio, se un'incudine fabbro, se una penna impiegato... era consuetudine alle 22 bagnarsi nelle acque del Fiastra per sfruttare l'acqua benedetta dal Battista e anche le pecore e le vacche vi erano condotte per migliorare la produzione del latte. Sant'Antonio abate serviva per curare i suini, San Domenico per difendersi dai serpenti, contro cui era saggio farsi tatuare sul braccio l'immagine di una madonna col bambino posta su un pero, a ricordo di Sisto V che si chiamava Peretti... il giorno della Venuta della santa Casa i giovani saltavano nove volte attraverso falò chiamati focaracci nella speranza di una valida profilassi, il culto dell'Aurora sotto il nome di Lauvra da cui Lauvreto e poi Loreto era divenuto quello di Santa Maria di Loreto.
A Macerata la festa delle Canestrelle consisteva nell'offerta di grano alla Madonna, portato esso a covoni da cavalli e a manipoli ornati di nastri e di fiori da giovanette e giovanetti vestiti in angeliche forme si depositava nella piazza e quindi al suono di tutte le campane e tra gli evviva di un popolo plaudente vi si lanciavano sopra a gran corsa i cavalli e così da questi battuto e dagli stessi afferenti purgato dalla mondiglia con devoti canti e fervorose preghiere si presentava il grano alla Vergine invocandola affinché liberasse il popolo dalle disgrazie e da qualsiasi accidente le ubertose campagne... la leggenda di San Giuliano non è che la metafora del sole in Leone, San Giuliano andando a caccia ha ucciso il suo predecessore il sole in Ariete e questi gli ha predetto che finirà per uccidere anche i suoi genitori, infatti il sole in Leone con i suoi cocenti raggi porta avanti la distruzione della natura: tutto comincia ad avvizzire e in settembre le fogli cadono...
in realtà sin dal medioevo le credenze e le pratiche della religione popolare sono state comuni a tutte le classi sociali... rarissimi sono coloro per i quali la morte è una festa...
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Vecchio 13-01-08, 11:19   #8 (permalink)
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lu sessu è la dimenziò viologgica più profonnamende nvistita de significati curturali, perché lu sessu è relaziò e tutte le curture lu deveno regolà, anghe tra le popolaziò che non avieno capitu lu rolu de lu maschiu ne la riproduziò esistia na famija combosta da un omu e da na donna che llevaveno li fiji. Tutte le parendele che sò la vase de le relaziò deriveno da lu sangue, da lu scopà, non zolo ma li rapporti tra omo e donna hanno fatto nasce pure la divisiò de lu lavoru. Però la scienza de lu sessu, lo studiu de lo scopà è commenzato ne lu settecendo, vojo dì che prima se penzava che lo scopà dipennesse da li vari comportamendi, da le varie concezziò de la vita, immece a partì da lu settecendo la sessuarità divenda na scienza autonoma anzi è conziderata la causa de li vari comportamendi.
Potimo dì che la fi.ca è sembre stata disprezzata o esartata, repressa o provocata, oriendata o distolda da la procreaziò seconno lu comodu e l'inderesse de l'ordine creatu da li maschi.
Per Platò lu sessu è un disideriu d'un bellu corpu, è na specie de strumendu d'educaziò, l'erosse attraverso lu superamendu de lu disideriu deve divendà amore dell'anima, un sindieru per rià a la verità de la filosofia. Lu tema de la temberanza a vorde dell'astinenza domina li greci, è necessaria na disciplina che abbitui a obbidì a lu logosse e no a lu caz.zo. Li piaceri de Afrodita nun zò necessari se deveno da limità. Anghe se ne lu matrimoniu grecu e romanu l'adurteriu esiste solo pe le donne, pe lu pristigiu stessu de l'autorità de lu maritu l'omo nun putia fà tando lu str.onzo, Aristotele conzidera un disonore l'infedertà de lu maritu.
Pe lu cristianesimu ce saria na uguajanza tra omo e donna, parimendi redendi da Cristo, ma pe la teoria de l'incarnaziò lo scopà è demonizzatu, la Chiesa s'è sembre preoccupata de definì e condrollà li comportamendi piccaminosi, riando a vorde a conziderà tutta la sessualità na trasgressiò da condannà.
Ne lu medioevo e e nell'età moderna la filosofia vera e propia nun s'è ccupata quasci pe gnende de sessu. Mondaigne dicia che lu silenziu su lo scopà ingigandia la sua imbortanza nell'immaginaziò, penzava che l'amore de n'artru corpu era possibbile solu co lu conzenzu e seconno lu desideriu de l'artro sennò è na schifezza.
Pe Kante se tratta de capì come na persona pole divendà oggettu de n'artra persona. Se pò scopà n'artra persona sole se è un fine e no un menzo, quinti solo ne lu matrimonio in gui l'artro non è un oggettu ma un soggettu a cui ce s'è dati, poi pe lu lu sessu po' esse naturale o condro natura è naturale quanno ponno nasce li fiji, po pe lu l'amore naturale po esse trasgressivu o seconno la legge, è legale nel matrimoniu de la quale lu fine è l'educaziò de li fiji. Mendre Kante vulia che la legge s'imbonesse su lu disideriu attraverso conzenzu e contratto, adesso se voria che lu desideriu se traduca in legge su la vase de lu conzenzu e de lu contrattu.
Pe Sciopenauere l'istindo de scopà è lu corpu stessu de l'omo, lu disideriu de li disideri, perché l'individuu è solo un mezzu per propagà la specie, la ricerca de la vellezza, l'esaltaziò de l'amore sò tutte troate pe mijorà la specie, però l'omo illuminatu nun se fa pijà pe culu da lu caz.zo e rinuncia a fà li fiji pe nun falli murì. Nicce ar condrario de Sciopenauere celevra lu corpu e lo scopà, li venedisce e da Nicce parte
Vataje pe la quale l'erosse porta a lu superamendu de sé in un'estisi che è annientamendu. Froidde ha estesu immenzamende lu cambu e la funziò de lu scopà ne lu sviluppu zichicu de lu fricu, Junghe ne ha parecchiu ridimenziunatu la portata, Marcuse ha dinungiato la desubrimaziò riprissiva de lu capitalismu avanzatu che ce dà solu surogati mercificati e sfigati e desimpolizzati. Lu femminismu s'è ncaz.zatu co la conceziò che scampiava lu pundu de vista de lu maschiu co na supposta oggittività de lo scopà de le persone.
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Vecchio 13-01-08, 15:25   #9 (permalink)
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ma c'è qualcuno che legge davvero i copia e incolla di questo sopra?
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Vecchio 13-01-08, 16:18   #10 (permalink)
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nessuno li ha scritti... nessuno li leggerà...
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