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#1 (permalink) |
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never too late for..
Data registrazione: Nov 2005
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Gomorra - Nel cuore oscuro della criminalità napoletana
Autore: Roberto Saviano
Pagine: 336 Edizione:MONDADORI Inchiesta, testimonianza, racconto: un libro che sembra un film. Ma è tragicamente vero. Nessuno l'aveva mai raccontata così, la camorra, come ha saputo fare il giovane Roberto Saviano, capace di coniugare il rigore dello storico, il coraggio del giornalista d'inchiesta, la narrazione appassionante di un vero scrittore, ma soprattutto l'amore doloroso per Napoli di chi, a Napoli, è nato e cresciuto. Procedendo con un ritmo serrato, da vero romanzo d'azione, Gomorra ci racconta i mille volti della camorra del Ventesimo secolo: un'organizzazione criminale che regola la vita di un'intera regione, un perfetto meccanismo che lega le firme del lusso e il commercio di droga, lo smaltimento dei rifiuti tossici e i cadaveri dei cinesi morti in Italia, il racket di quartiere e il mondo del business internazionale. Saviano si è travestito da cameriere alle feste di nozze dei boss e ha girato per i vicoli in Vespa, con taccuino e registratore alla mano, per ascoltare le testimonianze della gente e scoprire i mille risvolti del "Sistema". E in queste pagine, già ottimamente accolte dalla stampa italiana, ci parla di ragazzini che imparano a sparare a dodici anni o che sognano di diventare capiclan e morire ammazzati; di ville favolose che copiano quelle viste al cinema, ma sono costruite accanto alle discariche abusive; di eroinomani usati come cavie umane per testare la qualità della droga... Un libro appassionante e scrupoloso, brutale e potente. Una voce di cui davvero si sentiva il bisogno. Vincitore Premio Viareggio 2006 Opera Prima «Pulsante, vivo, coraggioso, visionario ma profondo nell'analisi» - L'espresso «Sono queste le scritture di cui l'Italia ha bisogno per rialzare la testa e per guardarsi dentro. É questo il neorealismo del Terzo Millennio» - Tuttolibri «Saviano rintraccia le linee di fondo del "Sistema" osservandolo con occhio lucido e penetrante, ma allo stesso tempo non rinuncia a farsi coinvolgere emotivamente. Ed è da questa tensione che il suo libro acquista vigore intellettuale ed espressivo» - Il Giornale «Una delle narrazioni d'esordio più rilevanti degli ultimi anni. Saviano si ostina a credere nella letteratura anche come forza civile» - Corriere della Sera |
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#2 (permalink) |
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never too late for..
Data registrazione: Nov 2005
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Sparatorie, omicidi, lotte tra i clan, arresti. Napoli è anche questo. Anzi, scorrendo le pagine dei quotidiani sembrerebbe essere soprattutto questo. E anche il governatore Bassolino è preoccupato per la sua città: "Siamo ad un punto che richiede una forte scossa", tornando indietro, ad un passato recente, ma che stenta a tornare. Quello dell'impegno di tutti. Della mobilitazione di massa. Delle piazze gremite. Delle marce contro la camorra. A testa alta. Ma Napoli è veramente diventata un territorio del non-diritto? Servono misure eccezionali per fronteggiare la crescente criminalità? Ne parliamo con lo scrittore napoletano Roberto Saviano, Franco Roberti, procuratore aggiunto divisione antimafia di Napoli e Lorenzo Diana, membro del direttivo dei Ds di Caserta. riascoltabile http://www.radio24.ilsole24ore.com/f...ck=0&menu=arch
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#3 (permalink) |
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libero postatore
Data registrazione: Apr 2000
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Egregio Capo del Governo, Lei sa tutto dell'Italia. Deve, perché Lei è il Governo, e il Governo deve sapere tutto. A Lei arrivano le statistiche della mortalità e quelle dei delitti; i rapporti dei prefetti, degli ispettori di polizia, dei delegati, dei direttori delle carceri. Il Governo sa tutto: quanta carne si consuma in un giorno e quanto vino si beve in un Paese; quante femmine disgraziate, diciamo così, esistano, e quanti ammoniti vi siano tra i loro amanti di cuore, quanti mendichi non possano entrare nelle opere pie, quanti vagabondi dormano in strada, la notte; quanto s'impegni al Monte di Pietà e quanto renda il lotto; la differenza tra i nuovi nati ed i morti, l'andamento del commercio, del turismo, dell'inflazione, della disoccupazione.
"Tuttavia vorrei farLe una domanda: le persone che si nascondono dietro tante cifre, ognuna con testa, bocca, occhi, orecchie e quant'altro, ognuna con un suo "io" e una sua storia, queste persone Lei le ha mai incontrate? Sa cosa mangiano (e più spesso non mangiano), cosa pensano, quanto desidererebbero dare ai propri figli un'educazione simile a quella che Lei ha dato ai Suoi, quante ore, instancabilmente, si "arrangiano" per lavorare anche quando risultano disoccupati? Glielo chiedo in modo particolare pensando a Napoli, la mia città". scriveva matilde Serao nel 1905 a de Pretis, cioè più di un secolo addietro. talmente attuale che si potrebbe intestarla tranquillamente A Prodi. se qualcuno ha voglia di sfogliare il reportage di questa scrittrice-giornalista del mattino eccolo quà. si comprenderà come già da tempo si sia arrivati a scavare il cuore di questa città i cui problemi hanno origini antiche ma che la politica non ha mai saputo capovolgere ed è ormai cancrena.... Il tempo è scaduto |
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#4 (permalink) | |
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never too late for..
Data registrazione: Nov 2005
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#5 (permalink) |
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libero postatore
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A Napoli ho scoperto l’immonda parentela tra l’amore e il Cibo. Non è avvenuto all’improvviso, Napoli non si rivela immediatamente: è una città che si vergogna di se stessa; tenta di far credere agli stranieri che è popolata di casinò, ville e palazzi. Sono arrivato via mare, un mattino di settembre, ed essa mi ha accolto da lontano con dei bagliori scialbi; ho passeggiato tutto il giorno lungo le sue strade diritte e larghe, la Via Umberto, la Via Garibaldi e non ho saputo scorgere, dietro i belletti, le piaghe sospette che esse si portano ai fianchi. Verso sera ero capitato alla terrazza del caffè Gambrinus, davanti a una granita che guardavo malinconicamente mentre si scioglieva nella sua coppa di smalto. Ero piuttosto scoraggiato, non avevo afferrato a volo che piccoli fatti multicolori, dei coriandoli. Mi domandavo: «Ma sono a Napoli? Napoli esiste?» (...) Napoli non era forse che un nome dato a migliaia di riflessi cangianti rasenti il suolo, a migliaia di bagliori in migliaia di vetri, a migliaia di passanti solitari e di ronzii nell’aria. Ho girato la testa, ho visto, alla mia sinistra, la Via Roma che si apriva, scura come l’incavo di un’ascella. Mi fermai davanti alla pasticceria Caflish, aveva l’aria di una gioielleria. In genere, i dolci sono umani, rassomigliano a dei visi. I dolci spagnoli sono ascetici con aria gradassa; si riducono in polvere sotto i denti; i dolci greci sono grassi come delle piccole lampade a olio, quando li si schiaccia, l’olio cola; i dolci tedeschi hanno la soavità gonfia d’una crema da barba, sono fatti perché uomini obesi e mollicci li consumino con abbandono, senza cercarne il gusto, semplicemente per riempirsi la bocca di dolce. (...). Fu in quel momento che scoprii, a venti metri dalla pasticceria Caflish, una delle innumerevoli piaghe di questa città sifilitica, una fistola, un vicolo. Mi avvicinai e la prima cosa che vidi, nel mezzo di un canaletto, fu ancora un alimento - o piuttosto un mangime -: una fetta di cocomero (mi ricordavo ancora i cocomeri semiaperti di Roma che avevano l’aria di gelati lampone e pistacchio picchiettati di grani di caffé) sporca di fango, che ronzava piena di mosche come una carogna e sanguinava sotto gli ultimi raggi di sole. Un bambino cencioso s’avvicinò a questo cibo putrido, lo prese tra le dita e cominciò a mangiarlo con molta naturalezza. Allora mi sembrò di intuire ciò che i commercianti di via Roma mascheravano dietro le loro oreficerie alimentari. La verità del cibo.
J.P. Sartre 1938 |
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#7 (permalink) |
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libero postatore
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mi spiace non l'ho visto, non saprei cosa dire...
tuttavia la iervolino pur non avendola vista (perché impegnata a risolvere i problemi della città) dice che è stata una trasmissione indegna...è un genio questa donna. rintrato da poco dalla città, è una città infelice, cupa, grigia e rassegnata... è la città più giovane d'Italia, dovrebbe essere una risorsa eppure è una cappa di piombo..piombo vero che ti entra nelle gambe sparato da orde di ragazzini, reduci da indulto, e di ritorno al carcere...che scorazzano nei vicoli, tendono agguati, ammazzano e si rintanano nel ventre...pronti a nuovi agguati..imbottiti di coca...senza un futuro a quindici anni già in attesa della morte. che cosa può e vuol fare la politica in una città dove il 60% delle attività economiche, direttamente o indirettamente deriva da investimenti della camorra? |
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#8 (permalink) |
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libero postatore
Data registrazione: Apr 2000
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in ogni caso Napoli si trova in Itaia ed è la città più i mportante del mezzogiorno..poi ci sono Palermo e Bari.
Un mio amico, avvocato napoletano e quindi abituato ai ritmi della città, mi ha confessato che non ha mai avuto tanta paura in vita sua come quando ha attraversato il centro storico di Bari.. crederete mica che napoli sia un caso eccezionale? |
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