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Disco rotto
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Letture s/consigliate
LETTURE S/CONSIGLIATE
a cura di M. B. INGEBORG BACHMANN, Non conosco mondo migliore, Guanda, 2004. 103 testi poetici postumi: scritti tra il 1962 e il 1964, molti lasciati incompiuti o allo stato di abbozzo. Dati alle stampe (perché conservati dall’autrice) da Isolde Moser ed Heinz Bachmann, sorella e fratello della grande scrittrice austriaca, si possono oggi leggere anche da noi, tradotti da Silvio Bartoli. Il volume che li raccoglie (con il testo a fronte) è imperdibile per i cultori della Bachmann. Esso ci permette d’entrare nel laboratorio poetico d’una delle più grandi voci del Novecento europeo. Qui la parola può essere colta nel suo farsi materia viva: tra interpretazioni, sospensioni, dubbi semantici, martellate sui temi cari all’autrice, impietosa, lucidamente tesa a sondare la dolorosa realtà dell’esistere, a smascherare i mali della modernità, a testimoniare il dramma esistenziale dell’IO nudo davanti alla vita data in prestito ed alla morte. Ma qui abbiamo anche una sorta di diario intimo, con le pulsazioni irregolari d’un cuore amareggiato, ferito, con la costante, reiterata presenza della morte. Morte come metafora della parabola umana, come fine dell’amore, come desiderio di sparire, con visioni incubanti di crolli e di macerie del tempo e delle cose. E sempre –qui, come in tutta l’opera della Bachmann- il dardo di un’intelligenza acutissima, analitica, antidoto alla banalità, al conformismo, alla pavidità del pensiero e della parola. ALLAN GURGANUS, L’ultima vedova sudista vuota il sacco, trad. di Raul Montanari, Leonardo, gennaio 1991. Un capolavoro. Negli Stati Uniti migliaia di lettori ne ammirano la trama avvincente, l’intreccio straordinario tra la storia (con la “S” maiuscola) e le “storie” di chi le subisce. E in Italia? Dieci lettori? Venti? Scarso battage pubblicitario? Indifferenza della critica militante? Dopo qualche mese il libro scompare dalle librerie e non vi fa più ritorno. È questa, la sorte, nel nostro paese, di tante opere validissime (come, tanto per citarne un’altra, Giù la piazza non c’è nessuno, di Dolores Prato) che vengono ignorate o ricevono l’attenzione di pochi lettori. Che fine ha fatto –chiediamo all’editore- il romanzo di Gurganus, uno di quei rari capolavori del nostro tempo che meritano- anche per il fascino d’una scrittura originalissima- un posto d’autore tra i classici? P.S. A proposito di Giù la piazza non c’è nessuno (Mondadori 1997): se il libro recasse la firma di James Joyce invece di quella di Dolores Prato, forse avrebbe un posto di spicco sugli scaffali degli intellettuali malati di snobismo di casa nostra. È soltanto un sospetto malizioso? FRANCO CORDERO, Nere lune d’Italia, Garzanti, 2003. Competenza giuridica e culturale al livello più alto, intelligenza affilatissima, passione civile ed etica mai smentita da decine di anni, prosa lucidissima, ironia tagliente: queste sono le virtù inestimabili di Franco Cordero. Si consiglia la lettura di questo libro a tutti coloro che rifiutano il pressappochismo culturale, la volgarità del “Grande Fratello”, le menzogne e l’arroganza del potere, l’offesa quotidiana alla Costituzione ed alle leggi del nostro paese. JANE DUNN, Vanessa e Virginia (Sorelle e complici), Mondadori, 2004. Il testo della Dunn non è una novità: nel 1995 Bollati Boringhieri l’aveva già pubblicato con il titolo, appunto, di Sorelle e complici e con la stessa traduzione di Luciana Verga. Per correttezza (se la correttezza non è un optional editoriale) la Mondadori avrebbe dovuto segnalarlo ai librai ed ai lettori. ELIZABETH SMART, Sulle fiumane della grande Central Station mi sono seduta e ho pianto, trad. di J.Rodolfo Wilcock. Edito in Inghilterra nel 1945 (ediz. Poetry London), il romanzo fu l’unico libro della Smart, nata in Canada e morta nel 1986. Piccolo capolavoro letterario, struggente ed appassionato, ironico ed amaro nello stesso tempo, il romanzo non fu più ristampato, nè ripreso da altri editori. Per uno strano caso, nel 1986 Bompiani pubblicò un romanzo di Paulo Coelho con lo stesso titolo “biblico” (a parte una variante “brasiliana”) di quello della Smart: ma il suggestivo titolo usato da Coelho è soltanto una copertura per un mediocre parto letterario dall’immeritato successo. Il lettore interessato sappia che del romanzo della Smart esiste una traduzione francese edita dalla casa canadese Guernica nel 1993 (Guernica Edition inc./P.O. box 117, station p. Toronto (ON) Canada M5S 2S6). TED HUGHES, Lettere di compleanno, Mondadori, 1999. Stupendo canzoniere in morte di Sylvia Plath. Versi spesso spietati, duri come selci, affilati come bisturi. Battono sulla pagina con l’onda dell’oceano, col ritmo delle città. Buio e nostalgia, memoria d’un lutto che tracima dall’orlo di un abisso di parole. Sylvia: una vita sacrificata alla poesia tra incubi e “convitati di pietra”, scintille d’un fuoco acceso all’ombra di Thanatos, amore di folgorante, disperato assoluto. Una vita che scorre fino a quell’11 febbraio 1963 - e s’apre il sepolcro. E Ted, murato per 35 anni in un silenzio in cui lo strazio, il senso di colpa, l’ostile rumore del tempo fanno groppo e diventano un macigno scheggiato. Il “canto” che si leva è un requiem laicissimo, una pavana di ricordi e d’ombra, di lacrime ghiacciate. È una pietra tombale sollevata, perché lo sguardo restituisca a Sylvia “suo corpo e sua figura” e l’udito riceva l’eco di una voce che, perduta, pur resta tra le “muse inquietanti”, il “colosso” e il supremo volo di Ariele. Rimessa al suo posto la pietra, il silenzio (non soltanto metaforico: Ted è morto nel 1998, subito dopo la pubblicazione di Lettere di compleanno) diventa definitivo. Ci resta questo “inferno”, senza purgatorio, senza paradiso. Sul sepolcro di Sylvia è stato eretto un grande monumento di poesia. VINCENZO CONSOLO, Di qua dal faro, Mondadori, 1999. Libro denso di storia, di leggende, di mare, di barche e zolfare, di canti e di silenzi, di vita e di morte, di colori avvampanti, di cenere e di argilla, di sole a picco e di ombre lunghe, di rosso e di nero, di sangue e di bellezza, di pittori e poeti, di narratori e cantastorie, di lutti e rovine… Sicilia “di qua dal faro”, isola degli dei e della mafia, della luce e del buio. AMINEH PAKRAVAN, Il libro di Amsterdam, Marsilio, 2005. Storia di un uomo, di una famiglia, storia d’un secolo in cui si specchiano (in uno specchio frantumato) altri secoli, storia del cielo stellato e della terra insanguinata, di roghi e torture, di scoperte e passioni, di odio e di dolore, di scienza e di fede, di violenza e di potere, di luce e di buio, di erranza e di sconfitte… Storia del mondo com’era, com’è, come sarà: sentina di miseria e di grandezza, di conoscenza e d’ignoranza, di viltà e di coraggio, di arroganza e di umiltà. PETER ESTERHAZY, L’edizione corretta di “Harmonia caelestis”, Feltrinelli, 2005. Quattro dossier (conservati negli archivi segreti dei servizi ungheresi). Su di essi, per due anni, Péter Esterházy, autore del romanzo Harmonia caelestis (Feltrinelli, 2002), si china tra stupore, angoscia, rabbia, pietà, sarcasmo, amara ironia-, trascrivendone interi passi: quei dossier svelano all’esterrefatto autore che suo padre Mátyas era una spia del regime comunista del 1956 (nome in codice Csanadi). Il mio “buon padre” di Harmonia –quello che nella favolosa narrazione era il fulcro della storia aristocratica degli Esterházy- si rivela un uomo dell’ombra, che spia, riferisce, anche sul conto dei suoi parenti, tergiversa quando può, senza mai tradirsi nella vita quotidiana in famiglia. L’Edizione corretta è la storia (in forma diaristica) di questo tremendo impatto con una realtà vergognosa. È la coraggiosa testimonianza d’un figlio macerato dal dubbio, dall’indignazione, che sente l’obbligo morale, nonostante l’affetto mai rinnegato per il padre, di “correggere” il libro che gli ha procurato un successo straordinario a livello internazionale e che ha proposto ai lettori un ritratto del suo “buon padre” che adesso è andato in frantumi. En passant, quanti figli di uomini noti – illustri o potenti - del passato e dell’oggi -, pur conoscendo da sempre i crimini o le illegalità e la corruzione dei padri, non solo non hanno denunciato il loro vero volto, ma si sono avvalsi e si avvalgono senza un solo scrupolo morale della loro notorietà o del loro potere? |
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