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Gabriele D'Annunzio e il rarissimo vino sardo Cannonau "Nepente".
In un paesino della barbagia "Oliena",c'č una piccola lapide marmorea che ricorda il soggiorno che vi fece il poeta Gabriele D'annunzio nel lontano 1882.
"Ma se pur sostare alla foce d'Arno, qui dove fra tanta acqua dolce e amara vive il vostro amico scandolezzatore e attende alla sua opera corruttrice che anche una volta e' per offendere la veneranda virtu' dei contemporanei, io vi prometto di sacrificare alla vostra sete un boccione d'olente vino d'Oliena serbato da moltissimi anni in memoria della piu' vasta sbornia di cui sia stato io testimone e complice.
Ahi,lasso!Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai piu' partirvi dall'ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, basto' a inebriarmi.
Eravamo clerici vagantes per un selvatico maggio di Sardegna, io, Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, or e' gran tempo, quando giungemmo nella patria del rimatore Raimondo Congiu piena di pastori e di tessitrici, ricca d'olio e di miele, ospitale tra i Sepolcri dei Giganti e le Case delle Fate. Subito i maggiorenti del popolo ci vennero incontro su la via come a ospiti ignoti; e ciascuno volle farci gli onori della sua soglia, a gara
Ah, mio sitibondo Hans Barth, come le vostre nari sagaci avrebbero palpitato allorche' il rosso Nepente sgorgo' dal vetro con quel gorgo che suol trarvi dal gorgozzule quei "certi amorevoli scrocchi" - parla il nostro Firenzuola! - Avete nel cuore qualcuna di quelle Odi Purpuree di Hafiz che cantano il vino e la rosa? Ci parve che l'anima stessa dell'Anacreonte persiano emanasse dalla tazza colma, col colore del fuoco e con l'odore d'un profondo roseto. Certo, chi beve quel vino non ha bisogno d'inghirlandarsi.
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