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Darwinismo sociale
Herbert Spencer, scienziato contemporaneo di Charles Darwin ed altrettanto popolare, interpreta questa teoria per la «selezione dei più adatti» (Survival of the fittest). Il Darwinismo sociale suggerisce dunque che l'eredità (i caratteri innati) avrebbe un ruolo preponderante in rapporto all'educazione (i caratteri acquisiti). Si tratta quindi di un sistema ideologico che vede nelle lotte civili, nelle ineguaglianze sociali e nelle guerre di conquista nient'altro che l'applicazione alla specie umana della selezione naturale. La teoria fornirebbe quindi una spiegazione biologica alle disparità osservate tra le società nella traiettoria unica della storia umana: i popoli meno «adattati» alla lotta per la sovravvivenza sarebbero rimasti «relegati» allo stadio primitivo concettualizzato dai seguaci dell'evoluzionismo antropologico. Darwin aveva scritto un saggio intitolato "L'origine delle specie" (avente come sottotitolo: "La preservazione delle razze favorite nella lotta per la sopravvivenza"), e per Hitler, che era un fervente evoluzionista, non era rimasto che un piccolo passo da fare per passare dal concetto della "sopravvivenza" a quello della "dominazione" delle razze.
Sul piano politico, il darwinismo sociale servì a giustificare il colonialismo, l'eugenetica, il fascismo e soprattutto il nazismo. In effetti, quest'ideologia considera legittimo che le «razze umane» e gli esseri più deboli scompaiano e lascino il posto alle razze ed agli esseri meglio armati per sopravvivere. Ernst Haeckel Vedi Razza.
Ai nostri giorni, il darwinismo sociale è ancora l'ispiratore di alcune ideologie di estrema destra.
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