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Vecchio 28-01-07, 22:06   #1 (permalink)
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Cosa succederebbe se un uomo nei secoli diventasse donna....

""Tratto dal libro criptico di Virginia Woolf, che porta lo stesso titolo, e come esso segnato da un discorso sotterraneo particolarmente ricco e sfumato, di difficile interpretazione, questo film - e il libro stesso -, rispondono ad una domanda di stampo metafisico, una fantastica ipotesi filosofica: cosa succederebbe se uno stesso essere umano, nato uomo nel ‘600, cambiasse sesso durante i secoli, senza tuttavia mutare coscienza e senza invecchiare?
La risposta è: sperimenterebbe l’essere uomo e l’essere donna, il ruolo sociale appunto o “genere”, che di volta in volta la società gli cucirebbe addosso come un vestito.
Perché è un po’ di questo che si tratta e su cui si discute molto ultimamente, soprattutto negli ambienti femministi anglo- americani: il genere.
Il genere non come sesso fisico, cioè gli attributi genitali che sono nostri fin dalla nascita, ma come costruzione –e costrizione- sociale: la convenzione cioè di vestire panni da uomo o da donna, così come il modello sociale ci impone.
La poesia è androgina, ci dice Virginia Woolf, ed è stata preclusa alle donne non per un loro difetto di natura, ma per una convenzione sociale che non dava alle donne il permesso di accedere alle arti e alla cultura ( basti pensare che il voto, che sancisce il potere decisionale, le donne lo ottengono solo nella prima metà di questo secolo).
Orlando non è un film storico né un film in costume, ma un film che parla dei costumi della nostra società, dal ‘600 fino ai giorni nostri, e dei ruoli che l’essere umano, come uomo prima e come donna poi, si trova a viverci.
Tutto il film è il percorso di una coscienza sulla strada della consapevolezza, di una trasformazione individuale e di una evoluzione. È la storia di qualcuno che attraverso un’esperienza straordinariamente estesa impara a conoscere la natura della propria anima, rinunciando progressivamente ai paradigmi ufficiali, storicamente condizionati, di femminilità e mascolinità.
Orlando, -il personaggio protagonista, recitato dalla bravissima Tilda Swinton- , prima di giungere alla saggezza -ed alla felicità-, subisce una serie di delusioni che pian piano lo sfrondano delle illusioni superflue e gli/le fanno aprire gli occhi.
Sempre inadeguato nei diversi ruoli che via via si trova ad incarnare, Orlando come figlio della regina ed erede al trono è sempre in ritardo e triste perché aspira a ciò che non ha (la compagnia), come innamorato della bella cosacca Sasha è abbandonato, come poeta in erba è vittima di ironia e sagacità, come ambasciatore della corona inglese in Turchia è ferito per la sua troppa lealtà e umanità negli intrighi politici e sanguinari, come donna nella seconda metà del ‘700 rimane ingabbiata nei busti e nelle crinoline, negli enormi vestiti simili a corazze allora in voga e soprattutto nell’ipocrisia convenzionale e misogina dei salotti aristocratici e nelle leggi che vietano alle donne nubili ogni proprietà personale. A metà ‘800, mentre scopre la sessualità e la natura istintuale del corpo, viene privata dei suoi beni (la villa che ha occupato per 300 anni) per mancanza di eredi maschi; infine sceglierà di restare da sola e di fare un figlio solo per amore, e non per riconquistare i suoi averi.
Orlando, incinta, sopravviverà alle guerre che squarciano i cieli del ‘900 e quando le nebbie si diraderanno, riuscirà a dare alle stampe il suo manoscritto, La quercia, e a dare alla luce sua figlia. E in ultimo capitolo che reca il significativo titolo di Nascita, - il film inizia paradossalmente con il capitolo Morte e finisce con Nascita, una sorta di biografia rovesciata-, Orlando dopo aver visitato i luoghi della sua giovinezza, “la casa che aveva infine perso”, ormai adibita a museo, ritorna sotto la quercia dove l’avevamo incontrata all’inizio, con la felicità raggiunta e un angelo nel cielo che canta proprio per lei. Dove finisce il racconto inizia un nuovo capitolo della vita.
Orlando adesso non è più triste, “Orlando è cambiata, non è più travolta dal destino e da quando ha rinunciato a ricercare il passato ha scoperto che la sua vita cominciava”. Dopo essere stato per lungo tempo inadatto, eccedente e difettoso come uomo, non funzionale alla guerra, né al comando; inadatta, eccedente, difettosa come danna, intellettuale, poeta, ora Orlando sembra placata, in qualche modo risolta ed aperta, in un percorso verso la vita, quindi, e verso il senso più vero dell’esistenza.
Un film che si presta a molteplici letture, mentre insegue questo personaggio sempre un po’ estraneo ai ruoli che di volta in volta riveste.
Sono proprio gli spazi di quel distacco che ogni tanto vengono sottolineati, (per esempio gli sguardi in macchina della protagonista o i primi piani intensi che dicono la progressiva presa di coscienza di Orlando), che approfondiscono lo spessore filosofico del film, in una sorta di straniamento di tipo brechtiano, cioè riflessivo.
Il massimo di sospensione dalla realtà e rifugio intimo Orlando lo ottiene con quei sonni che durano 7 giorni che lo caratterizzano. Sono recuperi in extremis della propria verità, uscite di salvezza. È proprio dopo il secondo “letargo” che Orlando, deluso dalle prove di vita maschili, diverrà donna per poter accedere ad un altro piano dell’esistenza. “Stessa persona, nulla che sia mutato…solo il sesso è diverso”.
Tutto il film è percorso da atmosfere rarefatte, sottili, evocative, astratte, Orlando è tratteggiato da Sally Potter dall’interno, seguendo le sue intermittenze del cuore. Sono i moti e i cambiamenti dell’anima del personaggio che più interessano la regista, i silenzi, gli spazi di riflessione e di crescita: il percorso cioè dalla malinconia e dalla perdita, alla felicità ed alla pienezza dell’essere, percorso di maturazione di una consapevolezza, che dura 400 anni.
La splendida qualità fotografica delle immagini, la scelta registica della luce e dei colori, il taglio degli spazi, spesso vuoti o dove si muovono pochissimi personaggi, danno al film quell’aria metafisica che lo caratterizza.
Un discorso sui ruoli sessuali quindi, scandito da personaggi ermafroditi, (come Jimmy Somerville, l’angelo del finale), o da attori che interpretano ruoli femminili (Quentin Crisp è la regina), o da attrici che vestano panni maschili (Tilda Swinton è indimenticabile nel ruolo di Orlando), intrecciato ad un discorso sulle tappe più significative della vita umana, (i capitoli stessi in cui è diviso il film: la morte, l’amore, la poesia, la politica, la società, il sesso, la nascita), fanno del film un grande ritratto dell’animo umano""
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