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#1 (permalink) |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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Luci notturne (brani di letteratura scelti)
La Nellie ruotò sull'ancora senza far oscillare le vele, e restò immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi caduto e, dovendo ridiscendere il fiume, non ci restava che ormeggiare aspettando il riflusso.
L'estuario del Tamigi si apriva davanti a noi, simile all'imbocco di un interminabile viale. Al largo, il cielo e il mare si univano confondendosi e, nello spazio luminoso, le vele color ruggine delle chiatte che risalivano il fiume lasciandosi trasportare dalla marea, sembravano ferme in rossi sciami di tela tesa tra il luccichio di aste verniciate. Una bruma riposava sulle sponde basse, le cui sagome fuggenti si perdevano nel mare. L'aria era cupa sopra Gravesend, e più indietro ancora sembrava addensarsi in una desolata oscurità che incombeva immobile sulla più grande, e la più illustre, città del mondo. |
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#2 (permalink) |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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Abitanti di un'epoca tragica, ci rifiutiamo di prenderla tragicamente. Ci muoviamo tra le rovine di una catastrofe trascorsa accingendoci, ogni volta, alla ricostruzione, al riordino delle nostre tenui speranze. È una grande fatica: non c'è una via diritta che immetta nel mezzo del futuro. E allora non resta che girarci attorno, pronti, se è il caso, anche ad evitare gli ostacoli. Ci tocca di vivere, null'altro; che il mondo ci crolli addosso o meno.
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#3 (permalink) |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalvano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, - la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, i pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano i nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. Allegre erano le piante, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini. Ma gli uomini - i grandi, gli adulti - non smettevano di ingannare e tormentare se stessi e gli altri. Gli uomini ritenevano che sacro e importante non fosse quel mattino di primavera, non quella bellezza del mondo di Dio, data per il bene di tutte le creature, la bellezza che dispone alla pace, alla concordia e all'amore, ma sacro e importante fosse quello che loro stessi avevano inventato per dominarsi l'un l'altro.
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#4 (permalink) |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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Un quarto d'ora più tardi Fedja con una lanterna mi accompagnava nel fienile. Mi gettai sul fieno odoroso, il cane si accucciò vicino alle mie gambe; Fedja mi augurò la buona notte, la porta scricchiolò e sbatté. Non riuscii a prendere sonno per un bel pezzo. Una mucca si avvicinò all'uscio, soffiò rumorosamente un paio di volte, il cane le ringhiò contro con dignità; un maiale passò lì accanto grugnendo pensosamente; un cavallo prese a masticare il fieno e a sbuffare nelle vicinanze... finalmente mi addormentai.
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#5 (permalink) |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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II pallido supplente, liso d'abiti, di cuore, di corpo e di cervello: mi pare di averlo davanti. Sempre lì a spolverare i suoi vecchi lessici e le sue grammatiche, con un fazzoletto buffo, ironicamente abbellito con tutte le gaie bandiere di tutte le nazioni conosciute del mondo. Amava spolverare le vecchie grammatiche; gli ricordava in qualche modo, con discrezione, la sua natura mortale.
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#6 (permalink) |
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Inoublieusement...
Data registrazione: Feb 2002
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Nelle notti estive giungeva la musica dalla casa del mio vicino. Nei suoi giardini azzurri uomini e donne andavano e venivano come falene tra bisbigli e champagne e stelle. Durante l’alta marea del pomeriggio, guardavo i suoi ospiti tuffarsi dal trampolino o prendere il sole sulla sabbia calda della spiaggia privata, mentre i suoi due motoscafi fendevano le acque dello stretto, rimorchiando acquaplani tra cascate di spuma. Nei giorni del week-end la sua Rolls-Royce diventava un autobus e dalle nove del mattino a notte avanzata trasportava compagnie intere dalla città e ritorno mentre il suo furgoncino scorazzava come un vivace insetto giallo per trovarsi all’arrivo di tutti i treni.
E il lunedì otto domestici, compreso un giardiniere supplementare, lavoravano tutto il giorno con redazze e spazzoloni e martelli e forbicioni a riparare i danni della notte precedente. |
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#7 (permalink) |
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Il resto è silenzio
Data registrazione: Mar 2004
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Quando il popolo seppe la novella che morir doveva la donzella, tutti vi corrono, nessuno più rimane.
Ciascun la piange, e grida e lamenta; a ciascuno che rimira sua faccia, non può non recar dolore che la vogliano a morte abbandonare; a mille li vedreste piangere. Pietà ne hanno, non è meraviglia. Il giglio e la rosa vermiglia son, di fronte a lei, scolorati; quanto ebbe Natura di beltà, lo mise in lei per gran gioia; di sua beltà convien mi tacere ché non la potrei neppur dire in mezza giornata e tutta d'un fiato. Ahi! qual peccato e qual dolore! Sarebbero stati di tutti i migliori gli eredi che da lei fossero usciti ciò che vi era di bello in lei fu così perduto; più degli altri sarebbero stati mirabili e di beltà risplendenti quei che da lei fossero nati. Lasso! così doloroso giudizio! che mala morte e odiosa! Non l'aveva punto meritata; molto le pesò e nulla poté quando Paride uccise Achille; mai non gliene fu parlato ed anzi molto se ne dispiacque. |
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#8 (permalink) |
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Inoublieusement...
Data registrazione: Feb 2002
Messaggi: 11,346
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Come l'uomo forte gode della propria prestanza fisica, dilettandosi di quegli esercizi che impegnano i suoi muscoli, così l'analista si compiace di quell'attività mentale che risolve. Trae piacere anche dalle occupazioni più banali, purché impegnino i suoi talenti. È appassionato di enigmi, di rebus, di geroglifici, facendo mostra nel risolverli di un acumen che a un'intelligenza comune appare soprannaturale. I risultati cui perviene, dedotti dall'anima stessa, dall'essenza del metodo, hanno, in verità, tutta l'aria dell'intuizione. La capacità di risolvere è probabilmente potenziata dallo studio della matematica e soprattutto del ramo più nobile di essa che impropriamente, e solo a causa delle sue operazioni a ritroso, è stato denominato analisi, quasi lo fosse par excellence. Eppure calcolare non è di per sé analizzare. Un giocatore di scacchi, ad esempio, calcola, senza ricorrere all'analisi. Ne consegue che il gioco degli scacchi, per quanto concerne il suo effetto sull'abito mentale, è completamente frainteso. Non sto scrivendo un trattato, ma semplicemente premettendo alcune osservazioni fatte un po' a casaccio a una narrazione piuttosto singolare; colgo pertanto l'occasione per sostenere che le facoltà superiori dell'intelletto riflessivo vengono messe alla prova più decisamente e con maggiore utilità dal più modesto gioco della dama che dall'elaborata vacuità degli scacchi. In quest'ultimo gioco, dove i pezzi hanno movimenti diversi e «bizzarri», secondo valori vari e variabili, quanto è solo complicato passa (errore tutt'altro che insolito) per profondo. Vi si esige un'attenzione davvero straordinaria. Ove essa si allenti per un attimo, ne conseguirà una svista comportante un danno o una sconfitta. Poiché le mosse possibili non sono solo molteplici, ma anche complesse, le occasioni per simili sviste si moltiplicano, e nove volte su dieci chi vince non è il giocatore più sottile, ma quello capace di maggior concentrazione. A dama, al contrario, dove le mosse sono di un unico tipo e scarse le variazioni, le probabilità di distrazione sono minori, e poiché la mera attenzione viene impiegata solo relativamente, i risultati ottenuti da entrambi gli avversari sono da attribuirsi a un acumen maggiore.
Ma lasciamo le astrazioni. Immaginiamo una partita a dama dove i pezzi siano ridotti a quattro-dame, e dove, naturalmente, non sia probabile alcuna svista. È chiaro che qui la vittoria sarà decisa (dal momento che i giocatori si equivalgono) solo da una mossa recherchée, risultato di un poderoso sforzo dell'intelletto. Privato delle consuete risorse, l'analista penetra nello spirito dell'avversario, si identifica con esso, e non di rado vede così, con una sola occhiata, l'unico metodo (talora assurdamente semplice) con cui può indurre l'altro in errore o fargli fare, per la fretta, un calcolo sbagliato. |
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#9 (permalink) | |
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Quid est veritas ?
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 6,538
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Citazione:
la fonte ??? |
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