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Vecchio 09-08-06, 16:10   #1 (permalink)
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Origine del Mito

Amo la mitologia greca, e alcuni inverni fa seguii delle bellissime lezioni sull’origine del mito, tenute da un’anziana docente universitaria. Era poco avvenente e non per via dell’età, deve essere stata così anche da giovane, ma a me sembrava persin bella quando parlava di tutte queste divinità che non nascevano mai in modo normale: chi dalla coscia, chi dalla testa, oppure di quel eroe che aveva la forza nei capelli e quell’altro ancora con i talloni delicati. Adoravo sentirla parlare, e assistere alla sua trasfigurazione. Aveva, inoltre, una particolarità: quando iniziava la lezione, chiudeva gli occhi, e molto spesso è successo che con piccoli impercettibili movimenti si spostava, e capitava che a metà lezione si trovava a parlare con il muro o con la lavagna, anzichè con la platea che aveva davanti. Ma nessuno ha mai osato interromperla, tutti affascinati, anche se a me ricordava – per questo vezzo degli occhi - Mr.Magoo.
Succedeva spesso che spaziava, viaggiava nel tempo con una velocità supersonica - vuoi per collegarsi ad un avvenimento o solo per condividere a voce alta ciò che custodiva nella sua memoria fantastica e lineare – e così raccontava anche di altri eroi o dei, romani o di altre regioni asiatiche. Una volta fece un salto temporale fin nelle caverne, dove erano dipinte mani e animali. Fantastico.
Io ero letteralmente in estasi. Assimilavo tutte quelle cose, con una curiosità mai sazia, e lei mi spiegava, si dilungava e l’apoteosi era quando raccontava pettegolezzi su Apollo e Dafne, o le gesta di quel pelandrone di Dioniso come fossero suoi vicini di casa. L’adoravo e lei lo sapeva, per cui all’inizio e alla fine della lezione, gli unici momenti che aveva gli occhi aperti, ci scambiavamo un sorriso quasi complice. Lei, secondo me, aveva capito il mio amore per le metafore, le leggende, le parole, le favole ed io avevo avvertito immediatamente il grande amore di una vita in ciò che diceva e spiegava con tanto calore.

Mi sono ricordata di lei perché, mentre sistemavo, ho ritrovato la sua dispensa e i miei appunti. Dovrò rileggerli, e poi magari con il fresco trascriverò qualche ‘biografia’ dei più rappresentativi dei dell’Olimpo
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Vecchio 10-08-06, 01:26   #2 (permalink)
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io adoravo la stessa "materia" ... da piccolo, grazie alla stessa passione e simpatia con cui me la raccontava mio padre ... non un esperto ma un amante del mito ... eh, bei ricordi ... non è che potresti organizzare tu un corso per ripassare un pò il tutto ... ? passione e simpatia non ti difettano certamente ...
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Vecchio 10-08-06, 08:20   #3 (permalink)
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Cara Dulci , sono da sempre un grande estimatore del linguaggio figurato che trovo una forma raffinata d'espressione, della quale la mitologia greca si nutre e trae la sua forza. È una rappresentazione delle passioni umane, della stesse origini del mondo, rese accessibili al nostra mente attraverso l'uso sapiente di allegorie e metafore che, costituiscono ormai, un patrimonio di cultura di valore. L'uso dei simboli porta ad una maggiore comprensione di quello che accade intorno a noi, permettendo di unire la conoscenza interiore con quella esteriore. Lo stesso Jung ne fu affascinato e molti simbolismi che si ritrovano nei miti, appartengono anche ai suoi archetipi, dai quali si forma la coscienza collettiva. Il contenuto è simile in tutte le culture e attraversa in maniera trasversale i popoli, come appartenenza corale alla stessa terra.
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Vecchio 10-08-06, 11:55   #4 (permalink)
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Lei, secondo me, aveva capito il mio amore per le metafore, le leggende, le parole, le favole ed io avevo avvertito immediatamente il grande amore di una vita in ciò che diceva e spiegava con tanto calore.
...
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Vecchio 11-08-06, 14:26   #5 (permalink)
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Il mito, etimologicamente, deriva dal greco mythos = parola,
annuncio e dal latino mutus = muto e dal verbo musso, che al
transitivo ha valore di tacere e nascondere, indica la difficoltà
del mito stesso ad essere compreso.
Il mito rappresenta una verità assoluta poiché racconta un
avvenimento sacro accaduto in epoca primordiale. Il mito fondatore è
l'elemento di riferimento per eccellenza, generatore di forme e
norme familiari che diventano il cemento delle comunità politiche.
Il mito permette all'uomo integrato nel cosmo di vivere e regolare i
suoi comportamenti quotidiani: dall'alimentazione al matrimonio, dal
lavoro all'arte, all'agricoltura, alla caccia e alla sessualità etc.
L'uomo, ripetendo nelle sue azioni quotidiane l'esempio di un
archetipo mitico, aboliva il tempo profano per vivere in un tempo
magico-religioso, in un eterno presente. Dinanzi al divenire caotico
della storia, con le sue contraddizioni, il mito costituisce la
dimensione dell'eternità, è il modello che accompagna e guida l'uomo
fornendogli saldi punti di riferimento. Il mito è un racconto sacro,
distinto dalle narrazioni profane, che spiega la verità in forma
allegorica e tutto ciò che non può essere spiegato e fugge alla
comprensione ed alla ragione, come ad esempio l'origine della vita,
il destino dell'uomo, la sua civiltà e le cause della decadenza.
E' il racconto di un ordine metastorico, contenente il segreto delle
energie che agiscono dietro e dentro le vicende visibili dell'uomo,
rivelando come tutte queste cose inspiegabili, abbiano avuto inizio.
Nel mito, storia e metastoria si integrano a vicenda, così l'uomo
attraverso il mito riesce ad avere il giusto orientamento delle
proprie azioni e di tutta la propria vita. Quando si perde il valore
del mito e non se ne conosce più il vero significato, esso diviene
semplice mitologia, fiaba, folklore che continua a vivere in modo
cristallizzato nella fantasia dei popoli.
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Vecchio 11-08-06, 16:35   #6 (permalink)
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ryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond reputeryan has a reputation beyond repute
nel mito mi annullo
la parte dei sensi svanisce
e disperde in idea la materia
lo spazio dissolve ogni ritmo di tempo in un tutto infinito
e lì mi ritrovo, più io di me stesso, perfetto
non più ad amare, ad odiare,
non più ad esistere ma ad essere,
e dove anche tu
mia dolcissima sconosciuta
non dici un amore che, detto, è già avvizzito,
non vivi gloria che, goduta, è già infamia
ma sei
e sarai oltre
purchè tu
non mi chieda
mai
chi io sia
e dove io vada

perchè in quell'attimo
sarei svanito
per sempre
e con me il tuo mito

(al massimo..... "che ce l'hai 'na sigaretta?")

ryan

skorzy... ma narciso aveva fratelli?
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Vecchio 11-08-06, 17:24   #7 (permalink)
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Impasterò le parole contenute nella dispensa della mia adorata insegnante con i miei appunti, speriamo che il pane non risulti troppo gnucco, insomma io vorrei fare un tramezzino leggero, così tanto per chiudere un leggero languore e non per saziarmi, per questo ci sono un sacco di deschi/siti su Internet.


Al principio del mondo non vi sono per i Greci gli dei; nessuno di loro assiste nè opera al divenire dell'universo. La loro assenza non è però concepita come irriverenza verso la divinità, perchè gli dei sono immortali ma non eterni: essi non esistono da sempre, sono nati come gli uomini in un determinato momento, quando già il mondo era creato, sono però destinati a vivere per sempre nel futuro.
All'origine del mondo stanno le più antiche forze primordiali; dal nulla (o Caos) esce il Cosmo (cielo e terra, notte ed etere, mari e monti concepito in modo animistico più che antropomorfico) e questa concezione ha attinenza con analoghe storie dell'origine del mondo del vicino oriente (babilonesi, ittite, sumeriche). Fonte per la cosmogonìa greca è l'opera di Esìodo dal titolo "Teogonìa" (nascita degli dei) in cui è scritto che dal vuoto balzarono fuori Terra (Gaia o Era), l'Erebo (mondo sotteraneo) e Notte.
Perchè queste forze possono procreare è necessario l'intervento di Amore, non nel senso sentimentale , ma come istinto al congiungimento per la procreazione. Dalla Terra nasce dunque Eros (Amore), Cielo (Urano), Emèra (luce del giorno), Etere (azzurro tra cielo e terra, volta incombente, sede incrollabile), Monti e Mari. Dal congingimento di Terra e Cielo nascono i Titani e l'Oceano.
Urano conquista il potere supremo del cielo e da tale momento ha origine la Teogonìa. Essa prevede tre cicli: di Urano (I°), di Crono (II°) e di Zeus (III° ed ultimo).

Urano evirato con un falcetto dal figlio Crono, genera con il sangue dell'avvenuta castrazione i Giganti e dalla schiuma dei genitali caduti in mare nascerà Afrodite. Infine, Urano, sprofonda nell'Erebo con i Titani.

Crono (Krònos e non Chronos 'il tempo', eh), è la prima grande figura del mito greco, sebbene la sua storia sia ricca di intrighie e violenze. Cacciato dal cielo il padre Urano, pensa che mangiandosi i propri figli potrà evitare la detronizzazione - della serie chi la fa l'aspetti - ma non aveva fatto i conti con sua moglie Rea, e gran madre degli dei, che stufa di vedersi mangiati dal consorte i frutti del loro amore, si fece furba e partorì segretamente a Creta, Zeus, e diede al marito cannibale un bel sasso fasciato come un pargoletto. Lui non accorgendosi dell'inganno - le donne ne sapevano una più del diavolo già allora - lo ingerì per poi vomitarlo, costretto da Zeus ormai divenuto grande, sulla via sacra di Delfi, e con il sasso uscirono tutti i figli che aveva ingerito, adulti ovviamente
Zeus e i suoi fratelli, affiancati dai Ciclopi sconfissero il padre Crono e poi i Giganti. Uno di questi darà a Zeus il dono del fulmine, tuono e lampo. Questi saranno i suoi simboli e attributi più arcaici e diventerà signore dell'Olimpo.

Il terzo ciclo, quello di Zeus appunto, si apre con la rivolta dei Giganti, la punizione di Prometeo ed Atlante e la profezia (poi non avveratasi e sfatando così il detto non c'è due senza tre) che anche lui sarebbe arrivato un figlio che l'avrebbe detronizzato.
Nella lotta di Zeus contro i Titani si salva Oceano, signore del gran fiume che circonda la terra, generatore dei fiumi, sposo di Teti e padre delle Oceaniche.
Potenze misteriose che Zeus risparmia sono le Moire (Parche in latino) di cui poco parlano i Greci e solo raramente le rapprensentano. Esse, dee del destino umano, sono estranee al mondo dell'Olimpo, per cui nel mondo religioso greco, come in altre religioni antiche, resterà insanabile il contrasto fra la concezione di una giustizia divina, superiore, ordinatrice e regolatrice, a cui risponde l'armonia del Cosmo (dei dell'Olimpo), e la concezione di un Fato cieco, che guida le sorti degli uomini e governa il mondo (Moire).

Testimonianza del falcetto con cui Crono evira il padre, resta un tardo affresco pompeiano; di Rea che offre a Crono un sasso al posto di Zeus, abbiamo un vaso antico del VI sec; della lotta contro i Titani rimangono le sculture del frontalone nel tempio di Artemide di Paleopoli (VI sec. a.C.)


Adesso vado a bermi un cafferino seguiranno biografie e speteguless degli dei più... famosi. Dei vips, insomma
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Vecchio 11-08-06, 20:47   #8 (permalink)
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Impasterò le parole contenute nella dispensa della mia adorata insegnante con i miei appunti, speriamo che il pane non risulti troppo gnucco, insomma io vorrei fare un tramezzino leggero, così tanto per chiudere un leggero languore e non per saziarmi, per questo ci sono un sacco di deschi/siti su Internet.
il tramezzino è un ottimo esempio

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Al principio del mondo non vi sono per i Greci gli dei; nessuno di loro assiste nè opera al divenire dell'universo. La loro assenza non è però concepita come irriverenza verso la divinità, perchè gli dei sono immortali ma non eterni: essi non esistono da sempre, sono nati come gli uomini in un determinato momento, quando già il mondo era creato, sono però destinati a vivere per sempre nel futuro.
All'origine del mondo stanno le più antiche forze primordiali; dal nulla (o Caos) esce il Cosmo (cielo e terra, notte ed etere, mari e monti concepito in modo animistico più che antropomorfico) e questa concezione ha attinenza con analoghe storie dell'origine del mondo del vicino oriente (babilonesi, ittite, sumeriche). Fonte per la cosmogonìa greca è l'opera di Esìodo dal titolo "Teogonìa" (nascita degli dei) in cui è scritto che dal vuoto balzarono fuori Terra (Gaia o Era), l'Erebo (mondo sotteraneo) e Notte.
Perchè queste forze possono procreare è necessario l'intervento di Amore, non nel senso sentimentale , ma come istinto al congiungimento per la procreazione. Dalla Terra nasce dunque Eros (Amore), Cielo (Urano), Emèra (luce del giorno), Etere (azzurro tra cielo e terra, volta incombente, sede incrollabile), Monti e Mari. Dal congingimento di Terra e Cielo nascono i Titani e l'Oceano.
Urano conquista il potere supremo del cielo e da tale momento ha origine la Teogonìa. Essa prevede tre cicli: di Urano (I°), di Crono (II°) e di Zeus (III° ed ultimo).

Urano evirato con un falcetto dal figlio Crono, genera con il sangue dell'avvenuta castrazione i Giganti e dalla schiuma dei genitali caduti in mare nascerà Afrodite. Infine, Urano, sprofonda nell'Erebo con i Titani.

Crono (Krònos e non Chronos 'il tempo', eh), è la prima grande figura del mito greco, sebbene la sua storia sia ricca di intrighie e violenze. Cacciato dal cielo il padre Urano, pensa che mangiandosi i propri figli potrà evitare la detronizzazione - della serie chi la fa l'aspetti - ma non aveva fatto i conti con sua moglie Rea, e gran madre degli dei, che stufa di vedersi mangiati dal consorte i frutti del loro amore, si fece furba e partorì segretamente a Creta, Zeus, e diede al marito cannibale un bel sasso fasciato come un pargoletto. Lui non accorgendosi dell'inganno - le donne ne sapevano una più del diavolo già allora - lo ingerì per poi vomitarlo, costretto da Zeus ormai divenuto grande, sulla via sacra di Delfi, e con il sasso uscirono tutti i figli che aveva ingerito, adulti ovviamente
Zeus e i suoi fratelli, affiancati dai Ciclopi sconfissero il padre Crono e poi i Giganti. Uno di questi darà a Zeus il dono del fulmine, tuono e lampo. Questi saranno i suoi simboli e attributi più arcaici e diventerà signore dell'Olimpo.

Il terzo ciclo, quello di Zeus appunto, si apre con la rivolta dei Giganti, la punizione di Prometeo ed Atlante e la profezia (poi non avveratasi e sfatando così il detto non c'è due senza tre) che anche lui sarebbe arrivato un figlio che l'avrebbe detronizzato.
Nella lotta di Zeus contro i Titani si salva Oceano, signore del gran fiume che circonda la terra, generatore dei fiumi, sposo di Teti e padre delle Oceaniche.
Potenze misteriose che Zeus risparmia sono le Moire (Parche in latino) di cui poco parlano i Greci e solo raramente le rapprensentano. Esse, dee del destino umano, sono estranee al mondo dell'Olimpo, per cui nel mondo religioso greco, come in altre religioni antiche, resterà insanabile il contrasto fra la concezione di una giustizia divina, superiore, ordinatrice e regolatrice, a cui risponde l'armonia del Cosmo (dei dell'Olimpo), e la concezione di un Fato cieco, che guida le sorti degli uomini e governa il mondo (Moire).

Testimonianza del falcetto con cui Crono evira il padre, resta un tardo affresco pompeiano; di Rea che offre a Crono un sasso al posto di Zeus, abbiamo un vaso antico del VI sec; della lotta contro i Titani rimangono le sculture del frontalone nel tempio di Artemide di Paleopoli (VI sec. a.C.)
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Adesso vado a bermi un cafferino seguiranno biografie e speteguless degli dei più... famosi. Dei vips, insomma
speteguless dei vip del mito ...

dì la verità ... fai parte anche tu dei miti ...
oshark non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-08-06, 11:50   #9 (permalink)
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speteguless dei vip del mito ...

dì la verità ... fai parte anche tu dei miti ...


Eddirei, sono la versione femminile e un po' dissacrante di Esìodo, ma mi ritrovo anche in qualche dea
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Vecchio 12-08-06, 11:51   #10 (permalink)
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L’Olimpo era la sede degli dei, una specie di sala dei bottoni, diciamo, con Zeus a capo del potere divino. E un po’ come accade anche al giorno d’oggi, il buon Zeus spartì la torta – il cosmo - con i suoi fratelli, sì quelli che fece vomitare al padre Crono. Così, molto democraticamente estrassero a sorte delle tessere da un elmo e a Zeus toccò il cielo, a Poseidone il mare, e ad Ade l’oltretomba. Decisero poi che la terra fosse di dominio comune. Ecco come appariva il parlamen cioè il Panteon Greco:

dei dell’olimpo: Zeus, Atena, Apollo, Artemide, Era, Efeso, Ares, Tifone, Afrodite, Eros
dei degli spazi celesti: Notte, Thanatos, Hypnos, Borea, Eos, Elios, Selene
dei della terra: Demetra, Persefone, Dioniso, Pan
dei del mare: Poseidone, Proteo, Nereo, Teti
dei dell’oltretomba: Ade, Cerbero, Caronte, Kore ed Erinni

Ognuno svolgerà un compito specifico nelle relazioni dell’armonia dell’universo, ha un suo culto ed una storia che ispirerà poesia ed arte.
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