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#1 (permalink) |
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Inoublieusement...
Data registrazione: Feb 2002
Messaggi: 11,346
Popolarità: 42949683 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Chiesi a mio padre: " Ti prego, sparami"
Nel 1963 un medico disse: “Non supererai i vent’anni”. Distrofia muscolare progressiva (…). La malattia procede inesorabile. Negli anni Ottanta vi è un ulteriore aggravamento; tento la disintossicazione col metadone. Funziona, ma non posso più camminare. Incontro Mina, nativa dell’Alto Adige, durante un viaggio parrocchiale a Roma ed è un colpo di fulmine. Mi sposo e aspetto la fine. Non arriva. Ma con l’aggravarsi della malattia, facciamo un patto: se avrò una crisi respiratoria non voglio che chiami soccorso e mi faccia ricoverare. Non voglio accettare la tracheostomia, un atto chirurgico cruento che mi renderebbe schiavo di un ventilatore polmonare.
Il 14 luglio 1997 altro aggravamento: insufficienza respiratoria, l’ultimo stadio della distrofia. Perdo i sensi, vado in coma. Mi risveglio nella rianimazione del Santo Spirito. Mina non è riuscita ad accettare di perdermi, l’ambulanza ha trovato tutti i semafori verdi, nessuna fila d’attesa al pronto Soccorso, ho subito l’intervento. Sono tracheostomizzato. Oggi respiro con l’ausilio di un ventilatore polmonare Eole 3x0, mi nutro di un alimento artificiale (Pulmocare) e altri alimenti semiliquidi, parlo con l’ausilio di un computer. (…) Dio non mi ha mai ascoltato, mai. Nemmeno quando mio padre, distrutto dal tumore alla laringe, tentava di respirare ma i suoi sforzi si concludevano in un rantolo strozzato che nemmeno il cortisone riusciva più a calmare. E avevo chiesto a Dio di far cessare quel tormento, avevo implorao piangendo: ”Dio fallo morire, fallo morire adesso”. Che senso aveva quell’agonia? Nemmeno la mia cagna aveva sofferto tanto (…). Una mattina di metà novembre risalivamo un canalone spazzato dalla tramontana. Il terreno ghiacciato scricchiolava a ogni passo, il vento gelido faceva lacrimare gli occhi e le mani erano rattrappite sul fucile, e stavo pensando a quei paesaggi fiamminghi del Rubens… Quando un fischio di mio padre mi riportò alla realtà. Diana era in ferma. Ci spostammo cautamente, cercando la posizione migliore… poi un frullo e due coppie di starne volarono da sotto il muso del cane. Mio padre abbattè in rapida successione la coppia che aveva piegato dalla sua parte. Io colpii la prima ma non riuscii a sparare alla seconda. “Perché non hai sparato?”. “Non ho potuto muovere il dito”. “Sarà il freddo…”. “No papà. E’ la distrofia”. Mi prese la mano tra le sue e la frizionò con forza. “Papà, sparami! Voglio morire in piedi e con il sole negli occhi… Non paralizzato in un letto”. “Piero, questo, questo non puoi chiedermelo… Tutto ma non questo”. “Se non posso chiederlo a te a chi dovrei chiederlo?”. Mi abbracciò e disse: “Ti prometto che non morirai paralizzato in un letto”. Provai una sensazione indefinibile, una pace, una tranquilla serenità… Non avevo più paura del futuro! (…) “Il non nascere – dico – è uguale al morire, ma è meglio morire che vivere nel dolore”. (…) Sono un ricatto vivente, uno scomodo memento mori, sono la cattiva coscienza che agita i sonni, sono un ammonimento inquietante per un’umanità convinta di aver conquistato l’immortalità comprando una bustina di integratori, mangiando crusca e yogurt, lavandosi i denti tre volte al giorno, facendosi il check-up una volta all’anno (…) La morte, o meglio, la volontà di affrontare i problemi che accompagnano la fine della vita, è la grande assente delle nostre coscienze. (Brani tratti dal libro di Piergiorgio Welby Lasciatemi morire Rizzoli, 2006) |
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#3 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Sep 2002
Messaggi: 14,306
Popolarità: 42949682 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Un caro saluto e buonanotte a entrambi. A welby un pensiero, e la riconoscenza per essere stato fino all'ultimo un testimone scomodo del conflitto lacerante e irresolubile che il dolore e la sofferenza pongono sia alla vita che alla morte.
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#4 (permalink) | |
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Entanglement
Data registrazione: Apr 2000
Messaggi: 6,487
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Mar 2006
Messaggi: 3,961
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il nostro vero io non risiede soltanto nella persona nostra, la quale è un fenomeno isolato, ma bensì in tutto quanto ha vita. Da ciò si sente il cuore fatto più ampio, come viceversa per l'egoismo si sente più stretto. Come l'egoismo concentra la nostra partecipazione nel singolo fenomeno del nostro individuo, minacciato da innumerevoli pericoli, sì che ansia e preoccupazione divengono il fondo dell'animo nostro, la conoscenza che ogni cosa vivente è la nostra stessa essenza in sé com'è la nostra persona, estende viceversa la nostra partecipazione a tutto quanto vive e il cuore ne è allargato. L'egoista si sente circondato da fenomeni estranei ed ostili ed ogni sua esperienza poggia sul bene proprio. Il buono vive in un mondo di fenomeni amici: il bene di ognuno di questi è il suo bene. Perché l'interesse diffuso su innumerevoli fenomeni non può angustiare come l'interesse concentrato sopra uno solo.
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