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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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Versificando
SENSAZIONE
Nelle azzurre sere d'estate, me n'andrò per i sentieri, punto dalle spighe, calpestando l'erba tenera: sognando, ne sentirò ai miei piedi la freschezza. Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda. Non parlerò, non penserò a nulla: ma l'amore infinito mi salirà nell'anima, e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo, attraverso la Natura, - felice come con una donna. Marzo 1870. |
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Il resto è silenzio
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Dove dormono le stelle, nell'onda calma e nera
la bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio, ondeggia lentamente, stesa nei suoi lunghi veli... - Arrivano dai lontani boschi i gridi della caccia. Sono più di mille anni che la triste Ofelia passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero. Sono più di mille anni che la sua dolce follia mormora una romanza alla brezza della sera. Il vento bacia i suoi seni, sciogliendo in corolle i suoi grandi veli cullati mollemente dalle acque; i salici fruscianti piangono sulla sua spalla, sulla sua ampia fronte sognante s'inchinano i fuscelli. Le sfiorate ninfee intorno le sospirano; talvolta Ofelia sveglia, in un ontano che dorme, qualche nido, da cui sfugge un breve fremito d'ala: - un canto misterioso scende dagli astri d'oro. II O pallida Ofelia, bella come le nevi! Tu sei morta bambina rapita dalle correnti! - I venti di Norvegia dalle alte vette ti avevano parlato dell'aspra libertà; e un soffio, scompigliando la tua folta chioma, al tuo animo sognatore portava strani rumori; e il tuo cuore ascoltava il canto della Natura nei pianti degli alberi, nei sospiri notturni; e la voce dei mari folli, immenso rantolo, spezzava il tuo sesso fanciullo; troppo dolce e umano, e un mattino d'aprile, un bel cavaliere pallido, un pazzariello, si accoccolò muto ai tuoi ginocchi! Cielo! Amore! Libertà! Quale sogno, o pazza mia! Tu ti scioglierai in lui come la neve al sole: le tue grandi visioni strozzavano la tua parola - e l'Infinito terribile sbigottì il tuo occhio cupo. III - E il poeta dice che ai raggi delle Stelle vieni a cercare, di notte, i fiori che cogliesti; e d'avere visto sull'acqua, distesa fra i suoi lunghi veli, la bianca Ofelia, come un gran giglio, ondeggiare. 15 maggio 1870. |
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Il resto è silenzio
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ROMANZO
A diciassett'anni non si può esser seri. - Una sera, al diavolo birre e limonata e gli splendenti lumi di chiassosi caffè! - Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare. Com'è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno! L'aria è si dolce che a palpebre chiuse annusi il vento che risuona - la città è vicina - e porta aromi di birra e di vino... Ecco scorgersi un piccolo brano d'azzurro scuro, incorniciato da lievi fronde, punteggiato da una malvagia stella, che si fonde in dolci fremiti, piccola e bianca... Notte di giugno! Diciassett'anni! Ti lasci inebriare. La linfa è uno champagne che dà alla testa... Divaghi e senti un bacio sulle labbra che palpita come una bestiolina... Il cuore è un folle Robinson in un romanzo - quando, nel pallido chiarore d'un riverbero passa una damigella affascinante all'ombra del colletto d'un padre tremendo... E siccome ti trova immensamente ingenuo, trotterellando sui suoi stivaletti si volta, attenta ma con gesti vivaci -e sul tuo labbro muoiono le cavatine... Sei innamorato. Fino al mese d'agosto è affittato. Sei innamorato. I tuoi sonetti la fanno ridere. Tutti gli amici sono già andati, sei di cattivo gusto. - Poi l'adorata, una sera, si degnò di scriverti!... - Quella sera... - Ritorni ai lucenti caffè e ordini ancora birre e limonata... a diciassett'anni non si può esser seri, se ci son verdi tigli lungo la passeggiata. 29 settembre 1870. |
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Il resto è silenzio
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SOGNATO PER L INVERNO
A...Lei. D'inverno, ce ne andremo in un piccolo vagone rosa con i cuscini blu. Staremo bene. Un nido di pazzi baci riposa in qualche soffice angolo. Tu chiuderai gli occhi, per non vedere, dai vetri ghignare le ombre delle sere, queste arcigne mostruosità, plebaglie di neri démoni e neri lupi. Poi sentirai la guancia scalfita... Un piccolo bacio, come un ragno folle, ti correrà per il collo... E tu mi dirai: «Cerca!» inclinando la testa, e perderemo tempo a cercare quella bestia - che così tanto viaggia... In treno, 7 ottobre 1870. |
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Il resto è silenzio
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L'ADDORMENTATO DELLA VALLE
È una gola di verzura dove un fiume canta impigliando follemente alle erbe stracci d'argento: dove il sole, dalla fiera montagna risplende: è una piccola valle che spumeggia di raggi. Un giovane soldato, bocca aperta, testa nuda, e la nuca bagnata nel fresco crescione azzurro, dorme; è disteso nell'erba, sotto la nuvola, pallido nel suo verde letto dove piove la luce. I piedi tra i gladioli, dorme. Sorridente come sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno. O Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo. I profumi non fanno più fremere la sua narice; dorme nel sole, la mano sul suo petto tranquillo. Ha due rosse ferite sul fianco destro. Ottobre 1870. |
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Il resto è silenzio
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LA CREDENZA
È una grande credenza scolpita; l'oscura quercia, molto antica, ha preso una cert'aria di buona vecchia gente; la credenza è aperta, e versa nella sua ombra come un'onda di vino antico, di profumo ammaliante; Tutta piena, è una baraonda di vecchie anticaglie, di panni gialli e odorosi, di vestiti di donne o di fanciulli, di consunti merletti, di scialli di nonna dove son dipinti dei grifi; - è lì che trovi i medaglioni, le ciocche di capelli bianchi o biondi, i ritratti, i fiori secchi il cui profumo si mescola a quello della frutta. - O credenza dei tempi andati, tu ne sai di storie, e vorresti narrare i tuoi racconti, e mormori quando lentamente s'aprono le tue grandi ante nere. Ottobre 1870. |
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Il resto è silenzio
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LA MIA BOHÈME
(Fantasia) Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate; anche il mio cappotto diventava ideale; andavo sotto il cielo, Musa!, ed ero il tuo leale; oh! quanti amori assurdi ho strasognato! Nei miei unici calzoni avevo un largo squarcio. - Pollicino sognatore, in corsa sgranavo rime. Il mio castello era l'Orsa Maggiore. - Le mie stelle in cielo facevano un dolce fru-fru. Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade, nelle calme sere di settembre in cui sentivo sulla fronte le gocce di rugiada, come un vino vigoroso; in cui, rimando in mezzo a quelle ombre fantastiche, come fossero lire, tiravo gli elastici delle mie suole ferite, con un piede contro il cuore. |
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Il resto è silenzio
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Tra le foglie, verde scrigno macchiato d'oro,
tra le incerte foglie fiorite di splendidi fiori dove dorme un bacio, vivo, strappando il lieve ricamo, un fauno spaurito mostra i suoi occhi e morde i fiori rossi con denti bianchissimi. Scuro e sanguigno come vino invecchiato il suo labbro esplode in risa tra le fronde. E quando s'è dileguato - come uno scoiattolo - il riso suo ancor trema tra le foglie; lo vedi spaventarsi d'un fringuello quel bacio aureo del bosco, e rannicchiarsi. |
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Il resto è silenzio
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LE MIE PICCOLE INNAMORATE
Un lacrimale infuso lava i cieli verde cavolo: sotto l'albero gemmante che sbava i vostri caucciù bianche di lune particolari come ammassi tondeggianti, sbattetevi per le ginocchiere, o, mie laidone! Un certo periodo ci amavamo, o laidezza blu! E uova alla coque mangiavamo e semi di scagliola! Una sera, tu mi consacrasti poeta, o bionda laidezza: vieni qui, che io possa frustarti sulle mie ginocchia; ho vomitato la tua brillantina o nera laidezza: tu potresti tagliare il mio mandolino col filo della fronte. Puah! Le mie salive seccate o rossa laidezza ancora infettano le trincee del tuo seno rotondo! O mie piccole innamorate come vi odio! Coprite di dolorosi schiaffi le vostre laide tettone! Calpestate le mie vecchie terrine del sentimento: - Su, dunque! Siate le mie ballerine per un momento!... Le vostre scapole si slogano o miei amori! Con una stella sui vostri reni azzoppati fate giravolte! Ed è proprio per questi pezzi di carne che ho scritto rime! Vorrei spezzarvi le anche per avervi amato! Stupido ammasso di stelle fallite, andate a nascondervi! - Voi creperete in Dio, imbastite d'ignobili cure! Sotto le lune particolari come ammassi tondeggianti sbattetevi per le ginocchiere, o mie laidone! |
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