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Data registrazione: Jun 2006
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L'Amicizia
La prima volta che avevo notato quel gatto tigrato che si avvicinava furtivamente alla casa, passando dietro alle scope e sotto le panche, non ci avevo fatto caso…di gatti ne circolavano così tanti nei dintorni di casa mia che uno di più non era certo un problema, uno di meno, invece sarebbe stato il solito strazio ogni volta che uno dei miei “clienti” scompariva. Avevo ben cercare di convincermi che non dovevo attaccarmi così tanto, che dovevo fornir loro tutto quello di cui avevano bisogno, cibo, acqua ed una cantina accogliente per i periodi freddi, però dovevo anche accettare che i gatti liberi spariscono. Non è detto che finiscano sempre male, a volte emigrano verso altre case. Sono tanti i fattori che li spingono a partire, un cane che li disturba, una bella gattina nel posto nuovo o anche semplicemente la voglia di cambiare. Me lo ripetevo ogni volta, ma ogni volta non mi credevo.
Questo gatto però aveva un modo di fare abbastanza strano, si piazzava davanti alla ciotola e non mangiava, aspettava che io me ne andassi. Quando però tornavo la ciotola era vuota. Era un modo di fare da gatto selvatico, che non ha nessuna fiducia negli umani, ma quel gatto tigrato non era così, era affettuoso, si lasciava accarezzare, faceva le fusa, ma non mangiava davanti a me. E poi era magro, nonostante il cibo che gli davo era decisamente magro. Prima di farlo vedere da un veterinario decisi di provare semplicemente ad aumentare la dose di cibo. Un giorno, dopo avergli come al solito riempito la ciotola ed essermene andata,restai a guardare dalla finestra che cosa combinava, mangiò qualche pezzo di pollo, i più piccoli, poi prese in bocca i più grossi e partì correndo attraverso il mio giardino per poi inoltrarsi nel boschetto. Il giorno dopo pioveva a dirotto, le gocce di pioggia battevano sulle foglie producendo un ticchettio continuo, il cielo grigio non prometteva niente di buono. Verso sera il freddo si fece piu’ intenso e la neve cominciò a trasformarsi in neve, poi nevicò tutta la notte. Ma il mattino dopo il gatto grigio era lì ad aspettare tutto bagnato. Di solito i miei ospiti esterni restavano in cantina quando pioveva o nevicava e uscivano solo per venire a mangiare sul balcone, passando però da una scala coperta. Il fatto che questo particolare gatto fosse fradicio dimostrava chiaramente che, anche in condizioni meteorologiche difficili, si recava comunque là dove solo lui sapeva. E infatti si ripetè la storia, mangiò i pezzi piu’ piccoli, quelli che non poteva trasportare, prese gli altri e via di corsa. Ma questa volta c’erano le tracce sulla neve…rientrai in casa a mettermi i doposci ed uscii nell’aria gelida. Il cielo era plumbeo e sembrava una cappa pesante sulla valle, la visibilità era davvero minima e l’aria così fredda che dovevo respirare attraverso la mia sciarpa. Arrivata al boschetto diventò piu’ difficile seguire la pista, perché la neve era stata trattenuta dagli alberi e non era caduta a terra. Rapidamente persi le tracce e dovetti tornare indietro. Incominciavo a chiedermi se per caso non ci fosse una cucciolata nascosta in quel boschetto e che quel gatto non venisse semplicemente a cercare da mangiare per i suoi piccoli. Comunque sia, tornai a casa, presi un bel sacchettone di crocchette ed una bacinella e tornai nel boschetto dove depositai il tutto. Qualunque fosse il motivo che spingeva quel gatto a portare da mangiare nel bosco, in questo modo avrebbe avuto meno strada da fare. Qualche tempo dopo vidi arrivare il gatto grigio in compagnia di un altro gatto magro e zoppicante, il primo si fermava ogni tanto per aspettare il secondo, a volte lo incoraggiava persino con qualche leccatina. Mi avvicinai molto piano, badando a non fare dei movimenti bruschi o dei rumori improvvisi, questa volta il gatto tigrato non si mosse. Aprii la porta, invitandoli a entrare, ma non mossero. Dalla porta entrava la gelida aria invernale e anche un po’ di neve smossa dal vento che stava incominciando a soffiare. Eppure non la chiusi. Aspettai. Dopo un bel po’ il primo gatto iniziò timidamente ad entrare, poi uscì e spinse con il naso il compagno che però era ancora riluttante. Passò ancora un bel po’ di tempo e di freddo prima che entrassero ambedue. Ma una volta dentro il loro comportamento cambiò, diventarono piu’ fiduciosi e si avvicinarono al fuoco del camino. Non ebbi il coraggio di portare dal veterinario il gatto ferito anche perché sapevo che se avessi tradito la sua fiducia probabilmente non lo avrei mai piu’ rivisto, così telefonai alla mia amica veterinaria e le chiesi di passare, era indubbio che quel gatto aveva bisogno di cure. Quando la veterinaria arrivò, li trovò tutti e due addormentati davanti al camino, le ciotole del cibo giacevano vuote lì vicino. Con estrema cura la veterinaria si avvicinò al gatto ferito che, contrariamente ad ogni nostra previsione, si lasciò visitare tranquillamente, facendo le fusa. Scoprimmo che doveva aver avuto un incidente stradale, date alcune ferite, ed era riuscito ad arrivare chissà come nel boschetto dove l’altro gatto gli portava da mangiare. Si era persino ripreso bene, se pensiamo che non aveva avuto cure. La veterinaria gli prescrisse comunque degli antibiotici, per evitare infezione nelle ferite, gliele ripulì e infine, come spesso fanno i medici ordinò riposo e buon cibo. E così fu. Parecchio tempo dopo incontrai una signora che avevo perso di vista tanti anni prima, si parlò di questo e di quello e di palo in frasca si arrivò a parlare di gatti. - Non hai idea di che scena straziante ho visto qualche mese fa – mi disse - C’era un gatto ferito sulla strada ed un altro gatto che cercava di spingerlo fuori dalla carreggiata, rischiando di farsi mettere sotto anche lui. L’incredibile è che ce l’ha fatta… Ma per me questo non era incredibile, l’amicizia puo’ fare grandi cose, può tirarci fuori da una carreggiata come da un grande problema, può darci una leccatina o metterci un braccio sulle spalle, puo’ portarci cibo e coraggio. L’amicizia, quella vera è rara e preziosa, ma quando la si incontra puo’ cambiare tutto…. |
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