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nel blù ..
Data registrazione: Mar 2000
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Legge pro aborto, scomunica ai politici
CITTA' DEL VATICANO- L'arcidiocesi di Città del Messico ha scomunicato il sindaco di Città del Messico, Marcelo Ebrard, e tutti i deputati del «Distrito federal» che hanno votato e approvato la settimana scorsa il provvedimento di depenalizzazione dell'aborto.
L'UFFICIALITA'- La notizia è stata data ufficialmente dalla stessa arcidiocesi guidata dal cardinale Norberto Rivera Carrera, che in questi giorni si trova a Roma. Il portavoce del cardinale, il sacerdote Hugo Valdemar, riferendosi ai parlamentari di Città del Messico (la capitale è governata da una maggioranza di sinistra) ha affermato: «Abbiano la decenza di non entrare in cattedrale nè in nessuna altra Chiesa cattolica del mondo finchè non saranno perdonati». «La scomunica», ha precisato Valdemar, «è un fatto, una legge della Chiesa che si applica ai cattolici». LA LEGGE PRO ABORTO-Il Parlamento del Distretto Federale ha approvato la legge con 46 voti a favore e 19 contrari, il provvedimento ammette l'aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza. L'interruzione della gravidanza dopo i primi tre mesi viene invece punita con carcere da tre a sei mesi o con 100-300 giorni di lavoro in una comunità per quelle donne che praticheranno l'aborto illegale. I medici degli ospedali pubblici di Città del Messico non potranno rifiutare di praticare aborti adducendo come motivazione riserve morali e religiose. Secondo il sindaco della capitale messicana Marcelo Ebrard, la clausola sull’obiezione di coscienza è implicita nel provvedimento di recente approvato che legalizza l’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza. «Dobbiamo assecondare le necessità della popolazione. I medici dovranno attenersi alla legge nonostante le proprie convinzioni religiose», ha dichiarato Ebrard, che appartiene al Partito della Rivoluzione Democratica, tradizionalmente di sinistra. La legge non specifica se i medici che si rifiuteranno di praticare aborti saranno costretti a dimettersi. LA PROTESTA DEI CATTOLICI- La discussione della legge è stata accompagnata da forti polemiche e da dimostrazioni di piazza da una parte e dall'altra, mentre la Chiesa aveva fatto sentire la sua voce: dal Vaticano era arrivato un messaggio di Benedetto XVI che invitava i vescovi del Messico a difendere la vita. Alcune associazioni cattoliche hanno intanto annunciato un ricorso alla Corte Interamericana dei diritti umani contro la legge. Dopo l'approvazione delle leggi sulle coppie di fatto e sull' aborto, uno dei prossimi provvedimenti in materia di diritti civili che verrà esaminato dal parlamento di Città del Messico sarà una proposta di legge per la legalizzazione dell'eutanasia. EFFETTO DOMINO-Si tratta di una svolta in America Latina, in quanto l'unico stato che fino ad ora si era dotato di una legislazione favorevole all'interruzione di gravidanza era Cuba. In Messico l’aborto è legale da tempo in caso di stupro, gravi malformazioni del feto e se l’incolumità della madre è messa a rischio dalla gravidanza. In questi mesi la discussione sull'aborto e quindi su leggi che ne permettessero la pratica, si è aperta in Paesi come il Brasile e l'Argentina, che insieme al Messico sono fra i paesi cattolici più grandi del mondo. INTRANSIGENZA DELLA CHIESA- La scomunica contro i politici che hanno votato la legge favorevole alla depenalizzazione dell'aborto rappresenta poi una presa di posizione particolarmente dura da parte della Chiesa messicana sulla quale lo stesso Vaticano nei giorni scorsi aveva espresso qualche perplessità. Secondo il codice di diritto canonico infatti la scomunica latae sententiae, appannaggio del vescovo, comprende chi ricorre alla pratica dell'aborto, cioè la donna, e chi lo rende possibile, cioè lo attua, vale a dire i medici. I politici fino ad ora non erano stati chiamati in causa per la scomunica ma solo richiamati con estrema fermezza a una coerenza di comportamenti con la dottrina della Chiesa in materia. Dunque quanto affermato dall'arcidiocesi della capitale messicana costituisce un ulteriore escalation nel confronto-scontro che in questi mesi divide la Chiesa da settori importanti della politica e delle istituzioni nell'area latinoamericana. Di fatto la linea di dura intransigenza inaugurata da Norberto Rivera Carrera sull'aborto viene messa in campo dalla Chiesa a pochi giorni dall'arrivo del Pontefice in Brasile a San Paolo e dall'inizio della V conferenza dell'episcopato latinoamericano. 30 aprile 2007 |
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LA CREAZIONE
Data registrazione: Mar 2007
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Queste religioni hanno la risposta?
NEL dilemma morale relativo all’aborto, molti si rivolgono ai loro capi religiosi per avere una guida. Che indicazioni ricevono? La Chiesa Cattolica è fermamente contraria all’aborto, in quanto insegna che la vita inizia al concepimento. Alcuni sacerdoti si immischiano nella politica e vorrebbero che il papa scomunicasse gli uomini politici cattolici che votano a favore dell’aborto. Nondimeno, molti cattolici sono favorevoli all’aborto e chiedono che venga liberalizzato. La Chiesa Presbiteriana, negli Stati Uniti, riferisce che il 46 per cento dei pastori “non crede che la Bibbia insegni che l’aborto è sbagliato”. La posizione ufficiale della chiesa è a favore dell’aborto. Il 16° Sinodo Generale della Chiesa Unita di Cristo ha stabilito che tale chiesa ‘difende il diritto di uomini e donne di avere adeguati servizi di pianificazione familiare e di poter eventualmente scegliere di abortire in maniera legale e sicura’. Secondo la Chiesa Evangelica Luterana l’aborto “dovrebbe essere una soluzione a cui ricorrere solo come ultima risorsa”; tuttavia questa chiesa si è rifiutata di definirlo “peccato” o di dire che “la vita comincia al concepimento”. Quanto ai battisti, la Southern Baptist Convention è decisamente contro l’aborto. Tuttavia l’American Baptist Church afferma: “Siamo divisi in quanto alla giusta testimonianza che la Chiesa deve dare allo Stato a proposito dell’aborto. Di conseguenza riconosciamo a ciascun individuo la libertà di richiedere una politica pubblica sull’aborto che rifletta le sue credenze”. L’ebraismo è diviso: la parte ortodossa è in maggioranza antiabortista, mentre gli ebrei riformati e conservatori sono in maggioranza a favore dell’aborto. L’Islam permette l’aborto per qualsiasi motivo durante i primi 40 giorni, dopo di che lo permette solo se la vita della madre è in pericolo. Il Hadith dice che il feto è “per 40 giorni nella forma di un seme, poi è un grumo di sangue per un uguale periodo di tempo, poi è un pezzetto di carne per un uguale periodo di tempo, poi . . . gli viene mandato l’angelo che soffia in lui l’alito della vita”. Lo scintoismo non prende alcuna posizione ufficiale, per cui l’aborto rimane una scelta personale. Indù, buddisti e sikh insegnano, in linea generale, il rispetto per la vita. Tuttavia non si immischiano nel dibattito sull’aborto, poiché credono nella reincarnazione; con l’aborto il feto non fa che passare a un’altra vita. |
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LA CREAZIONE
Data registrazione: Mar 2007
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Chi odia me odia anche il Padre mio. 24 Se non avessi fatto fra loro le opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero nessun peccato; ma ora hanno visto e hanno anche odiato sia me che il Padre mio. 25 Ma è perché si adempia la parola scritta nella loro Legge: ‘Mi hanno odiato senza ragione’. 26 Quando sarà arrivato il soccorritore che vi manderò dal Padre, lo spirito della verità, che procede dal Padre, quello renderà testimonianza di me, 27 e voi, a vostra volta, renderete testimonianza, perché siete stati con me da quando cominciai.
16 “Vi ho detto queste cose affinché non inciampiate. 2 Vi espelleranno dalla sinagoga. Infatti, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà immaginerà di avere reso sacro servizio a Dio. 3 Ma faranno queste cose perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4 Tuttavia, vi ho detto queste cose affinché, quando arriverà la loro ora, ricordiate che ve le ho dette. |
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il gatto è un genio
Data registrazione: Feb 2006
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LA CREAZIONE
Data registrazione: Mar 2007
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Il dilemma dei cattolici
Il cardinale Bernardin, presidente del Comitato per le Attività a Favore della Vita (un’organizzazione di vescovi americani), afferma che l’aborto sia moralmente errato e che la posizione ufficiale della Chiesa sia vincolante per tutti i cattolici. Inoltre, James T. Burtchaell, professore cattolico di teologia morale presso la Notre Dame University degli Stati Uniti, scrisse nel 1982: “Il mio argomento è semplice. L’aborto è omicidio: l’uccisione di un bambino”. Quattro anni dopo, però, il sacerdote Richard P. McBrien, preside della facoltà di teologia della stessa università, si diede da fare per spiegare che l’aborto non è una dottrina definita della sua chiesa. Secondo questo punto di vista, i cattolici che approvano l’aborto non possono essere scomunicati, anche se possono essere considerati sleali. A motivo di questa ambiguità dell’autorità ecclesiastica, molti eminenti cattolici si esprimono apertamente a favore dell’aborto. Fra questi ultimi negli Stati Uniti ci sono alcuni sacerdoti, e anche delle suore, alcune delle quali sono state minacciate di espulsione dai rispettivi ordini per avere sottoscritto una controversa pubblicità giornalistica sull’aborto. Per di più, i cattolici laici costituiscono ora un attivo gruppo di pressione pro-aborto. “Condivido il pensiero della maggioranza dei cattolici laici”, ha affermato Eleanor C. Smeal, presidentessa dell’Organizzazione Nazionale per le Donne (NOW), a un raduno sull’aborto tenuto a Washington (USA). Nello stesso tempo, secondo il New York Times, essa ha riso dell’idea secondo cui rischiava d’essere scomunicata dalla Chiesa Cattolica per il suo sostegno alla campagna per il diritto all’aborto. La Chiesa di Roma trova sempre più difficile decidere in merito a queste idee contrastanti all’interno delle sue stesse file. I pericoli dell’aborto illegale Approvare leggi e decreti è una cosa. Ma la faccenda cambia completamente quando una qualsiasi autorità, sia pure con le migliori intenzioni, cerca di far osservare una legge sull’aborto. Vi sono coinvolte persone, in modo molto intimo. E le persone, sotto pressione, possono essere imprevedibili. Se un gruppo di pressione anti-aborto riesce nel suo intento, si tratti di impedire a un governo di legalizzare l’aborto o di abrogare leggi esistenti, cosa si ottiene? Si risolvono tutti i problemi? “Le donne troveranno il modo [di abortire], rimettendoci a volte la vita”, ha commentato Marilyn Waring, parlamentare neozelandese favorevole all’aborto, “e non c’è nulla che gli uomini politici, o le leggi, possano fare per impedirlo”. E in questo si può trovare un efficace argomento. ‘Cosa è preferibile?’, chiedono i fautori dell’aborto. Nei paesi in cui l’aborto è legalizzato, anche se si verificano ancora alcuni decessi, l’intervento viene eseguito sotto stretta sorveglianza medica. Invece gli aborti illegali, “clandestini”, hanno un sorprendente tasso di mortalità, poiché sono spesso eseguiti da personale non qualificato in condizioni non igieniche. Si calcola che nel Bangladesh, per esempio, muoiano ogni anno 12.000 donne in conseguenza di questi aborti. In tutto questo però c’è un altro elemento umano da tenere presente. Come si sentono medici e infermiere dovendo eseguire aborti “in serie”? Che specie di ripercussioni fisiche, psichiche ed emotive ha un aborto sui potenziali madre e padre? Sono queste le domande che ora prenderemo in esame. [Nota in calce] Una “dottrina definita” è considerata infallibile perché promulgata dalla Chiesa Cattolica in virtù dell’autorità del papa. [Riquadro a pagina 5] Altri termini I sostenitori dell’aborto preferiscono in molti casi che le loro campagne siano definite “in favore della scelta”, come coloro che sono contrari definiscono spesso la loro attività “in favore della vita”. In questi articoli, per chiarezza, vengono usate le espressioni “pro-aborto” e “anti-aborto”. [Foto a pagina 5] “Dobbiamo credere che le donne hanno il diritto di fare le proprie scelte morali”, dicono molti [Referenza fotografica] H. Armstrong Roberts [Foto a pagina 7] Molte donne sono apertamente contro l’aborto [Referenza fotografica] H. Armstrong Roberts |
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LA CREAZIONE
Data registrazione: Mar 2007
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Ogni albero che non produce frutti eccellenti è tagliato e gettato nel fuoco. 20 Realmente, quindi, riconoscerete quegli [uomini] dai loro frutti.
21 “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti?’ M?23 E allora io confesserò loro: Non vi ho mai conosciuti! Andatevene via da me, operatori d’illegalità. QUANDO GESU? DICEVA QUESTO CON CHI PENSI PARLASSE? A CHI ERA RIVOLTA LA FRASE Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti? |
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LA CREAZIONE
Data registrazione: Mar 2007
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Le vittime di sacerdoti pedofili parlano apertamente
SECONDO U.S.News & World Report, “nello scorso decennio circa 400 sacerdoti cattolici sono stati denunciati alle autorità ecclesiastiche o civili per abusi sessuali su minori”. Di recente è stato tenuto vicino a Chicago (Illinois, USA) un convegno nazionale di vittime di questi abusi. Molti hanno parlato apertamente di come sacerdoti pedofili hanno abusato di loro. Ma l’NCR (National Catholic Reporter) osserva che nel corso della conferenza gli oratori hanno messo ripetutamente in risalto un altro tema: “Il primo abuso è di natura sessuale; il secondo e più doloroso, di natura psicologica”. Questo secondo abuso si verifica quando la chiesa si rifiuta di ascoltare le vittime degli abusi, quando non prende sul serio le loro accuse e quando interviene solo per proteggere i sacerdoti colpevoli. “A torto o a ragione”, riferisce l’NCR, “hanno descritto il clero cattolico come facente parte di una categoria di persone morbose e fuorvianti più inclini a conservare il privilegio e il potere che a soddisfare i bisogni dei laici”. Vari oratori hanno fatto inquietanti paragoni con la Riforma, che nel XVI secolo produsse una profonda spaccatura nella chiesa. Secondo Richard Sipe, un ex sacerdote divenuto psicoterapeuta nonché esperto in materia di abusi sessuali da parte di ecclesiastici cattolici, tutta questa negazione di carattere istituzionale rivela “un profondo, disperato e intelligente interessamento al problema”. Ha aggiunto: “La chiesa sa parecchie cose sull’attività sessuale dei suoi sacerdoti, e le sa da molto tempo. Ha deliberatamente ignorato, ha tollerato e coperto l’estensione dell’attività sessuale dei suoi sacerdoti, e per di più mentito riguardo ad essa”. Non sorprende, dunque, che molte vittime degli abusi citino in giudizio la chiesa. L’NCR riferisce che un avvocato specializzato in questo campo avrebbe detto che si sono verificati casi di sacerdoti pedofili in ciascuna delle 188 diocesi della chiesa negli Stati Uniti. Egli dice che nelle transazioni extragiudiziali si è arrivati a cifre di 300.000 dollari per caso. U.S.News & World Report dice che queste cause sono già costate alla chiesa 400.000.000 di dollari, cifra che potrebbe salire a un miliardo di dollari per l’anno 2000. E la Canadian Press ha riferito di recente che circa 2.000 vittime di abusi sessuali all’infanzia in 22 orfanotrofi e istituti per malattie mentali del Quebec, gestiti dalla chiesa, stanno facendo causa a sei ordini religiosi per ottenere un risarcimento di danni pari a 1.400.000.000 di dollari. È interessante, però, che il summenzionato avvocato americano, che rappresenta 150 vittime di sacerdoti pedofili in 23 stati, dice di non avere mai avuto un cliente che fosse ansioso di ricorrere al tribunale. Ciascuno ha cercato prima di ottenere giustizia “nel contesto pastorale della chiesa”. L’NCR termina dicendo: “A quanto pare le vittime degli abusi ricorrono al tribunale non come prima ma come ultima risorsa”. |
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il gatto è un genio
Data registrazione: Feb 2006
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