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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Mar 2006
Messaggi: 3,961
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giovanni testori
al fondo di ogni storia d'amore c'è solo un bel niente, ecco cosa c'è, un bel niente... l'amore, sì, l'amore... contala al gatto... qualcuno con cui fare quelle tre o quattro scemate
che mettono a posto qualcosa... l'amore è maledizione... verbo destinato a farsi carne solo per ripetere l'umana vicenda di degradazione... liberaci, o Signore, dal nostro càzzo o distruggiti anche tu nel nostro sangue... |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
Messaggi: 41,747
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Famosa è la teoria di Platone dell’amore, esposta nel Convito e nel Fedro: l’amore è l’attrazione esercitata dalla bellezza, e le forme dell’amore sono tante quante le forme del bello; esso nasce a contatto della bellezza sensibile, ma da questa ascende alla bellezza dell’anima e, di grado in grado, fino a quella intellegibile che è la vera bellezza, di cui le manifestazioni sensibili sulla terra non sono che grossolani abbozzi o pallidi riflessi. L’amore è quindi l’aspirazione a superare la realtà sensibile per risolversi in contemplazione del mondo ideale, da cui è lontano: perciò esso è desiderio di qualcosa che non si ha, è mancanza e insufficienza, e nello stesso tempo inquietudine, ansia, aspirazione perenne. Eros come divinità nel Convito appare sotto l’aspetto di un demone, figlio di Pòros (Ingegno) e di Penìa (Povertà), povero e tormentato da un lato, ma abile e risoluto dall’altro, e rappresenta proprio la condizione dell’uomo che tende al Bene e alla Bellezza di cui sente di essere privo. La stessa idea dell’amore sta alla base della concezione teologica di Aristotele: Dio in quanto ente perfetto non ama il mondo, che è una sua mera copia sensibile, ma ne è amato e lo muove appunto come l’oggetto dell’amore che, attraendo l’universo voglioso di avvicinarsi alla sua perfezione, all’oggetto del suo desiderio, muove senza muoversi: da qui il concetto di Dio come motore immobile.
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