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#1 (permalink) |
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Disco rotto
Data registrazione: Nov 2005
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Brani
di libri che state leggendo e vi colpiscono.
Qui, proprio qui, in questo thread per farne partecipi tutti quanti che legghino questo pezzo di monitor. Inizio io ma chi vuole può proseguire, naturalmente...ed è gratis. |
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#2 (permalink) |
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Disco rotto
Data registrazione: Nov 2005
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"Si potrebbe allora concludere che noi siamo degli ossimori viventi, ma che ci è difficile prendere atto di questa nostra natura. L'idea che abbiamo del tempo ci inganna, poichè colloca le cose in successione, l'una dietro l'altra e ci impedisce di coniugare- per usare i versi di Eliot- il tardo novembre coi turbamenti di primavera. Siamo abituati all'ordine, che è la parola della civiltà, sino al punto di considerarlo la sostanza stessa del mondo anzichè una rete a maglie larghe che a esso si sovrappone e ce ne riporta un'immagine rassicurante. Solo i poeti e i folli sanno scardinare le nostre abitudini di pensiero e di vita e ridare dignità al paradosso."
da A spasso con Jung |
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#3 (permalink) |
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Disco rotto
Data registrazione: Nov 2005
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"Ci sarà sempre tempo per farlo" così diceva una donna a proposito di qualsiasi cosa. Ella viveva dunque come se non dovesse mai morire, per così dire raggomitolata dentro un tempo illusorio come su di una pianura senza orizzonte, vuota e infinita. Finché un giorno disse: "Ho deciso che morirò". Con questa frase esprimeva finalmente la rinuncia a un'onnipotenza senza oggetto e l'intenzione di accedere al mondo della temporalità e delle sue delusioni. Decisione difficle, perché darsi al tempo significa accettare di consumarsi, riconoscersi limitati, esporsi allo scacco."
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#4 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Sep 2002
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Citazione:
Chi l'ha scritta questa? |
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#6 (permalink) |
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Disco rotto
Data registrazione: Nov 2005
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"Da bambino non era stato inziato ai misteri cristiani, e i genitori lo avevano anche fatto esonerare dall'insegnamento della religione. La chiave d'accesso all'universo mitico, cioè al luogo interiore in cui è possibile essere raccontati da una storia che ci trascende, essere personaggi di una vicenda universale in cui possiamo riconoscerci, era stata buttata via. Il bambino guardava con un'indifferenza che nascondeva l'invidia i compagni che restavano in classe durante l'ora di religione. Affiorava di quando in quando - soprattutto di sera, al momento di andare a letto- un sentimento di vuoto che sconfinava a volte nel timor panico. Finché una sera, come se fosse la cosa più naturale del modno, il bambino cominciò a parlare con il cuscino su cui posava il capo: gli raccontava le difficoltà e i successi, si confidava con lui, chiedeva consiglio e aiuto.Il cuscino era diventato il "dio cuscino". C'era in questo una grande serietà, una reinvenzione di riti, l'emergere di un mistero, che dovevano restare segreti. Quel segreto fu la forza nascosta che lo accompagnò per tutta l'infanzia."
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Sep 2002
Messaggi: 14,306
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Grazie, lo comprerò.
Secondo me, paradossalmente, esporsi al tempo, riconoscersi limitati, è l'unico modo che abbiamo per accedere, anche se brevemente, all'infinito. Perchè porta in sè l'accettazione della morte e ci libera dal desiderio di rimuoverla: operazione inutile ma alla quale, la maggioranza di noi, dedica la vita intera.
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#8 (permalink) | |
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terrone imbizzarrito
Data registrazione: Apr 2000
Messaggi: 12,438
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#9 (permalink) |
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Inoublieusement...
Data registrazione: Feb 2002
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[...]Le sue mani sono macchiate di sangue e non lo ha dimenticato, forse è stato povero e senza dubbio cospiratore o assassino, sebbene anni e anni di dignità dell’incarico lo abbiano fatto diventare degno e sembrano essere riusciti a cancellare tutto in superficie, allo stesso modo in cui il principe cessa di essere dissoluto quando si trasforma in re, come se le nostre azioni e la nostra personalità determinassero in parte la percezione che si ha di noi, come se giungessimo a crederci altri rispetto a quello che credevamo di essere perché il caso e l’irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire.
O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine. Crede la madre che avrebbe dovuto essere madre e la zitella nubile, l’assassino assassino e la vittima vittima, come crede il governatore che le sue azioni lo condussero sin dall’inizio a disporre di altre volontà, e si indaga l’infanzia del genio quando si sa che è un genio; il re si convince che gli toccava di essere re se regna e che gli toccava ergersi a martire del proprio lignaggio se non ci riesce, e quello che arriva alla vecchiaia finisce per ricordare se stesso per tutto il tempo come un lento progetto di anziano: vede la vita passata come una macchinazione o come un semplice indizio, e allora la falsifica e la deforma. (da Domani nella battaglia pensa a me) |
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#10 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Sep 2002
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E tuttavia piango,
perchè non dico addio a qualcosa che conosco da poco e che si può sostituire... Forse ho ancora nella carne l'adolescenza che si affeziona, più che alla vita stessa, ai luoghi dove la vita si svolge! Il mio pianto è qualcosa di più profondo: perchè non è il mio cuore a perdersi, ma il momndo che lascio. Eccolo laggiù -già ferocemente felice- il mondo dove invece tu resti, con tutti i tuoi, nell'ultimo sole polveroso... Eccolo laggiù, che si rimpicciolisce dietro di me al mio passo che guadagna la campagna, nell'ora in cui, invece, si fa ritorno. P.P. Pasolini. Pilade. |
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