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Madoff forever !
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Primarie
Da "Repubblica" di oggi...
La memoria dilatata delle primarie Il 37% degli italiani, interrogati da Demos-Eurisko una settimana fa, sostiene di aver partecipato alle "primarie" dell'Unione del 16 ottobre 2005. La quota cresce ulteriormente fra gli elettori di centrosinistra: 61%. Mentre fra coloro che oggi si dichiarano certi di votare per il Partito Democratico si sale al 75%. Naturalmente, si tratta di un dato distorto e dilatato. Nella realtà, alle primarie ha partecipato il 9% circa degli elettori. Quindi, oltre il 20%, tra gli elettori dell'Unione. Un dato altissimo, superiore a ogni previsione. Ma di tre-quattro volte più ridotto rispetto a quel che emerge dall'indagine. Per colpa dei limiti tecnici del sondaggio? Dell'autoselezione degli intervistati? O, ancora, della loro scarsa sincerità? In qualche misura, certamente sì. Ma noi siamo orientati a pensare che i principali motivi di questa dissonanza siano altri. Riconducibili all'importanza che hanno assunto le primarie, nella coscienza degli elettori di centrosinistra (e non solo). Un evento che ha, in parte, spiazzato i partiti. I quali diffidano da forme di partecipazione che minaccino l'autonomia di scelta e di azione dei gruppi dirigenti. Vale la pensa di precisare che i leader dei partiti di centrosinistra non hanno boicottato le elezioni. Al contrario: le hanno promosse e organizzate. Tuttavia, riteniamo che siano stati spiazzati (non solo loro, d'altronde, anche noi...) da una risposta popolare molto più estesa rispetto alla base degli iscritti ai partiti (tre-quattro volte). Le primarie hanno offerto agli elettori un'occasione per ribadire la loro voglia di cambiare. Di partecipare in prima persona alle scelte politiche. Alla vita politica. Contro la deriva burocratica dei partiti. Contro la riduzione della politica a spettacolo e degli elettori a spettatori. Le primarie hanno offerto un'occasione per manifestare "contro" questo modello. Per questo si sono trasformate, presto, in un simbolo. Fino a divenire un "mito fondativo" (come le ha definite Arturo Parisi), alla base del "partito che non c'è", ma che molti vorrebbero. Si è, così, avviata un'opera di "ri-scrittura della memoria soggettiva", che ha interessato molte persone, molti elettori. I quali, pur non avendo partecipato all'evento, si sono convinti del contrario. Oppure hanno preferito e preferiscono crederlo; o, ancora, farlo credere. Non bisogna pensare che si tratti di un fenomeno particolarmente strano. Leon Festinger, psicologo sociale eminente, negli anni Cinquanta teorizzò che gli individui cercano di conciliare la loro identità presente con la memoria degli eventi passati. Quando si determina una frattura fra questi piani, allora tentiamo di riattaccare i pezzi della nostra storia al chiodo del presente. In altri termini: se ciò che abbiamo fatto e pensato in passato urta con la nostra personalità e il nostro modo di pensare attuali, ci sentiamo a disagio. Proviamo malessere. Allora, cerchiamo di ricucire la nostra biografia riducendo la "dissonanza cognitiva". Non potendo cambiare il nostro passato, ne modifichiamo la memoria. La distorsione che contrassegna il "ricordo" delle primarie ne sottolinea, quindi, il successo. Agisce da "archetipo", che giustifica e alimenta la domanda di partecipazione, di cambiamento e di "ricambio" della classe politica. Nei confronti del PD, anzitutto. Ma anche degli altri partiti. Se questa domanda venisse, infine, soddisfatta; oppure, al contrario, se fosse tradotta in modo deludente, allora il ricordo alle primarie - reale o inventato che sia - verrebbe rimosso. Con la stessa velocità con cui si è dilatato. Diverrebbe un pensiero molesto, da spingere nel retrobottega della memoria. Ma, per ora, questo rischio non c'è. Perché la domanda di partecipazione e di unità politica, fra i cittadini, è cresciuta ancora. Anche grazie alle decisioni prese nei congressi dei Ds e della Margherita. E perché, nonostante i congressi, il PD per ora non c'è. E non è ancora chiaro quanto spazio e quale ruolo otterranno i cittadini nella costruzione e, quindi, nella vita del partito. |
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